Q.U.B.E. 2 Recensione: colore al cubo

Il sequel del puzzle game Q.U.B.E. giunge su PlayStation 4, Xbox One e PC a distanza di sette anni dal suo predecessore: lo abbiamo provato.

recensione Q.U.B.E. 2 Recensione: colore al cubo
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Q.U.B.E. è stato il primo gioco sviluppato dal team londinese Toxic Games. Il titolo era un prodotto di discreta fattura, un "first-person puzzle" simile a Portal nel look, ma tutto sommato personale in quanto a soluzioni di gameplay. La formula prevedeva l'uso di specifici cubi colorati che il giocatore poteva materializzare sul setting per attivare determinati congegni e procedere tra le stanze di una strana struttura a compartimenti stagni. Stimolante ma tutt'altro che memorabile, la ricetta mancava di quel quid capace di renderla davvero indimenticabile agli occhi dei fan del genere. Una serie di mancanze che gli sviluppatori hanno provato a colmare con Q.U.B.E. 2, sequel che ha tutto il sentore di un nuovo inizio.

    In cerca di risposte

    Una ripartenza che, in prima battuta, passa attraverso una narrazione totalmente rinnovata, molto più articolata rispetto al canovaccio striminzito del primo Q.U.B.E. Il gioco si sviluppa attorno alle vicissitudini di Amelia Cross, archeologa che si sveglia su un pianeta sconosciuto nel bel mezzo di una violenta tempesta di sabbia. Dopo aver perso i sensi, la ragazza riprende conoscenza all'interno di un'enorme struttura aliena, che comincia a esplorare supportata via radio da Emma Sutcliffe, un'altra superstite che sembra avere qualche informazione in più in merito a quel luogo disabitato e asettico. Emma sostiene che Amelia debba raggiungere la cima della struttura per essere tratta in salvo dai soccorsi; per farlo, potrà fare affidamento su una tuta speciale, dotata di guanti in grado d'infondere poteri particolari ad altrettanto particolari superfici quadrate. La trama di Q.U.B.E. 2 procede per dialoghi in inglese ben recitati che si avvicendano stanza dopo stanza e che man mano svelano piccoli dettagli su quanto accaduto ad Amelia e sulle origini del posto in cui si trova suo malgrado. C'è un grande mistero di fondo che, da metà del racconto in poi, assume perfino delle connotazioni etiche e morali, sfruttando a proprio beneficio l'elemento soprannaturale e un'atmosfera alquanto misticheggiante. Il risultato è di quelli un po' pretenziosi e la storia di Amelia, piuttosto criptica fino alla fine, non è in grado di lasciare completamente il segno. L'unica nota di storytelling interessante risiede nell'ultimissima fase dell'avventura, dove il giocatore viene chiamato a compiere una scelta che, di fatto, conduce direttamente a uno dei due diversi finali concepiti dal team di sviluppo. Parlare di una narrazione a bivi sarebbe ovviamente fuori luogo, ma apprezziamo comunque lo sforzo di agevolare quel minimo di rigiocabilità a un prodotto altrimenti destinato a non avere una ragion d'essere oltre la sua prima run.

    Colore al cubo

    Di Q.U.B.E. 2, comunque, ciò che più fa testo è tutto quel che concerne la sfera dei rompicapi. Il principio fondante il sistema di gioco è lo stesso dell'episodio che sette anni fa ha dato il via a questa serie: l'utente entra progressivamente in possesso di diverse abilità "coloranti" che, se applicate dalla distanza alle mini-piattaforme bianche quadrate sparse sulla scena, le trasformano in oggetti portentosi. Rispetto a Q.U.B.E. questa seconda iterazione va al risparmio, sfruttando solamente tre colori.

    Nello specifico il blu, che tramuta le superfici in trampolini, l'arancione, che consente di estrarre dalla base un lungo parallelepipedo, e il verde, che plasma dei cubi movibili a seguito di una spinta adeguata. Se all'inizio per proseguire basta mettere al giusto posto soltanto una manciata di colori, la questione comincia invece a complicarsi molto presto. Arriva infatti il momento in cui è necessario attivare dei grossi generatori centrali collegati tramite cavi ad alcune stanze adiacenti, al che i puzzle iniziano a configurarsi come delle prove di logica viepiù ingarbugliate.
    Nel gameplay subentrano man mano piastre da spostare, pulsanti da premere, sfere rotolanti, sostanze infiammabili, placche magnetiche e chi più ne ha più ne metta. Allora i cubi verdi, i parallelepipedi arancioni e i trampolini blu vanno fatti interagire con l'ambiente in maniera sempre più creativa, spesso e volentieri facendo uso del pensiero laterale.

    Sulla distanza, il puzzle design di Q.U.B.E. 2 sa dimostrarsi davvero ingegnoso. I rompicapi avanzati, soprattutto, si configurano come dei grossi meccanismi da attivare passo dopo passo per mezzo di azioni che, se concatenate nella maniera corretta, permettono di accedere agli ambienti successivi. Ciò che più soddisfa è il fatto che non ci siano mai enigmi realmente mortificanti o tediosi. C'è - ed è giusto che ci sia - un aumento graduale della complessità delle sfide proposte. La curva di difficoltà, tuttavia, va a costante braccetto con quella di apprendimento, scansando quindi il rischio di far emergere nel giocatore il tanto temuto senso di frustrazione. Le soluzioni studiate da Toxic Games sono peraltro ben diversificate: si passa dalle prove di logica pure ad alcuni enigmi basati sul timing, finanche a taluni che impiegano la fisica degli oggetti per superare aree del percorso altrimenti intransitabili.
    Il motore fisico è sicuramente uno dei passi avanti più evidenti del nuovo Q.U.B.E., così come, in linea generale, tutto il comparto tecnico della produzione. Parliamo di migliorie rispetto all'originale che non rivoluzionano l'aspetto del gioco, che resta sostanzialmente elementare in termini di modelli poligonali e texture. Tuttavia Q.U.B.E. 2 gode di una resa grafica piacevole, di certo un po' più realistica rispetto a quella del suo predecessore, oltretutto sempre accompagnata da una colonna sonora eterea ed essenziale. L'unica nota stonata riguarda la scarsa varietà delle ambientazioni, il cui afflato artistico si sdraia fin troppo sulla sterilità manifesta del mondo di gioco. Pur considerando la natura low-budget del titolo, ci saremmo aspettati un impegno più tangibile in questa direzione.

    Q.U.B.E. 2 Q.U.B.E. 2Versione Analizzata Playstation 4Q.U.B.E. 2 è la naturale evoluzione dell’omonimo puzzle game datato 2011. Toxic Games ha saputo indirizzare i suoi sforzi verso tutti quegli aspetti della produzione originale che, in effetti, avrebbero meritato qualche rifinitura. Se l’aspetto narrativo, nonostante arricchito, non riesce ancora a sprigionare il suo potenziale a sufficienza, dal lato prettamente enigmistico c’è invece soltanto di che gioire. Il titolo è infatti un alternarsi continuo di rompicapi creativi, stimolanti, ben congegnati, che saprà senz’altro stuzzicare i neuroni degli estimatori di una formula puzzle che, benché lontana dai fasti di Portal, ne è indubbiamente vicina per vocazione.

    7.8

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