Persona 5 Recensione

Atlus ci delizia con un'opera solida, appagante e ambiziosa, impreziosita da un impatto visivo fragoroso, inebriante ed esagerato.

Persona 5
Recensione: PlayStation 4
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  • PS3
  • PS4
  • Vent'anni. Una ricorrenza che, se ci riferissimo a legami coniugali, verrebbe festeggiata come "Nozze di Cristallo". La scelta è ricaduta su un materiale luccicante, luminoso e puro ma, allo stesso tempo, estremamente delicato e da maneggiare con cura, per non rischiare di incrinarlo e mandarlo in mille pezzi. Sembra che questa definizione si possa applicare anche alla felice intuizione che ebbe Altus quando estrapolò da Megami Tensei - serie dal blasone più unico che raro, come vedremo tra poco - una creatura destinata a correre a perdifiato sulle proprie gambe emancipandosi velocemente dall'ombra del progenitore. In terra nipponica il brand legato a Megami Tensei ha un importante passato, che affonda le proprie radici sul limitare degli anni '80, quando i diritti di una serie di romanzi fanta-horror firmata da un certo Aya Nishitani, vennero acquisiti da Namco interessata a trasporre il particolare setting dei romanzi in opere digitali.
    Il primo racconto, tradotto in "Digital Devil Story: Megami Tensei", vedeva come protagonista un liceale, genio dell'informatica, capace di evocare i demoni attraverso un computer. Il successo e la popolarità, insomma, non tardarono ad arrivare, almeno in madrepatria. Da quel lontano 1987 il mondo di Megami Tensei (grazie, soprattutto, ad Atlus) si espanse a dismisura attraverso una marea di episodi, tutti caratterizzati da una qualità a dir poco sorprendente. Persona, in questo senso, ha assunto il ruolo di decisivo asso nella manica per il developer nipponico. Il franchise, infatti, non solo è uno tra i più conosciuti ma anche tra quelli apprezzati senza riserve da chiunque si possa definire "ruolista d'Oriente".
    Attendevamo da ormai otto lunghi anni che la numerazione della serie principale decidesse di smuoversi da quel benedetto numero progressivo e dal Midnight Channel. Quasi un decennio, in cui l'industria videoludica è andata inevitabilmente avanti, evolvendosi con una forza incontenibile. Altus, dal canto suo, non ha esitato a riempire questi anni di spasmodica attesa con spin off appartenenti a generi molto diversi tra loro come Persona 4 Arena Ultimax, Persona Q: Shadow of the Labyrinth e Persona 4 Dancing All Night. Nulla, però, avrebbe mai potuto prepararci a quello che Altus aveva intenzione di proporci con Persona 5.

    This game exists between dream and reality, mind and matter

    Fa ancora una certa impressione vedere quell'icona cremisi così invitante campeggiare sulla barra delle applicazioni della nostra PlayStation 4. No, non è un'allucinazione, Persona 5 esiste realmente ed è stato capace di travolgerci sin dal primo avvio con un impatto visivo fragoroso e inebriante, con un carico inaudito di stile, solidità, carattere ma, soprattutto, ambizione. Il nuovissimo setting urbano è il primo a riflettere quest'ultima affermazione: dalla cittadina rurale di Inaba, ora è la megalopoli Tokyo ad essere il centro della vicenda che vede come protagonisti il nostro serafico alter ego e il nutrito gruppo di compagni che lo affiancheranno nel corso dell'avventura. Persona 5, insomma, ci accoglie in modo esplosivo e promettente. Guai, però, a pensare che il titolo esaurisca tutta la propria carica nel corso delle prime ore di gioco. Il team di sviluppo ha studiato, in modo perfetto e certosino, un impianto ludico che innesca la miccia durante la sigla iniziale e brucia in modo costante per l'intera durata dell'avventura. L'attenzione e la curiosità del giocatore vengono dunque coccolate con amorevole cura e nutrite a piccoli bocconi, trasformando così l'esperienza di gioco in una continua, entusiasmante, scoperta di nuove meccaniche. Queste ultime sono asservite in modo preciso e puntuale ad un impianto narrativo eccelso che, a parer nostro, può tranquillamente guardare dall'alto in basso larga parte dei JRPG odierni.

    La sceneggiatura messa in piedi dagli autori svolge alla perfezione il proprio compito tornando ai fasti di un tempo. Tokyo ci viene presentata come una metropoli dall'immenso potere corruttivo: l'anima delle persone si perde, viene travolta da desideri e pulsioni irrefrenabili che prendono il sopravvento e guidano la carne, ossia il corpo fisico esistente nel mondo reale, a commettere nefandezze e atrocità inenarrabili. Tutti i più bassi istinti trovano una loro precisa collocazione attraverso una magistrale e minuziosa interpretazione dal punto di vista psicologico e morale dei loro più reconditi aspetti. Le tematiche affrontate, profonde, dai tratti angoscianti e maturi vengono intervallate da importanti colpi di scena e mescolate, senza sbavature, con i monotoni problemi quotidiani che scandiscono la vita di un qualsiasi adolescente imbrigliato da "catene" sociali e libri di scuola. Questa incredibile stratificazione narrativa raggiunge l'equilibrio perfetto proprio grazie ad alcuni dei personaggi (protagonisti e antagonisti) meglio tratteggiati sotto il profilo della personalità e del carattere, nonché tra i più riusciti dell'intera serie.

    Che fai stasera? Ovvio, Persona & Chill

    Abbiamo preferito evitare ulteriori riferimenti alla sovrastruttura narrativa per non correre il rischio di cadere in spoiler involontari e rovinarvi, così, il gusto di scoprire mano a mano le vicende e ogni loro risvolto. Comunque, se proprio non potete fare a meno di sbirciare, poco meno di due mesi fa provammo una build preliminare che, oltre a permetterci di cimentarci col primo boss, ci consentì di testare anche la solidità delle meccaniche di gioco.

    A questo proposito, possiamo confermare che, in Persona 5, Altus è riuscita a trovare la quadratura del cerchio, da una parte attraverso un'intelligente revisione delle dinamiche tipiche della serie, mentre, dall'altra,dall'introduzione mirata di molte, interessanti, aggiunte capaci di espandere a tutto tondo un'esperienza ruolistica mai così vasta e completa. Il cuore pulsante del titolo rimane sostanzialmente intatto: un calendario scandisce inesorabile il trascorrere del tempo (comprese feste e altre ricorrenze nipponiche) e tutti gli impegni del nostro gruppo di studenti-eroi. Questi come di consueto si dovranno dividere tra le noiose mattinate a scuola, con tanto di interrogazioni ed esami, e le attività di un qualsiasi adolescente: come leggere un buon libro, uscire con gli amici, trovare dei lavoretti part-time e scorrazzare liberi per i quartieri di Tokyo, frequentare le saune per un bagno rilassante o, ancora, andare in qualche sala giochi o giocare a baseball. Ogni singolo mini-gioco trova una sua precisa collocazione nell'economia di gioco, senza mai essere fine a se stesso. Le molte attività disponibili, infatti, non sono solo divertenti e utili a passare qualche momento di svago, ma servono anche a incrementare un pentagono di caratteristiche sociali: Charm, Kindness, Guts, Knowledge e Proficiency. Ogni punto guadagnato consente di avere accesso a nuove attività e opzioni relative alla socializzazione. Lavorando sulle relazioni che ci tengono legati non solo ai membri del gruppo, ma anche ad altri NPC, si andrà inoltre ad aumentare le caratteristiche dei "tarocchi" legati ad ogni individuo. Giusto per fare un esempio, facendo avanzare di livello il tarocco associato alla dottoressa da cui ci riforniamo per i consumabili, sarà possibile avere sconti e sbloccare nuovi oggetti; invece, rinsaldando i rapporti con Igor (mattatore della Velvet Room) sarà possibile avere accesso a nuove abilità e opzioni da utilizzare nel corso del combattimento. Il sistema, seppur immediato e ben conosciuto dagli appassionati, risulta estremamente profondo e talmente ben congegnato da non poter essere sottovalutato o messo in secondo piano.

    Ladri di cuori

    Tutte queste attività alla luce del sole si riflettono necessariamente sulla seconda vita condotta dai ragazzi, che si definiscono Phantom Thieves. Già, ma per quale motivo? Come abbiamo già detto in precedenza, Tokyo è una città in cui il cuore delle persone viene sopraffatto e imbrigliato da istinti e pulsioni che li spinge a commettere le nefandezze peggiori e, per questo, la maggior parte indossa una maschera per nascondere l'Io più oscuro.

    I Phantom Thieves, dunque, si prefiggono il compito di mondare la capitale dal peccato, penetrando nella sfera interiore del criminale di turno per rubarne il "cuore" e costringerlo, così, a mutare il proprio animo attraverso una piena confessione, nel mondo reale, di tutti i crimini commessi. Il meta-verso in cui il peculiare gruppo di ladri si trova ad operare non è altro che il reame delle Ombre: qui i desideri delle persone particolarmente malvagie assumono una forma concreta, portando gli individui più consumati dalla loro visione distorta della realtà a considerarsi come dei regnanti intoccabili all'interno di regge all'apparenza inespugnabili.Questi Palazzi non sono altro che degli immensi e labirintici dungeon traboccanti di nemici e trappole d'ogni sorta, poste proprio a protezione di quel "tesoro" che i ladri dovranno rubare entro un tempo limite. Dato che i dungeon principali (gli unici non creati proceduralmente) sono immensi, la pianificazione del colpo è lasciata al giocatore, il quale può decidere di spezzare la missione in più incursioni grazie alla presenza di Safe Room poste in punti strategici. Queste consentono di tornare al mondo reale, permettendoci di tirare il fiato e riequipaggiarsi a dovere per affrontare la sezione successiva. Non mancano, poi, le richieste secondarie completabili esplorando il cosiddetto Mementos, ovvero un enorme dedalo simile a una metropolitana formato dall'insieme delle coscienze corrotte di persone "comuni". Il Mementos può essere influenzato da fattori esterni come il tempo atmosferico e dalla percentuale di smog nell'aria: ciò sposta la percentuale di probabilità che un determinato tipo di Ombra compaia oppure no.

    Tutti per uno, uno per tutti

    In ogni caso, la componente esplorativa ha subito una radicale trasformazione grazie all'inedito focus dedicato alle meccaniche stealth. È possibile muoversi liberamente all'interno dei labirintici ambienti di gioco, nascondersi dietro agli angoli per tendere delle imboscate, saltare - attraverso elementari meccaniche platform - da una sporgenza all'altra e, di fatto, rimanere celati nell'ombra per evitare il più possibile lo scontro. Quando, però, esso diviene inevitabile, Persona 5 ci delizia con l'ennesimo colpo da maestro: il combat system.
    Il titolo recupera i valori chiave di quel combattimento turn based che da sempre caratterizza la serie e li arricchisce con innovazioni sostanziali. Anzitutto, la mappatura dei comandi viene "spalmata" in modo chiaro e immediato su tutti i tasti del pad, creando delle perfette short cut, facili da tenere a mente. Ogni combattente, poi, ha la possibilità di equipaggiare un'arma bianca e una dalla distanza, oltre che utilizzare i poteri speciali del proprio Persona, ovvero quell'entità che rappresenta l'estrinsecazione dell'Io interiore del personaggio.

    La profondità tattica di ogni scontro viene ampliata da una decisa revisione delle dinamiche relative a debolezze, attacchi critici e abilità speciali del party, queste ultime influenzate dalla profondità sinergica dei legami intrecciati con tutti i membri della squadra. In questo senso il ventaglio strategico si apre ad azioni bonus come attacchi corali contro l'intero gruppo di nemici, oppure alla possibilità di negoziare con gli stessi promettendo clemenza in cambio di oggetti o denaro, rinunciando all'esperienza che le uccisioni ci assicurerebbero.
    Inoltre, dato che il nostro alter ego è l'unico in grado di imbrigliare il potere di più Persona, durante la negoziazione è possibile sottomettere il nemico per costringerlo a donarci il suo potere. Cosa manca? Certo, la Velvet Room! In questo caso, il dominio di Igor si presenta sotto forma di prigione, ovvero una metafora che evidenzia le "costrizioni sociali" che imbrigliano il nostro protagonista e gli impediscono di proseguire nel suo percorso salvifico. Nel corso delle nostre visite al ben noto custode apprendiamo l'arte di fondere più Persona per crearne di più potenti cercando di sbloccare le loro reali potenzialità. Le abilità delle diverse entità sacrificate andranno, infatti, a connotare i poteri della risultante la quale, se apparterrà allo stesso arcano di uno dei compagni con cui avremo stretto rapporti più profondi, godrà di bonus aggiuntivo in termini di esperienza e skill.

    You are a slave. Want emancipation?

    L'immensa opera messa in piedi da Altus trasuda stile ed esagerazione da ogni pixel e spezzone animato; effetto potenziato a dismisura dalla scelta di utilizzare una palette cromatica dai toni caldi e intensi, principalmente il rosso cremisi. Sin dalla schermata introduttiva veniamo travolti da uno stile "urban" graffiante, sfacciato e anarchico che trova la sua dimensione in menu graffitari che accentuano quel senso di ribellione da leggere in costante antitesi con le strette "catene" poste dalla società. Anche i Persona utilizzati dai protagonisti riflettono in tutto e per tutto questo spirito selvaggio e fuori dagli schemi. Rispetto ai precedenti episodi, dove le entità si identificavano principalmente con divinità appartenenti a determinati pantheon, in Persona 5 esse non sono altro che una splendida reinterpretazione di alcuni tra i più famosi fuorilegge della storia e della letteratura: Carmen, femme fatale portata in scena da Bizet; il pirata William Kidd; il leggendario bandito Goemon (appartenente al folklore nipponico); Zorro e il ladro gentiluomo Arsenio Lupin. Anche le Ombre e gli antagonisti che cercheranno in tutti i modi di sbarrarci la strada denotano, una volta di più, la maniacale cura riposta dal team di sviluppo nel character design. Ciò si traduce in una caratterizzazione precisa e coerente, capace di abbagliarci con lampi di pura genialità, soprattutto quando giungiamo al cospetto dei boss finali di ogni Palazzo. Le animazioni si presentano convincenti, nonostante le dinamiche stealth non siano precise ed entrino spesso arbitrariamente in conflitto con la rotazione della telecamera. Una maggior cura, sotto questo aspetto non avrebbe guastato.

    Infine, la tecnica del cell shading (che ricorda molto da vicino Catherine, nonostante l'engine sia diverso) tradisce qualche sbavatura da imputare principalmente alla genesi cross-generazionale del progetto. Questo aspetto, infatti, va a influire anche sul fronte della libertà di esplorazione della Tokyo digitale. Il titolo, infatti, non può essere catalogato come vero e proprio "open world", dato che ogni area esplorabile viene suddivisa e spezzettata con diversi tempi di caricamento. Tuttavia, nonostante sia "guidata" l'esplorazione ci consente comunque di girare per alcune delle zone più suggestive della megalopoli come Shibuya, la Akiba Strip, Ahoyama-Itchome. Da ultimo, non possiamo far altro che sottolineare il grande lavoro svolto, tra gli altri, dal maestro Shoji Meguro nella composizione della splendida colonna sonora, la quale ci accompagna a ritmo di jazz e motivi lounge alternati con campionature maggiormente iterate e profilate alla perfezizone sull'azione a schermo.

    Persona 5 Persona 5Versione Analizzata PlayStation 4Il titolo targato Altus è stato capace di travolgerci sin dal primo avvio con un impatto visivo fragoroso e inebriante, un carico inaudito di stile, solidità, carattere ma soprattutto ambizione. Persona 5 trasuda stile ed esagerazione da ogni pixel, carattere che appare semplicemente come la ciliegina sulla torta di una produzione mastodontica capace di mescolare in modo perfetto ed equilibrato dinamiche tipiche della serie con l'introduzione mirata di interessanti novità, tese ad espandere a tutto tondo un'esperienza di gioco mai così vasta e completa. Le peculiarità delle meccaniche di gioco "sociali" si fondono alla perfezione con un impianto ruolistico profondo, eclettico e stratificato il quale, a sua volta, trova la sublimazione perfetta in un combat system turn based complesso, sempre coinvolgente e soprattutto appagante. Come abbiamo già detto, la direzione artistica complessiva si presenta decisamente fuori scala, anche se alcune sbavature tecniche ne inficiano la perfezione. La genesi cross-generazionale si fa purtroppo sentire mentre le dinamiche stealth, seppur interessanti, all'atto pratico non risultano molto precise ed entrano spesso in conflitto con la gestione della visuale. Piccoli scivoloni, comunque, per quella che rimane l'opera omnia di Altus. Persona 5 si attesta sin dalle prime battute su livelli qualitativi estremamente elevati che ci permettono di incoronarlo come uno dei migliori JRPG delle ultime stagioni videoludiche.

    9.5

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