PES 2019 Recensione: Konami buca la rete con il nuovo Pro Evolution Soccer

Il fischio d'inizio del campionato di calcio vede Pro Evolution Soccer 2019 schierasi sul campo per primo: analizziamo tutte le novità del gioco Konami!

PES 2019: La Recensione!
Recensione: Playstation 4
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • La prima di campionato, per qualunque tifoso di calcio, è un rito che ha pochi eguali: è il momento in cui si mette da parte ogni parola o congettura e si abbandona qualunque rumor o indiscrezione di mercato. Conta solo il campo, quel rettangolo verde su cui i propri beniamini danno vita a quel che ogni appassionato sente come una battaglia, una causa personale, un vero e proprio culto che ha reso il calcio "lo sport più bello del mondo". Nell'universo videoludico non è poi così diverso: dopo mesi di promozione, annunci e prove pad alla mano, arriva il giorno fatidico, quello del lancio, in cui ciascun fan (nella maggior parte dei casi) arriva finalmente faccia a faccia con il suo simulatore calcistico preferito. Konami, con Pro Evolution Soccer 2019, per quest'anno ha scelto di anticipare notevolmente i tempi e piazzare la release del nuovo capitolo della serie quasi con un mese di anticipo rispetto al suo rivale canadese. Una mossa chiaramente strategica, che permette al publisher nipponico di occupare gli scaffali da sovrano incontrastato per una trentina di giorni prima di dover lasciare un po' di spazio anche a FIFA 19.
    Questa "giocata di prima" rappresenta forse un passo necessario per PES 2019, che con l'edizione di quest'anno parte apparentemente in svantaggio rispetto al calcistico di EA. Il motivo principale, neanche a dirlo, è quella licenza che tanto lustro ha regalato al franchise nelle passate incarnazioni, e di cui i fan sentiranno la mancanza: la UEFA, con annessi loghi, immagini e musiche ufficiali di Champions League ed Europa League. Un'assenza che pesa in un titolo che non ha mai brillato per quantità di licenze e che va ad unirsi, perlomeno sulla carta, a un'offerta contenutistica piuttosto conservativa. Insomma, la strada per il nuovo Pro Evolution Soccer sembra in salita ancora una volta, e pare che Konami abbia deciso di chiudersi in difesa per tentare di sorprendere un avversario apparentemente invalicabile. A partire da uno sviluppo che, per la prima volta, coinvolge esclusivamente le piattaforme current gen, ovvero PS4, Xbox One e PC, lasciando da parte la vecchia generazione: un messaggio piuttosto chiaro, che delinea la volontà di concentrare tutti i propri sforzi produttivi sul mercato che conta. Ma, come si suol dire in gergo calcistico, la partita finisce solo quando l'arbitro fischia, e PES 2019 non è intenzionato a cedere neanche un centimetro: i giochi sono appena iniziati.

    Palla al centro

    Il calcistico Konami, mai come negli ultimi anni, ha scommesso praticamente tutto sul gameplay: la ragion d'essere della serie cerca un'idea di calcio più spettacolare e votata al fotorealismo, senza però disdegnare l'aspetto tattico dell'azione, indirizzato soprattutto a chi cerca una sfida competitiva. In tal senso, vogliamo anticiparlo prima di gettarci in un'analisi più estesa, l'edizione valida per la stagione calcistica 2018-2019 si è dimostrata, pad alla mano, un'esperienza piuttosto conservativa rispetto alla passata iterazione.
    Sulla scia dell'ottimo risultato conseguito da PES 2018, Konami ha lavorato per limare e rifinire a puntino quanto di buono visto poco meno di 12 mesi fa, riproponendo nel cuore pulsante della produzione tutti i punti di forza che ci avevano convinto. A partire, innanzitutto, dalla fisica del pallone e dalle dinamiche create dai suoi rimbalzi contro i giocatori, il terreno di scontro o ulteriori elementi su schermo: grazie al sistema del First Touch Impact, infatti, la gestione della sfera è stata potenziata a 360° gradi, sia in fase di possesso che di non possesso, rendendo l'interazione tra il corpo degli atleti con la palla quanto più vicina al calcio giocato nel mondo reale. Ciò è possibile grazie a nuove animazioni, create ad hoc per potenziare a dismisura l'elemento di realismo concesso dal First Touch Impact. Simili dinamiche, tuttavia, ci sembrano applicate in maniera piuttosto uniforme alla maggior parte delle condizioni climatiche concesse dai settaggi del gioco: a tal proposito, abbiamo notato che le condizioni meteo più avverse, come pioggia o neve, non influiscono più di tanto sul rimbalzo della sfera. Attaccare la metà campo avversaria palla al piede, ora, darà vita a scontri uno contro uno altamente spettacolari, in cui i movimenti sempre più rifiniti danno vita a dribbling, giochi di gambe, tunnel e contrasti che affinano ulteriormente l'ormai labile confine tra realtà e videogioco.

    Il team di sviluppo ha insomma lavorato alacremente nel corso degli anni per restituire la sensazione di un sempre maggiore dinamismo derivato dalla fisica degli scontri: anche in questo caso, in presenza di contrasti particolarmente duri, di scivolate o di tackle, le animazioni che danno vita ai duelli fisici ci sono sembrate curate alla perfezione per trasmettere al giocatore tutta l'azione dell'impatto anche pad alla mano.

    Come il calcio reale

    I pregi fin qui descritti sono da imputare a un unico, grande "miracolo": il motore di gioco. Il Fox Engine, implementato ormai da Konami da alcune edizioni a questa parte, si è rivelato col tempo la vera arma in più di Pro Evolution Soccer: a esso si devono non soltanto tutte le buone intuizioni sul gameplay elencate in precedenza, ma soprattutto la solidità del suo comparto visivo. Anno dopo anno, infatti, PES si propone ai suoi appassionati con nuovi prodigi estetici, a partire ovviamente dall'ottima pulizia delle texture e dei modelli dei calciatori, veri protagonisti di tutta la componente ludica e contenutistica del simulatore sportivo: i volti degli atleti appaiono sempre più definiti grazie all'eccelso lavoro svolto in fase di motion capturing, che riesce a restituire una sensazione di fotorealismo soprattutto nei confronti dei nomi più celebri, a partire dagli uomini copertina del FC Barcellona e passando per tutte le squadre di club (anche quelle prive di licenza) più rinomate in assoluto.

    Partnership vecchie e nuovePer quanto riguarda la questione delle licenze presenti in PES 2019, l'edizione di quest'anno tenta di sopperire alla grande assente (ovvero la UEFA) con alcune partnership esclusive volte a portare all'interno del roster una serie di campionati esteri con tanto di loghi, divise e immagini ufficiali. È il caso, ad esempio, della Ligue 1 francese o del campionato russo, tuttavia queste aggiunte non riescono a soddisfare totalmente gli appassionati, dal momento che tra i diritti mancanti figurano esponenti di grande rilievo come la Juventus (qui chiamata PM Black White) o i soliti club inglesi come London FC, Man Blue e Man Red per indicare Chelsea, Manchester United e Manchester City. La Liga spagnola, invece, annovera tra le licenze originali soltanto - ovviamente - quella del Barcellona, mentre altre squadre iberiche come Real Madrid e Atletico Madrid portano gli ingloriosi nomi di MD White e KD Red White...

    Come da prassi, tuttavia, il livello di dettaglio e verosimiglianza rispetto alle controparti reali va scemando sensibilmente tra i giocatori meno "stellati" e nelle compagini di minor caratura, ma anche in questo caso gli sviluppatori hanno lavorato per creare modelli quanto più fedeli possibili agli originali e senza mai sacrificare la cura per il dettaglio, presente tanto negli atleti quanto negli scenari. In fase di provato avevamo già tessuto le lodi dell'Enlighten, il nuovo sistema di illuminazione che si accompagna al Fox Engine e che si propone di arricchire ulteriormente il comparto grafico con luci, colori e particolari volti ad assottigliare sempre di più le differenze tra realtà e simulazione: complice anche lo zampino di qualche licenza ufficiale come quella relativa al Camp Nou, al Giuseppe Meazza o all'Anfield (le case calcistiche, rispettivamente, di Barcellona, Inter e Liverpool), che ricrea perfettamente la struttura interna ed esterna degli impianti sportivi. Le panoramiche iniziali durante l'apertura di ogni match e la regia impiegata per raccontare l'ingresso in campo dei 22 atleti, del resto, non hanno nulla da invidiare a quelle sfoggiate dalle emittenti televisive in una reale partita di calcio.

    A tutta Carriera

    Veniamo ora ad analizzare il comparto single player di PES 2019, che fonda ancora una volta il fulcro di tutta la propria esperienza nei suoi due storici esponenti: il Campionato Master e Diventa un Mito. Anche in questo caso, il calcistico di Konami viaggia su binari conservativi, ma non manca qualche piccola novità soprattutto in ottica della Master League, colonna portante dell'offerta contenutistica per giocatore singolo. Come da prassi, all'utente viene chiesto di creare un allenatore con la possibilità di modellare le sue fattezze a proprio piacimento: anche nell'edizione di quest'anno l'editor di creazione del proprio mister ideale è quanto mai ricco e aperto a svariate possibilità; in seguito, per i giocatori più nostalgici ed esperti, si apre la possibilità di affrontare la League con squadra e giocatori fittizi, al fine di crescere e comporre il team dei propri sogni e guidarlo alla vittoria nell'Olimpo del calcio.

    Per tutti coloro che, invece, desiderano un'esperienza più simulativa impersonando l'ipotetico allenatore del proprio team preferito, è possibile selezionare uno qualunque dei club presenti nel roster, portandolo a scalare le classifiche del campionato di riferimento e ottenere un posto anche nelle competizioni internazionali. In entrambe le soluzioni la formula resta pressoché invariata: la Master League offre, ormai, una vasta selezione di operazioni che ben oliano le attività da svolgere tra calcio giocato e gestionale, con la possibilità di far scendere in campo il team da noi composto e condurre in prima persona trattative, rinnovi e rescissioni di contratto, osservazione dei talenti e monitoraggio della Primavera.

    Nulla di diverso dal solito, senonché le ultime iterazioni di PES hanno introdotto col tempo ulteriori elementi volti a rifinire l'aspetto manageriale: torna, ad esempio, la possibilità di condurre una gestione "Standard" o "Sfida", con quest'ultima che vi metterà di fronte a non pochi grattacapi nel rapportarvi ai vostri calciatori, che diventeranno molto più inclini a modificare il loro stato d'animo e a complicare le trattative (sia quelle in uscita che quelle in entrata).

    A supportare l'allenatore/manager giunge però un sistema di suggerimento dinamico, che consiglia la buona o la cattiva riuscita di un negoziato in base alle proprie azioni, al denaro investito e alle proposte in ottica di scambi o d'ingaggio che si muovono nei confronti di altri club o giocatori.
    Diventa un Mito, dal canto suo, prosegue sulla scia "storica" che vede la creazione di un atleta (che potrete modellare anche con le vostre fattezze) o il controllo di un calciatore già esistente per viverne tutta la carriera e scalare in solitaria le vette più alte del calcio mondiale: questa modalità, che insieme alla Master League compone il parco di feature più iconiche dell'offerta single player, non offre però particolari spunti innovativi rispetto al passato e, in generale, l'intero comparto per giocatore singolo necessiterebbe di una ventata d'aria fresca che possa arricchire in qualche modo l'esperienza, com'è accaduto a FIFA con il divertente Il Viaggio.
    Torna, infine, anche la modalità Co-op che permette di giocare partite 3 vs 3, disponibile sia in offline che (ovviamente) nel comparto online. Abbiamo provato alcuni match in locale e, sostanzialmente, l'offerta di questa feature è rimasta la stessa: le dinamiche del gameplay cooperativo premiano ulteriormente la strategia e l'intesa tra gli utenti, ma rendono anche ulteriormente caotica l'azione su schermo in caso i giocatori dello stesso team non si dimostrino sufficientemente affiatati. A fare ordine nelle gerarchie, come nella scorsa edizione, interviene una sorta di contatore che tiene conto del ranking e delle statistiche totalizzate da ciascun utente, che ha così la possibilità di visionare la propria valutazione complessiva e i propri dati al termine della sfida.

    Le gioie dell'online

    Con l'apertura dei serve, poi, abbiamo stressato un bel po' il comparto online: l'analisi completa è disponibile nel nostro articolo dedicato alle modalità multiplayer di PES 2019, ma in questa sede è necessario sapere che, anche sul fronte competitivo e cooperativo in Rete, la nuova edizione del calcistico Konami propone un ventaglio di possibilità molto simile a quelle implementate l'anno scorso, confermando in linea generale l'intenzione del team di sviluppo di solidificare le basi del buon lavoro svolto con PES 2018. Dal punto di vista della stabilità, l'online è eccellente: il matchmaking ci ha costretti ad attendere una manciata di minuti soltanto in pochissime occasioni, mentre la fluidità di gioco, le tempistiche e l'interfaccia utente nel corso delle sfide con altri giocatori non ci hanno creato alcun problema o rallentamento.

    Questo vale per tutte le modalità online disponibili (Sfide, Divisioni, Co-Op, Paritta Veloce, Sala D'Attesa e Lobby), mentre a portare una sottile ventata d'aria fresca ci ha pensato la mastodontica modalità myClub, che tuttavia analizzeremo nel dettaglio in uno speciale: in sostanza, Konami ha rafforzato a sua volta tutte le feature realizzate negli ultimi anni, dagli Osservatori agli Agenti passando per le Aste e la gestione del team e degli Allenatori. In PES 2019 sopraggiungerà qualche piccola novità, volta a permetterci di organizzare in maniera ancora più precisa la crescita dei propri atleti e la coordinazione di eventuali doppioni all'interno del mercato, senza contare ulteriori accorgimenti sul fronte manageriale, soprattutto per quanto riguarda il lavoro degli Agenti.

    I limiti del nuovo PES

    Finora abbiamo spiegato perché PES 2019 è un titolo essenzialmente rispettoso di tutti gli stilemi tecnici e contenutistici della sua precedente edizione. Ciò vale per ogni suo punto di forza elencato ma anche, purtroppo, per alcuni dei principali difetti che gli abbiamo imputato circa un anno fa: su tutti, in particolare, il comportamento dell'intelligenza artificiale. Il tasso di sfida offerto da Pro Evolution Soccer 2019 ha abbandonato, col tempo, la sua anima puramente arcade per proporsi al pubblico in una veste maggiormente tattica e competitiva: ciò vale soprattutto per gli utenti più hardcore, che potranno come al solito personalizzare le formazioni delle squadre scelte per dar vita a vere e proprie battaglie di strategia contro gli avversari.

    Sul fronte della difficoltà, ai livelli intermedi il valore della CPU ci è parso alquanto irrisorio e per nulla in grado di impensierire i giocatori di media fascia. Salendo man mano di complessità, il gioco si fa chiaramente più ostico, ma sarà necessario innalzarlo fino agli ultimi due (Campione e Superstar) per affrontare dei rivali controllati dall'IA che siano davvero degni di questo nome; tuttavia, se da un lato la reattività dei portieri rappresenta uno degli elementi di maggior rilievo (tanto per il proprio estremo difensore quanto per quello avversario), gli schemi che regolano l'intelligenza artificiale nemica in fase difensiva non ci hanno convinto appieno.

    In qualche occasione, infatti, è accaduto che i difensori a noi contrapposti siano arretrati in blocco in direzione del proprio portiere piuttosto che attaccare gli spazi e coprire tutta l'area di rigore per fermare l'avanzata degli attaccanti avversari.

    In altre occasioni, invece, è accaduto che un rinvio casuale, giunto quasi in prossimità della metà campo, generasse lo spazio necessario per caricare un siluro tanto potente e preciso quanto parabile, ma che infine è capitombolato oltre le mani dell'estremo difensore: qualche piccola svista che, tuttavia, consideriamo accettabile al fine di richiamare quel realismo decantato in fase di gameplay, secondo cui in fondo, "anche ai migliori è concesso di sbagliare".
    Nulla da recriminare, infine, sulla gestione della gara da parte degli arbitri, i quali ancora una volta evidenziano una certa attenzione anche ai falli meno irruenti e dirigendo il match con grande rigore, punendo con i cartellini gialli (più raramente quelli rossi) i tackle più plateali e pericolosi e dando vita a una serie di siparietti con i calciatori coinvolti in campo: una dinamica che, insieme alla fatica cumulativa, finisce anche con l'influenzare il comportamento degli atleti durante il gioco, condizionandone la prestazione e spingendoci spesso e volentieri a effettuare un cambio per ribaltare le sorti del match: in questo caso, sulla scia di quanto fatto nella passata edizione da FIFA, anche PES 2019 introduce le sostituzioni veloci, implementando un piccolo ma efficace ed intuitivo schema in cui è possibile scegliere quale dei nostri 11 ragazzi mandare in panchina nel corso della gara.

    Pro Evolution Soccer 2019 Pro Evolution Soccer 2019Versione Analizzata Playstation 4Squadra che vince non si cambia: è quello che per adesso ci sembra il mantra che Konami ha deciso di adoperare nello sviluppo di PES 2019. La nostra prova ci ha confermato la natura profondamente derivativa di questo capitolo nei confronti dell’edizione precedente. Per sopperire alla mancanza di una licenza prestigiosa come quella UEFA, oltre che alla presenza di qualche partnership esclusiva, il team di sviluppo ha deciso di puntare tutto sull’evoluzione dei punti di forza del gameplay: pad alla mano, PES 2019 regala una sensazione di grande realismo, che si esplica tanto nelle animazioni quanto nella gestione del pallone derivata dal sistema del First Touch Impact e dai miracoli compiuti dal connubio composto dal Fox Engine e dall’Enlighten. Tutti questi elementi contribuiscono anche a rendere il comparto visivo della produzione uno spettacolo mozzafiato, fatto di volti ricreati perfettamente e di atmosfere parecchio immersive. Tutto, nel nuovo capitolo di Pro Evolution Soccer, richiama un’attenzione maniacale al dettaglio, seppur rimanga qualche spunto di perplessità nella gestione dell’intelligenza artificiale e nell’offerta contenutistica del single player, orfana - a nostro parere - di quella ventata d’aria fresca che potrebbe arricchire l’esperienza. Lo stesso metro di giudizio si applica, più o meno totalmente, alle modalità disponibili per il comparto online, il quale può tuttavia vantare un matchmaking ineccepibile e un ottimo rapporto fluidità/tempistiche durante i match. Sul fronte delle feature, PES 2019 propone quindi un’idea di gioco estremamente conservativa, efficace e solida, simulativa quanto basta per bilanciare complessità e divertimento.

    8.5

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