Railway Empire Recensione: il mio regno per una locomotiva

Railway Empire è un gestionale/simulativo estremamente complesso, che ci chiede di edificare un vero e proprio impero su rotaie.

Versione analizzata: PC
recensione Railway Empire Recensione: il mio regno per una locomotiva
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  • Xbox One
Carlo Cicalese Carlo Cicalese respira, mangia e sogna mondi videoludici dal 1995, aspira a diventare uno dei migliori comunicatori italiani del settore e migliorare la percezione del medium videoludico nel grande pubblico. É un fanboy di Warhammer 40.000, quindi lanciategli un "For the Emperor!" su Facebook e Twitter per farvelo amico.

L'Ottocento è stato un secolo fondamentale per il progresso dell'umanità. Cavalcando l'onda lunga della prima Rivoluzione Industriale e i progressi nella Scienza e nella Tecnica che ne seguirono, il motore a vapore trovò, in questo secolo, la sua applicazione più importante, nel settore del trasporto su rotaia. Inizialmente introdotto come sostituto dei cavalli da traino nello spostamento dei carichi di ferro e carbone dalle miniere, il "carro a vapore", all'epoca poco più di una caldaia saldata su un carrello con quattro ruote motrici, venne utilizzato nel trasporto di persone e merci sulle lunghe distanze, riducendo drasticamente i tempi di percorrenza e permettendo così lo sviluppo dell'economia di mercato e l'industrializzazione delle città, oltre al turismo e alla diffusione della cultura.
Laddove, in Europa Occidentale, il trasporto ferroviario ebbe una rapida e fruttuosa espansione, negli Stati Uniti d'America furono necessari lo spirito puramente capitalistico e l'ingegno di alcuni pionieri, come Thomas C. Durant e Theodore Judah, affinché venissero collegate le due coste dalla prima ferrovia transcontinentale.
Railway Empire, manageriale sviluppato da Gaming Minds Studios, studio fondato dalle ceneri ingloriose di Ascaron Entertainment, ci offre la possibilità di partecipare a questo periodo avventuroso della Storia americana, partendo dagli albori del XIX secolo, in cui le merci venivano spostate da "carretti a vapore" di derivazione inglese come il Grasshopper e il John Bull, fino al Novecento, quando le locomotive lasciarono il passo alle prime motrici diesel-elettriche.

Pionieri della strada ferrata

Prima di proseguire vogliamo avvisarvi che Railway Empire è un titolo complesso e con molte sfaccettature, che richiede molte ore per essere compreso e padroneggiato. Nelle oltre trenta ore che abbiamo trascorso in game ci siamo trovati a scoprire in continuazione meccaniche sempre nuove, non presenti nella sezione di "aiuto" dell'interfaccia. Vi sconsigliamo, insomma, di approcciarlo se il vostro intento è unicamente quello di vedere i modellini delle locomotive a vapore prodotte negli Stati Uniti.

Volendo fare un esempio della stratificazione del gameplay di Railway Empire, vi suggeriamo di immaginare una torta multi strato, una di quelle alte e ricoperte di glassa che potrebbero servirvi in un fantasioso tè pomeridiano. Ecco, la glassa rappresenta il comparto tecnico, consistente in un engine grafico ben fatto, che permette di mantenere una buona qualità a qualsiasi livello di zoom e, soprattutto, ci dà l'opportunità di passare dalla visuale più ampia possibile, ovvero a "occhio d'aquila" fino al livello più vicino al suolo, in cui si possono osservare i macchinisti con il braccio appoggiato alla finestrella delle locomotive e vedere i carretti a trazione animale all'interno delle città, senza alcun tentennamento. Gli albori della ferrovia italianaL'avvento del trasporto ferroviario in Italia è stato ben più difficile rispetto al resto dell'Europa Occidentale. Oltre all'avversa situazione orografica, con Alpi ed Appennini a intralciare i percorsi migliori per le strade ferrate, bisogna ricordare soprattutto la complessa situazione geopolitica di inizio Ottocento, con la nostra nazione divisa fra Regno delle Due Sicilie, Regno Lombardo-Veneto, Regno di Sardegna, Stato Pontificio, Granducato di Toscana, Ducato di Lucca, Ducato di Modena e Ducato di Parma, a loro volta influenzati, politicamente ed economicamente, da potenze straniere come l'Impero Austriaco, il Regno di Francia e il Regno Unito. La prima linea ferroviaria finalizzata in Italia fu la Napoli-Portici, costruita dall'ingegnere francese Armand Bayard de La Vingtrie e inaugurata da Re Ferdinando II di Borbone nel 1839 e successivamente estesa fino a Sud, a Castellammare di Stabia, e a Est, lambendo città come Pompei e Nocera (l'odierna Nocera Inferiore) nel 1844, biforcando verso Avellino nel 1846 e infine terminando, nel 1866, a Salerno. Laddove le pratiche burocratiche dietro la Napoli-Portici vennero sbrigate rapidamente (Re Ferdinando II in persona firmò la convenzione con Bayard), nel Lombardo-Veneto la richiesta, da parte di Francesco Varé e Sebastiano Wagner per la costruzione di una linea ferroviaria che collegasse Venezia e Milano, le due "capitali" del regno assoggettato all'Impero Austriaco, rimase incastrata nelle maglie della burocrazia per alcuni anni finché, nel 1837, iniziarono i primi lavori di messa in opera. Costruita a tratti per toccare le città più importanti lungo il percorso, e rallentata dalla Prima Guerra d'Indipendenza, la "Ferdinandea" (in onore dell'Imperatore Ferdinando I d'Austria) fu terminata nel 1857. Il Regno sabaudo, dal canto suo, non ha mostrato grande interesse verso la "novità" del trasporto su ferrovia fino al 1844, allorquando il Re Carlo Alberto di Savoia dispose la costruzione della linea Torino-Genova. La tratta fu inaugurata alla fine del 1853 e fu seguita da altri tronchi che, al 1859, riuscirono a collegare le frontiere francesi e svizzere con quella austriaca del Lombardo Veneto.
A causa della presunta avversione di Papa Gregorio XVI nei confronti delle ferrovie e del progresso che esse avrebbero portato nel ceto borghese, i primi tratti ferroviari nello Stato Pontificio non si videro prima del 1846, quando il nuovo Papa Pio IX fondò un'apposita società nazionale per la costruzione delle ferrovie pontificie come la Roma-Frascati (1856), la Roma-Civitavecchia (1859) e la "Pio Centrale", ovvero la Roma-Ancona, inaugurata nel 1859.
Queste linee ferroviarie costituivano i circa 2.000 chilometri (quasi 2.200, secondo alcuni) di strade ferrate, per tre quarti gestiti da società private, che Vittorio Emanuele II, da Re d'Italia, si trovò a gestire e collegare fra loro, in modo da organizzare una rete quantomeno coerente. Dopo una serie di convenzioni a società private dalla alterne fortune, al volgere del XX secolo il Re decise di rescindere le convenzioni e, nel 1905, portò sotto diretto controllo statale 10.557 chilometri di strada ferrata, istituendo le Ferrovie dello Stato. Il resto è Storia.

Di particolar pregio, poi, le riproduzioni sia delle 40 locomotive, con varie tipologie di carrozze e carri ferroviari per le merci, sia degli edifici costruibili da noi o già presenti nelle città, come le varie fabbriche. Certo, alcuni difetti sono presenti, come texture distorte e l'impossibilità di resettare l'orientamento della telecamera, in modo che torni a puntare verso Nord e con l'angolazione al massimo dell'alzo, ma non ci sembra incidano particolarmente sull'esperienza di gioco.
Una volta assaporata la "glassa grafica" troviamo il primo strato di "sostanza", ovvero le meccaniche legate alla creazione e alla gestione della propria rete ferroviaria, considerabile anche come il fulcro del gioco stesso.
La creazione della rete ferroviaria è un'impresa solo apparentemente semplice: in teoria dovrebbe bastare edificare stazioni in due città, stendere una linea, il più possibile dritta, di strada ferrata da un capo all'altro e iniziare a far circolare i treni e aspettare che i soldi ci piovano addosso. Niente di più sbagliato.
Trattandosi anche di una simulazione, oltre che di un manageriale, Railway Empire pone alcune sfide al giocatore, ovvero quella di regolare gli approvvigionamenti di risorse nelle città in cui si stabilisce la propria presenza, facendo in modo che gli edifici che producono le risorse, sparsi nelle terre circostanti, utilizzino i propri convogli invece di affidarsi alle classiche carovane. Inizialmente potrà bastare costruire una "stazione rurale" nei pressi dell'edificio e collegarlo alla summenzionata "linea dritta" ma, quando le risorse da smuovere inizieranno ad aumentare bisognerà affidarsi ai depositi a cui collegare le stazioni rurali, dai quali far poi partire i treni merci destinati alle singole città. A complicare ulteriormente la situazione concorre la "gestione" dei treni, o meglio delle locomotive che, viaggiando, si usureranno e richiederanno una manutenzione quasi costante (eseguibile nelle stazioni su cui avrete acquistato l'apposito upgrade), nonché approvvigionamenti di materiali essenziali come sabbia, acqua e, ovviamente, carbone, reperibili costruendo le apposite stazioni di rifornimento sulla linea. Un altro elemento fondamentale della simulazione riguarda il peso del materiale rotabile trainato: mentre le carrozze passeggeri non appesantiscono il convoglio, quelle dedicate esclusivamente alle merci pesano cinque volte tanto, un handicap che si comprende appieno solo quando il treno deve affrontare salite dall'inclinazione superiore ai 4°. Per questo motivo i dati "rapidi" delle locomotive, nella schermata di acquisizione, riportano non solo la velocità massima, ma anche la potenza di traino, che rappresenta quanto il peso del carico incida sulle prestazioni del convoglio, spingendovi a scegliere motrici più lente ma "potenti" per lo spostamento delle merci e, viceversa, spingere tutto sulla velocità per il trasporto di passeggeri.
Come se non bastasse, nella modalità "Realistica", per garantire la percorribilità in entrambi i sensi delle singole linee ferroviarie, sarà necessario creare percorsi paralleli e scambi, regolati da appositi segnali (a loro volta differenziabili in semplici Stop oppure divieti d'accesso), in modo da regolare un flusso di convogli che, nelle fasi avanzate di una partita, diventerà sempre più elevato e complesso da gestire. Le stesse stazioni ferroviarie possono essere ampliate, fino ad accogliere quattro binari, che vanno opportunamente collegati alla linea affinché non si creino ingorghi o stalli (le collisioni, per fortuna, non sono previste).

Competizione spietata

La microgestione dei convogli, nonché dei depositi e degli insediamenti rappresenta un ulteriore strato della nostra "torta gioco". All'atto dell'acquisto di ogni nuovo treno, infatti, corrisponde la creazione di una "linea", ovvero il percorso che la motrice dovrà svolgere. Il numero di stazioni visitabili è virtualmente infinito ma, nei fatti, bisogna pensare attentamente a dove far andare il treno, cosa prendere e dove portarlo, operazioni possibili tramite gli appositi pannelli dei dettagli che appariranno in corrispondenza delle fermate selezionate, che permettono di selezionare quali merci prediligere e quali evitare del tutto. Nel caso non vogliate impegnarvi così a fondo nella gestione, è comunque possibile impostare il treno per la raccolta generica dei passeggeri o delle merci.
Sul fondo della "torta" troviamo l'aspetto più difficile da gestire: stiamo parlando del substrato economico su cui si regge l'esperienza di base di Railway Empire. A parte passeggeri e pacchi postali che soggiacciono a regole diverse, le altre venticinque categorie merceologiche obbediscono ai classici dettami della domanda e dell'offerta, secondo i quali cittadini e industrie richiedono quantità crescenti di materie prime con l'aumentare della popolazione. Per garantire flussi costanti di risorse bisogna adottare strategie differenti, come l'aumento dei treni merci diretti verso le città e l'acquisizione delle aziende rurali e cittadine per controllare la produzione di materiali. La possibilità di costruire una propria fabbrica nelle città, in ogni caso, risulta un buon modo per approfittare di maggiori concentrazioni di materie prime nei paraggi, oppure per avviare la manifattura di un bene molto ricercato.

Anche dal punto di vista finanziario il titolo di Gaming Minds non lascia nulla all'improvvisazione, con un'apposita schermata in cui consultare il valore delle merci nel mercato azionario, oppure di emettere delle obbligazioni al fine di ottenere una liquidità immediata, da ripagare, nelle settimane successive, a tassi d'interesse più o meno pesanti. Il nostro capitale può essere speso anche per acquistare quote delle società concorrenti e, una volta raggiunta una percentuale sufficiente, di lanciare una OPA al fine di acquisirne le compagnie e tagliarle fuori dal business.

Le dolenti note

Quella che potrebbe essere una piacevole simulazione, condita da una sana dose di gameplay manageriale e una buona veste grafica è, sfortunatamente, afflitta da una serie di criticità. Il problema meno grave che abbiamo riscontrato, a parte la già citata mancanza di un tasto o un modo per resettare la visuale della telecamera, riguarda il tool per la creazione delle strade ferrate: questo strumento, infatti, non risponde sempre con precisione ai comandi del nostro puntatore, né il sistema spiega perché, per esempio, non ci è possibile piazzare un binario appaiato ad un altro in determinati punti.
La situazione non migliora affatto quando si devono pianificare linee ferrate abbastanza lunghe, poiché il percorso "predefinito" creato dal tool, basato sulle regole della "minor torsione" e "minor inclinazione", crea, nella migliore delle ipotesi, delle enormi curve continue che, nel caso comprendano la costruzione di tunnel e ponti, fanno schizzare il conto a livelli astronomici. Per ovviare a queste evidenti sciocchezze procedurali occorre posizionare dei "marcatori" sul tracciato, che azzerano l'elevazione e permettono di alzarla e abbassarla partendo da quel punto, imponendo la creazione di ferrovie dall'inclinazione spropositata, oppure di tunnel lunghissimi, che bucano intere catene montuose. Anche i marcatori, però, costituiscono un problema a parte poiché, quando vengono utilizzati per "addomesticare" i tracciati dalle curve troppo ampie, un loro minimo spostamento potrebbe provocare alterazione, a volte "catastrofiche", sul resto del tracciato.
Un'altra magagna dell'interfaccia di Railway Empire l'abbiamo individuata nelle "tabelle", ovvero uno degli strumenti principali della componente manageriale del gioco.

Chi non è appassionato, probabilmente, non si accorgerà neanche che le tabelle cittadine relative al fabbisogno di risorse e al numero di passeggeri non sono "ordinabili", ovvero che non è possibile disporne i risultati in modo da mettere in cima i parametri che maggiormente ci interessano.
Il difetto che, forse, ci ha fatto storcere maggiormente il naso, in ogni caso, riguarda l'Intelligenza Artificiale dei concorrenti che bara clamorosamente. Di questo comportamento scorretto ce ne siamo accorti durante la campagna, allorquando abbiamo visto come uno degli avversari, tale Don Lorenzo, faceva correre circa 5 treni lungo lo stesso binario verso New York, mentre noi ci trovavamo costretti, dalla modalità di gioco "Realistica", a dover creare chilometri di binari paralleli per farne circolare appena 2 sulla stessa tratta. Il fatto che l'IA non sia soggetta ai nostri stessi "handicap" ci ha in buona parte rovinato l'esperienza di gioco complessiva, soprattutto quando anche noi abbiamo deciso di passare al "lato oscuro" e utilizzare la modalità Facile: vedere decine di convogli compenetrarsi allegramente lungo la stessa ferrovia ci ha provocato un senso di "morte civile", consci di esserci privati di "quasi metà" dell'esperienza simulativa in nome di una competizione sregolata che, in ultima analisi, non si addice a dei veri gentlemen.

Railway Empire Railway Empire è un buon connubio fra simulazione e manageriale che, purtroppo, cade su aspetti "importanti" come la possibilità di visualizzare i dati di gioco nel modo a noi più congeniale. Simili sviste di design non si possono trascurare, poiché la facilità d'uso dovrebbe essere una delle regole fisse da seguire quando si sviluppano prodotti di questo genere. Per quanto riguarda l'aspetto simulativo, invece, il titolo si comporta bene, grazie a un engine abbastanza performante da restituire modelli di locomotive molto ben dettagliati e città "vive", con gente e carri che camminano per le strade, nonché edifici che aumentano o diminuiscono in accordo con la crescita o meno della popolazione. Il dettaglio grafico si perde un po' nelle stazioni di campagna, e in alcuni esempi di terraformazione "imprevista", dove le texture del terreno venivano allargate evidentemente oltre i parametri pensati dagli sviluppatori. Nel complesso il titolo sviluppato dai reduci di Ascaron Entertainment si lascia giocare, a patto di essere sia degli appassionati di storia del trasporto su rotaia, sia degli "economisti" provetti.

7.3

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