Project Zero Maiden of Black Water Recensione: i fantasmi sono fotogenici

A sei anni dall'uscita su Wii U, Project Zero Maiden of Black Water debutta su PC, PlayStation, Xbox e Nintendo Switch.

Project Zero Maiden of Black Water Recensione: i fantasmi sono fotogenici
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  • Wii U
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • All'interno dell'affollato panorama dei survival horror, la serie di Project Zero non è certo tra le più popolari. Lontano dalla risonanza mediatica che nomi del calibro di Silent Hill e Resident Evil hanno in occidente (a questo link trovate la recensione di Resident Evil Village), la saga di Koei Tecmo ha saputo comunque ritagliarsi una folta nicchia di appassionati e non è un'esagerazione affermare che goda dello stato di "cult" dell'horror di stampo giapponese. Per questo la remaster del quinto episodio Maiden of Black Water è stata accolta con molto entusiasmo dai giocatori più attenti. Il titolo infatti è noto per aver avuto una distribuzione tutt'altro che semplice: l'essere rimasto ancorato alla Wii U fino ad oggi ha fatto sì che la sua uscita originale nel 2015 fosse ignorata dal grande pubblico nonostante la localizzazione in inglese.

    Oggi quindi con questa versione in HD, disponibile per Playstation, Xbox, PC e Switch è possibile riscoprire l'ultimo capitolo di una serie che, a differenza dei nomi più illustri del genere, non ha subito grandi stravolgimenti nel corso degli anni ed è rimasta ancorata a un impianto ludico da survival horror puro, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti.

    Storie di Fantasmi

    La storia di Maiden of Black Water è ambientata sulle cime del fittizio monte Hikami, un luogo tristemente noto per essere associato ai suicidi e in cui in passato sono stati svolti rituali esoterici. I tre protagonisti di cui si avrà il diretto controllo nelle 14 missioni principali, vedono le loro storie personali intrecciarsi con la macabra mitologia del luogo.

    La prima è Yuri Kozukata, una ragazza con poteri psichici in grado di entrare in contatto con il mondo dei morti che si ritrova a vagare per la zona montuosa in cerca di Hisoka, una sua amica scomparsa; poi c'è Miu Hinasaki che è invece in cerca di sua madre Miku Hinasaki (volto storico della serie) scomparsa quando Miu era ancora in tenera età; infine Ren Hojo è uno scrittore che, raccogliendo materiale per il suo nuovo libro, investiga il folklore del luogo attirato dall'usanza delle "burial photos", le fotografie fatte ai corpi prima di essere seppelliti. Escluso qualche piccolo rimando ai capitoli passati, Maiden of Black Water è un episodio godibile anche da chi non si è mai avvicinato alla serie, ed esplora in modo convincente i classici stilemi dell'horror soprannaturale di stampo giapponese. In fase di scrittura è stata posta molta attenzione sulle vicende personali dei tre protagonisti che riescono a inserirsi con coerenza all'interno della storia del monte Hikami e degli eventi sovrannaturali che infestano la zona.

    Gran parte della progressione narrativa, come da manuale dei primi survival horror, è affidata però al raccoglimento di note e documenti sparsi per il mondo di gioco, e sebbene ci siano numerose sequenze animate di raccordo, per capire appieno la storia dei fantasmi e del rituale che ha innescato la sequenza di eventi paranormali c'è bisogno di prestare molta attenzione al rinvenimento di documenti e collezionabili. Una scelta che potrebbe risultare indigesta ad alcuni tipi di giocatori, soprattutto se si prende in considerazione la mancata localizzazione in italiano anche per questa remaster.

    Fotografare gli spettri

    Il tratto distintivo della serie di Project Zero rimane quello di basare il suo gameplay sull'utilizzo della Camera Obscura, una macchina fotografica in grado di catturare il mondo dei fantasmi. Questo particolare strumento viene riutilizzato in vari contesti: può ad esempio tornare utile durante l'esplorazione per inquadrare dettagli non visibili dall'occhio umano e risolvere così dei semplici enigmi ambientali.

    Tuttavia è durante il combattimento che emergono le vere potenzialità della fotocamera. Passando dalla visuale in terza persona a quella in prima, potremo osservare la scena attraverso l'obiettivo della Camera Obscura, tramite la quale respingere gli attacchi dei fantasmi, inquadrandoli e fotografandoli. Ogni scatto andato a segno creerà dei frammenti spiritici che si staccheranno dall'ectoplasma e, se coglieremo il soggetto principale insieme a un massimo di altri 4 elementi, potremo incrementare notevolmente il danno inferto.

    Il sistema ricorda per certi frangenti i light gun shooter arcade come House of the Dead ma allo stesso tempo presenta una profondità inedita anche per la serie di Project Zero. Ci sono meccaniche particolarmente riuscite come il Fatal Frame, una sorta di contrattacco che permette di scattare in rapida successione senza consumare il rullino fotografico. La presenza di vari tipi di pellicola, che variano secondo parametri come la quantità di danno e il tempo di ricarica tra una foto e l'altra, consente un approccio strategico a ogni incontro.

    Ci sono poi obiettivi particolari che permettono di realizzare scatti speciali che consumeranno il potere psichico: si va da attacchi potenziati a offensive che possono rallentare i nemici fino a fotografie in grado di ripristinare la propria energia vitale.

    Ognuno dei tre protagonisti ha poi delle abilità particolari, come il multiscatto di Ren, e tutte e la Camera Obscura dei personaggi può essere migliorata investendo i punti ottenuti in combattimento all'interno di un sistema di progressione che coinvolge vari parametri. È un vero peccato che la scarsa varietà di nemici, tutti caratterizzati da pattern di attacco molto simili tra di loro, unita a un'eccessiva frequenza degli scontri non riesca a far esprime appieno il potenziale del combattimento in Maiden of Black Water.

    Il nuovo sistema di controllo

    Lo sforzo principale di questa remaster è stato quello di adattare i controlli visti su Wii U a comandi più tradizionali (eccovi la recensione di Project Zero Black Maiden per Wii U). L'uscita dall'ecosistema Nintendo richiedeva infatti dei notevoli aggiustamenti, in quanto Project Zero era uno dei pochi titoli a sfruttare in maniera convincente lo schermo sul pad della console.

    Maiden of Black Water era cucito su misura sull'hardware di Wii U e utilizzare il pad come fosse l'obiettivo della Camera Obscura sembrava quasi la naturale evoluzione del brand, le cui meccaniche fotografiche traevano un grandissimo vantaggio dalle peculiarità del controller Nintendo. Con la remaster i movimenti sono stati riadattati a sistemi di controllo classici e l'azione risulta comunque scorrevole. Con il Dualsense di PS5 non abbiamo riscontrato particolari problemi, e anzi al giocatore è lasciata la possibilità di scelta tra configurazioni differenti per quanto riguarda i movimenti in prima persona: si può ricorrere unicamente agli stick analogici oppure fare affidamento al giroscopio interno al controller e creare così un sistema ibrido a metà tra gli input tradizionali e i motion control. La rotazione dell'inquadratura è affidata a due tasti dorsali, operazione decisamente più macchinosa rispetto al naturale movimento dell'inclinazione del pad Wii U, ma questa probabilmente era l'unica opzione a disposizione degli sviluppatori di fronte a un sistema di controllo così peculiare.
    L'adattamento funziona, però è innegabile che si perda buona parte del fascino proprio di Maiden of Black Water su Wii U che in questa sua nuova versione diventa un'esperienza molto più classica e priva di quel guizzo di creatività che aiutava ad andare oltre i difetti del titolo.

    Nuova versione, vecchi difetti

    Purtroppo è stato fatto il minimo indispensabile per aggiornare un gioco che avrebbe giovato infinitamente da tanti piccoli aggiustamenti. All'epoca dalla sua prima uscita su Wii U, la versione occidentale venne criticata perché, nonostante fosse stata pubblicata con un anno di ritardo rispetto alla release giapponese, gli sviluppatori non avevano corretto i problemi più evidenti della produzione. E oggi, nonostante di anni ne siano passati più di cinque, ci troviamo di fronte a un titolo altrettanto imperfetto.

    Le sezioni di esplorazione risultano ancora traviate da dei movimenti lenti e macchinosi, la telecamera è a tratti ingestibile nonostante la linearità degli ambienti e anche semplici operazioni come cambi di direzione improvvisi risultano assai difficili da eseguire con fluidità. Nonostante la visuale in terza persona e la telecamera controllabile liberamente, il sistema di controlli ricorda l'era dei Tank Control dei primi Resident Evil. A questo si aggiungono poi imperfezioni grafiche come frequenti compenetrazioni, animazioni dei personaggi umani poco realistiche, e sequenze di apertura di porte non saltabili.

    Giocare a Maiden of Black Water è un vero e proprio salto indietro nel tempo, niente che i giocatori di vecchia data non siano pronti ad affrontare a occhi chiusi, ma le limitazioni strutturali di Project Zero più che da una scelta stilistica di aderenza a un canone ormai datato, sembrano dettate da limiti nella produzione.

    Il comparto grafico rimane sostanzialmente invariato rispetto al passato. Ci sono gli ovvi miglioramenti dettati dal passaggio all'HD, come texture ora più dettagliate, immagini più nitide e su PS5 (la versione su cui abbiamo provato il gioco) i caricamenti sono praticamente inesistenti. Oltre a questo non ci sono evidenti differenze da segnalare rispetto alla versione Wii U, e anche a livello contenutistico Maiden of Black Water accoglie poche novità.

    Il titolo presenta una buona longevità: per portare a termine la campagna principale saranno richieste all'incirca quindici ore di gioco. Tempo che può espandersi notevolmente se si proveranno a sbloccare tutti i finali disponibili e si deciderà di andare a perfezionare il proprio rank su ogni missione. Un tipo di completismo rivolto però solo ai giocatori più determinati visto il frequente ricorrere al backtracking e al riciclo di situazioni già avvertibile all'interno della storia. Da segnalare anche la presenza di alcune missioni collocate nel post game, rimaste immutate dalla versione Wii U, che vedranno il giocatore prendere il controllo di Ayane, personaggio preso in prestito dalla saga di Dead or Alive. Sebbene questi livelli cerchino di rivoluzionare il gameplay della campagna principale sostituendo le fasi action con sequenze stealth, i capitoli aggiuntivi presentano delle idee ludiche solamente abbozzate e possono essere completati in meno di un'ora. A fare la loro comparsa per la prima volta in questa riedizione sono nuovi costumi per i protagonisti così come una corposa modalità fotografica che permette di realizzare degli scatti personalizzabili fin nei minimi dettagli. Novità gradite ma che non possono rappresentare un vero stimolo a ripercorrere l'opera di Koei Tecmo, se avete già vissuto in passato la caccia ai fantasmi.

    Project Zero Maiden of Black Water Project Zero Maiden of Black WaterVersione Analizzata PlayStation 5In definitiva, la riproposizione di Maiden of Black Water su hardware moderni è un'operazione gradita ma che risulta in parte un'occasione sprecata. La remaster consentirà agli appassionati del genere di riscoprire un interessante esperimento tra i survival horror, ma una maggiore cura realizzativa avrebbe reso l'ultimo episodio di Project Zero fruibile da una platea molto più vasta. Nonostante gli anni passati dalla prima uscita e l'assenza dei limiti tecnici imposti dall'esclusività su Wii U non è stato apportato alcuno sforzo aggiuntivo per migliorare un titolo dalle meccaniche non propriamente rifinite. Se nel corso degli anni la serie di Project Zero ha faticato a rinnovarsi ed è andata progressivamente a cristallizzarsi in una formula ludica ormai attempata, questa nuova edizione non fa nulla per allontanare Maiden of Black Water dall’antico spettro delle sue radici.

    6.5

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