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Project Remedium Recensione

Dal team polacco Atomic Jelly arriva Project Remedium, un first person shooter che ci porta ad esplorare l'interno del corpo umano.

Versione analizzata: PC
recensione Project Remedium
Articolo a cura di
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  • Pc

Il corpo di una bambina è vessato da numerosi microbi e agenti patogeni che ne minano le funzioni vitali. I suoi organi sono ormai il campo di battaglia di nano-bot impazziti e microrganismi ai quali poco importa della salute della paziente, e che hanno dimenticato l'unico scopo per il quale sono lì: estirpare l'infezione. In questo atipico scenario post-apocalittico, fatto di arterie pulsanti e protuberanze dalla forma ambigua, si muove Nano+, l'ultima speranza bionica per riportare sulla retta via i suoi fratelli (i nano-bot) ed eliminare coloro che hanno ceduto alla malattia. Guidato da una forza di volontà pari a quella di una marionetta, il protagonista incontra personaggi dallo spessore narrativo inesistente. L'idea ludica di fondo di Project Remedium, che sulle prime battute appariva innovativa, si è rivelata quindi del tutto incompleta e buttata alle ortiche.

Spider-bot

Si potrebbe annoverare Project Remedium al macrogenere dei first person shooter, ma probabilmente è più corretto definirlo una "piaga videoludica". Ci dispiace essere così duri ma le premesse iniziali, che avevano scaturito in noi un ingenuo moto di speranza per quella che poteva essere, a tutti gli effetti, una rappresentazione ludica delle famosa serie "Esplorando il corpo umano", sono state sacrificate sull'altare della banalità e del no sense. Dopo una campagna Kickstarter andata a buon fine e ben tre rinvii nell'arco di quindici giorni, Atomic Jelly ha presentato un'avventura in prima persona deficitaria pressoché da ogni punto di vista: una storia priva di mordente, missioni ripetitive e un sistema di shooting poco appagante. Anche se questo basterebbe ad allontanare chiunque, noi -muniti di un sano spirito di autoflagellazione- vogliamo analizzare nello specifico le problematiche del titolo.

Project Remedium fonda la propria progressione su un sistema di quest che ci costringe a portare a termine diversi obiettivi: fino a qui nulla da eccepire, se non fosse che i compiti assegnatici variano leggermente nella forma, rimanendo però praticamente uguali nella sostanza: il nano-bot di turno ci affiderà un incarico (il più delle volte recupero di risorse o eliminazione dei batteri) ; dopo averlo portato a termine, torneremo a fare rapporto, per poi ripartire con una "nuova" missione. Questa struttura oltre ad essere noiosa e frustrante, crea situazioni a dir poco grottesche: nelle quali la risoluzione del problema si conclude in semplici dialoghi con NPC ed in spostamenti -privi di un'apparente motivazione- da un punto A ad un punto B.
Se le vicende che ci attendono all'interno dei sei organi esplorabili non si discostano molto l'una dall'altra, lo stesso si può dire per la varietà dei nemici. Questi, dall'ispirazione artistica piuttosto discutibile, si possono contare sulle dita di una mano: nano-bot corrotti, microbi sferici e vermi orripilanti vengono riproposti con un livello superiore man mano che l'avventura si avvia alla conclusione.

La pochezza rappresentativa non è l'unica delle magagne: infatti, gli agenti patogeni non dispongono di alcuna animazione, compariranno dal nulla e assaliranno in gran numero il nostro protagonista, al quale non resta che dondolare da una parete all'altra come un provetto Spider-Man (con il suo fedele rampino) per evitare una fine miserabile. Come avete capito la forza dei batteri risiede nella quantità di nemici a schermo, una soluzione ludica che ci è parsa più una scorciatoia che una scelta volontaria.
Nano+ naturalmente, dispone di una controffensiva: un cannone energetico e una siringa di Remedium (una particolare medicina in dotazione ai nano-bot) ciascuna con quattro modalità di fuoco "differenti" che potremo sbloccare acquisendo punti abilità nel corso della storia. Anche qui l'omogeneità la fa da padrone: pur avendo provato tutte e otto le cadenze di fuoco, il feedback e i risultati in combattimento sono i medesimi, e finiremo quindi per optare per uno o l'altra modalità senza una reale motivazione. Il cannone e la siringa alla stregua dei nostri punti vita si rigenerano nel tempo: a tal proposito è stato inserito un sistema di crafting che ci permetterà -raccogliendo le molecole rilasciate dai nemici- di creare sostanze che rinnoveranno le nostre "munizioni" e ci forniranno anche alcuni bonus. Il loro impiego può agevolare il cammino, ma si rivela altresì insignificante nell'equilibrio di gioco. Come abbiamo detto il protagonista fa uso di un rampino capace di aggrapparsi quasi su ogni superficie: uno strumento che velocizza gli spostamenti per le ampie e desolate aree di gioco e che ci dà l'opportunità di sfuggire dalla morsa di compenetrazioni poligonali indicibili.
I ragazzi di Atomic Jelly sono riusciti perlomeno a costruire una rappresentazione particolare e alternativa degli organi interni: con complessi minerari che si stagliano per il fegato e succhi gastrici sulla cui superficie galleggiano orsetti gommosi. A giudicare dai risultati sembra che il team abbia concentrato i propri sforzi creativi sull'ambientazione, la quale, purtroppo, non ha saputo convincerci appieno. Infatti, se fegato e stomaco sono molto ispirati, non si può dire lo stesso per i restanti organi: monocromatici, piatti e troppo simili tra loro.

La mancanza di inventiva, che si fa sentire a circa metà avventura, è dimostrata anche dalla realizzazione dei boss: se i primi due si differenziano dal contesto generale, quelli restanti sono delle varianti poco originali dei nemici base (anch'essi senza animazioni e pattern convincenti). Per quanto concerne il sistema di livelli è stato implementato un albero delle abilità con diversi potenziamenti come l'aumento del nostro damage output e una rigenerazione più celere degli HP. I problemi tecnici di Project Remedium sono, in sostanza, davvero numerosi: alcuni come audio o sottotitoli mancanti e cali di frame rate intaccano solamente l'esperienza di gioco; altri impediscono alle volte persino di proseguire correttamente nell'avventura, come se fossero un morbo paralizzante.

Project Remedium Project Remedium avrebbe dovuto essere un early access, una base di partenza sulla quale edificare un gioco almeno godibile: la mole di problemi tecnici che costella l’opera prima di Atomic Jelly è ingiustificabile per un prodotto proposto su Steam in versione definitiva. Anche se il team di sviluppo sta continuando a rilasciare patch correttive, che aggiungono contenuto in game (ammettendo l’incompletezza del titolo), l’atteggiamento degli sviluppatori polacchi ci è parso poco rispettoso verso gli utenti. Quel che rimane è un concept affascinante in potenza, ma deficitario nella realizzazione, che ci lascia davvero con l'amaro in bocca.

4

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