Recensione Player One

Gli anni '80 racchiusi in un libro

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Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Storicamente la narrativa mondiale non tratta l'argomento videogiochi, se non all'interno di opere celebrative espressamente dedicate agli appassionati, che guardano alle glorie del passato ripercorrendo la vita trentennale dell'industria.
Ecco quindi che in forma di romanzo hanno iniziato ad apparire tutta una serie di adattamenti delle serie videoludiche più famose, che vanno dall'ottimo, come il romanzo di Bioshock scritto da John Shirley, al pessimo.
Player One, quindi, ha rotto a modo suo la tradizione, non solo basando l'intero intreccio sul mondo dei videogiochi ma allargando il tiro, includendo tutto l'immaginario della cultura pop degli anni '80, elevando l'autore, Ernest Cline, a vera leggenda per ogni nerd sopra i trent'anni del pianeta.

Dal reale al virtuale: OASIS

Player One narra di un prossimo futuro, nel quale l'umanità non è riuscita a gestire le grandi problematiche già evidenti ai giorni nostri: la scarsità di risorse, il crescere delle necessità legate all'approvvigionamento energetico, l'aumento della povertà e il conseguente dilagare della fame nel sud del pianeta.

"Tutto il romanzo è narrato in prima persona dalla voce di Wade, diciottenne orfano che vive in un parcheggio pieno di auto ormai abbandonate a causa del costo fuori parametro dei carburanti"

Le premesse sono quindi decisamente fosche ma il tono viene subito smorzato con l'introduzione di OASIS: anni prima rispetto alle vicende raccontate, il geniale James Halliday ha creato e messo online un sistema di intrattenimento virtuale mai visto prima, utilizzabile con un visore da posizionare davanti agli occhi e un paio di guanti aptici, in grado, cioè, di dare delle sensazioni fisiche e materiali di quanto visibile muovendosi negli ambienti tridimensionali.
Se all'inizio OASIS fu utilizzato semplicemente per divertirsi, presto diventò una passione, ed in seguito un'ossessione, per l'intera umanità che progressivamente stava perdendo fiducia nel futuro e iniziava a preferire la vita simulata rispetto a quella reale.
OASIS iniziò quindi a crescere a dismisura e da un ambiente già parecchio ampio, creato interamente da Halliday e formato da decine di pianeti, venne espanso, diventato una galassia vera e propria, nella quale le vite di gran parte degli esseri umani si trasferirono, per studio, grazie ai pianeti scuola, lavoro e, in ultimo, passatempo.
In pratica da un semplice MMO, per quanto gigantesco, OASIS si trasformò nella seconda casa per l'umanità, iniziando a diventare così importante da scalzare la realtà, ormai fredda ed inospitale.
Un brutto giorno, però, Halliday morì, lasciando un testamento che modificò per sempre le sorti del mondo: l'immensa fortuna accumulata dalla sua compagnia, grazie al fiorire dell'economia interna di OASIS, non trovo però subito un erede legittimo, in quanto Halliday non aveva figli.
Alla morte, quindi, un messaggio automatico venne diffuso in tutta la rete e un'email venne mandata ad ogni utente di OASIS: le fortune di Halliday sarebbero andate tutte in mano ad una sola persona, quella che sarebbe riuscita a risolvere l'enigma nascosto nello sconfinato mondo virtuale.
Halliday, infatti, registrò un breve video, che sfidava gli utenti di OASIS a scoprire il primo indizio che avrebbe dato il via alla ricerca di tre chiavi, ognuna delle quali avrebbe aperto una porta, necessaria per vincere e accaparrarsi l'intera fortuna del ricco magnate.
Ecco però la particolarità: Halliday visse la sua infanzia negli anni '80, quindi ogni dettaglio, indizio o pista erano legati a serie televisive, musica e videogiochi di quel periodo, vero chiodo fisso del creatore di OASIS, al punto da costruire interi pianeti che richiamavano a tema all'interno del sistema.
La gara iniziò il giorno stesso e la cifra era così ingente che molti smisero di lavorare, mangiare, dormire per riuscire nell'impresa, modificando le loro vite e consacrandole allo studio di quel decennio, in modo da entrare nella mente del defunto e trovare gli indizi necessari a trovare le chiavi e le porte.

Il nerd che non ti aspetti

Tutto il romanzo è narrato in prima persona dalla voce di Wade, diciottenne orfano che vive in un parcheggio pieno di auto ormai abbandonate a causa del costo fuori parametro dei carburanti.
Wade è uno dei ragazzi che sin dal primo minuto ha deciso di diventare un Gunter, uno dei cacciatori che studia minuziosamente gli anni '80 e tutto ciò che Halliday si è lasciato alle spalle, cercando ogni indizio possibile per poter proseguire nella ricerca delle chiavi.
Il suo avatar riflette direttamente la personalità di Wade: Parzival è un semplice personaggio di terzo livello, senza equipaggiamento di grande valore e soprattutto squattrinato, al punto da non riuscire a permettersi nemmeno l'uso del sistema di teletrasporto di OASIS, per muoversi da un pianeta all'altro e proseguire con le ricerche.

"Player One narra di un prossimo futuro, nel quale l'umanità non è riuscita a gestire le grandi problematiche già evidenti ai giorni nostri: la scarsità di risorse, il crescere delle necessità legate all'approvvigionamento energetico, l'aumento della povertà e il conseguente dilagare della fame nel sud del pianeta"

Un'intuizione, però, gli spianerà la strada per il ritrovamento della prima chiave, episodio che, dopo cinque anni di febbrili ricerche a vuoto, infiammerà nuovamente l'interesse della popolazione mondiale per il gioco, catapultando Wade, o meglio Parzival, sotto i riflettori dei media, trasformandolo da un semplice cavaliere senza cavallo in una superstar.
Sin dalla pubblicazione negli Stati Uniti, Player One è stato un successo.
Non è difficile immaginare il perché: molti dei trentenni e quarantenni di oggi rimpiangono gli anni '80, quelli della loro giovinezza e della formazione, in cui si è cresciuti guardando le serie TV storiche, ascoltando musica poi divenuta immortale e che hanno dato il via all'industria dei videogiochi, cresciuta poi a dismisura fino a diventare quella che conosciamo oggi.
Oltretutto molti di loro erano e sono ancora dei gamer, spesso molto fieri e affamati di letteratura che parli dei videogiochi non solo in forma nostalgica, ma che li utilizzi come un substrato narrativo, esattamente come accade in Player One.
Ernest Cline
dimostra di sapersi trovare a suo agio tanto con i giochi del passato quanto con quelli del presente, soprattutto gli ormai diffusissimi MMO, conoscendone le caratteristiche ed arrivando a pensare come potrebbero diventare in futuro, una volta che il grado di immersività permesso dalle nuove tecnologie diventerà così profondo da permettere di scegliere tra gioco e realtà.
OASIS, a tutti gli effetti, non è un concetto del tutto nuovo ed è stato esplorato in modo approfondito anche da altri autori negli ultimi anni, ultimo dei quali è Mamoru Hosoda, che con l'anime Summer Wars del 2009 ha introdotto un ambiente simile, chiamato Oz, utilizzato da tutta l'umanità non solo per divertimento ma anche per lavorare e fare acquisti.
La struttura ideata da Cline per OASIS, quindi, chiude il cerchio con la potenza visiva dell'Oz di Hosoda, anche se la ricerca del tesoro di Halliday del romanzo si dimostra più riuscita rispetto a quanto narrato nel lungometraggio giapponese, bellissimo visivamente ma non altrettanto compiuto per quanto riguarda la storia.

Qualche ritocco

L'adattamento italiano di Player One è buono, anche se si riscontrano alcuni problemi nella versione eBook, con determinati termini inglesi che, inspiegabilmente, sono sempre attaccati alla parola successiva, senza alcuno spazio di divisione.
Fa invece storcere il naso la modifica del titolo, che in origine era Ready Player One, in omaggio agli arcade da sala che avvisavano il giocatore dell'inizio della partita con tale scritta, una volta inserita la moneta e selezionato il numero di partecipanti; un cambio non del tutto spiegabile, quindi, che oltretutto rimuove una singola parola lasciando intatto il resto e facendo perdere il senso all'eastern egg inserito dall'autore anche nel titolo del romanzo.
Ovviamente Player One è già stato opzionato per un film, alla cui sceneggiatura dovrebbe lavorare nuovamente Ernest Cline, mentre si mormora che dietro alla macchina da presa potrebbe esserci Donald De Line, che ha partecipato anche al film su Green Lantern uscito lo scorso anno.

Player One Player One è sicuramente un romanzo che tutti gli appassionati di videogiochi dovrebbero leggere, soprattutto se hanno vissuto e rimpiangono gli anni ’80, celebrati praticamente in ogni pagina con richiami, scherzi ed sorprese di ogni tipo. La trama regge fino alla fine, anche se le premesse cupe lasciano spazio ad un buonismo che non sempre appare adeguato, con colpi di scena che, almeno in parte, non risultano del tutto efficaci. La lettura scorrevole, le tematiche atipiche e la comicità di fondo, però, elevano Player One rispetto alla massa e ne fanno un romanzo che in ogni modo cerca di celebrare una decade importantissima per la cultura pop, che ha piantato le basi per gli anni a venire e che sembra sempre sul punto di venir riscoperta da un’industria dell’intrattenimento in perenne ricerca di nuovi stimoli, spesso guardando al passato per riproporlo al presente.

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