PlayerUnknown's Battlegrounds Recensione: il papà dei Battle Royale su PS4

A un anno dall'arrivo su Xbox One, PUBG approda anche sull'ammiraglia Sony. Vediamo come se la cava il capostipite dei Battle Royale.

recensione PlayerUnknown's Battlegrounds Recensione: il papà dei Battle Royale su PS4
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  • Il genere "Battle Royale" è stato indubbiamente uno dei più grandi fenomeni degli ultimi due anni videoludici: uno di quei cicloni che scardinano le regole del settore e producono una quantità esorbitante di cloni o produzioni che cercano di emularne il successo, come nel caso - ad esempio - di Ring of Elysium. Se il 2018 è stato interamente dominato dallo strapotere di Fortnite, lo scorso anno ha fatto la fortuna di PlayerUnknown's Battlegrounds. La creatura del vulcanico Brendan Green ha avuto il merito di introdurre nel mercato mainstream un genere che strisciava sottotraccia da un po'. Ed ora, dopo un periodo di permanenza su PC e console Microsoft, PUBG è pronto ad invadere anche l'ammiraglia Sony.

    Previously, on PUBG

    Ricapitoliamo, per chi si fosse perso tutte le puntate precedenti. Il titolo si è imposto sin da subito come un "must have" per i videogiocatori. Oltre venti milioni di copie vendute solo durante la lunga fase Early Access su PC, tra i più giocati del 2017 (nonché vincitore del premio - immeritato secondo Greene - di miglior gioco di quell'anno), in testa alle classifiche di Twitch per mesi, detentore di una valanga di Guinness World Record e chi più ne ha più ne metta.

    A dicembre, poi, in concomitanza con la versione 1.0 su PC, PUBG è approdato anche in ambiente console, Xbox One per la precisione (con il programma Xbox Preview), frutto di un accordo di esclusiva temporale con Microsoft che ha risollevato le sorti dell'hardware da salotto sotto le festività natalizie. A marzo, poi, è persino giunto su mobile grazie a Tencent, macinando numeri (e guadagni) vertiginosi. Quest'estate, poi, al PUBG Invitational di Berlino, il terzetto delle meraviglie Tencent, Bluehole e PUBG Corp. ha annunciato l'avvio di un incredibile programma quinquennale di crescita dedicato al framework esport. Se gli investimenti nel gaming competitivo faranno bene al titolo anche per i comuni mortali, è una questione molto interessante che sarà possibile analizzare con dati alla mano solo dopo che i semi piantati quest'anno daranno i primi germogli.
    Ora, a quasi ventiquattro mesi dal suo debutto sul mercato, il titolo è finalmente arrivato anche su console Sony. PUBG, ovviamente, non è l'unico battle royale in circolazione su PlayStation 4: nel novero dei congeneri fa parte, oltre all'immancabile, Fortnite, anche H1Z1, e la modalità Blackout di Call of Duty.
    A differenza dei primi due titoli citati, che sono free to play, PUBG mantiene fede al proprio modello di business, presentandosi ai potenziali acquirenti con un prezzo abbastanza importante. Al di là del costo, i possessori di PS4 non possono che essere felici di questo arrivo perché, al netto dei suoi indiscutibili difetti, il titolo possiede un appeal raro: è soprattutto l'esperienza ludica che propone a esser il segreto del successo planetario di PUBG.

    Ripassino? Perché no

    Per tutto colori che ancora non conoscono il titolo (e il genere), le fondamenta ludiche di PUBG sono, in realtà, molto semplici: cento giocatori, catapultati su un'isola senza alcun equipaggiamento, si sfidano in scontri senza quartiere per sopravvivere. I combattenti, una volta abbandonato il paracadute, devono raccogliere ciò che trovano sul campo, per difendersi e sperare di durare il più a lungo possibile. A intervalli regolari un "blue circle" restringe l'area di gioco costringendo i giocatori a convergere in un territorio sempre più ristretto, sino all'escalation finale.

    Dei cento contendenti iniziali, infatti, ne può sopravvivere soltanto uno (o più, a seconda delle modalità scelte). Semplice a dirsi, difficile riuscirci. L'esperienza di gioco, infatti, si dimostra tutt'altro che superficiale. Nonostante si inizi sempre allo stesso modo, ogni match racconta una storia a sé stante: il genere, insomma, appare "ripetitivo" nel contenitore ma non nel contenuto. L'ansia iniziale di scegliere con cura il luogo in cui atterrare e poi, una volta toccata terra, correre verso un posto sicuro, e la ricerca compulsiva del loot lasciano presto campo libero a un approccio più tattico e ragionato. Una volta recuperata un'arma e l'equipaggiamento di partenza, inizia una fase diversa: quella della calma prima della tempesta. O del Blue Circle.

    Ci si deve muovere con circospezione, osservare l'ambiente circostante per captare anche il minimo movimento, saper attendere e armarsi di pazienza, prestando orecchio ai rumori, che diverranno i vostri migliori alleati. Passi, spari in lontananza e il motore di qualche veicolo possono tradire la presenza umana, invitarvi a fuggire da una determinata zona oppure, se siete predatori nati, ammaliarvi con la promessa di placare la vostra brama di sangue. Gli scontri a fuoco - sebbene poco frequenti nelle fasi iniziali - sono spesso nervosi, tensivi e fulminei. Pochi scambi di piombo caldo in cui ci si gioca il tutto per tutto.

    Ogni match rimane imprevedibile, può durare una manciata di minuti o, se siete dei bravi "survivalist", un bel po' di tempo. Il giocatore vive in un costante senso di tensione che lo porta non solo a esser in lotta con altri 99 avversari, ma anche con le proprie decisioni, spesso da compiere in una manciata di secondi. Il successo di questa formula sta proprio nel fatto di essere immediata e permettere a tutti di competere (o, quantomeno, di iniziare) ad armi pari. Ogni utente, poi, è libero di dar vita alla propria storia, unica e irripetibile, fatta di momenti eroici, fallimenti colossali e imprese da ricordare. Per questo PUBG è anche bello da "guardare". Grazie alla modalità spettatore, su PS4 ci siamo ritrovati, dopo la nostra prematura dipartita, a osservare con interesse l'impresa che il nostro killer (o i giocatori successivi) stavano "scrivendo" sullo schermo. Tutto lo spirito del gioco torna ovviamente immutato anche sulla console di Sony, che si presenta arricchita non solo da tutte e tre le mappe uscite sino a questo momento, ma anche di un PTS che, quando sarà attivo, permetterà di testare sia le future modifiche sia Vikendi, la nuova mappa invernale.

    L'importante è esser belli dentro

    PUBG, anche cambiando hardware, rimane sempre lo stesso: affascinante da giocare, brutto a vedersi: un titolo modesto (nonostante guadagni e budget), se analizziamo la produzione solamente sotto il profilo grafico ed estetico. Nonostante il gioco abbia beneficiato di diversi miglioramenti nel corso del tempo, il comparto tecnico rimane il più grosso punto debole dell'intero prodotto. Su PS4, fortunatamente, sono lontane le improponibili magagne che hanno afflitto il debutto di PUBG su Xbox One lo scorso anno.

    Messo sotto torchio per ore, il titolo non è inciampato in un framerate ballerino e non abbiamo mai sofferto di strane disconnessioni o freeze dell'applicazione. Al di là di questa piacevole solidità, PUBG rimane molto ruvido alla vista. Il pop up improvviso degli elementi ambientali, la lentezza con cui le texture (grezze e spigolose) si caricano e il design quantomai elementare della modalità in prima persona non giocano esattamente a favore dell'appeal estetico del titolo.

    Senza contare, poi, alcune problematiche legate a una mappatura dei controlli abbastanza farraginosa e non esattamente immediata sul pad, soprattutto per quanto concerne la gestione dell'inventario. In alcune partite, infine, ci siamo imbattuti in alcuni difetti connessi al comparto audio e ad un - probabile - bug quando si passa alla visuale in prima persona. Sul versante l'audio, abbiamo riscontrato tanto improvvisi "blackout" quanto rumori amplificati più del necessario (principalmente all'interno di edifici). La problematica dipesa dal passaggio dalla terza alla prima persona, invece, riguarda la mira. In diverse occasioni il mirino è stato "irraggiungibile", rendendo inutile (anzi, controproducente) cambiare prospettiva.

    PlayerUnknown's Battlegrounds PlayerUnknown's BattlegroundsVersione Analizzata Playstation 4PlayerUnknow's Battlegrounds approda su PlayStation 4 dopo la fine dell'esclusiva temporale su Xbox one. Il titolo di Brendan Greene, quindi, giunge sull'ammiraglia Sony a quasi due anni dall'arrivo sul mercato. Inutile dire che l'effetto “novità” non solo ha esaurito tutto il suo slancio, ma ha anche dovuto fare i conti con un competitor imponente, e proposto con un modello di business molto più attraente per il pubblico. PUBG, comunque, tira dritto per la propria strada, puntando tutto sul proprio cavallo di battaglia, quello che ha conquistato milioni di giocatori su PC e Xbox One: un'esperienza ludica immediata, semplice ed essenziale ma al contempo affascinante e profonda. Il titolo rimane esattamente lo stesso che abbiamo già visto e imparato a conoscere nel corso di questi diciotto mesi. Rispetto alla versione Xbox One, però, non soffre degli stessi problemi che l'hanno afflitto al debutto su console, a dicembre dell'anno scorso. In questo senso, la fanbase dei giocatori PlayStation ha potuto beneficiare dell'expertise e dei miglioramenti maturati nel corso di questi mesi. Non dobbiamo dimenticare che, pur non soffrendo della situazione disastrosa vista lo scorso dicembre sulla console casalinga di Microsoft, il titolo rimane pur sempre modesto - quindi con tutti i contro del caso - a livello di pulizia visiva, qualità dell'interfaccia e mappatura dei comandi.

    7.5

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