Persona Dancing Endless Night Collection Recensione: ballando con Atlus

Cavalcando il successo di Persona 5, Atlus porta in Italia i tre rhythm game tratti dagli ultimi episodi della serie ruolistica.

recensione Persona Dancing Endless Night Collection Recensione: ballando con Atlus
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  • PS4
  • PS4 Pro
  • Persona 5 è stato indiscutibilmente il gioco di ruolo nipponico più entusiasmante e coinvolgente del 2017: di conseguenza non ci sorprende che lo sviluppatore Atlus, similmente a quanto fatto con l'altrettanto meritevole episodio precedente, ne stia esplorando ancora oggi l'universo. Dopo aver recentemente ricevuto una pregevole trasposizione animata, il videogioco ha infine ispirato il suo primo spin-off: un frenetico rhythm game molto simile al riuscito Persona 4: Dancing All Night, che tuttavia non è stato capace di emularne perfettamente la formula. Anziché focalizzarsi su un solo gioco e proporre all'utente un prodotto longevo tanto quanto il già menzionato spin-off di Persona 4 - che a suo tempo riuscì addirittura ad arricchire ulteriormente le vicende di Yu Narukami e compagni di avventure - l'azienda nipponica ha lanciato sul mercato ben due "versioni" dello stesso prodotto, che risultano mancanti della modalità storia: Persona 5: Dancing in Starlight e Persona 3: Dancing in Moonlight. Ci siamo cimentati così per diversi giorni col contenuto della cosiddetta Persona Dancing: Endless Night Collection, un trittico di opere di cui fanno parte i nuovi spin-off e la versione per PlayStation 4 del quarto capitolo in formato "musicale". Di seguito ve ne proponiamo le nostre impressioni: pronti a scatenarvi con i vostri beniamini?

    Persona Dancing: Rosso e Blu

    Come anticipato nella nostra introduzione, Persona 5: Dancing in Starlight e Persona 3: Dancing in Moonlight non presentano delle storie collocabili dopo o durante i fatti raccontati nei titoli principali della saga. Al contrario, le due nuove avventure sulla pista da ballo sono - narrativamente parlando - dovute a una sfida tra le varie assistenti della Velvet Room: gelose di Margaret e del team di Yu Narukami, che non molto tempo prima hanno sfruttato proprio la danza per risolvere un caso in cui erano coinvolte le Ombre, Elizabeth e il duo composto da Caroline e Justine hanno rispettivamente trascinato i protagonisti di Persona 3 e 5 in un sogno che durerà soltanto una notte, e di cui nessuno conserverà il ricordo. Improvvisandosi produttrici discografiche, le suddette assistenti della Velvet Room avranno tuttavia l'occasione di dimostrare il proprio valore. Rinunciando a qualsiasi forma di narrazione, la trama dei due giochi è più o meno raccontata attraverso il nuovo espediente studiato da Atlus: la Modalità Social, dove il giocatore può partecipare a eventi informali con gli altri personaggi e soddisfare dei requisiti per sbloccare nuove conversazioni, costumi e accessori da sfoggiare sulla pista.

    Un'idea tutto sommato graziosa ma che, anche a causa dei fastidiosi dialoghi, tutti piuttosto prolissi, non riesce in alcun modo a compensare l'assenza della coinvolgente modalità storia (ma comunque non esente da difetti) proposta in Persona 4: Dancing All Night.
    Fatta questa doverosa premessa, è opportuno precisare che Persona 5: Dancing in Starlight e Persona 3: Dancing in Moonlight, almeno sotto il profilo prettamente ludico, sono pressoché identici: vantando le stesse meccaniche, i due titoli hanno di diverso solo i protagonisti e le canzoni, rappresentando così due volti della stessa medaglia.

    Come prevedibile, il piatto forte di entrambi è prodotti è rappresentato dalla Modalità Dancing, dove il giocatore può naturalmente eseguire dei passi di danza coi propri eroi e sbloccare sempre più brani, anche a seconda della difficoltà scelta e della performance eseguita, per un massimo di 25 canzoni a gioco (più DLC a pagamento).

    Ereditando tutte le frenetiche meccaniche già proposte da Dancing All Night, Moonlight e Starlight prevedono che l'utente prema col giusto tempismo i tasti corrispondenti alle icone poste ai lati dello schermo, dosando quando necessario i tempi di pressione o mescolando un massimo di due note. Dal momento che tutte le icone da premere compaiono al centro del schermo, per poi fluttuare lentamente verso i bordi, la difficoltà complessiva risulta ben lontana da una qualsiasi incarnazione della popolare serie Hatsune Miku: Project DIVA, ciononostante al giocatore è concesso selezionare il grado di sfida desiderato fra tre diverse opzioni, al fine di rendere il prodotto accessibile anche ai neofiti. Se in basso allo schermo è nuovamente presente la consueta barra che indica la percentuale di completamento di un brano, in alto a sinistra è ora disponibile un secondo indicatore assente in Dancing All Night: chiamato "Hype", che indica la soddisfazione del pubblico e si riempie quando l'utente riceve valutazioni positive come GOOD o superiori, svuotandosi invece in caso di sfortunati MISS. Qualora termini una fase con un livello di Hype troppo basso, il giocatore può incappare in un brusco game over ed è costretto a ripetere il brano da capo; in caso contrario, il punteggio accumulato attraverso combo e valutazioni permette di sbloccare sempre più brani e opzioni per personalizzare una fase. In aggiunta alle varie difficoltà che caratterizzano ciascuna traccia, il menu "Personalizzato" contiene infatti delle opzioni che tendono a complicare o semplificare le fasi da superare, a seconda delle preferenze e del livello di abilità raggiunto.

    Un'altra interessante novità è rappresentata dagli scratch, ossia dei cerchi blu che vanno centrati durante una nota e l'altra: introdotti in Moonlight e Starlight, gli scratch sono tuttavia delle "note" del tutto opzionali e infatti, se ignorate, non verranno contate come MISS; colpendo a dovere ogni cerchio blu, invece, il punteggio totale riceve dei cospicui bonus in grado di semplificare l'ottenimento di una valutazione elevata.

    Allo stesso modo funzionano dei cerchi colorati, chiamati Fever Ring, i quali, se inanellati in rapida successione, fanno sì che un personaggio di supporto invada la pista da ballo per una porzione di tempo piuttosto breve, vivacizzando ulteriormente il video musicale e raddoppiando il numero di icone da premere. A primo impatto la presenza di simili cerchi tende a distrarre il giocatore e a incrementare il numero di errori, anche perché andrebbero colpiti di default attraverso le levette analogiche: fortunatamente i due giochi permettono di attribuire questa funzione ai tasti dorsali, in modo tale che l'utente non debba spostare i pollici a tempo e rischiare così di mancare una preziosa nota.

    Sul piano artistico, Moonlight e Starlight ci hanno lasciato un sapore agrodolce. Pur vantando le ottime tracce di Persona 3 e 5, opportunamente remixate così da risultare ancora più elettrizzanti, entrami i giochi riciclano buona parte degli stage già visti in Persona 4: Dancing All Night. Stesso discorso vale purtroppo per il comparto tecnico e le animazioni delle esibizioni, le quali tradiscono la natura cross-platform dei due spin-off, che saranno disponibili anche su PlayStation Vita.

    Con nostra grande sorpresa, questa volta testi e menu sono stati interamente tradotti in lingua italiana, mentre la traccia doppiata è finalmente disponibile sia in inglese, sia in giapponese. Un'apprezzatissima soluzione che il publisher, per l'occasione, avrebbe potuto applicare anche alla versione per PS4 di Persona 4: Dancing All Night, le cui voci sfortunatamente continuano ad essere soltanto nell'idioma anglosassone.

    Persona 5 Dancing Star Night Persona 5 Dancing Star NightVersione Analizzata Playstation 4Sebbene Persona 5: Dancing in Starlight e Persona 3: Dancing in Moonlight, a differenza del loro predecessore, non si incastrino perfettamente nella già complessa timeline della saga, e soprattutto non propongano nuove avventure ai rispettivi protagonisti, i prodotti si sono rivelati degli elettrizzanti rhythm game. Anche grazie alla presenza delle storiche colonne sonore composte dal maestro Shōji Meguro e all’introduzione di interessanti meccaniche, nessun fan del genere riuscirà a trattenere la voglia di salire sul palco di Dancing per impersonare gli eroi del più recente episodio della serie e l’indimenticabile cast del terzo Persona. Chiunque sia invece alla ricerca di un rhythm game impegnativo, farebbe meglio ad avvicinarsi ad una qualsiasi incarnazione della serie Hatsune Miku: Project DIVA.

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