Recensione Pirates: Legend of the Black Buccaneer

Alla ricerca del tesoro maledetto...

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  • L’età d’oro dei Pirati...

    In tutta la storia dei videogames mai i Pirati hanno goduto di tanta fama e popolarità come in questi ultimi anni, potendo contare sulle dita i titoli a loro dedicati... Eravamo abituati a vederli come sporadiche comparse o classi selezionabili nei più svariati GDR, ma non come protagonisti in un titolo dedicato interamente alle loro gesta. Con l’uscita del tanto famoso blockbuster cinematografico Pirates of the Caribbean, da noi meglio conosciuto come La Maledizione della Prima Luna, le cose sono cambiate completamente e proprio quando il secondo capitolo di questa spassosa ed avvincente trilogia, che vede l’eccezionale Johnny Depp nei panni dell’esilarante Jack Sparrow, impazza nei cinema sbancando i botteghini di tutto il mondo, i nostri monitor sono letteralmente invasi dalle avventure dei più svariati corsari nelle più rocambolesche avventure.

    Che si tratti solo di una mossa per sfruttare e ricavare quanto più possibile dal ritorno in voga di questo genere è ovvio e lo confermano i discreti (se non pessimi) titoli dedicati ai Pirati dei Caraibi sviluppati da Ubisoft che, acquistate le licenze ufficiali, si è prodigata solo nella realizzazione di alter ego virtuali identici alla controparte cinematografica... a discapito di tutti gli altri elementi di gioco, gameplay in primis. Orfani di qualsiasi licenza, ma non per questo meno importanti e migliori (anzi...), durante questi 2 anni abbiamo avuto modo di apprezzare titoli come Sid Meier’s Pirates o il nuovo Age of Pirates che, tra battaglie su massicci galeoni e scontri all’arma bianca, ci hanno piacevolmente intrattenuto nel nostro tempo libero.

    Questa volta è il turno del nuovissimo action/adventure Pirates: Legend of the Black Buccaneer sviluppato dalla francese Widescreen Games e pubblicato dai 10tacle Studios, piacevole sorpresa di fine estate pronta a farci immergere in una pittoresca avventura alla ricerca di un leggendario tesoro perduto, a patto di chiudere un occhio su alcuni aspetti del gioco.

    Caccia al tesoro!

    La trama di Black Buccaneer (da ora BB) non è certo delle più originali: in sostanza si tratta di una caccia al tesoro nascosto su un’isola sconosciuta, fitta di misteri e oscuri segreti. E’ la storia di Francis Blade, corsaro squattrinato che parte alla ricerca del leggendario oro maledetto di La Borgne e ottenere cosi fama e ricchezza. Il viaggio come da prassi non volge per il meglio e il nostro povero Francis si ritrova naufrago sulla spiaggia di una misteriosa isola che, guarda caso, si rivelerà essere proprio la leggendaria isola di La Borgne.

    A pochi passi dalla spiaggia vi è una nave malridotta e gravemente danneggiata che se riparata, potrebbe essere un ottimo mezzo di fuga dall’isola... in compagnia del tesoro ovviamente! Presi i controlli di Francis, immersi nella fitta e selvaggia vegetazione della giungla, scopriremo come l’intera superficie sia ricca di tunnel e caverne. Proprio in una di queste, nei primi frangenti di gioco, ci ritroveremo dinanzi a una strana statua che introdurrà il personaggio che dà il titolo al nostro gioco: Black Buccaneer.

    Il “Nero Bucaniere” altri non è che un demone di antichissime origini dalla forza bruta e con spropositati poteri che svelerà al nostro alter ego digitale straordinari poteri voodoo e la possibilità di trasformarsi nello stesso Black Buccaneer. Tra mille peripezie e salti, l’acquisizione di nuove abilità e magie, ed estenuanti combattimenti con scimmie e indigeni della zona, faremo la dolce conoscenza di Vanilla, l’attraente pirata del gentil sesso di passaggio sull’isola per motivi personali, alla quale noi, secondo il manuale del perfetto pirata playboy, offriremo tutta la nostra disponibilità... sino alla conclusione della nostra avventura!

    Sim Sala Bin... il demone è servito!

    Mettere a disposizione di noi giocatori un personaggio dalla doppia personalità non è certo una novità di questi tempi (Prince of Persia: I Due Troni docet), e se su BB pecca di scarsa originalità lo stesso non si può dire del rendering del Black Buccaneer e della sensazione di forza bruta che si prova nel vederlo in azione. Armato di uno spadone dalle proporzioni sconsiderate e vestito di tutto punto con tanto di cilindro sul capo, il tatuato demone sembra uscito direttamente dalla copertina di un qualsiasi album Heavy-Metal! Per effettuare la trasformazione basta accumulare un determinato numero di offerte, ottenibili sconfiggendo i nemici, le quali andranno a riempire un’apposita barra che, una volta piena, permetterà l’invocazione.

    Nei panni del demone, la visuale di gioco si restringerà leggermente e l’ormai troppo abusato slow-motion alla Matrix prenderà il sopravvento in tutti i nostri movimenti e attacchi, resi ancora più spettacolari da discreti effetti di luce e repentini cambi di telecamera dal taglio cinematografico. Durante la trasformazione l’energia persa da Francis verrà lentamente recuperata, mentre ad ogni nemico abbattuto la barra delle offerte diminuirà sensibilmente: parando un attacco la barra aumenterà prolungando il tempo di trasformazione ma, una volta esaurita, ritorneremo all’azione nei panni del buon caro Francis.

    Meno originale e poco riuscita la caratterizzazione del pirata che, se paragonato al carismatico Jack Sparrow, rende quasi impossibile il confronto, nonostante siano molto evidenti gli spunti presi dal personaggio interpretato da Johnny Depp, come gli occhi truccati di nero, il vestiario e le armi a disposizione. Discorso diverso per Vanilla e l’antagonista dell’avventura, La Borgne, che sono entrambe vittima dell’anonimato più assoluto a causa dell’assenza quasi completa di una storia di background, accennata solo timidamente dai (pochi) filmati rigorosamente composti da artworks e parlato.

    In conclusione il cast di personaggi, eccetto il demone tatuato, non convince appieno, restando su livelli di sufficienza per la totale mancanza di elementi di background e di caratterizzazione di ogni singolo attore virtuale, rendendoli meri burattini privi di un’anima sotto il nostro avido controllo.

    Affonda, para, spara, distruggi!

    Come anticipato, gli strumenti d’offesa a nostra disposizione saranno principalmente di tre tipi: spade, armi da fuoco e poteri voodoo. Le armi saranno le medesime dall’inizio alla fine della nostra avventura ma, sparsi per tutta l’isola, troveremo qua e là alcuni altari in ossa (tre in tutto) che ci permetteranno di invocare degli spiriti e migliorare la potenza di fuoco, l’abilità nell’uso delle spade, l’efficacia delle magie nere e, perché no, anche l’aumento della nostra energia vitale.

    Nonostante sia la componente adventure e dei puzzle a farla da padrona in Black Buccaneer, è stata riposta una discreta attenzione anche per i combattimenti, abbastanza frequenti tra un salto e l’altro: mentre per la pistola e le bombe viene utilizzato un comodo puntatore automatico, per le spade i ragazzi della Widescreen Games hanno introdotto un sistema di combo che si basa sui soli 2 tasti del mouse in diverse sequenze. Inizialmente le combo a nostra disposizione saranno pochissime e deboli ma, proseguendo nell’avventura, trovando alcune pergamene, potremo impararne di nuove e molto più cinematografiche e letali. In teoria queste combo dovrebbero essere venti, dieci per Francis e altrettante per il Black Buccaneer; in realtà invece alcune combo iniziali diventano inutilizzabili, in quanto le nuove sono solo varianti più potenti che utilizzano la stessa sequenza di tasti. Inutile dirlo, ancora una volta, il demone esce vincitore dal confronto, con attacchi indubbiamente molto più scenografici e devastanti, che ridurranno in poltiglia qualsiasi avversario.

    I poteri voodoo invece, danno, o meglio cercano di dare, un metodo alternativo ai classici scontri all’arma bianca, conferendo a Francis la possibilità di possedere un nemico che, passato dalla nostra parte, si scaglierà contro i nostri avversari. Saremo in grado anche di evocare uno zombie che, fluttuando a pochi centimetri dal suolo, ci darà man forte nei combattimenti. Discorso diverso invece per il Black Buccaneer, che avrà a sua disposizione solo un colpo energetico per gli attacchi a distanza e un potere chiamato “maledizione”, in grado di causare seri danni attorno a noi.

    Le premesse per un profondo stile di combattimento ci sono tutte come potete ben vedere; eppure, ogni singolo elemento è stato sciupato malamente. Tanto per cominciare le magie nere a nostra disposizione si riveleranno sin da subito meri elementi di contorno che raramente utilizzeremo nel corso della nostra caccia al tesoro, vuoi per l’energia vitale che consumano, vuoi per la scarsa efficacia di zombie e possessioni varie. Discorso analogo per pistole e bombe, che avranno munizioni illimitate e utilizzabili all’infinito dopo un brevissimo tempo di ricarica tra un colpo e l’altro. Infine, e dispiace ammetterlo, il sistema di combo risulta confusionario e di scarsa efficacia, portando solo ad un furioso e casuale pigiare dei tasti del mouse. A peggiorare la già poco rosea situazione ci si mette anche la mancanza di precisione degli attacchi e l’evoluzione degli stessi: effettuando una combo di media lunghezza e mancando clamorosamente il nemico, i nostri eroi danzeranno completamente a vuoto nello scenario per tutta la durata della mossa, mentre gli avversari cercano (tentano sarebbe il verbo adatto) di riorganizzarsi per la controffensiva.

    Io uomo, tu cita: nemici d’altri tempi...

    Se Black Buccaneer pecca di un sistema di combattimento che rasenta la sufficienza, lo stesso non si può dire per quanto riguarda i nostri avversari e la loro caratterizzazione. Tanto per cominciare tutti, boss esclusi, possono essere raggruppati in 4 gruppi: scimmie, pirati, indigeni e spettri. A parte questi ultimi, davvero rarissimi e inutili in tutta la mappa di gioco, gli altri tre gruppi presentano un paio di varianti che di certo non donano un senso di varietà tra le creature. Avremo così scimmie, gorilla “classici” e “bianchi”, briganti armati di spada e pirati armati di pistola, indigeni guerrieri, maghi voodoo e via di questo passo. Questa carenza di avversari, peraltro discretamente realizzati e piacevoli da guardare, è in completa opposizione alla buona varietà di ambientazioni presenti, che avrebbero potuto ospitare nel contesto numerose altre creature ad ostacolarci il cammino.

    Chiudendo un occhio sull’esigua varietà di nemici, facendo mente locale dell’andazzo di tutti gli altri titoli del genere, cerchiamo di rincuorarci pensando ai classici scontri contro i boss che ci aspettano pazienti e pronti a mettere a dura prova le nostre abilità. Ci sono in BB? La risposta è si, ma saranno così pochi da poterli contare sulla punta delle dita di una sola mano. Se la monotonia dei nemici in un certo modo è passabile (sono tutti carne da macello in fondo..), vien quasi da gridare allo scandalo per i pochissimi boss inseriti nel contesto e per la facilità con cui vengono sconfitti, nonostante per ognuno occorra un approccio differente e abbastanza strategico per uscirne vincitore. Se poi a tutto questo aggiungiamo anche un’intelligenza artificiale degna del più strampalato e distratto Homer Simpson, otterremo il quadro completo della situazione.

    L’intelligenza artificiale, anche se in questo caso sarebbe meglio parlare di stupidità artificiale, si attesta su livelli medio-bassi che trasformano l’intero gioco in un tiro a segno contro avversari più statici di un lampione: se negli scontri ravvicinati si nota un leggero accenno di aggressività nei nostri confronti che tuttavia sfocerà sempre in attacchi a testa bassa senza alcun filo logico, è negli scontri a distanza che l’intelligenza artificiale dà il peggio di sé. Stando allo scoperto su una piattaforma rialzata o su una roccia i nemici ci ignoreranno completamente e con tutta comodità potremo mirarli e spararli sino a quando la loro energia non sarà ridotta a zero. Che si tratti di orsuti gorilla o infidi briganti infatti, anche sotto una pioggia di proiettili, molto spesso non muoveranno un solo muscolo dalla loro posizione iniziale, ignorando ogni possibile nascondiglio o strategia di battaglia. Discorso analogo anche per i boss, che avranno sì uno schema di combattimento, ma reso fin troppo rigido dalle poche varianti disponibili.

    Fortunamente, analizzando gli ambienti di gioco, la situazione è destinata a cambiare, ed ecco perché...

    A zonzo per l’isola...

    L’isola di La Borgne, isola misteriosa di medie dimensioni, sarà l’unica location di gioco disponibile e scordiamoci pure una libertà d’azione sullo stile della celeberrima saga di GTA o del nuovissimo Just Cause. L’isola infatti sarà esplorabile solo lungo un percorso guidato suddiviso in 18 livelli che daranno una buona varietà al gioco. Sebbene non spicchino per originalità, attingendo a piene mani dai luoghi comuni del genere, tutte le location risultano essere ben strutturate e abbastanza complesse da offrire un buon livello di sfida per il giocatore. Paragonandolo ad un qualsiasi episodio della serie di Tomb Raider, BB risulta abbastanza inferiore, eppure diverte, impegnandoci alla ricerca della giusta via e del prossimo appiglio a cui aggrapparci per il conseguimento dei vari obiettivi, esplorando giungle selvagge, espugnando un forte spagnolo e districandoci in abbandonate miniere.

    La struttura degli obiettivi fortunatamente non limita l’esplorazione ad un singolo livello per volta, ma dona una totale libertà d’azione tra i 18 livelli di gioco, collegati tra loro da tunnel che porteranno a schermate di caricamento davvero brevissime. Le missioni consisteranno essenzialmente sullo scovare determinati oggetti per riparare la nave o trovare alcuni ingredienti da offrire agli spiriti degli altari sparsi lungo il gioco e il ritrovamento di misteriosi sigilli...

    Proprio per mezzo di un altro tipo di altari sarà possibile effettuare i salvataggi, da utilizzare principalmente solo al termine di una sessione di gioco: maggiori saranno i salvataggi effettuati e maggiore sarà la quantità di offerte richieste per questa operazione. Non disperiamo comunque: esaurendo la nostra energia per un salto mal calibrato o il ripetuto attacco (e ce ne vuole!) da parte dei nemici, potremo scegliere se caricare dall’ultimo punto di salvataggio oppure fare un’offerta e ripartire nelle zone vicine la nostra morte. Un buon sistema dunque, che risulta molto utile in una particolare area raggiungibile tramite portali (che fungeranno anche da scorciatoie), interamente caratterizzata da piattaforme sospese a centinaia di metri sopra un’incandescente lava ed essenziale per il conseguimento dei vari poteri che sbloccheranno nuovi percorsi lungo l’isola.

    Posizionati in zone specifiche dei vari livelli, infatti, ci saranno degli ostacoli che temporaneamente bloccheranno il nostro passaggio come blocchi di legno, pietra, ferro e piante spinate o cancelli in metallo. Portando alla mente una strutturazione degli ostacoli che ricorda molto da vicino il primo Soul Reaver, con l’acquisizione dei rispettivi poteri potremo superare tutti gli ostacoli, scoprendo nuove strade che si affacciano su zone prima del tutto inaccessibili.

    Nota a sfavore invece per i puzzle presenti in lungo e in largo per tutta l’isola, che risultano tutti uguali tra loro e poco originali. Tutto si limita allo spostamento di blocchi di pietra o legno e all’abbassamento di leve a tempo che muovono piattaforme e aprono cancelli. Enigmi differenti non avrebbero fatto altro che impreziosire le locazioni di gioco, ma anche qui una buona occasione è stata sprecata malamente, limitando il giocatore alla continua esecuzione delle stesse azioni.

    Osservando l’interazione con l’ambiente ci attestiamo sulla sufficienza, grazie a falsi pavimenti che nascondono acuminati paletti in legno, mura da far esplodere con le bombe e cannoni da utilizzare per distruggere cancelli in metallo che bloccano il cammino. Negli standard, invece, il set di mosse dei personaggi, in grado di saltare, arrampicarsi, aggirare gli ostacoli e rimanere sospesi da altezze proibitive. Nota stonata per l’impossibilità di accovacciarsi, e non ci risulta che Francis o il Black Buccaneer abbiano problemi all’osso sacro...

    Una grafica e un sonoro per tutti!

    Il motore grafico di BB non fa gridare al miracolo, ponendo il titolo a metà tra un videogame di vecchia generazione e uno degli standard attuali, forse più a causa dell’estrema geometria dei livelli sin troppo squadrati che per la ricchezza di particolari. Molte delle aree di gioco portano alla mente il primo episodio di Tomb Raider, estremamente “blocchettoso” sia nelle piattaforme che nei vari percorsi. Lo stesso dicasi per le strutture come il forte spagnolo situato a ovest dell’isola o le miniere a nord, che seppur ottimamente realizzati, patiscono del medesimo problema che affligge le zone all’aperto dell’isola, che fortunatamente risultano tutt’altro che spoglie e monotone. Buona cura nei particolari, come era lecito attendersi, è stata riposta nella resa della giungla al centro dell’isola o nelle rovine nelle zone limitrofe.

    Arrampicandoci sulle zone più alte poi, avremo la possibilità di ammirare piacevoli scorci di paesaggio da cartolina che ben trasmettono la vastità degli ambienti, resi ancora più realistici grazie ad effetti di luce (e ombre) che illuminano credibilmente l’isola insinuandosi sotto forma di raggi solari anche nelle caverne più buie. Ci avrebbe fatto piacere lo scorrere del tempo dinamico con relativo passaggio giorno/notte o i cambi atmosferici in tempo reale, ma alla fine il risultato ottenuto ambientando BB solo in una calda e soleggiata giornata è più che soddisfacente. Nota positiva anche per la leggerezza del motore grafico, scalabile a piacere e che ben si adatta anche a computer non proprio dell’ultima generazione senza dover troppo rinunciare ai dettagli o ai pittoreschi effetti speciali che sfociano su schermo ad ogni attacco eseguito, specialmente con il Black Buccaneer.

    Il comparto sonoro è nella norma, con motivetti accattivanti e vari che ci allieteranno durante la disperata caccia al tesoro, alternando brani d’atmosfera nelle zone più tranquille ad incalzanti tracce nei momenti più concitati, aumentando il nostro livello di coinvolgimento all’intero dell’isola virtuale tra rulli di tamburi e cori indigeni. Discreti ma nulla di eccezionale, gli effetti sonori come il verso delle scimmie o le urla dei nemici. Nota di merito, invece, per le sequenze parlate interamente nella nostra lingua davvero ben realizzate, con una cadenza di voce perfetta e toni molto carismatici e accattivanti.

    Uno scrigno pieno di bug...

    Facendo un summit di tutti i difetti di Pirates: Legend of the Black Buccaneer l’elenco si fa bello lungo: un sistema di combattimento confusionario e dalla precisione approssimativa che porta solo alla noia e alla frustrazione, un’ intelligenza artificiale che rasenta il ridicolo e che rende ogni combattimento di una monotonia pazzesca, l’esigua varietà di nemici e boss da fronteggiare, enigmi e puzzle che offrono le stesse identiche modalità di soluzione.

    A questi non pochi difetti purtroppo se ne aggiungono degli altri, in primis un bug che speriamo venga presto risolto tramite una patch: la scomparsa inspiegabile nel terreno dei blocchi di pietra, ferro o legno che gettiamo in basso da una sporgenza qualsiasi a pochi metri dal suolo. La situazione purtroppo non cambia ripristinando la posizione dei blocchi tramite appositi pulsanti situati nei pressi degli enigmi, avendo sempre lo stesso risultato. Solo dirigendoci verso un altro livello e poi tornando sui nostri passi ritroveremo magicamente il blocco dove sarebbe dovuto cadere in precedenza. Un grave bug quindi, che unito all’eccessiva legnosità dei movimenti e alle povere animazioni dei personaggi rende completo il quadro di difetti che affliggono BB.

    Da segnalare infine la quasi totale mancanza di extra, ridotti a due sole gallerie di artworks, di cui una disponibile sin da subito e l’altra sbloccabile al completamento della partita o la mancanza di nuovi livelli di difficoltà con cui intraprendere nuovamente l’avventura. Sorvolabile la solita modalità teatro che ci potrà far rivedere le tavolozze digitali con tanto di parlato che fungono da “filmati”.

    Pirates: Legend of the Black Buccaneer Pirates: Legend of the Black BuccaneerVersione Analizzata PCPirates: Legend of the Black Buccaneer è un action/adventure che offre un discreto mix tra combattimenti ed esplorazione del territorio pieno di salti ed enigmi, sulla scia di ben più blasonate saghe come Prince of Persia o Tomb Raider. Prendendo spunto proprio da questi titoli ne viene fuori però un prodotto che non riesce affatto a superare la soglia della sufficienza, vuoi per la mancanza di vere e proprie idee originali, vuoi per i (tanti) difetti che ne minano la giocabilità. Se tuttavia avete voglia di un titolo che non impegni più di tanto la materia grigia o volete passare una decina di ore spensierate in compagnia dei pirati che ormai imperversano su tutti i media, allora Black Buccaneer è il prodotto che fa per voi.

    6.5

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