Recensione Primal

Leggi la nostra recensione e le opinioni della redazione sul videogioco Primal - 966

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Disponibile per
  • PS4
  • Un gioco che punta all'eccellenza

    Sin dalle prime immagini apparse in rete apparve chiaro come la cupa storia di Oblivion potesse rappresentare un capitolo fondamentale ed estremamente rappresentativo della line-up vantata dal Monolite Sony. Effettivamente il prodotto che è arrivato nei negozi circa una settimana e mezza fa punta a superare i classici canoni che caratterizzano il genere action-adventure attraverso una solida trama, incredibilmente coinvolgente, una colonna sonora estremamente particolare (è raro ascoltare per radio musiche che ricordano lo stile gotico accompagnate da una base hard-rock) e la possibilità di affrontare la sfida affiancati da un compagno, un fidatissimo amico, un gargoyle di pietra di nome Scree.

    Prologo all’avventura

    Alla base di tutto, l’eterno conflitto tra le forze primarie dell’Ordine e del Caos, la prima alla ricerca della pace, la seconda nel millenario tentativo di far prevalere su tutto l’anarchia. Sin dal principio, è il Nexus che controlla l’opporsi delle due fazioni: un enorme macchinario, controllato dal guardiano Chronos, incamera le energie provenienti da quattro differenti reami demoniaci e garantisce l’equilibrio. Secondo la legge in vigore, nessuna delle due fazioni dovrebbe influenzare gli eventi controllati dal Nexus, ma Abaddon, il signore del Caos, ha preparato oramai da molti secoli il suo piano, e desidera portarlo a termine il prima possibile.

    Sono oramai trascorsi diversi anni da quando una schiera di schiavi del Signore del Caos hanno rapito due bambini del reame dei mortali, Mortalis, il mondo in cui ci troviamo. Facendo uso di potenti magie Abaddon ha trasformato i due piccoli in esemplari unici, due ibridi, costantemente contesi tra due mondi, le uniche due persone in grado di infrangere le regole che costituiscono le basi per il mantenimento dell’equilibrio. Liberati da un eroico soldato dell’Ordine, Abdizur, sono stati ripostati dallo stesso su Mortalis, nascosti dalle malvagie grinfie del signore del Caos. Malgrado la cattura del soldato da parte di Abaddon e le terribili torture a lui riservate i due bimbi sono ancora sani e salvi…

    Jennifer Tate è una ragazza normale, o almeno questo è quanto lei crede. La sua vita è stata
    dura, ma lei è una lottatrice, sa come sopravvivere. Lavora come cameriera per guadagnare i soldi necessari a frequentare il college. Jen vive con il suo fidanzato, il cantante di una rock-band emergente, che però da un po’ di tempo a questa parte soffre di alcuni incubi ricorrenti. Una notte, mentre sta terminando un concerto, Lewis distingue tra la folla una creatura enorme, che lo fissa, e ne viene intimorito, tanto che neppure le spiegazioni e le rassicurazioni di Jen servono per far calmare il ragazzo. Una volta usciti dal club, gli incubi di Lewis diventano realtà… Jen prova ad affrontare l’aggressore, dall’aspetto demoniaco, che la scaraventa per terra, facendole sbattere la testa… prima di svenire, la ragazza intravede solamente la fantomatica figura sollevare con disarmante facilità il corpo incosciente del ragazzo e volare via…
    Mentre Jen passa dallo stato di incoscienza a quello di coscienza, le figure dei dottori e dei macchinari fanno posto a quelle di gargoyle di pietra, parlanti, che la invitano a seguirla, per cambiarne radicalmente la vita.

    Struttura del gioco

    La prima caratteristica che balza agli occhi è la possibilità, sin dai primi istanti di gioco di prendere liberamente il controllo di uno dei due protagonisti semplicemente tramite la pressione del tasto select; conoscere le tecniche, le abilità ed i comandi attraverso cui controllare le due singole figure darà la possibilità al videogiocatore di far interagire con successo i due con le ambientazioni, sfruttandone i pertugi ed i vari passaggi. Lavorando come una piccola squadra, ad esempio utilizzando il piccolo gargoyle Scree come un esploratore ed in seguito far avanzare Jen perché porti a termine il combattimento, garantirà molta soddisfazione al giocatore premiato con power-up e potenziamenti vari, riguardanti principalmente le tecniche di combattimento per Jen e le abilità di supporto per Scree.
    La nostra eroina, che nelle sessioni di gioco utilizzeremo principalmente durante i combattimenti e come supporto nella risoluzione di alcuni enigmi, ha la possibilità di trasformarsi in quattro differenti razze, a patto che sia sufficiente la sua energia demoniaca, denominata anche energia Primal. Ferai, Undine, Wraith e Djinn, questi i nomi assegnati alle razze demoniache di Oblivion, ognuna dotata di particolari caratteristiche e abilità che potremo gestire in piena autonomia.
    Il fidato gargoyle, invece, sarà dotato dell’abilità di scalare pareti più o meno sconnesse, trasformarsi in pietra per proteggersi dagli attacchi dei nemici (egli è completamente immune se pietrificato) ed entrare in possesso delle statue che incontreremo durante le esplorazioni dei quattro reami di Oblivion.

    Il combattimento, come fulcro del gioco

    Una volta che Jen sarà entrata in possesso del pugnale e successivamente quando sarà a conoscenza della possibilità di tramutarsi in demone, sarà in grado di affrontare i nemici in combattimento. Avvicinandosi ad un nemico, tramite la pressione del tasto R2 oppure del tasto L2 la ragazza impugnerà le armi a sua disposizione e si indirizzerà automaticamente verso il nemico. Una volta individuato il nemico, potremo attaccarlo con un colpo destro premendo R2 mentre con un colpo sinistro premendo L2, oppure con un attacco “giravolta” tramite la pressione del tasto L1 (un colpo estremamente utile quando ci ritroveremo accerchiati da tre o più nemici). Sfruttando le caratteristiche del DualShock2 i ragazzi del Cambridge Studios’ hanno implementato la possibilità di gestire completamente la forza degli attacchi: premendo lievemente uno dei tre tasti dorsali Jen attaccherà con colpi veloci ma deboli, mentre una maggior pressione sul tasto garantirà attacchi più lenti ma estremamente potenti. Inoltre non mancano le famose fatality, mosse estremamente lente ma nella maggior parte dei casi davvero distruttive (sconsiglio comunque l’utilizzo di tali mosse se la protagonista è accerchiata, rischierete di essere colpiti prima ancora di concludere il colpo). Ad una prima impressione il meccanismo di combattimento può sembrare abbastanza semplice da eseguire, ma vi assicuro che durante gli scontri capiterà spesso che i controlli non rispondano, oppure Jen reagisca con molta lentezza, addirittura in ritardo rispetto ai movimenti del nemico. Ciò, aggiunto al fatto che non è stata inserita una buona valutazione del danno fisico subito dalla protagonista (anche gli attacchi più devastanti e scenografici dei nemici causeranno sempre danni minimi) porterà il più delle volte a tentare di eludere il nemico, evitare il combattimento, poiché tale pratica si potrebbe rivelare frustrante e poco appagante.

    Il motore di gioco e la gestione delle telecamere

    Il primo impatto visivo è davvero ottimo, texture in alta definizione, ambientazioni e strutture architettoniche estremamente articolate, modelli poligonali molto definiti. Con il passare del tempo, ed il prosegui dell’avventura, però, ci si rende conto del fatto che poteva essere fatto di più: ora un ambiente dettagliato, ora una stanza scarna, le cui pareti sono ricoperte da texture in medio-bassa risoluzione. Sembra che si sia voluto completare il gioco tralasciando alcuni piccoli particolari piccoli dettagli che non vanno ad inficiare la giocabilità e la qualità totale del titolo, ma lasciano il giocatore con l’amaro in bocca, perché a Primal mancano quei tocchi di classe e quella generale accuratezza che è propria di titoli generalmente riconosciuti come ottimi giochi. Va riconosciuta, però, la persistente pulizia video di buon livello, la scarsa presenza di flickering (o sfarfallio, visibile nei contorni e nei margini dei modelli poligonali) e la generale assenza di aliasing, fatta eccezione per qualche struttura architettonica. Un buon lavoro, quindi, che pecca in piccoli particolari, tralasciati oppure non notati dai programmatori.
    La gestione della telecamera appare generalmente buona, ed inoltre la possibilità di gestire i movimenti della stessa tramite la levetta analogica destra conferisce piena autonomia al giocatore. Anche in questo caso, però, è riscontrabile qualche piccolo difetto: capiterà in alcune occasioni che ruotando la telecamera questa vada a bloccarsi, per un errore di compenetrazione, con una parete oppure con una struttura, mentre in altre occasioni, principalmente durante combattimenti piuttosto affollati, dovremo ricorrere alla levetta analogica, visto che la visuale si sposterà di continuo indecisa su quale inquadratura del personaggio fornire.

    Sonoro

    Sicuramente una delle migliori colonne sonore che io abbia mai ascoltato in un videogioco. Tutte le melodie sono state composte dalla Prague Philarmonic Orchestra che ha lavorato in concomitanza con i 16 Volt, un gruppo hard rock emergente. Inoltre, la presenza dell’encoder Dolby Pro Logic 2 garantisce ai giocatori in possesso di un impianto Dolby un’esperienza di gioco davvero eccezionale.

    Conclusioni

    Primal è sicuramente un buon titolo, un gioco che punta all’eccellenza ma che non la raggiunge per alcuni difetti grafici e per alcune pecche nel gameplay. È un titolo che mi sento di consigliare a tutti gli amanti del genere action-adventure, principalmente a coloro i quali cercano qualcosa di più del solito salta-attacca-distruggi-prosegui. In Primal sarà necessaria un po’ di strategia, un pizzico di intelletto e una grande parte di cuore, perché l’avventura di Jen e Scree vi coinvolgerà come nessun altro gioco ha fatto.

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