Predator Hunting Grounds Recensione: caccia grossa in multiplayer su PS4

Gli autori del videogioco di Venerdì 13 tornano con Predator Hunting Grounds, disponibile su PS4 e PC. Come se la cava questo nuovo gioco multiplayer?

Predator Hunting Grounds
Recensione: PlayStation 4
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Sviluppato dagli autori del gioco ufficiale di Venerdì 13, il nuovo Predator: Hunting Grounds abbraccia la stessa filosofia del precedente lavoro del team. Da una parte c'è una licenza importante anche se non proprio attualissima, uno di quei film che andavano forte negli anni '90 e oggi risvegliano le dolci nostalgie hollywoodiane di una generazione di trentenni; dall'altra una struttura integralmente votata al multiplayer asimmetrico, che mette a confronto una squadra di quattro sopravvissuti e un predatore assetato di sangue. Al posto del redivivo Jason Voorhees qui c'è ovviamente un terribile cacciatore della razza Yautja, e invece di quattro sprovveduti liceali troviamo soldati armati di tutto punto, ma il concept di base non cambia poi molto: Hunting Grounds rimane un prodotto esclusivamente online, in cui partita dopo partita bisogna dimostrate la propria superiorità tattica e far leva su astuzia e preparazione.

    C'è da dire che le cose, con Venerdì 13: The Game, non erano andate proprio per il verso giusto: oltre ad una cronica mancanza di contenuti (con tanto di promesse infrante da parte del team di sviluppo, che aveva garantito un supporto ben meno virtuoso di quello effettivo), il gioco soffriva a causa di problemi tecnici e non poteva fregiarsi neppure di un'infrastruttura online impeccabile. Spiace dire che tutte queste problematiche si sono ripresentate anche in Predator, affiancate questa volta anche da altri acciacchi più spiccatamente ludici, legati al bilanciamento dell'esperienza e alla piacevolezza del gameplay. Per quanto Hunting Grounds sia in grado, nei suoi momenti migliori, di generare una tensione palpabile ed esaltare il brivido della caccia o l'affanno della sopravvivenza, il lavoro di IllFonic non può certo dirsi riuscito.

    Marine contro Predator

    All'inizio di ogni partita Hunting Grounds vi chiede se preferite interpretare il terribile cacciatore alieno che si annida nella fitta giungla del Guatemala, oppure un soldato che, assieme ai propri compagni, dovrà svolgere una missione proprio nei territori di caccia della bestia.

    Scegliendo di calarsi nei panni degli addestratissimi marine, il gioco assumerà la forma di uno sparatutto in prima persona, a dirla tutta non particolarmente convincente sul fronte del gunplay. All'inizio del match vi verrà assegnato un incarico composto da più fasi, che sarà idealmente il vostro obiettivo principale. Che si tratti di individuare e uccidere un signore della droga, di sabotare impianti di produzione di banconote false, oppure ancora di recuperare dati sensibili per smantellare il traffico di armi, la partita può quindi essere vinta eseguendo l'incarico e poi tornando alla zona d'estrazione, per richiamare l'elicottero che vi porterà alla salvezza. C'è da mettere in conto, tuttavia, l'azione di disturbo del Predator, interpretato da un altro giocatore, che farà di tutto per annientare il team e portarsi a casa i macabri trofei rappresentati dai teschi delle sue vittime.

    La presenza del cacciatore Yautja è un ostacolo e al contempo un'opportunità: nel caso in cui, unendo le proprie forze, i soldati dovessero riuscire ad uccidere il Predator, il match finirebbe anzitempo, decretando la vittoria dei marines. L'esperienza nei panni dei militari d'élite tende ad essere caratterizzata da ritmi accesi, per via della costante sensazione di urgenza che incombe sul giocatore, consapevole che lavorare in fretta, oltre che coordinatamente, è una delle chiavi per la vittoria. Difficile tuttavia restare pienamente soddisfatti dalle sessioni di gioco, mortificate da numerosi problemi.

    In primis il feedback delle armi è poco soddisfacente, fiacco e uniforme: le bocche da fuoco sono poco caratterizzate, il rinculo sostanzialmente assente, le animazioni (di ricarica o di cambio dell'arma) claudicanti e poco elaborate. I movimenti dei soldati non sono fluidi, l'aim assist è invadente, e più in generale l'esperienza viene appesantita da un framerate costantemente instabile, fra cali fisiologici e occasionali fenomeni di stuttering. In aggiunta, lo svolgimento della missione principale, selezionata casualmente da un elenco molto limitato, appare meccanico e poco stimolante.

    L'intelligenza artificiale dei soldati avversari è rudimentale al punto che non riesce in nessuna occasione a mettere in difficoltà i giocatori. Siamo d'accordo che la minaccia principale deve essere rappresentata dal Predator e dai suoi agguati, ma trovarsi a sparare a sagome inconsapevoli, pronte a lasciarsi crivellare di colpi opponendo una resistenza risibile, non è certo il massimo. Anche perché, nel caso in cui l'alieno si manifesti nell'area pattugliata dal team, i soldati controllati dalla CPU non riescono a dimostrarsi neppure una concreta distrazione.

    È proprio quando il cacciatore comincia a braccare le sue prede, in ogni caso, che le cose si fanno interessanti. Allarmati dai rumori della bestia, gli utenti sollevano istintivamente la testa per gettare sguardi attenti fra i rami degli alberi e sperare di scorgere la distorsione tipica dell'occultamento ottico. Sfuggente e letale, il Predator deve imbastire una strategia fatta di assalti rapidi, continui ed estenuanti.

    La tensione aumenta, l'attenzione deve essere massima, e diventa fondamentale coordinarsi con i compagni: la necessità primaria è quella di restare compatti, di controllare tutte le direzioni per scongiurare assalti a sorpresa, ma sarà importante anche non farsi trovare tutti insieme in luoghi angusti, perché un Predator ben armato può uccidere un intero team "intrappolato" in un edificio, senza quindi la mobilità necessaria ad evitare le unghiate del carnefice alieno. Se il giocatore che controlla il predatore si rivela furbo e attento, il match nei panni dei soldati può essere piacevole e intenso.

    Non sono mancate, nelle nostre partite, situazioni memorabili e nervose che rappresentano i momenti migliori della produzione: coprirsi di fango per ingannare i sensori del cacciatore, nella speranza di allontanarsi e raggiungere la radio per chiamare rinforzi (così da riportare sul campo un soldato caduto), è una di quelle circostanze che amplifica al massimo la pressione agonistica e, di conseguenza, il coinvolgimento. La verità, però, è che nella maggior parte dei casi le partite risultano un po' piatte, irrilevanti, anche a causa di un bilanciamento tutt'altro che perfetto, che sembra lasciare il Predator in svantaggio rispetto ai soldati.

    Giocare come un predatore

    Giocando nei panni dell'alieno Hunting Grounds assume la forma di un gioco in terza persona: la telecamera si posiziona alle spalle del cacciatore e lo inquadra mentre si arrampica sugli alberi, salta di ramo in ramo, attiva il rilevamento termico e lancia impulsi per localizzare le prede. L'obiettivo è quello di avvicinarsi non visti e seminare il panico tra le fila del team, per indurre i soldati all'errore.

    Avanzare a testa bassa significa venire massacrati impunemente, quindi bisogna colpire dalla distanza, scappare e tornare in agguato, con una strategia "mordi e fuggi" mirata non solo ad esercitare una pressione psicologica costante sui soldati, ma anche a consumare le loro risorse (proiettili e siringhe mediche). Quando uno dei soldati resta indietro, o quando le maglie del team si allargano, è il momento di attaccare, cercando di concentrarsi su un singolo bersaglio per poi sparire nuovamente nella boscaglia. Per quanto affascinante possa sembrare la descrizione di queste strategie di caccia, la verità è che giocare nei panni del Predator diviene estremamente complesso a causa dei molti svantaggi a cui si deve sottostare. Anzitutto, la mobilità sui rami degli alberi è assai ridotta, e gli spostamenti sono intervallati da lente animazioni di arrampicata, che non lasciano mai la sensazione di pieno controllo. Gli indizi che il team di soldati ha a disposizione per rilevare la presenza del Predator sono troppi: foglie che cadono, il minaccioso rumore della bestia su cui il giocatore non ha nessun controllo, i fasci laser del suo cannone da spalla, e persino la sagoma fin troppo evidente dell'occultamento ottico.

    Tutto questo basta per disinnescare molte delle strategie d'ingaggio del giocatore, rendendo la caccia a tratti frustrante: vista la resistenza non proprio eccezionale del cacciatore, infatti, è davvero impossibile cominciare un assalto se il team conosce la posizione del Predator.

    Molte partite finiscono insomma con l'alieno crivellato di colpi, e con il conseguente tentativo di autodistruzione. Per non lasciare il proprio corpo a disposizione degli uomini, infatti, gli Yautja possono attivare una potente detonazione, che in Hunting Grounds ha anche la possibilità di spazzare via i soldati e "pareggiare" la partita.

    Idealmente i marines hanno la possibilità di disinnescare la bomba, preservando così il corpo e ottenendo una "vittoria perfetta", ma gli incentivi sono talmente pochi rispetto ai rischi, che conviene semplicemente allontanarsi dal Predator morente, attendere la deflagrazione e la conseguente vittoria del match. È un peccato che i ragazzi di IllFonic non abbiano delineato un po' meglio le condizioni di trionfo, incentivando gli utenti a rischiare (magari per ottenere qualche collectible) o comunque rendendo più chiari i vantaggi per uno scontro condotto in maniera efficace e virtuosa.

    Potenziamenti umani e alieni

    L'esperienza nei panni del Predator, in ogni caso, migliora con il passare del tempo, o meglio con i gadget e le armi che si sbloccano salendo di livello. Hunting Grounds prevede infatti un sistema di unlock che progressivamente mette a disposizione dei giocatori nuove bocche da fuoco, perk e classi. Questo vale ovviamente anche per i soldati, che potranno equipaggiare mitragliatrici pesanti e lanciagranate, ma anche abilità passive decisamente importanti, come una riserva di proiettili maggiorata o una sacca più grande per trasportare cure e granate extra.

    Per quanto sia stimolante ottenere nuovi potenziamenti e provarli in battaglia, dobbiamo ammettere che questo sistema è estremamente lesivo per il bilanciamento dell'esperienza, visto che i giocatori di livello più alto sono estremamente avvantaggiati rispetto ai novellini.

    Non sarebbe un gran problema se il matchmaking accoppiasse utenti dello stesso livello, ma così non è: capita spesso di trovarsi in squadra con soldati che hanno il loadout di base, appena arrivati nei server del gioco, contro un Predator armato di tutto punto, e viceversa non è raro imbattersi in manipoli di marines che imbracciano poderose minigun senza avere gli strumenti per contrastarli. Sulla lunga distanza, ovvero quando la maggior parte della community avrà sbloccato ogni gadget, questa disparità andrà riducendosi, ma non si può parlare di un approccio virtuoso. Anche perché il gioco non sembra incentivare la sperimentazione, sfruttando la varietà di armi e gadget, bensì l'utilizzo esclusivo degli strumenti più potenti e letali.

    Per fortuna, dopo molte ore di gioco, questo rende le partite nei panni dell'alieno decisamente più stimolanti, grazie alla possibilità di utilizzare reti per intrappolare gli avversari, un arco per colpirli dalla distanza, e addirittura un affilatissimo disco di cui è possibile controllare la traiettoria. Se volete trarre il meglio da Hunting Grounds, sarà imperativo sbloccare tutti questi elementi, anche a costo di sopportare decine e decine di partite sbilanciate e meno stimolanti del previsto.

    Tra grafica e matchmaking

    Anche dal punto di vista tecnico il titolo di IllFonic arranca vistosamente. Abbiamo già parlato dei singhiozzi del framerate, e a questo si aggiunge un colpo d'occhio non propriamente convincente. La vegetazione è fitta e rigogliosa, ma i modelli poligonali degli elementi scenici non son particolarmente brillanti e alcune texture appaiono poco definite e terribilmente generiche.

    La modellazione del Predator e dei soldati è più convincente, ma lo stesso non si può dire dei nemici controllati dall'IA. Tutto il comparto animazioni, fra l'altro, è poco curato: la scarsa fluidità dei movimenti viene amplificata da situazioni in cui sembrano mancare dei frame di connessione, con tanto di personaggi che si muovono a scatti. Assolutamente spietato il riciclo di asset: fatta eccezione per alcune aree particolari (un tempio Azteco o una grande stazione Radar), le varie zone delle mappe si somigliano tutte, ed è abbastanza desolante anche lo scarso numero di territori in cui le missioni possono svolgersi.

    A dispetto del prezzo di lancio comunque consistente, Hunting Grounds arriva sul mercato con appena tre mappe, nessuna delle quali si distingue per particolari guizzi del level design, per ispirazione o per estensione. Tanto per restare in tema di multiplayer online, il lavoro dei ragazzi di Crytek con Hunt è estremamente più intrigante ed efficace (e non solo sul fronte delle atmosfere), tanto che in quel caso è molto più facile giustificare la presenza di due sole aree di gioco, estremamente più diversificate, ampie e stimolanti.

    Non particolarmente funzionale neppure il matchmaking, che soffre degli stessi problemi riscontrati nella beta (o, sarebbe meglio dire, degli stessi difetti che funestavano anche Venerdì 13): i tempi per trovare una partita possono essere estremamente estesi, e alle volte, pur di dare al giocatore l'illusione che qualcosa si sta muovendo, questo verrà infilato in un match vuoto, letteralmente "in attesa di giocatori" che non arriveranno mai. Molto meglio, in quel caso, uscire dalla partita e riprovare da capo.

    Predator Hunting Grounds Predator Hunting GroundsVersione Analizzata PlayStation 4Predator: Hunting Grounds segue le orme di Venerdì 13, presentandosi come un titolo concentrato esclusivamente sul multiplayer asimmetrico. Un “quattro contro uno” che fa scontrare uno spietato cacciatore alieno con un manipolo di marines. Come per il precedente lavoro del team, ma anche come nel caso di Evolve o Dead by Daylight, una formula del genere ha il suo fascino e i suoi momenti di perfezione: quando si incontrano avversari consapevoli ed esperti i match si fanno tesi, nervosi e a tratti stimolanti. È anche vero che questi attimi particolarmente efficaci annegano in un mare di problemi, legati ad un comparto tecnico poco curato, ad un bilanciamento non sempre attento, e soprattutto al rischio che le partite risultino estremamente meccaniche: poche mappe, poche missioni, un'Intelligenza Artificiale estremamente deficitaria e inconsapevole bastano per impoverire fin troppo l'esperienza nei panni dei soldati; d'altro canto le strategie applicabili quando si interpreta il cacciatore Yautja non sono moltissime, e questo problema si risolve solo dopo decide di ore, quando si sbloccano gadget e armi che finiranno poi per diventare indispensabili. Hunting Grounds è insomma un prodotto poco rifinito, spicciolo nell'interfaccia e traballante nel gameplay. Consigliato soltanto a chi ha un team affiatato, a chi non vuole arrendersi alla maledizione del multigiocatore asimmetrico, o agli irriducibili fan della saga cinematografica; e anche in quel caso il suggerimento resta quello di aspettare un'offerta vantaggiosa.

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