Phoenix Wright Ace Attorney Trilogy Recensione: giustizia per tutti!

Ad anni dall'esordio su dispositivi mobile e 3DS, la remaster dei primi tre Ace Attorney arriva anche su tutti i sistemi da gioco domestici.

recensione Phoenix Wright Ace Attorney Trilogy Recensione: giustizia per tutti!
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Phoenix Wright Ace Attorney Trilogy è pronto a farsi definitivamente multipiattaforma, ma non si commetta l'errore di pensare a una produzione nuova di fabbrica. La collection incentrata sulle gesta del celebre avvocato di casa Capcom ha infatti già visto la luce diversi anni orsono, in due momenti separati: nel 2014 sui due schermi di Nintendo 3DS e nel 2012 su dispositivi mobile, in una smagliante forma in HD. Oggi, invece, la raccolta fa capolino tra le pagine dei principali store digitali per mettere tre grandi classici dell'adventure investigativo (Phoenix Wright: Ace Attorney, Justice for All e Trials and Tribulations) anche a disposizione di chi, utente PC o seguace delle console fisse, ne sia rimasto finora a totale digiuno.

    Si tratta di un'operazione che in sé è tutto fuorché disprezzabile, poiché di fatto amplia enormemente la visibilità dei capitoli più significativi di una serie che, tra sequel, spin-off e crossover, non ha mai smesso di racimolare consensi. Allo stesso tempo, però, era lecito aspettarsi che il team di Osaka ovviasse alle mancanze di un progetto che in origine, alla resa dei conti, lasciò a desiderare su più fronti. Invece dispiace scrivere che, pad alla mano, la Ace Attorney Trilogy non sia cambiata poi così tanto rispetto al passato. Nel bene, ma soprattutto nel male.

    Il dito più veloce del Foro

    Supponendo che il terzetto di prodotti possa far gola innanzitutto ai giocatori che non hanno mai toccato con mano il franchise, è doveroso riassumere i punti chiave di una saga, Ace Attorney, che resta tutt'oggi piuttosto singolare, anche all'interno del suo genere. Chi gioca veste gli abiti eleganti di Phoenix "Nick" Wright, talentuoso avvocato difensore chiamato a scagionare i clienti di turno da accuse solitamente gravi, per lo più riguardanti una serie di omicidi. Alla base dell'esperienza c'è la regola -implicita- secondo cui gli assistiti di Phoenix non hanno commesso il reato; bisognerà quindi fare di tutto affinché il barbuto giudice li dichiari innocenti, indipendentemente da quanto possano sembrare sospetti a prima vista. Ciò si traduce in una sostanza ludica suddivisa in svariati capitoli narrativi, all'interno dei quali si alternano continuamente momenti riconducibili a due principali dinamiche di gioco.

    La prima, di tipo punta e clicca, prevede che l'utente setacci la scena del crimine - o altri luoghi utili all'indagine - per scovare informazioni, oggetti, insomma indizi che possano aiutarlo a portare a galla la verità nella fase successiva, ovvero il processo in tribunale. Qui Wright ripone le vesti da investigatore à la Sherlock Holmes per indossare quelle formali del rappresentante legale: diventa quindi importante ascoltare attentamente le dichiarazioni delle persone chiamate alla sbarra per poi smontarle, sottolineandone ogni più piccola contraddizione o falla logica.

    In termini di gameplay, ciò equivale alla necessità di confrontare i dossier del caso, i profili di tutti gli attori coinvolti e i dati rinvenuti durante la ricerca precedente con le affermazioni del teste che celano fra le righe le rispettive incongruenze. Senza scomodare i "lucchetti psichici", una meccanica legata alle deviazioni paranormali del racconto, si può dire che i primi Ace Attorney non siano più di quanto descritto fin qui, vale a dire delle visual novel dal soggetto inconsueto e influenzate dai meccanismi tipici delle avventure grafiche.

    Se i Phoenix Wright si distinguono tutt'ora dalla stragrande maggioranza dei loro congeneri, è però grazie al modo in cui sono stati scritti. Dall'episodio più iconico (il primo Ace Attorney del 2001) a quello complessivamente più solido (Trials and Tribulations), la trilogia vanta tre sceneggiature interconnesse d'incredibile qualità, generose di colpi di scena e dai ritmi narrativi incalzanti tanto quanto il buon Nick nel corso delle sue arringhe. È un valore fondamentale quando si entra in contatto con titoli dove la lettura dei testi rappresenta il fulcro dell'esperienza, così com'è importante affidare i numerosi dialoghi a un cast di personaggi altrettanto memorabile.

    Anche sotto questo aspetto, i tre Phoenix Wright: Ace Attorney sfoggiano un innato talento nella caratterizzazione tanto degli interpreti protagonisti quanto dei secondari, tutti tratteggiati secondo un'estetica e una psicologia riconoscibili, spesso e volentieri sopra le righe, in puro stile nipponico. Dal geniale procuratore Edgeworth al goffo detective Gumshoe, dalla dolce Maya Fey allo sgradevole Winston Payne, passando per una pletora d'imputati e testimoni a dir poco folle, è difficile trovare una personalità alla quale non valga la pena affezionarsi, come è in fondo prerogativa delle narrazioni di più alto livello.

    Obiezione!

    Stabiliti i meriti delle tre opere primigenie, viene quasi spontaneo puntare l'indice verso la "nuova" Phoenix Wright: Ace Attorney Trilogy, una collezione che non stentiamo a definire rinunciataria. Perché, in effetti, rinuncia a parecchie cose. Anzitutto non si preoccupa di proporre alcun contenuto esclusivo oltre ai tre giochi nudi e crudi, nonostante il prezzo di vendita, circa trenta euro, faccia pensare a qualcosa in più di una remaster ripescata da cinque anni fa. È una mossa che già di per sé esclude i fan storici dai papabili acquirenti del pacchetto, purtroppo appesantita da una serie di altre scelte discutibili.
    Quella che più lascia perplessi interessa proprio noialtri del Bel Paese, e riguarda l'insistenza di Capcom nel negarci la localizzazione dei testi in italiano, giacché la collection è disponibile solo in inglese e giapponese (in futuro verranno aggiunte due lingue europee: il tedesco e il francese).

    La volontà di non ricorrere all'opera di adattamento sarebbe di per sé legittima, se non fosse che una traduzione italiana ufficiale del trittico già esiste, al contrario dei più recenti Dual Destinies e Spirit of Justice; è l'eccellente lavoro svolto nei primi anni Duemila sulle versioni per Nintendo DS, inspiegabilmente omesso all'interno delle successive edizioni "only digital", compresa questa. A fronte di una mole testuale importante, è ovvio che la decisione non giochi a favore di chi non mastica l'idioma d'Albione a livelli medio-alti, altro duro colpo all'appeal della Trilogy.

    Anche in quanto a feeling generale dei controlli, i nuovi porting per piattaforme casalinghe fanno rimpiangere gli esordi portatili del filone. È una conseguenza dell'uso del pad al posto dei classici comandi touch, per cui muovere la levetta analogica in cerca di hot spot durante le fasi esplorative risulta molto meno immediato che eseguire la medesima azione a colpi di polpastrello. In questo senso, ipotizziamo che le versioni PC e Nintendo Switch abbiano una marcia in più rispetto alle controparti per Xbox One e PlayStation 4 (noi abbiamo potuto provare solamente quest'ultima).

    Dove invece la Ace Attorney Trilogy dà il suo meglio è sul versante grafico, compiendo un restyling di tutto rispetto. Certo, l'originale stile "anime" era forse l'aspetto a minore rischio d'invecchiamento di tutta la produzione, ma che sia stato tirato a lucido è comunque cosa ben gradita.

    Phoenix Wright Ace Attorney Trilogy Phoenix Wright Ace Attorney TrilogyVersione Analizzata Playstation 4Se Phoenix Wright: Ace Attorney Trilogy fosse un’operazione meno svogliata, sul fondo di questa pagina troneggerebbe un voto di ben altro spessore. Nonostante Ace Attorney, Justice for All e Trials and Tribulations rimangano tre diamanti di genere duri da scalfire, non possiamo fare a meno di riflettere su quanto la loro riproposizione in salsa collection sia povera di contenuti. E non solo in fatto di extra: l’ingiustificata assenza dell’italiano fra le lingue selezionabili è solamente la punta di un iceberg di noncuranza, che rischia di rendere il pacchetto poco attraente non soltanto per i fan di lungo corso, ma anche per i nuovi arrivati. Allo stato attuale, Ace Attorney Trilogy è insomma una sorta di “ultima spiaggia”, ad uso e consumo di chi non sia in grado di reperire il tris di Phoenix Wright nei formati tascabili originali, tutt’oggi -paradossalmente- più appetibili e completi.

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