Recensione Planetbase

Uno strategico che ci guiderà nella colonizzazione di un pianeta sconosciuto: dalle fondamenta alla completa autosufficienza, dovremo realizzare e gestire una base spaziale terrestre in ogni suo aspetto.

Versione analizzata: PC
recensione Planetbase
INFORMAZIONI GIOCO
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    Disponibile per:
  • Pc
Angelo De Martini Angelo De Martini è un famelico appassionato di videogiochi, dategliene uno di qualsiasi genere e ne farà un boccone in compagnia del suo fidato PC. Se potesse scapperebbe con lui in Giappone, continuando ad amare la scrittura e a videogiocare come un matto. Lo potete trovare su Facebook.

Sarà il fascino conturbante delle grandi avventure spaziali che negli ultimi anni si sono susseguite con successo sul grande schermo (Gravity, Interstellar, The Martian), oppure quell'amore viscerale che nutro per tutte le bizzarre invenzioni partorite dal connubio tra hi-tech e fantascienza, ma quando su Steam sono incappato in Planetbase la mia curiosità, è proprio il caso di dirlo, è schizzata letteralmente alle stelle. D'altronde quando ad un grande appassionato di sci-fi, per giunta irrequieto fagocitatore di ogni tipologia di gestionale su piazza, si presenta -finalmente- l'occasione di costruire e gestire una colonia terrestre su chissà quale pianeta sperduto nella galassia, quello che in principio è solo un lontano rischio di innamorarsi a scatola chiusa, diventa un bisogno irrinunciabile, una necessità. Ecco perché, smaltita la malia iniziale, mi sono gettato a capofitto in questo nuovo gestionale a tema spaziale per PC: ne sarà valsa la pena? Scopriamolo insieme.

A New Home

In Planetbase non ci verrà fornito alcun indizio sulle motivazioni che, in un futuro non troppo lontano, hanno spinto la razza umana ad intraprendere un lungo viaggio nello spazio alla ricerca di una nuova casa: potrebbe essere per quell'insanabile sete di conoscenza che anima l'uomo fin dall'alba dei tempi, oppure per una più probabile necessità di abbandonare un pianeta ormai allo stremo delle sue forze (come in Interstellar). Il compito che ci verrà assegnato all'inizio del gioco non lascerà tuttavia alcuno spazio alla nostra immaginazione: dovremo guidare un piccolo gruppo di scienziati nella colonizzazione di un pianeta sconosciuto, realizzando una base operativa autosufficiente ed in grado di accogliere un numero sempre maggiore di abitanti. Le prime schermate di gioco ci guideranno nella scelta del pianeta di destinazione (ce ne sono tre, ognuno con un livello di "inospitalità" superiore), sulla cui superficie dovremo selezionare l'area iniziale in cui gettare le fondamenta della nostra colonia; volendo sarà anche possibile affrontare un breve tutorial, ma il nostro consiglio spassionato, trattandosi di un titolo gestionale minimale e con dinamiche di gioco poco complesse, è quello di affidarvi fin da subito alle vostre capacità d'adattamento, in una partita libera. Una volta decisa la zona d'atterraggio, assisteremo alla lenta discesa verso l'ampio spiazzo iniziale della nostra capsula spaziale, dal cui portellone faranno capolino i primi sette astronauti e i due robot della nostra spedizione. Essi saranno suddivisi in lavoratori, ingegneri, biologi, medici e guardie, così che per tutte le mansioni ci sia almeno un elemento specializzato a disposizione, mentre i bot saranno categorizzati in trasportatori, costruttori e "driller" (in grado di scavare la roccia nelle miniere). Appena atterrati, essendo il pianeta privo di un'atmosfera in grado di sostenere la vita umana, la nostra priorità sarà quella di costruire un generatore d'ossigeno che funga da cuore pulsante della base, attorno al quale andremo a collocare tutte le strutture di prima necessità (mensa, dormitorio, clinica). Inoltre, nei punti strategici della base dovremo posizionare dei portelloni pressurizzati per permettere agli astronauti di entrare nella struttura, cosicché siano liberi di togliersi la tuta spaziale, respirare ossigeno liberamente e ripararsi dalle intemperie esterne. Per costruire i vari edifici specializzati, siano essi "interni" o "esterni" alla base, necessiteremo sempre di una diversa quantità di metallo e materiale bio-plastico, due fondamentali risorse che verranno impiegate praticamente in tutti i processi produttivi.Durante le fasi iniziali della colonizzazione potremo fortunatamente affidarci alle abbondanti scorte accatastate a bordo della capsula con cui siamo giunti sul pianeta (tra cui troveremo anche cibo e kit medici), e che avremo anche la facoltà di "riciclare" per recuperare materiale "edile" (lo stesso vale per qualsivoglia oggetto o struttura). Progredendo nella missione dovremo riuscire a produrre ogni tipologia di materiale e sostanza per conto nostro, costruendo bio-cupole (per coltivare vegetali), laboratori (per produrre kit medici e carne sintetica), miniere (per estrarre i minerali), raffinerie (per lavorare metalli e bio-plastiche) e fabbriche (per costruire semiconduttori, parti di ricambio e armi), al cui interno si metteranno autonomamente a lavorare i nostri abitanti specializzati. Oltre al materiale edile, per funzionare, le strutture avranno bisogno di una determinata quantità di acqua ed elettricità. Proprio nel collocare le strutture energetiche dovremo fare i conti con una delle dinamiche più determinanti dell'esperienza planetaria di Planetbase: ogni pianeta sarà regolato da un rigido ciclo giorno e notte, il cui alternarsi repentino sarà sempre pronto a metterci i bastoni tra le ruote durante la raccolta energetica. Se di giorno, infatti, per produrre elettricità ci basterà sfruttare la luce con alcuni pannelli solari (quella emessa dalla nana gialla presente nel sistema), di notte potremo affidarci unicamente alle raffiche di vento che -in maniera discontinua- spazzeranno la superficie del pianeta, alimentando delle turbine eoliche sempre pronte ad entrare in funzione ad ogni evenienza; nel caso in cui il vento fosse insufficiente o completamente assente, invece, dovremo affidarci alle riserve accumulate nei depositi durante il giorno. Capiterà comunque di consumare più elettricità di quanta ne venga prodotta dalla griglia energetica: in questo caso incapperemo in un repentino blackout che causerà il blocco di ogni funzionalità della base, con le strutture che tenteranno di "riaccendersi" dando sempre priorità agli edifici essenziali, come la mensa e soprattutto il generatore d'ossigeno, cosicché la sopravvivenza della popolazione non venga messa a repentaglio; il blackout sarà anche prevenibile tenendo manualmente disattivati gli edifici meno importanti, riattivandoli solo in caso di necessità. Per quanto riguarda la raccolta dell'acqua le cose saranno decisamente più semplici: ci basterà costruire un estrattore sotterraneo da affiancare ad una cisterna di raccolta, necessitando solo di un modesto quantitativo di energia elettrica per mantenerle in funzione sia di giorno che di notte. Una volta realizzato lo scheletro esterno di qualsivoglia edificio, dovremo preoccuparci di collocare all'interno gli oggetti indispensabili per il suo funzionamento, servendoci di un editor piuttosto striminzito senza alcuna opzione di personalizzazione: in un dormitorio, ad esempio, potremo semplicemente collocare il maggior numero di letti a castello possibile, mentre in una mensa dovremo posizionare i tavoli, qualche fontanella per bere e il frigorifero capace di trasformare i vegetali e la carne sintetica in vassoi completi per il pranzo. L'aspetto costruttivo, insomma, non brilla né per profondità né per ispirazione.


Where is the planet?

Realizzata l'ossatura principale della base e riempite tutte le strutture di sussistenza e produzione con gli oggetti e i macchinari indispensabili, potremo finalmente dedicarci agli aspetti gestionali offerti da Planetbase. È proprio da questo punto di vista, purtroppo, che il titolo mostra la maggior parte dei suoi limiti: con una microgestione della base davvero poco profonda e limitata ad un risicato numero di parametri, e in generale, una disarmante incapacità di trasmettere le sensazioni che si dovrebbero respirare nella gestione di una squadra scientifica sulla superficie di un pianeta sconosciuto. Le interazioni con l'ambiente circostante saranno esclusivamente limitate alle intemperie che di tanto in tanto potrebbero colpire la base, tra cui citiamo le tempeste di sabbia ( in grado di rallentare e ferire gli astronauti all'esterno degli edifici) e i meteoriti che cadranno in maniera casuale in una zona molto ampia intorno alla base, e solo di rado colpiranno un edificio o un tunnel di connessione; entrambi i fenomeni si potranno comunque prevenire realizzando dei centri d'avvistamento con annesse alcune torrette laser, andando però ad appiattire anche l'ultimo scampolo di interazione offerto dal titolo. Insomma, tutta l'esperienza planetaria si ridurrà ad un'espansione fine a se stessa della base e alla costruzione delle apposite strutture difensive per salvaguardarla, senza che si crei mai un vero rapporto di convivenza con l'affascinante scenario spaziale circostante; ci saremmo aspettati un base-builder con una progressione più incentrata sull'esplorazione e la ricerca scientifica, che invece qui mancano del tutto. Un altro aspetto che delude di Planetbase è quello relativo alla sfera dei bisogni primari degli abitanti (sete, cibo, sonno, divertimento, salute e ossigeno), che una volta realizzate le pochissime strutture indispensabili per raggiungere l'autosufficienza, con particolare attenzione a quelle dedicate alla gestione dell'umore e al relax (serre, bar e palestre), passerà irrimediabilmente in secondo piano, anche perchè gli abitanti si autogestiranno per tutte le ore della giornata, senza che a noi venga concesso di intervenire nella gestione degli orari di lavoro, dei pasti e del sonno. Insomma, c'è poco da fare: un titolo come Planetbase, dove la popolazione potrà raggiungere al massimo un centinaio di abitanti, il limitato numero di edifici costruibili e l'assenza di miglioramenti o personalizzazione degli stessi, finisce per stroncare inevitabilmente il ritmo della progressione, senza regalare mai un reale senso di soddisfacimento per gli eventuali obiettivi raggiunti. Nemmeno andando a sondare un po' più a fondo nelle dinamiche gestionali la situazione tende a migliorare: il nostro potere decisionale si limiterà unicamente all'impostazione dei limiti produttivi delle fabbriche (ovvero quante scorte di ogni risorsa vorremo avere a disposizione nel magazzino), al commercio e all'accoglimento di nuovi coloni provenienti dalla terra. Questi ultimi due aspetti andranno entrambi gestiti attraverso la realizzazione di uno spazioporto, una struttura in grado di accogliere le astronavi mercantili e i cargo civili provenienti dalla Terra. Ogni forma di baratto avverrà attraverso un'apposita schermata in pieno stile ruolistico, dove potremo scambiare le nostre merci in cambio di qualche risorsa utile o costosissimo progetto per la realizzazione di uno degli edifici speciali offerti dal titolo (turbine colossali, robot specializzati e pochi altri). Sempre dallo spazioporto potremo gestire l'arrivo di nuovi abitanti, cercando di accogliere unicamente gli specialisti di cui abbiamo realmente bisogno, così da ammortizzare l'impatto dei nuovi arrivati sulle le risorse della comunità e avere una gestione un po' più ragionata della forza lavora.

Dal punto di vista tecnico, Planetbase è un prodotto sicuramente discreto. Il design futuristico di ogni struttura ed oggetto risulta forse un po' troppo asettico e poco ispirato, ma il colpo d'occhio della base dalla distanza, con le sue cupole di varia forma ed altezza ad illuminare la notte, è a tratti evocativo. Curiosa è anche la realizzazione delle risorse, le quali saranno racchiuse in piccole scatole colorate con le relative icone identificative, in modo da rappresentarne le singole unità anche in forma "visiva". Infine dispiace davvero molto osservare la desolazione degli scenari dei tre pianeti da colonizzare, che pur essendo differenti a livello geologico (il primo è desertico, il secondo è ghiacciato e il terzo è gassoso), presenteranno unicamente degli spiazzi piani intervallati da qualche piccolo promontorio montuoso.

Planetbase Planetbase è proprio uno di quei titoli che, pur avendo un buon potenziale, non sono riusciti ad esprimere completamente se stessi. È un vero peccato, perchè il concept di partenza era di quelli pressoché perfetti, in grado di fare breccia senza troppi indugi nel cuore degli appassionati di sci-fi: la colonizzazione di un pianeta sconosciuto, la realizzazione di una base terrestre funzionale, l'espansione e l'arrivo di altri coloni. Insomma, le prospettive per realizzare un buon gestionale a sfondo spaziale c'erano tutte; eppure qualcosa si è perso per strada, sfociando in una realizzazione poco profonda, sbrigativa ed incapace di valorizzare il fascino dell'esplorazione spaziale e della vita in un ambiente inospitale e alieno. Tra l'altro, almeno nelle prime ore di gioco, la progressione riesce anche ad incuriosire, ma una volta realizzate le poche strutture disponibili, l'effetto meraviglia svanisce e gli stimoli alla rigiocabilità vacillano. Persino gli aspetti più gestionali, che dovrebbero sopperire ai deficit da builder più puro, sono poco incisivi e limitati, anch'essi incapaci di trasmettere al giocatore il giusto senso di controllo sulla propria creatura. Probabilmente, con qualche aggiornamento contenutistico ben indirizzato nelle dinamiche gestionali e nella diversificazione delle strutture, Planetbase potrebbe riuscire a trovare la sua giusta dimensione, ma allo stato attuale, purtroppo, ci sentiamo di consigliare il titolo solo ai più accaniti appassionati di titoli a tema spaziale.

Steam, versione 1.0.6

CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

  • CPU: Intel I5-3570K
  • RAM: AMD Radeon R9 280X
  • GPU: 8,00 GB
6.3

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