RAGE 2: Recensione del nuovo shooter di Avalanche e ID Software

Avalanche Studio e ID Software uniscono le forze, coordinati da Bethesda, per il sequel di RAGE: ecco cosa ne pensiamo!

RAGE 2
Recensione: PC
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Non dev'essere stato facile, per id Software e Avalanche, infondere in Rage 2 un carattere che potesse distinguerlo in maniera netta e convincente dagli altri sparatutto pubblicati da Bethesda, in modo che la produzione non fosse vista dal pubblico come una semplice variazione post-apocalittica di DOOM o Wolfenstein. Il feeling dei due FPS che hanno rilanciato il genere dopo un lungo periodo di crisi è riconoscibile e distintivo a tal punto che il rischio di produrne una pallida imitazione era più che concreto. Invece è proprio in questo ambito che Rage 2 riesce ad eccellere, dimostrandosi uno shooter energico e caratteristico. L'impronta è ovviamente quella violenta e ipercinetica di Blazko e soci, ma le funzionalità delle armi e i poteri sci-fi del protagonista sono sufficienti a trasmettere nuove sensazioni, in un'estasi trascinante di sangue, headshot e proiettili.
    D'altro canto in Rage 2 c'è anche qualcosa che non funziona, finendo per mettere in ombra l'ottimo lavoro svolto sul fronte stilistico e del gunplay. Parliamo, nello specifico, di quell'inconsistenza tipica degli open-world targati Avalanche, che in questo caso sfocia in una progressione ripetitiva, poco impegnativa e, soprattutto, troppo breve.

    La pace tra le bombe

    Nel mondo piagato di Rage 2 non c'è pace per i sopravvissuti. La minaccia dell'Autorità, una fazione di invasati che giocano con la genetica e professano lo sterminio di tutto ciò che rimane della vecchia società, è tornata più forte di prima.

    Nel corso della sequenza iniziale il redivivo Generale Cross (sfruttando un esoscheletro che potrebbe esser stato partorito dalla mente di Deathshead), sferra un attacco devastante al quartier generale della resistenza, lasciando il protagonista senza compagni e senza risorse, ma con un determinato proposito di vendetta. La premessa del racconto è semplice e diretta, così come la sua prosecuzione: l'obiettivo è quello di farsi qualche alleato nelle selvagge Wastelands, raccogliendo la tecnologia che servirà per sferrare un attacco letale alla nostra nemesi. La trama di Rage 2, avrete capito, rappresenta soltanto un pretesto per lanciarsi in una furiosa esplorazione della mappa di gioco, con l'intento di devastare tutto quello che ci capita a tiro. Oltre ad essere abbastanza inconsistente, il racconto non brilla neppure per intensità: se l'introduzione ci mette di fronte a dialoghi esagerati e con un tocco di sregolatezza, la scrittura diventa ben presto molto più tradizionale, abbandonando una "poetica degli eccessi" che avrebbe fatto dannatamente bene alla produzione. Non manca qualche momento più brillante, ma l'epica esaltazione di Wolfenstein è purtroppo un lontano ricordo.

    Quel che resta, per fortuna, è un contesto post-apocalittico di tutto rispetto, che come un verme delle sabbie ingurgita, trita e digerisce influenze e ispirazioni di ogni sorta. Dentro Rage 2 c'è un po' di Dune, un'abbondante dose di Mad Max, una spruzzata di Fuga da New York. La mitologia dei Ranger e le gerarchie dei Sudari Immortali (chiaramente ispirati ai Figli della Guerra di Immortan Joe), la follia dei Bulli e la brutalità dei Cinghiali, vengono raccontate attraverso le informazioni "nascoste" nei Datapad, e saranno quindi accessibili principalmente a chi ha voglia di leggere e spulciare gli archivi all'interno del menù; ma anche se preferite un approccio più affrettato e leggero vi troverete di fronte ad un mondo caratterizzato in maniera solida ed efficace.

    L'inaspettata varietà di panorami, che si muove da canyon rocciosi a grandi deserti di sabbie bianche, passando per paludi intasate di rifiuti e indistricabili giungle di bambù, fa il paio con le scelte cromatiche estreme, con le luci al neon degli insediamenti umani, con le esagerazioni tipiche di un'estetica punk che colpisce duro. Urlante e cromato, il mondo di Rage 2 rimane a suo modo impresso sulle retine di chi gioca, sebbene il cambio di motore grafico lo abbia reso meno brillante di quanto non fosse quello del predecessore al tempo della sua uscita. Nonostante riesca a gestire ambienti estremamente vasti e con un buon grado di interattività, l'Apex Engine di Avalanche è meno incisivo, per quanto riguarda i dettagli di modelli e texture, rispetto al sempre impressionante id Tech.

    Spara tu che sparo anche io

    Sparare in Rage 2 è un'esperienza galvanizzante. Il gunplay modellato sugli insegnamenti di un team storico come id Software si fa sentire fin dai primi momenti di gioco, mentre ci si muove come forsennati tra le fila nemiche. Bastano un fucile mitragliatore ed il più classico degli shotgun per soppesare le qualità di una produzione rapida, scattante, precisa, e capace di trasmettere un brivido di pura esaltazione ad ogni colpo alla testa. Il merito, come sempre, è di piccoli dettagli come il feedback delle armi, il rumore sordo di un cranio che esplode, l'estasi della corsa e l'inarrivabile sensazione di controllo (amplificata, su PC, dalla fluidità dei 60fps).

    Su queste solide fondamenta Avalanche ha saputo poi edificare meccaniche di gioco varie e dirompenti, abbracciando l'elemento sci-fi che serpeggia nell'ambientazione. Mentre le Wastelands sono dominate da una desolante arretratezza tecnologica, il nostro Ranger riesce a recuperare la tecnologia delle Arche spaziali, precipitate sulla superficie del pianeta, per migliorare dotazione e funzionalità della sua tuta.

    E così ben presto sarà possibile utilizzare onde d'urto per scaraventare gli avversari contro gli elementi dello scenario, lanciare vortici antigravitazionali che intrappolano i nemici, ma anche rimanere sollevati a mezz'aria per qualche secondo durante un doppio salto, come un fulmineo angelo della morte pronto a far piovere piombo sui suoi avversari.
    Davvero ottimo anche il lavoro di caratterizzazione delle armi da fuoco, sia per quel che riguarda il feedback che in fatto di funzionalità. Ciascun fucile ha una funzione distintiva, che lo rende in qualche modo unico e peculiare, anche se volessimo confrontare la dotazione del nostro Ranger con quella di BJ o del Doomguy. L'Ipercannone, ad esempio, è una versione moderna della cara, vecchia Railgun capace di perforare i corpi degli avversari, mentre il Revolver Firestorm lancia cariche detonanti che devono poi essere fatte scoppiare con uno schiocco delle dita.

    Giocare con i poteri del protagonista e sperimentare gli effetti del suo improbabile arsenale è un'esperienza che ogni amante dei feroci sparatutto anni '90 dovrebbe provare, anche se a fare da contraltare al gameplay elettrizzante emergono ben presto delle problematiche macroscopiche. La prima, ad esempio, è legata alla struttura della progressione: visto che il ritrovamento delle Arche sulla mappa di gioco è sostanzialmente opzionale, può capitare che un giocatore passi la maggior parte dell'avventura solo con due armi e pochi poteri. Ci permettiamo quindi di dare, in questa recensione, un suggerimento di metodo, invitandovi a cercare, prima di ogni altra cosa, i luoghi in cui sbloccare nuove bocche da fuoco e abilità aggiuntive.

    Un altro suggerimento importante è quello di impostare la difficoltà al massimo livello, senza timore di trovarsi di fronte un gioco inaffrontabile. Rage 2, anzi, soffre del problema opposto: ripulire i covi stracolmi di nemici è un'operazione di una facilità a tratti desolante. Gli avversari cadono come mosche, i poteri opportunamente sviluppati permettono di massacrare indiscriminatamente decine di nemici, i danni ricevuti sono pochi e la quantità di oggetti curativi che è possibile costruire con le risorse accumulate in giro è davvero troppo elevata.

    Neppure a difficoltà Incubo si riesce a percepire un reale senso di sfida, e questo resta forse il "peccato mortale" per ogni FPS che voglia inseguire l'insegnamento dei capisaldi del genere. Vale la pena ribadire che le problematiche appena descritte non emergono in maniera lampante nel corso delle prime ore di gioco, quando invece il giocatore è impegnato in una curiosa e piacevole esplorazione delle Wastelands, stimolato anche e soprattutto dal sistema di sviluppo del personaggio.

    Da questo punto di vista, dobbiamo ammettere, Avalanche ha fatto un ottimo lavoro, creando un meccanismo complesso e sfaccettato. Oltre a cianfrusaglie e materie prime (necessarie a costruire granate, Windstick e infusioni curative), in giro per le ambientazioni si recuperano soldi e Feltrite (un minerale di origine extraterrestre), assieme ad un numero impressionante di altri oggetti chiave: ghiandole di mutanti, interfacce neurali, moduli per lo sviluppo bellico e componenti meccaniche. Ciascuno di questi elementi ha una funziona specifica, e permette di sbloccare potenziamenti di varia natura. Sarà quindi possibile migliorare la resistenza e la potenza di fuoco del nostro mezzo, oppure aggiungere funzionalità extra alle armi e ai poteri, ma anche investire in progetti per affinare le qualità della tuta, le abilità di crafting o di ricognizione, la mobilità.

    Dagli Windstick alle granate, passando per le statistiche di base del Ranger, tutto può essere potenziato. Non esageriamo nel dire che il sistema di sviluppo "ruolistico" di Rage 2 è uno dei più articolati che ci sia capitato di vedere recentemente, e crediamo di dover spendere un plauso per come il team di sviluppo ha lavorato su questo aspetto.
    È proprio questo meccanismo che, inizialmente, dà il giusto impulso al giocatore, spingendolo a curiosare per la mappa alla ricerca di avamposti da liberare e casse piene di materiali. Nel corso delle prime ore tutto sembra insomma al posto giusto: nonostante il mondo di gioco sia abbastanza vuoto, ci si lancia volentieri alla ricerca dei punti di interesse, spronati dalla voglia di ottimizzare le doti del Ranger.

    Poco a poco, tuttavia, questa necessità comincia a venire meno, e le storture del classico "stile Avalanche" ricompaiono di prepotenza. Succede quindi che la componente open-world si faccia estremamente ripetitiva, un po' vuota e fine a sé stessa. Le terre desolate diventano uno spazio enorme (ma poco popoloso) in cui limitarsi a "fare casino", un po' come succede nella serie di Just Cause. Purtroppo la presenza di pochissime tipologie di attività secondarie, unita ad una difficoltà sostanzialmente inesistente, rende l'esperienza di gioco progressivamente meno memorabile, stimolante e significativa.

    Se è vero che la caratura di un open-world si misura sulla base di quante volte si sente il bisogno del "viaggio rapido", sappiate che in Rage 2 a questa soluzione si ricorre spesso e volentieri, per evitare di dover scorrazzare lungo strade già battute e in aree totalmente bonificate. Stupisce, fra l'altro, che i combattimenti fra veicoli siano di fatto estremamente rari, limitati all'assalto di qualche convoglio sparso per la mappa, ma per nulla integrati con la storia o con l'avanzamento.

    I sospetti che avevamo maturato nel corso dei mesi, in definitiva, si sono concretizzati: Rage 2 è un titolo sostanzialmente bifronte, che tenta di far coesistere la pienezza di uno shooting vecchia scuola con la leggerezza degli open-world più chiassosi e leggeri. Nonostante si avverta che queste due spinte, legate rispettivamente alle eredità di id Software e di Avalanche, non si intreccino in maniera sempre felice, l'esperienza di gioco rimane tutto sommato piacevole, seppur meno efficace di altre proposte targate Bethesda. A tenere in piedi l'impalcatura sono ovviamente le sparatorie, fatte di fucilate poderose e schianti esaltanti, capaci di strappare un sardonico sorriso anche dopo diverse ore di gioco.

    Purtroppo a mettere ulteriormente i bastoni fra le ruote di Rage 2 ci si mette un altro problema molto evidente: la quantità di contenuti. Per essere un open-world, il titolo risulta estremamente breve.

    La campagna principale può essere portata a termina in poco più di dieci ore, e dopo una quindicina potremo invece dire di aver potenziato quasi al massimo ogni arma e ogni potere disponibile. In questo enorme scatolone di sabbia assemblato da Avalanche non esiste, al di là delle prove di Mutant Bash Tv, un'attività che spinga a tornare in azione dopo i titoli di coda, e la prospettiva di liberare le ultime roccaforti nemiche perde rapidamente d'interesse.

    L'aspetto forse più doloroso riguarda però la struttura della campagna. Le missioni principali sono intervallate da fasi di puro "grinding" in cui bisogna incrementare il livello delle tre "fazioni" alleate. Se già il numero di ore necessarie a completare la storia vi era sembrato basso, sappiate insomma che la quest principale è in verità composta da un numero davvero ingiustificabile di missioni (non si arriva a una decina). Un vero peccato, visto che in più di un'occasione sono proprio queste le attività meglio caratterizzate dell'intero pacchetto.
    Dispiace inoltre che, a fronte dell'evidente carenza di contenuti, il publisher abbia già annunciato un piano di supporto post-lancio che include DLC a pagamento: le missioni e le attività incluse in queste espansioni sarebbero state molto più utili per consolidare fin da subito le fondamenta del gioco, piuttosto che per estendere, a posteriori, la struttura.

    Estetica Cyberpunk e comparto tecnico

    Come abbiamo già accennato, Rage 2 sfrutta il motore proprietario di Avalanche, l'Apex Engine. Una tecnologia pensata per gestire ambienti open-world di larga scala, che non si fa scrupolo a rinunciare al dettaglio per puntare soprattutto su estensione e interattività.

    Quest'ultima, ad onor del vero, è sicuramente più limitata in questa produzione di quanto non lo fosse negli ultimi capitoli di Just Cause; c'è da dire che d'altro canto Avalanche sembra aver impreziosito l'effettistica, sicuramente importante per mettere in scena sparatorie rombanti e, ovviamente, esplosive.
    Per quanto i modelli degli avversari siano ben caratterizzati, c'è una discreta tendenza al riuso spietato degli stessi "figurati" (leggi anche: carne da macello); non stupiscono inoltre le animazioni e, soprattutto, l'insipida intelligenza artificiale (altro elemento che contribuisce a rendere la difficoltà non esaltante). Rage 2, insomma, non è certo il titolo che punta a segnare un nuovo standard in termini tecnici e grafici, ma è comunque in grado di offrire panorami di grande effetto, grazie alla direzione artistica che, tra giochi cromatici e sfumature fluo, crea un contesto convincente.

    Su PC l'ottimizzazione è buona e il titolo gira anche su configurazioni abbastanza datate, con una risoluzione che supera i 1080p (senza arrivare al 4K, ma aggirandosi agilmente sui 1440p), e soprattutto senza particolari cali di framerate. Per spingersi a dettagli Ultra bisogna avere una macchina con componentistica più recente, ma il motore si distingue per la sua scalabilità.
    Abbastanza altalenante il doppiaggio italiano, non solo per la caratterizzazione delle voci ma anche per la difficoltà degli attori di mantenere un tono coerente con le situazioni e i contesti del racconto.

    RAGE 2 RAGE 2Versione Analizzata PCRage 2 ha l'ambizione di essere un open-world fragoroso e incontenibile, sostenuto dalle sensazioni estreme e brucianti dello shooting firmato id Software. Grazie al suo gunplay viscerale, violento, esagerato e concreto, vicino a quello degli altri sparatutto targati Bethesda, riesce per fortuna a controbilanciare l'inconsistenza di un'esplorazione troppo ripetitiva, monotona e a tratti fine a sé stessa. Questa sua natura duplice e bifronte, in fin dei conti, non è del tutto problematica, ed anzi crediamo che sul mercato possa agilmente trovare spazio un free-roaming leggero nella struttura ma concreto nelle meccaniche. Fra l'altro il sistema di potenziamento architettato dal team riesce, almeno nelle prime ore di gioco, a spronare a dovere l'utente, spedendolo in giro per la mappa sospinto dalla sincera curiosità di sbloccare nuovi poteri, armi e abilità. Purtroppo l'approccio un po' chiassoso e impalpabile di Avalanche ha "contaminato" anche il gameplay, sfociando in una difficoltà tarata verso il basso. Ogni tanto si ha come la sensazione che i covi di Bulli e Sudari servano soltanto a sfogare la potenza irrefrenabile del protagonista, più che a mettere alla prova le doti del giocatore. A moderare l'entusiasmo non è solo il grado di sfida deboluccio, ma una quantità di contenuti troppo risicata, per nulla in linea con gli standard del genere e di una produzione con il blasone di Bethesda. Rage 2 rimane un'esperienza apprezzabile, soprattutto dai fan degli FPS "duri e puri", ma invece che un esteso parco-giochi post-apocalittico si rivela più simile ad un fulmineo giro su un furioso ottovolante.

    7.5

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