Recensione Punch-Out!! Wii

Il ritorno di un classico da sala, sulla bianca console Nintendo

Punch-Out!! Wii
Recensione: Nintendo Wii
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  • Wii
  • Un ritorno storico

    Punch-Out. Magari qualche giocatore di primo pelo non conoscerà cosa si cela dietro questo nome, visto che i suoi esordi risalgono addirittura alle prime macchine arcade, poi al NES ed a una successiva incarnazione su Super Nintendo.
    Eppure, per chi è cresciuto a pane e console Nintendo, il nome Punch-Out significa molto. Dici Punch-Out e pensi a pomeriggi passati con un pad in mano, ad un pugile esile esile, Little Mac, buttato nel centro del ring, di fronte ad un avversario grosso il doppio di lui, e ad uno strano arbitro coi baffi a gestire il fluire dell'incontro (si', Mario). E pensi soprattutto ad un gameplay di una semplicità disarmante, ma curato in maniera talmente sopraffina da averne fatto negli anni un gioco di culto tra gli appassionati. E tra le fantasie che hanno percorso le menti dei giocatori di fronte all'innovazione del Wiimote, sicuramente ci sarà stata quella di tornare a vestire i guantoni di Little Mac in un altro episodio della serie a base di cazzottoni e schivate. Nintendo li ha accontentati, portando su Wii quella storica esperienza ludica, in maniera incredibilmente fedele. Forse fin troppo.

    Rocky chi?

    Little Mac: un soldo di cacio, alto nemmeno un metro e settanta, cinquanta chili, guantoni compresi. Doc Louis, ex pugile in pensione. La classica storia del ragazzo di belle speranze e del vecchio atleta che gli vuol far ripercorrere le sue gesta. E come da copione i primi incontri si svolgeranno in capannoni adibiti a ring, per poi salire i gradini di una scala che porta alla gloria: pubblico acclamante, palazzetti pieni, luci abbaglianti. E la cintura di campione.
    La carriera di Little Mac si snoda attraverso le competizioni previste in tre circuiti: Minor, Major, World. In ognuno di questi sarà necessario sconfiggere quattro agguerriti avversari, i primi tre per guadagnarsi il posto di sfidante e l'ultimo per entrare in possesso della cintura di campione.
    I pugili che ci troveremo ad affrontare saranno quelli storici della saga: il fragile Glass Joe, il fascinoso Don Flamenco, il militaresco Von Kaiser, e tantissimi altri che vi lasciamo la sorpresa di scoprire. Si può però affermare, senza paura di svelar troppo, che già dalla scelta del roster Punch-Out tradisce le sue intenzioni nostalgiche: la stragrande maggioranza dei pugili proviene dal primo Punch-Out, e le new entry di Super Punch-Out non sono state riproposte (con la sola eccezione del rissoso irlandese Aran Ryan).
    Tali intenzioni verranno ulteriormente confermate la prima volta che, indossati i guantoni ed infilato il paradenti, salirete sul ring. Sembrerà di fare un tuffo nel passato perché, di fatto, Punch-Out è lo stesso gioco di vent'anni fa. Il sistema di controllo è quello collaudatissimo su NES, con l'aggiunta dei sensori di movimento, in maniera però assai dissimile da quanto avviene nella simulazione pugilistica di Wii Sports: affondare un colpo con il Wiimote o il Nunchaku produrrà l'alternanza tra destro-sinistro, ma la tipologia del colpo sferrato sarà modificabile solo tramite pressione di un pulsante o di una direzione. Ciò potrebbe intimorire al pensiero di astruse combinazioni, ma di fatto le tipologie di colpo normali sono due: diretto al volto e gancio allo stomaco. Nient'altro. Agitando i controller in maniera normale Little Mac si produrrà in un gancio, inclinando il control stick in avanti (o premendo, in maniera assai più macchinosa, B sul Wiimote e Z sul Nunchaku) in un diretto. Le direzioni laterali del control stick gestiranno le schivate, inclinandolo all'indietro Little Mac s'abbasserà, ma questa posizione sarà solo di difesa e non punto di partenza per ulteriori tipologie di colpi. A questo schema cosi basilare s'aggiunge un altro elemento: una volta colpito l'avversario in una particolare situazione o in particolare punto sarà possibile, tenendo premuto il tasto A, sferrare il cosiddetto Pugno Stella, ideale per mandarlo al tappetto, assicurandosi che ci rimanga. Per chi volesse far a meno dei sensori di movimento c'è la possibilità di usare il solo Wiimote (tenuto orizzontalmente a mo' di pad NES), e per chi avesse la Balance Board è presente un sistema di controllo che ne sfrutta (in maniera imprecisa, a dire il vero) la tecnologia per le schivate e per abbassarsi.

    (continua)

    Leggendo queste righe potrebbe sembrare che il gameplay di Punch-Out sia quanto di più semplice e banale esista, ma mai come in questo caso è vera una delle frasi alle quali sono tanto affezionati i recensori di videgiochi: semplice non significa semplicistico. Imparare a giocare a Punch-Out richiede, nei casi più gravi, trenta secondi. Conoscere il proprio avversario, studiarne i movimenti, capire dove colpirlo per racimolare un prezioso Pugno Stella, impararne i pattern d’attacco, concentrarsi su ogni singolo dettaglio che possa far presagire un cartone in pieno volto richiederà tempo, una massiccia dose di pazienza ed un esorcista in caso di sfogo dell’arrabbiatura repressa. I primi incontri andranno via facili, per poi farsi duri, durissimi. E non pensate minimamente che conquistato il titolo di campione del mondo la faccenda si chiuda lì: la cintura va difesa dall’assalto degli avversari legnati in precedenza, con la differenza che saranno più tosti e cattivi, vi faranno più male e avranno nuovi pattern d’attacco con i quali testare a fondo le vostre capacità di reazione.
    Punch-Out è proprio come un pugile di belle speranze: senza fronzoli e grilli per la testa, ma che con la dedizione può raggiungere vette di gloria e successo. O, in tal caso, di divertimento assuefacente, perché sarà impossibile mollare alla prima, alla seconda, alla terza volta che perderete un incontro contro un avversario particolarmente ostico. E nel caso vi risulti tremendamente difficile, potrete allenarvi in una modalità apposita contro un ologramma che ne replicherà i movimenti. Nella stessa modalità i pugili già sconfitti invece vi proporranno delle sfide da completare, al fine di sbloccare contenuti bonus. Per la prima volta nella serie sarà inoltre possibile scontrarsi contro un avversario umano, con particolari regole però: schivando e colpendo s’accumulerà una barra di succo, che trasformerà il piccolo Little Mac nel devastante Giga Mac, con risultati facilmente immaginabili.

    "Cartoni" animati

    Il gusto e lo stile con i quali è stata realizzata la componente artistica di Punch-Out sono di prim’ordine. I pugili rispecchiano i loro vecchi sprite a 8 bit,con in più una caratterizzazione ed una modellazione che magari non arrivano a picchi eccelsi, ma di qualità e pregio incontestabili. Non c’è un elemento sullo schermo che catturi particolare attenzione, ma tanti piccoli dettagli che rendono una partita a Punch-Out simile alla visione di un cartone animato. Le espressioni dei lottatori, su tutto, rendono vive scene che altrimenti rischierebbero di apparire un po’ anonime, vista l’impostazione old school data anche in sede grafica. Di gran gusto anche le tavole illustrate che accompagnano la presentazione di ogni pugile.
    La componente audio è altrettanto soddisfacente: la versione rock del tema principale è quanto di più coinvolgente e ben arrangiato ci sia capitato di sentire da molto tempo, e sentire una vecchia melodia 8 bit rielaborata in maniera cosi sopraffina non potrà far scorrere una lacrimuccia di nostalgia sulle guance dei giocatori di vecchia data; inoltre è stata riarrangiata con diversi strumenti per ogni pugile, in modo da seguirne la caratterizzazione. Le rimanenti tracce audio fanno il loro dovere, cosi come gli effetti campionati, dai colpi al classico gong; anche qui, ogni personaggio ha delle frasi pronunciate nella sua lingua che ne arricchiscono il carisma e l’appeal verso il giocatore.

    Punch-Out!! Wii Punch-Out!! WiiVersione Analizzata Nintendo WiiGiudicando Punch-Out si deve andare un po’ oltre la richiesta di complessità videoludica che magari qualche appassionato di titoli pugilistici gradirebbe. Punch-Out nasce per macchine da sala, ed è quella arcade la sua natura più marcata: per questo motivo gli si può perdonare (in parte, non del tutto), la mancanza di una maggiore possibilità d’interazione con Little Mac, soprattutto poi di fronte ad una qualità artistica eccellente, ad una realizzazione tecnica pregevole ed un comparto audio curato. Il livello di difficoltà è forse calibrato troppo verso l’alto ma, l’abbiam detto, il titolo Next Level Games richiede dedizione, proprio come la boxe per un pugile pieno di speranze.

    8

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