Pokemon Diamante Lucente e Perla Splendente: Recensione di Cydonia

Direttamente dall'epoca Nintendo DS torna sui nostri schermi un capitolo amatissimo, in un remake assai fedele agli originali.

Pokemon Diamante Lucente e Perla Splendente
Recensione: Nintendo Switch
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  • Switch
  • I remake Pokémon sono un rito costante per il franchise, al quale si è sempre sottoposto per aggiornare esperienze passate alla "generazione" corrente, introducendo meccaniche e approcci grafici pescati dai capitoli più recenti. È successo con Rosso Fuoco e Verde Foglia, che divennero più vicini ai Rubino e Zaffiro del Gameboy Advance; a questi seguirono poi Heart Gold e Soul Silver, modernizzati come cugini di Diamante e Perla per Nintendo DS; e infine giunsero Rubino Omega e Zaffiro Alpha, reinterpretati come evoluzione dello stile presentato con Pokémon X e Y su Nintendo 3DS.

    Per Diamante Lucente e Perla Splendente però, il modus operandi adottato è differente: questi titoli non ambiscono a immaginare Sinnoh come regione sviluppata ai tempi di Spada e Scudo, bensì scelgono di mantenere un forte collegamento con il passato e con le opere originali. Il prodotto finale realizzato da ILCA, dunque, si distanzia fortemente dagli altri remake Pokémon, e sceglie di preservare intatto tutto ciò che ha reso grandi i titoli per Nintendo DS del 2006. Nel guardarsi continuamente indietro corre però il rischio di presentare un'esperienza per certi versi anacronistica.

    La regione del Monte Corona

    Più volte, in comunicati stampa e trailer dedicati, The Pokémon Company ha puntualizzato che Diamante Lucente e Perla Splendente sono sempre stati pensati come remake molto fedeli agli originali. Il tutto si è tradotto non solo in una coincidenza millimetrica di narrazione e ambientazione della campagna principale, ma anche e soprattutto in un medesimo approccio estetico: si ritorna a catturare Pokémon in visuale top-down, dopo averla lasciata nel 2014, e si abbandonano le proporzioni architettoniche semi realistiche di Pokémon Spada e Scudo in favore di un mondo in miniatura. Ciò comporta, ovviamente, che ogni luogo della regione originale è rimasto intatto, e si tratta uno degli elementi di maggior prestigio di questi due nuovi titoli: rigiocandoli, mi sono subito ricordato di quanto Diamante e Perla presentassero il miglior level design che la serie abbia mai avuto in venticinque anni.

    Che la rivisiti per la prima volta, o che la si riscopra dopo tanto tempo, è impossibile non rimanere folgorati dal fascino della tortuosa geografia di Sinnoh. Le sue mappe, anziché venire consumate in una singola esplorazione, devono essere visitate molteplici volte per schiudere davvero tutti i loro contenuti, richiedendo al giocatore un costante e intelligente backtracking allo sblocco di nuovi mezzi esplorativi. Ritornare sui propri passi, per altro, non servirà semplicemente a rilevare vie secondarie nelle quali si trovano oggetti rari o sfide nascoste: acquisendo l'abilità di tagliare gli alberi, di spostare i massi o di navigare in acqua, si scopre che vecchi percorsi sono collegati a intere nuove aree esplorabili, a edifici misteriosi ricolmi di Pokémon rari, o ancora a dungeon asfissianti che condurranno il giocatore al cospetto di una creatura leggendaria e segreta.

    Visitare Sinnoh è un grande piacere dalla prima all'ultima ora di gioco, perché l'atto esplorativo non si riduce a una semplice ricerca delle vie d'uscita, ma è arricchito dalla continua necessità di guardarsi intorno per appuntarsi sbocchi e pendii

    temporaneamente irraggiungibili, sui quali sarà necessario tornare a indagare non appena si otterranno i mezzi giusti. Setacciare Sinnoh, dunque, richiede sempre una grande attenzione, e questo vale tanto negli ambienti naturali quanto in quelli costruiti dall'uomo. Le grotte e gli anfratti di "quarta generazione" sono sempre ricolmi di puzzle ambientali che sfruttano i massi da spostare con la MN Forza, disorientano con illusioni ottiche o strade nascoste dalla prospettiva, mentre le Palestre Pokémon e covi degli antagonisti presentano enigmi tradizionali della serie come pedane rotanti, teletrasporti e pavimenti scivolosi, che regaleranno al giocatore ore e ore di sano impegno esplorativo.

    Le Macchine Nascoste

    In un'esplorazione che rimane quasi intatta rispetto al 2006, preservando meticolosamente tutto ciò che l'ha resa apprezzabile, troviamo però anche il primo elemento inedito: le Macchine Nascoste, le Mosse Pokémon necessarie per interagire con alcuni ostacoli in mappa, ora non devono più essere insegnate alle proprie creature, ma sono direttamente integrate nel Pokékron, il device elettronico di quarta generazione nato per sfruttare il touch screen di Nintendo DS. La novità, in linea con la messa a disposizione di un Box sempre accessibile dal menù di pausa, si inserisce in una generale volontà di non privare Diamante Lucente e Perla Splendente delle comodità che le ultime iterazioni di Pokémon hanno offerto.

    Nello specifico, la rimozione delle MN come Mosse è stata adottata per sottrarre la necessità di far apprendere ai propri Pokémon degli attacchi spesso inutili sul piano offensivo. Nel 2006, infatti, sono stati in molti gli Allenatori che hanno deciso di integrare un Bidoof o Bibarel nel proprio team solo per la loro capacità di apprendere molte MN, nonostante la loro validità in battaglia fosse piuttosto limitata: oggi questa esigenza viene cancellata. Lo snellimento dell'interazione con l'overworld dunque da una parte convince, perché permette al giocatore di godersi appieno la propria crescita di opportunità esplorative senza che a questo corrisponda un contestuale impoverimento delle proprie opzioni offensive in battaglia; dall'altra, però, il mantenimento del level design originale è anche capace di sottolineare l'anacronismo di certe scelte stilistiche, e di rendere inefficace il posizionamento di alcuni ostacoli coerenti con l'originale scheletro del 2006.

    Un paio di esempi sarà chiarificatore di ciò che intendo: al di là del nascondere nuovi percorsi e dungeon, alberi e massi di Diamante e Perla spesso sbarravano alcune scorciatoie. Ai tempi simile soluzione aveva senso, poiché tali sentieri erano stati pensati come premio per chi decideva di portarsi sempre dietro il famoso Pokémon preposto alle MN, meno utile in battaglia ma fondamentale perno esplorativo; in Diamante Lucente e Perla Splendente però, con le MN sempre a portata di click e senza nessuna controindicazione di sorta, l'esistenza di questi bivi perde di valore, perché il giocatore sarà sempre portato a preferire le strade più brevi e con drop aggiuntivi.

    L'incapacità di aggiornare appieno l'esperienza dell'uso delle MN, a mio avviso culmina in "Scacciabruma", strumento erede di "Flash" che permette di diradare fitte nebbie che attanagliano l'overworld. Nel 2006, questo elemento di game design voleva obbligare il giocatore a insegnare questa Mossa un proprio Pokémon se intenzionato a proseguire, attraverso il solito concetto della menomazione del potenziale offensivo della propria squadra come aumento progressivo della difficoltà. Oggi però, dato che per usare Scacciabruma basta premere un tasto e non richiede alcun sacrificio o preparazione, l'intera presenza di queste nebbie ha il sapore di un refuso del passato che non ha alcun valore ludico: sarebbe bastato un mini-gioco, un QTE, una qualsiasi breve attività che permettesse di scacciare la nebbia "giocando" davvero, per convertire un'esperienza invecchiata con una soluzione più fresca e dinamica.

    I Grandi Sotterranei

    Come tutti gli altri remake del mondo Pokémon, anche la campagna principale di Diamante Lucente e Perla Splendente presenta gli stessi nemici dei titoli per Nintendo DS, che nel caso specifico comporta anche una ripresentazione di alcune sproporzioni nella fauna di Sinnoh: quello di quarta generazione fu un Pokédex sui generis, con una sola linea di Tipo Fuoco disponibile su centocinquanta Pokémon, quella di Rapidash, a eccezion fatta dello starter Chimchar. Per correggere questo difetto, ILCA introduce una meccanica nuova di zecca, che a mio avviso è anche l'elemento più interessante della coppia di titoli: i Grandi Sotterranei.

    Sbloccata relativamente presto, dopo appena qualche ora di gioco, la funzione permette al giocatore di adoprare l'Esplorokit per visitare una versione sotterranea e labirintica di Sinnoh, che introduce anguste e interessanti sessioni di dungeon crawling. Durante le nostre visite ai Grandi Sotterranei sarà possibile compiere essenzialmente tre azioni, tutte complementari fra loro. La prima è setacciare antri e caverne segnati come punti interrogativi in mappa, dentro i quali saranno presenti tanti esemplari di Pokémon selvatici impossibili da trovare in superficie. La seconda

    è picconare le pareti in un minigioco che richiede all'utente di usare meno mosse possibili per scovare oggetti rari, valuta di scambio per MN e pietre evolutive, o statue da inserire nella propria base segreta che influenzano la comparsa dei Pokémon negli antri. La terza e ultima attività consiste nell'andare alla ricerca di quaranta pezzi di Sfavillite, nascosti sempre agli angoli e incroci della mappa: si tratta di una pietra preziosa scavata dai Diglett, che permette di riempire una barra a sinistra dello schermo in grado di aumentare la probabilità di drop di oggetti rari ottenuti con gli scavi per quattro minuti, e per tutti i presenti in party se si è coinvolti in una sessione multiplayer.

    Delle trenta ore impiegate a concludere la campagna principale di Diamante Lucente e Perla Splendente, almeno sette sono state spese proprio alternandomi tra un'attività e l'altra dei Grandi Sotterranei. Trovare dove si nascondano nuovi antri e caverne è sempre stimolante, in un'esperienza esplorativa che è appagante anche dal punto di vista estetico. Visitare i sotterranei partendo da una location vicina a un vulcano, probabilmente, comporterà il ritrovamento di caverne laviche, che pulluleranno di Pokémon Fuoco, Terra e Roccia: in questo modo il giocatore può programmare con anticipo le proprie escursioni, potendo prevedere almeno in linea generali quale creature si troveranno ai piedi della zona appena visitata. Ho genuinamente apprezzato i Grandi Sotterranei, e l'ho fatto persino nella religiosità del single player: è dunque verosimile che l'esperienza risulterà ancora più stimolante in compagnia, quando sarà possibile ottimizzare i tempi attraverso buff delle Sfavilliti dei Diglett più frequenti e meno dipendenti dal grinding.

    Con un gioco principale così simile all'esperienza del 2006, però, è inevitabile percepire l'aggiunta dei Grandi Sotterranei come un "corpo estraneo", che non si integra mai davvero al resto della struttura. La somma delle due cose, anziché dare come risultato una reinterpretazione di Diamante e Perla in chiave moderna, è percepita come il matrimonio di due elementi disomogenei e affiancati in modo

    forzato. Come avrete intuito, Diamante Lucente e Perla Splendente sono progetti che tentano continuamente di sposare il vecchio al nuovo. Ma la fedeltà con la quale questi due estremi vengono riportati rendono talvolta difficile simile connubio. I livelli dei Pokémon ritrovati nei Grandi Sotterranei, in primis, vengono aggiornati a mano a mano che il giocatore ottiene le Medaglie dei Capipalestra, e coincidono quasi sempre con il grado dei Pokémon più forti del Capopalestra successivo. Andare nei Grandi Sotterranei, dunque, equivale alla possibilità di catturare creature di cinque o sei livelli più elevati del proprio Pokémon migliore, ottenendo così devastanti strumenti che scardinano il normale ritmo di crescita dell'utente e gli permettono persino di accumulare esperienza aggiuntiva, assente nelle opere originali. Dato che i livelli dei nemici non sono stati rivisitati da ILCA, e sono salvo rare eccezioni gli stessi dell'avventura su Nintendo DS, si crea ben presto un paradosso: la crescita del party avviene in una meccanica secondaria e che non è assolutamente tenuta di conto da una struttura principale nata senza di lei. Il rischio di overleveling del proprio team, e di riduzione drastica della difficoltà dei remake, è sempre dietro l'angolo e difficilmente evitabile se si vuole godere appieno delle loro nuove funzioni che li distinguono dai predecessori.

    I Pokémon a schermo

    Un altro elemento che sottolinea la disomogeneità tra Grandi Sotterranei e "gameplay di superficie", è il modo in cui le creature appaiono a schermo. Come già pubblicizzato in svariati trailer, i Pokémon selvatici sottoterra sono visibili a occhio nudo e camminano per l'overworld: una scelta è davvero apprezzabile perché in

    questo modo il giocatore ha piena libertà di incontrare le creature che effettivamente gli interessano, non perdendo però il brivido degli incontri indesiderati dato che i Pokémon sono dotati di un sensibile sistema di aggro. In superficie però, dove si svolge la campagna principale, i mostriciattoli selvatici vengono privati di questa conquista, con un ritorno ai ritmi seppelliti in Pokémon Ultrasole e Ultraluna di Nintendo 3DS: incontri casuali cuciti sulle zollette di Erba Alta e sulle superfici rocciose e acquatiche, nell'impossibilità più totale di pianificare le proprie catture. Personalmente, sono arrivato a rimandare sempre di più le mie risalite nella mappa principale: tornare in superficie non è un viaggio nello spazio ma nel tempo, e l'estrema fedeltà alle opere originali, in questo caso, finisce per proporre un accostamento tra passato e presente di Pokémon che risulta a dir poco stridente.

    In viaggio verso la Lega Pokémon

    Al netto di alcune disparità tra vecchio e nuovo, Esplorare Sinnoh è divertente come e forse più di prima: mentre il giocatore si perde nei labirintici percorsi ha la possibilità di incontrare molte più specie di Pokémon rispetto al passato, e può farlo in un ambiente che, dal punto di vista grafico, rappresenta forse il capitolo più

    convincente su Nintendo Switch e batte nettamente quanto visto in passato (a proposito, ecco la recensione di Pokémon Spada e Scudo). L'acqua del mondo Pokémon non è mai stata così dettagliata, e presenta ora un movimento naturale e persino una differenziazione in termini di texture fra fiumi, mari e stagni. I continui riflessi offerti dai pavimenti di città e strutture aggiungono colore all'atmosfera, e riprendono chiaramente le superfici riflettenti dei gioielli che donano i titoli alle opere originali e ai remake. Piccoli dettagli come il movimento della neve, che si schiaccia al passaggio del giocatore per poi rialzarsi in tutta la sua morbidezza, aggiungono un pizzico di realismo all'ambito esplorativo. Ci sono sicuramente delle sbavature che in trenta ore non mancheranno di essere percepite, come compenetrazioni occasionali tra modelli di overworld e ambiente, e Pokémon al seguito che inseguono il giocatore a velocità anomala, ma si tratta di piccolezze che non riescono a ridurre l'effetto del piacevole impatto grafico.

    Il cuore di Pokémon, però, da sempre si divide fra esplorazione e lotta. Ed è nella gestione dei combattimenti della campagna principale che si nasconde una delle più profonde incertezze del titolo. Come già menzionato trattando di Grandi Sotterranei, tutti i nemici dei remake mantengono gli stessi livelli visti in Diamante e Perla. Se sulla carta simile scelta non è un problema, lo diventa quando si prende in analisi la summa delle armi messe a disposizione del giocatore: troviamo infatti sia il Condividi Esperienza ora reso obbligatorio, che sestuplica l'esperienza donata da ogni singola lotta, sia un nuovo sistema di Amicizia dei Pokémon, che tra le varie cose aumenta gli XP acquisiti dalle creature del venti percento, sia ancora una corposa iniezione di Punti Esperienza precedentemente assente e dovuta alla sezione dei Grandi Sotterranei. Sono tutti fattori che concorrono a generare uno strano ritmo di progresso, nel quale l'esperienza diviene paradossalmente più semplice a mano a mano che si avvicina alla sua conclusione.

    Non si tratta di lamentare che il titolo non sia hardcore, perché difficilmente un videogioco Pokémon, dal pubblico così eterogeneo, potrebbe imbracciare una direzione del genere. Il fatto è che l'opera può essere giocata continuamente in maniera distratta, ignorando le regole delle interazioni fra i Tipi e con una serenità persino maggiore rispetto ai già semplici Pokémon Spada e Scudo. L'aspetto peculiare è che in realtà ILCA ha fatto un lavoro certosino sui set della maggior parte dei Pokémon detenuti dai boss della campagna principale, con combo di Mosse uniche e inedite persino alla versione deluxe "Platino", e intelligenze artificiali tutt'altro che banali. Alcune soluzioni, almeno in teoria, avvicinano infatti le lotte contro la CPU all'esperienza del PVP contro Allenatori in carne d'ossa.

    Tutto il resto della struttura di gioco, però, rema contro questo incredibile impegno di design dei boss, dandomi l'impressione che il gioco avesse quasi paura di mettermi in difficoltà. Ancora una volta, i miei favori vanno quindi al sottosuolo di Sinnoh: anziché le battaglie contro i Capipalestra, le parti più complesse di Diamante Lucente e Perla Splendente risiedono nel tentativo di cattura delle creature dei Grandi Sotterranei, solitamente più forti del proprio team e difficili da gestire. C'è da dire comunque che in questi remake la difficoltà rimane bassa fino all'ingresso alla Lega, per poi risalire vertiginosamente durante la sfida dei migliori allenatori di Sinnoh.

    Longevità ed endgame

    Nonostante l'aggiunta dei Grandi Sotterranei, dunque, il tempo totale necessario per completare i titoli si è ridotto di circa una decina d'ore, passando da quaranta a trenta, benché questo non sia necessariamente un male. Nelle vecchie avventure su

    Nintendo DS un quarto del tempo veniva infatti utilizzato per livellare meccanicamente tutta la propria squadra. Diamante Lucente e Perla Splendente sono titoli estremamente longevi. Nella campagna principale troviamo una moltitudine di attività secondarie sparse per tutta Sinnoh, che sono state ereditate in maniera più o meno fedele dai prodotti originali e che sono capaci di donare ore di svago dall'avventura principale. Qui l'avanzamento avviene alla velocità desiderata dal giocatore, che è libero di decidere quante ore investire su un edificio segreto appena scoperto, conscio che pur non essendo cruciale per salvare il mondo arricchirà la propria epopea: un elemento prezioso, tipico di ogni grande gioco di ruolo.

    Una volta completata la storia principale, poi, si sblocca una nuova valanga di attività, lasciando il giocatore quasi piacevolmente disorientato. Al di là dei tanti leggendari da poter catturare, della Torre Lotta, e della quest line sul Monte Ostile, che già ai tempi avevano reso Diamante e Perla i giochi Pokémon più longevi di sempre, abbiamo un paio di introduzioni inedite decisamente apprezzabili e che fortunatamente ben si amalgamano con la struttura originale dei titoli.

    Anzitutto, si fa largo una reinterpretazione di tutti i rematch con i Capopalestra e Lega di Sinnoh, che in linea con la campagna principale hanno set inediti e aggressivi, IV massimizzati ed EV e strumenti saggiamente distribuiti, dando vita ad alcuni tra gli scontri più ostici che il franchise ha da offrire. Si tratta di lotte che vedranno finalmente il giocatore in inferiorità di livello nonostante l'esperienza acquisita in precedenza, e che saranno sorprendentemente affrontabili fin da subito.

    Inoltre troviamo il Parco Rosa Rugosa, ovvero l'ex Parco Amici: se all'inizio era preposto alla cattura di Pokémon precedenti alla quarta generazione, con l'arrivo dei Grandi Sotterranei la sua funzione è stata stravolta trasformandosi in un hub per il raggiungimento di Leggendari indisponibili nelle opere originali. L'unione di Sotterranei e Parco, dunque, permetterà davvero ai giocatori di "Acchiapparli tutti", quantomeno i quasi cinquecento Pokémon codificati nei remake: altro elemento a favore di tutti coloro che amano il lato collezionistico del franchise, e che non dovranno aspettare la compatibilità con Pokémon Home o DLC di sorta per mettere le mani su alcune creature mitologiche completamente scorporate dalla storia del Monte Corona.

    Nonostante la lamentata assenza del Parco Lotta, cuore dell'endgame di Pokémon Platino del 2008, mi ritengo assolutamente soddisfatto del post-game di Diamante Lucente e Perla Splendente: si tratta di un altro chiaro esempio di restaurazione

    della "golden era" di Pokémon, dalla quale spero che Game Freak colga a piene mani per le esperienze future. Unica nota dolente, in questo caso, è da attribuire al metodo d'ottenimento dei leggendari del Parco Rosa Rugosa. Gli strumenti per le evocazioni dei Pokémon leggendari sono particolarmente difficili da ritrovare, e richiedono un corposo grinding - almeno in single player - dei minigiochi di scavo dei Grandi Sotterranei: sono sicuro che con l'arrivo del multiplayer l'attività risulterà molto più snella e meno dispendiosa, ma è comunque un peccato che la serie senta la necessità di dover spingere le proprie funzionalità di comunicazione menomando talvolta il piacere di un "religioso" single player.

    Il comparto artistico: lucente e splendente?

    L'attesa dei Diamante Lucente e Perla Splendente ha fatto discutere a lungo i fan sulle scelte artistiche prese da ILCA per ammodernare la quarta generazione. Partendo da ciò che funziona in maniera sublime, parliamo dalla sezione musicale: la colonna sonora tipicamente jazz di Sinnoh è stata riarrangiata con un livello di cura quasi maniacale, che propone rifacimenti dei brani originali ai quali sono stati aggiunte percussioni e strumenti per arricchire le composizioni.

    Dall'altra parte, però, la fedeltà estetica agli originali finisce a mio avviso per essere quasi ossessiva, e genera delle situazioni nelle quali paradossalmente ci si allontana dall'anima di Diamante e Perla. Sto parlando dell'elefante nella stanza: le proporzioni giocose di tutti gli esseri antropomorfi presenti in overworld.

    Capisco quale sia il processo creativo che li ha portati alla luce, non fraintendetemi. Gli originali sprite di overworld su DS presentano effettivamente degli umani con delle teste molto grandi, che per amore di fedeltà sono state replicate con le stesse proporzioni in tre dimensioni. Purtroppo, però, a mio avviso ILCA fallisce nel cogliere la vera essenza del feeling estetico di Diamante e Perla, concentrandosi sul dettaglio sbagliato, e prendendolo troppo alla lettera.

    Se simile resa funzionava in pixel art, in 3D gli esseri umani risultano estremamente sproporzionati, buffi e goffi. E se questo di per sé non è un problema, a mio avviso lo diventa dal momento che stride con una trama che tratta di cosmogonia e di déi supremi dell'universo, oltre che con un ambiente che a tratti cerca di presentarsi come semi-realistico, generando un mix di elementi che non riescono a trovare un collante.

    Non aiuta il fatto che, sempre per tenere un forte legame tra vecchio e nuovo, gli script di movimento degli NPC siano rimasti intatti. Mentre il protagonista di muove in otto direzioni, tutti gli altri esseri umani e Pokémon ne hanno solo quattro a disposizione, il che rende ironiche certe torsioni e movimenti repentini: l'occhio del giocatore si abitua alla fluidità della corsa del proprio avatar, e gli spostamenti a croce dei nemici, perfettamente naturali nell'opera originale, vengono vissuti come bizzarri. Ciononostante, non si può dire che tali scelte siano state prese casualmente, o che sia percepibile un tentativo di approssimazione. Questi titoli, come più volte ricordato, sono disseminati di citazioni alle opere del 2006, al punto da creare continui momenti nei quali passato e presente si affiancano in maniera affettuosa e speciale, soprattutto per i fan Pokémon di vecchia data.

    Tra i miei elementi preferiti in questo senso, abbiamo i mugshot di inizio battaglia: Pokémon e Allenatori avversari, poco prima di muoversi in 3D come ormai fanno dal 2013 di Pokémon X e Y, per un breve momento appariranno su schermo con pose immobili, riesumando quel feeling che ha caratterizzato i giochi Pokémon per la maggior parte della vita del franchise. Si tratta delle stesse identiche pose del passato, trasposte con fedeltà e cura per i dettagli oserei dire millimetrica, che dopo pochi secondi lasciano però spazio ad animazioni e lanci di Pokéball completamente ammodernati, e anch'essi realizzati in maniera ineccepibile.

    Fuori da ogni soggettiva discussione sul comparto artistico, tecnicamente il gioco è solido ed esorcizza i tanti momenti di incertezza di Pokémon Spada e Pokémon Scudo. Con risoluzione di 1080p in docked e 720p in modalità portatile, l'opera mantiene sempre e comunque i 30 FPS stabili anche nelle lotte più frenetiche o con gli sfondi più complessi, e su Switch OLED raggiunge a mio avviso il suo splendore massimo con una portabilità che smussa alcuni difetti di aliasing.

    Pokemon Diamante Lucente e Perla Splendente Pokemon Diamante Lucente e Perla SplendenteVersione Analizzata Nintendo SwitchPokémon Diamante Lucente e Perla Splendente sono remake unici nel loro genere, che nel morboso attaccamento al passato trovano tutti i loro pregi e difetti. Alcuni elementi intatti indicano una strada maestra in parte smarrita dalla serie, e ricordano al giocatore veterano cosa Game Freak potrebbe tornare a fare grazie all'amore restaurativo di ILCA. Per l'Allenatore novizio, queste scelte rappresentano quasi una promessa da rispettare per i capitoli successivi. Uno stile artistico però non sempre lucido, un difficile matrimonio tra meccaniche vecchie e nuove, e una difficoltà altalenante confezionano un prodotto decisamente disomogeneo, che troppo spesso sembra intenzionato a fare qualcosa di impossibile: accontentare chiunque. Pokémon Diamante Lucente e Perla Splendente, a differenza di tutti gli altri remake della serie, non rappresentano né il passato né il presente dei mostriciattoli tascabili, ma un lavoro a cavallo fra i due estremi. Sono giochi che viaggiano continuamente fra lo spazio e il tempo, insomma. Come i leggendari che colorano le loro storie.

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