Recensione Perry Rhodan

Un colosso della fantascienza diventa videogame

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  • Perry lo sconosciuto

    Perry Rhodan è, sfortunatamente, un nome che ai più non dice molto; qui in Italia la fantascienza di per sé è sempre stata un genere di nicchia, rendendo impossibile la serializzazione completa di una delle opere più famose ma anche più longeve del genere. Iniziata nel lontano 1961 in Germania, sotto forma di novella settimanale, la serie ha attraversato i decenni creando un mondo immaginario a dir poco immenso sfruttando più o meno tutti i canoni tradizionali della fantascienza (razze aliene, viaggi nel tempo, universi paralleli e così via) lungo un arco temporale fittizio di oltre 3000 anni. La durata della serie è la miglior prova del suo successo commerciale, con Perry Rhodan serializzato nella maggior parte dell'Europa, negli Usa e in paesi come Cina, Giappone e Russia. Di fronte a tutto ciò non c'è da stupirsi sulla creazione, sino a oggi, di alcuni videogiochi dedicati alla saga di cui il prossimo “Perry Rhodan: il mito degli Illochim” -il cui rilascio è previsto per metà giugno- è solo l'ultimo esponente.

    Sotto il segno della linearità

    Durante i suoi 3000 anni (e oltre) di vita Perry Rhodan ha compiuto una serie di gesta se non infinite senza dubbio molto, molto complesse; pretendere di raccontare tutta la saga in poche righe, o poche pagine per quel che vale, è impossibile. L'essenza comunque la si trova nell'inizio di tutto, ambientato nel 1971: durante il primo atterraggio sulla Luna il maggiore Perry Rhodan e la sua ciurma incontrano una razza aliena, gli Arkonidi, dalla quale traggono tecnologia avanzatissima (tra cui l'eterna giovinezza) utile per creare il loro dominio personale sulla Terra e impedire lo scoppio della guerra tra Usa e Russia. 3 millenni e molte razze aliene dopo il buon Perry e i suoi amici sono a capo dell'intero pianeta, oltre ad avere una “certa influenza” sulla galassia. Tuttavia non c'è mai riposo per gli eroi: un'improvviso attacco alieno sul palazzo presidenziale e il rapimento della sua migliore amica-ex moglie-geniale scienziata Mondra Diamond lo costringono a immischiarsi in una nuova avventura in cui sono coinvolte tecnologie sconosciute e leggende dimenticate.
    L'infinito background della saga ha ovviamente un'importanza centrale nella storia: nomi e dati sommergono sin da subito il giocatore, col rischio di scoraggiarlo; è evidente che la trama è stata concepita principalmente per gli appassionati (del resto, è comprensibile) costringendo però i neofiti a dover rincorrere i vari personaggi secondari o le vicende precedenti citate durante il gioco. Fortunatamente, lo spaesamento iniziale è solo temporaneo: basta una mezz'ora di gioco per immergersi nella trama, naturalmente sacrificando i dettagli per concentrarsi sugli obbiettivi più immediati (come il rapimento di Mondra, o gli indizi lasciati dagli aggressori alieni). Per quanto riguarda il gameplay, esso è relativamente tradizionale: il più classico dei punta e clicca, con oggetti e personaggi secondari con cui interagire per risolvere i vari ostacoli che si presentano al protagonista; più atipico, nel bene o nel male, è invece l'approccio agli obbiettivi durante il gioco. Gli enigmi propriamente detti, con il lavoro del protagonista sulle cose (l'approccio alla “MacGyver“, si potrebbe dire) sono solo una parte del gioco, il quale fa pesantemente ricorso a un sistema più “collaborativo” per risolvere i problemi, basato più sulla ricerca di informazioni che sull'interazione diretta. Ad esempio, uno dei primi enigmi consisterà nel riparare un pannello computerizzato: tradizionalmente il protagonista dovrebbe trovare gli attrezzi e ripararlo da sé; in Perry Rhodan invece dovrà far chiamare il tecnico, informarsi sul perché non riesce a ripararlo e cercare le informazioni da dare al tecnico affinché possa svolgere il suo lavoro. Questo schema in cui la soluzione del problema in sé è ovvia ma è necessario intuire chi, cosa o come può materialmente effettuarla e come convincerlo o forzarlo è abbastanza frequente nel corso dell'avventura e contribuisce a dare l'impressione di star seguendo il corso degli eventi e non di esserne il centro indiscusso. Il gameplay è palesemente orientato in tal senso, con alcuni obbiettivi affrontabili strettamente in sequenza: persone e fatti spesso “attenderanno” il protagonista, il quale potrà proseguire con la storia solo dopo aver sfruttato pienamente le possibilità offerte dalle quest precedentemente risolte. Un sistema forse troppo lineare, sopratutto quando Perry si rifiuta di uscire da certe zone “perchè sente di poter scoprire qualcosa” ma effettivamente capace di immergere il giocatore nella narrazione. L'interfaccia è naturalmente adeguata al ritmo di gioco: tutti gli elementi utili (sia oggetti che dati su altre persone o cose) sono posti nella fascia inferiore dello schermo assieme al computer positronico da polso il quale, molto convenientemente, conterrà degli appunti sul prosieguo dell'avventura, vale a dire aggiornamenti sugli obbiettivi da raggiungere; di nuovo una linearità più o meno forzata ma -badate bene- non fastidiosa e comunque orientata verso l'approccio narrativo del titolo.
    Tradizionalmente nessuno si aspetta grandi risultati tecnici da un'avventura punta-e-clicca; una grafica accettabile, un sonore decente e i più si ritengono soddisfatti, visto come l'essenza del gioco sia posta nella storia e negli enigmi. Ciò nonostante, Perry Rhodan fa sfoggio di una grafica eccellente, capace di rendere alla perfezione il mondo futuristico in cui si muove; le ambientazioni sono un buon compromesso tra sfondi disegnati ed elementi poligonali, tutto sfoggiato ad alta definizione (il ché porterebbe al classico problema degli oggetti nascosti all'interno delle schermate, se non fosse per l'utile pulsante che segnala tutti gli elementi interagibili). Naturalmente non mancano gli effetti “speciali” (particellari) quali trasparenze, fumi e sopratutto luci e ombre: in particolare queste ultime sono realizzate in modo eccellente, seguendo in modo realistico gli spostamenti del protagonista o di altri elementi di gioco. Volendo proprio trovare una critica si deve ammettere come le locazioni esplorate tendano ad assomigliarsi: del resto, ci si muoverà prevalentemente in ambienti ad alta tecnologia ove domineranno robot, schermi luminosi e strani macchinari. Commento positivo anche per i modelli umani, presenti in buon numero (anche se quelli secondari, messi lì per fare da sfondo, sono troppo simili tra loro) e dotati di animazioni fluide; in particolare, naturalmente, è molto ben realizzato il modello del protagonista.
    Meno soddisfacente il lato sonoro, ma solo in proporzione: effetti sonori e musiche di sottofondo sono nella media, senza infamia né lode; differente invece il parlato, doppiato evidentemente da professionisti capaci di dare la giusta intonazione alla voce di Perry (tutti i suoi commenti e dialoghi sono parlati, infatti) che a quella dei protagonisti secondari più importanti. Da notare che l'edizione nostrana prevede comunque il parlato in inglese, con sottotitoli e testo in italiano.
    Un ultimo appunto sulla longevità del titolo, purtroppo non eccelsa: 5 capitoli, decisamente non troppo lunghi, sono pochi e si rischia (complice la linearità delle quest) di finirlo in poco tempo.

    Perry Rhodan Perry RhodanVersione Analizzata PCBello da vedere e divertente da giocare: quali migliori complimenti agli sviluppatori? Perry Rhodan è un ottimo titolo il cui difetto principale lo si trova forse nella semplicità degli enigmi e nella brevità dell'esperienza di gioco; due elementi che potrebbero scoraggiare i puristi delle avventure grafiche ma non chi cerca principalmente una buona storia o delle quest non troppo complicate. In ogni caso rimane un titolo imperdibile per gli appassionati della saga di Perry e forse anche per gli amanti della fantascienza in generale, nonché un titolo consigliato in linea generale a chi cerca una solida avventura punta-e-clicca.

    7.5

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