Recensione Phantasy Star Universe per PC

Sonic Team ritorna per conquistare l'universo

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Disponibile per
  • PS2
  • Xbox 360
  • Pc
  • Inciampati nel passato

    Senza andarsi a impolverare le mani in quello che possiamo definire il dimenticatoio videoludico della serie RPG “Phantasy Star” sulle console SEGA avvicendatesi al finire degli anni ’80, si può dire che sono passati ormai quasi sei anni dall’ultima impresa della Sonic Team degna di nota. Erano quindi altri tempi quelli di “Phantasy Star Online”; tempi in cui si cercava di trovare un sistema innovativo che potesse rendere interessante le esperienze su rete, tentando anche una miglioria nella grafica, da tempo fossilizzata in quest’ambito sul 2D facilmente caricabile o su finti 3D spesso artificiosi e sgradevoli.
    Si tentava, allora, di distaccarsi dall’emergente “Ultima Online”, che a modo suo aveva cambiato le prospettive sul MUD e sul MMORPG, e dagli ancora più vetusti titoli Blizzard (“Diablo” in primis). Un nuovo mondo quello di “Phantasy Star Online” non solo per i giocatori armati di mouse e tastiera, ma anche per gli utenti di console, data la rapida ascesa del titolo su Dreamcast e Gamecube.
    Da quei tempi, si sono avvicendate varie versioni del prodotto siglato SEGA; versioni che hanno sempre lasciato gli appassionati con l’incognita del se sarebbe arrivato un nuovo PSO. La risposta giunge nel 2006 con “Phantasy Star Universe”.

    I semi della distruzione venuti dallo spazio

    Dopo quasi cinque secoli di guerre senza quartiere, le quattro popolazioni del sistema Gurhal si congiungono in un accordo che sarà preludio di un periodo di pace e prosperità. Gli umani, i nuovi umani, le bestie e i CASTs, alieni elettronici a base di silicio, saranno quindi protagonisti per secoli delle opere di ricostruzione e rinvigorimento dei loro tre pianeti di origine. Ma proprio durante la celebrazione di un centenario di alleanza, accadrà l’inaspettato: gargantueschi vegetali tentacolari cadranno dallo spazio, arrecando seri danni alla impreparata flotta militare, lì presente, e alla struttura della base orbitante dove si tenevano i festeggiamenti.

    Ethan Weber, un giovane skater scavezzacollo presente alla suddetta celebrazione, perderà la sua piccola sorellina Lumia nel caos creatosi e, per poterla ritrovare, sarà costretto a farsi largo tra le macerie della base e tra le file di strani quanto ostili alieni; fortunatamente la sua ricerca verrà facilitata da un certo Leo, membro di un ente paramilitare denominato “guardiani”, il quale gli fornirà le armi necessarie per difendersi.
    Inconsciamente Ethan inizierà proprio lì la sua carriera di guardiano, per difendere il sistema di Gurhal dall’infestazione dei SEED; un viaggio tra le schiere nemiche che affronterà inizialmente insieme al suo amico seduttore Hyuga e alla enigmatica Karen; e il numero degli alleati continuerà a crescere nel corso della sua battaglia in favore dei popoli di Gurhal.

    I buoni propositi

    In quei famosi sei anni di pausa tra “Phantasy Star Online” e quest’ultima proposta SEGA, Sonic Team ha cercato di porre rimedio ai difetti fondamentali del primo titolo della serie con modalità su rete: la lentezza e la macchinosità dei tempi di gioco, la ripetitività durante la scalata delle labirintiche mappe e la mancanza di una vera e propria personalizzazione del personaggio, sia a livello statistico che a livello estetico. I character si muovono, quindi, più velocemente (ricordate quanto tempo ci si metteva per percorrere un dungeon di PSO?), il tedioso e monotono timing di attacco è stato rimpiazzato da una successione di colpi molto più rapida, gli improponibili toggle su tastiera sono stati semplificati, i personaggi nella modalità multiplayer avranno meno probabilità di somigliarsi, dato l’ampio numero di opzioni di personalizzazione. Con questo non si vuol dire che il motore grafico e il motore di gioco (fondamentalmente ricavati dalle revisioni più lucenti e colorate dell’edizione “Phantasy Star Online: Blue Burst”) siano stati totalmente rivoluzionati da testa a piedi. Permangono talune pecche che continuano a gravare sulla giocabilità: il mouse, nella versione per PC, che inizialmente era stata definita come multi-standard, è stato totalmente dimenticato nelle dinamiche di gestione dei menù e, cosa ancora più grave, della telecamera, per cui c'è bisogno di un corso avanzato e di master professionali per poterle utilizzare in maniera efficace: le finestre riguardanti l’inventario continuano ad essere ostili per quanti si potrebbero avvicinare per la prima volta a titoli come questo. Tutti i mostri presentano in media le stesse tattiche di attacco e una IA infima che riduce i combattimenti al semplice “svuotagli addosso tutto il caricatore”. A questo si potrebbero aggiungere una serie di caratteristiche nuove che scadono nella più totale vacuità: il giocatore (sia in singolo che in multiplayer) avrà la possibilità di posizionare, su tre riquadri in un angolo della propria celletta, costosi quanto inutili oggetti che dovrebbero fungere da arredamento per la stanza (non implementano la giocabilità in nessun modo, graficamente brutti da vedere, dannosi per le finanze del personaggio); i depositi per oggetti e Meseta (la moneta del sistema Gurhal) sono stati rimpiazzati da un simpatico robot presente nella vostra camera, tuttavia situato parecchio distante dalle attività commerciali e quindi dal vero punto in cui servirebbe; il movimento laterale e la visuale in soggettiva per le armi da fuoco non risulta efficacemente rapida nelle tattiche di combattimento; gli alleati, nella modalità in singolo, hanno una IA talmente confusionaria che, se non ci fossero particolari requisiti per partecipare alle missioni, sarebbe meglio lasciarli a casa a lavorar di ferretti, piuttosto che sentirli elemosinare cure ogni quindici minuti.
    Certamente “Phantasy Star Universe” non vuole cambiare le sue origini di action-RPG in stile dungeon crawler con la caratteristica grafica sfavillante 3D in terza persona; altrettanto certo è che ci si aspettava non solo delle aggiunte, ma anche e soprattutto dei cambiamenti. La possibilità di guidare e potenziare mezzi di trasporto (utilizzabili anche in combattimento), la possibilità di usufruire doti di ambidestria, il numero dei mondi esplorabili, l’inserimento di un ampio vestiario per cambiare l’appeal del personaggio sono di sicuro caratteristiche interessanti, ma non propongono niente di effettivamente nuovo.

    Solo e disperso nello spazio

    Ottima pensata quella di inserire in “Phantasy Star Universe” una modalità in singolo partecipe di una storia che non lasciasse il dungeon crawling fine a sé stesso. Il giocatore impersonerà il giovane combattente Ethan Weber, di cui si è già parlato: tralasciando il primo capitolo, che svolge per lo più funzione di tutorial, la storia si snoderà in missioni, reperibili al centro di smistamento dei guardiani e selezionabili poi su una apposita mappa; le missioni, a tal proposito, possono essere utili per avanzare con la narrazione e coi capitoli oppure per incrementare la forza e gli averi del personaggio attraverso “free mission” a cui si può sempre accedere una volta sbloccate. Tutte le missioni presentano dei requisiti in quanto a partecipazione: per poter iniziare l’avventura in un particolare ambiente è necessario avere nel proprio gruppo di avventurieri personaggi reperibili tra i mondi e facilmente contattabili attraverso un sistema di tessere, che fungono da mezzo di comunicazione. Ogni elemento del gruppo si autogestisce nel proprio potenziamento, sia che questo riguardi l’armamentario sia che faccia riferimento alle statistiche personali. Tutt’altro che autonomo è il sistema di gestione del protagonista: essendo “Phantasy Star Universe” un RPG, è più che normale che si debba familiarizzare col concetto di livello e di level-up. Quasi ogni cosa guadagna livelli di potenziamento: dalle armi (le quali acquisiscono gradi in base all’utilizzo che se ne fa) al personaggio fino alla classe dello stesso (che garantisce un miglioramento sostanziale nelle statistiche del personaggio e delle armi attraverso punti esperienza, che si guadagnano a termine di ogni missione). Quest’ultima, a differenza di “Phantasy Star Online”, non viene scelta all’inizio del gioco, ma è consentito variarla a proprio piacimento attraverso appositi permessi acquistabili nei centri dei guardiani. Le classi, fondamentalmente, ricalcano le tre tipologie di avventuriero presenti nel primo lavoro on-line della Sonic Team: combattenti (i quali privilegiano le armi corpo a corpo), ranger (maestri delle armi da tiro e delle lame veloci) e i maestri della forza (evocatori e detentori delle conoscenze magiche e tecniche).
    Risulta a questo punto necessario aprire una piccola discussione sul nuovo sistema utilizzato per le armi: ogni personaggio può impugnare un'arma di taglio grande (spade, fucili, picche e simili) oppure due armi di taglia piccola e media (pistole, pugnali, sciabole, etc...). Il primo caso è facilmente comprensibile; riguardo alla seconda opportunità, bisogna denotare l’abilità degli sviluppatori nell’aver creato un sistema vario e con molte opzioni che non gravasse sulla rapidità di esecuzione. Partendo dal presupposto che “Phantasy Star Universe” vede ridotta di molto la sua giocabilità se si utilizza la tastiera e che quindi è più conveniente utilizzare un pad, l’accesso all’arma secondaria e alle abilità correlate non risulta essere complicato e dispendioso in termini di tempo. Questo garantisce una più ampia scelta di tattiche e condotta del personaggio nell’ambito del combattimento.
    Le armi, le armature (che graficamente sono visibili sul personaggio solo dal cambiamento di fasce fosforescenti sulla felpa), gli oggetti di vario genere e i dischi per apprendere le abilità delle armi possono essere acquistate prefabbricate in appositi negozi disposti sui pianeti oppure possono essere costruite di mano propria. La fabbricazione degli oggetti, sbloccabile dopo i primi capitoli di gioco, avviene, come in “Phantasy Star Online”, solo se si è in possesso di una apposita scheda e dei materiali necessari: le risorse per sintetizzare oggetti le si possono acquistare oppure, in maniera molto più celere ed economica, reperire nel corso delle varie missioni. Il giocatore può poi effettuare piccole variazioni allo schema di costruzione iniziale per poter incrementare la possibilità di riuscita dell’oggetto o l’efficacia che avrà al suo utilizzo: fucili più potenti, ad esempio, si potranno sintetizzare solo con i metalli più rari e le cure più persistenti con gli ingredienti più costosi.
    Particolarità notevole riguarda anche l’inserimento di taluni equipaggiamenti come gli occhiali (questi sono utilizzabili fin dagli inizi del gioco) che permetteranno di visionare oggetti nascosti negli ambienti esplorati; verranno così attivate meccaniche di gioco dove si deve porre un po’ più di attenzione del semplice sparare a tutto ciò che si muove.
    Arrivati fin qui, si nota subito come si può avere accesso ad una immensa mole di artefatti e oggetti che saturino l’inventario. Come accedere ad ognuna di queste in maniera rapida? Ancora una volta il Sonic Team dimostra di poter far meglio della prima produzione on-line, programmando una palette in cui sia possibile inserire, in maniera chiara e ordinata, il proprio inventario, diviso per l’occasione in due colonne (una riguardante gli oggetti usa-e-getta e l’altra dedicata alle armi). Così, con la pressione di un solo tasto si apre un toggle in cui è possibile effettuare la propria selezione.
    La storia che accompagna questo sistema di gioco, non è di certo delle migliori: i salti da un cliché all’altro sono palesi, banali e in alcuni casi fastidiosi. Non aiutano i dialoghi al limite dell’infantile e fin da subito si riconoscono i limiti della sceneggiatura (perché il protagonista dovrebbe meravigliarsi delle nuove tecnologie presenti sul suo mondo?) e della regia delle scene animate (per la maggior parte organizzate con la grafica di gioco); e proprio le animazioni dei personaggi risultano tediose e irritanti poiché standard e ripetitive. Sempre la stessa solfa la si è costretti a subirla anche nel corso delle missioni: tutte uguali e per la maggior parte con lo stesso andamento fin troppo lineare. Questo è il rovescio della medaglia dei dungeon crawler, del resto: restare affascinati dal gioco perché effettivamente è bello o semplicemente rimanere assuefatti da una continua ascesa insensata al power-playing.

    Tutti amici in un mondo sempre uguale

    Quello presentato poco prima è, in linea di massima, il sistema di gioco utilizzato anche in gran parte dalla modalità network, la quale aggiungerà di suo la possibilità di utilizzare particolari negozi non accessibili nella modalità in singolo (come il centro vendita componenti dei CASTs). Negozi che saranno implemento al già soddisfacente editor di personaggi presente all’inizio dell’avventura on-line: oltre alle caratteristiche fisiche ed estetiche del personaggio, ben più dettagliabili rispetto a “Phantasy Star Online”, sarà necessaria scegliere la razza di appartenenza in base alle esigenze di combattimento: gli umani sono i più versatili, i nuovi umani (che paiono elfi) sono propensi alle arti magiche, i CASTs al combattimento con armi a distanza e le bestie allo scontro diretto con le armi corpo a corpo. Queste le prime decisioni per potersi inserire nel mondo MMORPG di “Phantasy Star Universe” e per potersi unire in gruppi, di massimo sei giocatori, pronti ad avventurarsi tra i territori selvaggi del sistema Gurhal.
    Dimenticate in questo gioco qualsiasi tipo di dinamica PvP (Player versus Player): la ripetitività della modalità in singolo viene ribadita completamente nell’opzione network. L’unico elemento valido rimane sempre quello socializzante: fare due chiacchiere e uccidere qualche SEED in compagnia non fa mai male, ma siete sicuri di voler pagare quasi 10 $ al mese (o 50$ ogni sei) per fare semplice power-playing? Recensendo la versione PC di questo titolo, non si può fare a meno che rispondere in maniera negativa.
    Il discorso potrebbe avere senso nel mondo console, ancora non pienamente inserito nelle dinamiche del mondo on-line, ma per quanto riguarda gli utenti di PC la questione è parecchio diversa: il mercato dei MMORPG si sta saturando velocemente e già ci sono numerosi server che dispensano gioco gratuito e di cui si può facilmente usufruire; avvicinarsi invece all’on-line a pagamento significa porre attenzione al tipo di gioco proposto e alla convenienza. A tal proposito “Phantasy Star Universe” non può dire di vantare proposte videoludiche eccellentemente innovative o in continua innovazione; non ci si aspetta di certo che i server “Phantasy Star Universe” diventino full RPG (ovvero con componenti simil-recitative), ma almeno che riescano ad aggiornarsi automaticamente, senza che il giocatore acquisti una nuova versione del gioco.

    La vera differenza tra una persona utile e una inutile

    La vera differenza tra una persona utile e una inutile consta nel fatto che quelle utili sono tangibili, quelle inutili scompaiono appena ci si avvicina. Questa è la regola fondamentale che domina la grafica di “Phantasy Star Universe” nelle zone di downtime; surreale, esilarante e a tratti sgradevole.
    A parte questa scherzosa introduzione all’area inerente la grafica e tralasciando le precedenti analisi con cui si specifica come il motore grafico sia stato perlopiù ripreso da “Phantasy Star Online: Blue Burst”, è possibile affermare che l’approccio visivo di “Phantasy Star Universe” risulta per la maggiore essere apprezzabile. Sebbene la maggior parte degli scenari sia caratterizzato da intrecci di luci e pannelli riflettenti che spesso possono confondere l’occhio del giocatore, il design degli ambienti è affascinante e armonioso e rispetta a pieno lo stile fantascientifico che l’ambientazione si ripropone di garantire. I personaggi, in aggiunta, sono caratterizzati in maniera particolare sia per quanto riguarda il loro fisico sia per quanto concerne gli indumenti possibilmente indossabili.
    È inevitabile tuttavia che questo ottimo approccio agli elementi grafici non vada a discapito dell’animazione, alleggerita di fronzoli e particolari per poter rendere il gioco più leggibile in modalità network: il lip-sync è totalmente inappropriato e si finisce per udire maestose grida abbinate ad improbabili bocche chiuse; la ripetitività delle animazioni standard, come già detto, banalizza in maniera molesta i dialoghi e le scene animate che intervallano i momenti di gioco; gli scenari meno lisci, nella modalità in singolo, spesso bloccano i personaggi alleati e si perde parecchio tempo nel tentativo di recuperarli.
    Molte altre imperfezioni incorrono nelle animazioni e nella struttura grafica dei personaggi, ma questo tentativo di alleggerire la grafica per renderla importabile su rete non sembra esser bastato. Windows 2000, CPU Pentium4 1.6, 64MB di RAM, NVIDIA GeForce4 o ATI Radeon 8500 sono i requisiti minimi affinché il gioco riesca a girare su PC e, per poter giocare in rete, è necessaria una connessione minima di 256kbs. Attenzione però: necessaria ma non sufficiente. Anche con i requisiti raccomandati possono sorgere problemi nella modalità network: così non è insolito che rimangano incomplete per lungo tempo le texture che compongono ampie porzioni di scenario e particolari di personaggi, sfumati in questo caso in poligoni bianchi che cercheranno di evitare effetti di alias. Problemi questi che si spera siano evitati almeno su console.

    Phantasy Star Universe Phantasy Star UniverseVersione Analizzata PCIndubbie le potenzialità del titolo se fatto girare su console. Le versioni Xbox360 e Playstation2 certamente ridaranno, insieme agli eserciti di appassionati formatesi col titolo per Dreamcast e GameCube, quel pregio che il titolo perde entrando in contatto con i PC: la grafica è buona ma è purtroppo affiancata da un’animazione spesso scialba; le dinamiche di gioco non possono essere gestite tramite tastiera ed è necessario munirsi di un pad a 12 tasti con controllo analogico; la longevità del gioco è alta ma boriosa, poiché ripetitiva, e gli standard di giocabilità a cui gli utenti PC sono abituati tendono a non essere soddisfatti. Un titolo sufficiente se si ha intenzione di passare le circa 40 ore di gioco della modalità in singolo per ingannare il tempo, ma parecchio deludente per quanto riguarda la possibilità di entrare a far parte di una comunità on-line. La domanda che dovete porvi è quindi se state cercando un nuovo gioco on-line oppure se avete bisogno semplicemente di una console adatta alle vostre esigenze.

    6.5

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