Rainbow Six Siege Burnt Horizon Recensione: Operazione Futuro

Il quarto anno di vita dello shooter tattico di Ubisoft debutta col botto: molte interessanti novità, una nuova mappa e due operatori inediti.

recensione Rainbow Six Siege Burnt Horizon Recensione: Operazione Futuro
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Ci siamo già interrogati, qualche settimana fa, se l'Anno 4 possa essere considerato la stagione della maturità per lo shooter tattico targato Ubisoft. Nonostante sia ancora troppo presto per pronunciarsi in merito, ci sono comunque segnali molto positivi che suggeriscono una risposta affermativa.
    Possiamo infatti tracciare un percorso abbastanza netto per il titolo dei ragazzi di Ubisoft Montreal, scandito da diversi momenti che l'hanno condotto a diventare ciò che è oggi: uno shooter tattico indubbiamente solidissimo.
    Idealmente, è possibile far risalire il momento della lenta rinascita di Rainbow Six Siege all'Anno 2, quando il team di sviluppo, stravolgendo i piani iniziali e mettendo in pausa il consueto susseguirsi delle stagioni, diede il via all'Operazione Health la quale permise di apportare numerosi miglioramenti e modifiche all'impianto ludico.

    In seguito, l'avvento dell'Anno 3 non fece altro che consolidare e stabilizzare i traguardi raggiunti ponendo al contempo le basi per l'inizio di qualcosa di completamente nuovo. Il quarto Anno, dunque, pur mantenendosi sotto il segno della continuità, punterà ad offrire un buon numero di innovazioni non solo per la salute della produzione ma anche per ciò che concerne l'offerta e l'esperienza di gioco di una community sempre più vivace e attiva, come abbiamo avuto modo di constatare qualche settimana fa al Six Invitational di Montreal.
    Cosa ci porta quindi in dote il primo aggiornamento del nuovo Anno?

    La ricetta del successo

    Rainbow Six Siege è un gioco in grande spolvero. Lo dimostra anzitutto la scena competitiva: in questo senso, ha dato senza dubbio i suoi frutti la decisione da parte dello studio di ristrutturarla interamente, procedendo con un piano chiaro e coerente che potesse accontentare sia il pubblico sia le organizzazioni professionistiche. La soluzione trovata da Ubisoft è stata addirittura baciata da un successo inaspettato che ha permesso di raccogliere, attraverso il "pilot program", talmente tanti fondi da portare il prize pool cap dell'Invitational a due milioni di dollari e a destinare l'eccedenza ad altri eventi del circuito eSport.
    Non solo: anche la popolarità su Twitch ha ricevuto un incremento non indifferente rispetto al 2017. Nel corso del 2018 infatti sono state ben 87,56 milioni le ore che gli appassionati spettatori hanno trascorso sulla piattaforma di streaming a guardare Rainbow Six Siege. Un numero più che raddoppiato in confronto ai dodici mesi precedenti (circa 40 milioni di ore).

    Le migliorie apportate nel corso dei mesi poi non hanno fatto altro che riconquistare la vecchia utenza e ne hanno attirata di nuova grazie alla modulazione dell'offerta commerciale su più edizioni, dedicate a tutte le tasche. Con l'espansione contenutistica (ricordiamo l'obbiettivo dichiarato dei 100 operatori) è però sorto un altro problema: come offrire il prodotto ai neofiti senza spaventarli?
    Rainbow Six Siege, lo sappiamo, è un titolo molto difficile e tecnico, e pertanto questa barriera all'entrata rischia di scoraggiare molti potenziali giocatori.
    Quest'anno il team di sviluppo desidera mitigare quanto più possibile una simile percezione, così da favorire l'ingresso e l'ambientamento dei "nuovi arrivati". Con la quarta stagione debutta quindi anche la gradita playlist entry level: "Newcomer", la quale raggruppa i giocatori dal livello 1 sino al 50.

    Questa suddivisione permette ai debuttanti di prendere confidenza con le meccaniche ludiche in compagnia di utenti con un grado di esperienza molto vicino al loro.
    Inoltre, lo studio ha ridefinito i requisiti necessari per lo sblocco degli Operatori degli anni precedenti: più saranno "anziani" e meno costerà sbloccarli. Dai 25.000 punti Fama dei più recenti, ad esempio, il prezzo di ogni personaggio calerà mano a mano che andremo verso quelli dell'Anno 1, sino ai 10.000 punti necessari per i due canadesi di Operazione Black Ice.

    Toxicity

    Tra le problematiche più gravi che da sempre funestano il titolo c'è la "tossicità" di parte dei giocatori: di quelli, tanto per capirci, che a inizio round si divertono a decimare i propri compagni. Il team vuole correre ai ripari e introdurre finalmente un sistema al contempo geniale e punitivo: il danno che un giocatore provoca al suo alleato viene rimbalzato proprio su chi ha premuto il grilletto. Un'altra aggiunta di peso, ovvero il sistema di Pick & Ban per la modalità ranked, debutterà inoltre a partire dalla seconda stagione.

    Il team ha poi in previsione di concentrarsi sul rework delle mappe già esistenti, dopo la ristrutturazione di Hereford Base e Club House. Il lavoro di riassestamento continuerà con il rework completo di altre tre mappe storiche: Kafé (nella seconda stagione), Kanal (terza) e Theme Park (quarta). In sostanza, dopo la nuova aggiunta australiana che vedremo a breve, non ci saranno nuove location quest'anno.
    Lo studio ha infine confermato in buona parte le previsioni di bilanciamento svelate nel corso dell'Invitational. Sono stati ritoccati alcuni operatori (Capitao è invece tornato alla situazione pre-patch) e sono state riviste diverse interazioni tra i gadget dei combattenti, come il jammer e le telefonate moleste di Dokkaebi, ora contrastabili avvicinandosi, ad esempio, proprio all'area di efficacia del disturbatore di frequenza.

    Operation Rusty Kangaroo

    Il contenuto che segna il debutto dell'Anno 4 ci porta dall'altra parte del mondo, là dove i terrapiattisti non possono andare: l'Australia. Per la prima volta l'offerta ludica di Rainbow Six Siege si presenta al pubblico in una veste inedita rispetto al passato. Le stagioni precedenti, infatti, erano strutturate a "compartimenti stagni", senza porre troppo l'accento sulla backstory di personaggi e ambientazione. Di contro, Burnt Horizon giunge accompagnata dal trailer di Harry "Six" Pandey e dal debutto del "Six Universe": questo dimostra una volta di più l'impegno del team di sviluppo di far crescere a tutto tondo la propria creatura donandole coerenza e profondità.
    Ciò ha condotto anche allo sviluppo di due operatori, inediti sia per i gadget che andremo ad analizzare a breve sia sotto il profilo della caratterizzazione della loro personalità, che appare tratteggiata in modo più profondo in rapporto a molti altri componenti della squadra Rainbow.

    Gridlock e Mozzie sono due operatori appartenenti all'unità mobile SASR (Special Air Service Regiment) dell'esercito Aussie. Amici da sempre, i due si trovano su sponde opposte: da un lato Gridlock, attaccante pesante (3 corazza e 1 velocità) armato di un F90 o di un M249, dall'altro l'esuberante difensore Mozzie (2 corazza e 2 velocità) equipaggiato con una carabina P10 RONI (evoluzione composita della pistola P10 usata anche da Clash) o con un Commando 9. Entrambi possono contare su uno shotgun a canna mozza, il Super Shorty, assai soddisfacente a corto raggio.

    Plot Twist

    Le abilità degli operatori Aussie, inoltre, non sono del tutto convenzionali, se consideriamo i rispettivi ruoli, un dettaglio che li piazza tra le aggiunte più interessanti al roster del prodotto Ubisoft.
    Gridlock può piazzare speciali trappole (i Pungiglioni Trax) che si attivano non appena queste toccano il suolo, formando un tappeto di spine acuminate, molto simili a quelle usate dalla polizia per bloccare i veicoli. Gli utilizzi sono molteplici: i pungiglioni possono essere sfruttati per proteggere o rendere impraticabili alcune zone della mappa, oppure per stanare un maledetto roamer, oppure ancora per creare un anello protettivo attorno alla bomba. Le trappole possono ovviamente esser distrutte, a patto di utilizzare metodi molto rumorosi.

    Gridlock ha un gran potenziale e potrebbe entrare prepotentemente nel meta competitivo, dando avvio a strategie inedite, da entrambe le parti.
    Mozzie invece schiera un aggeggio (anzi quattro) di tutto rispetto, il Pest. Questo piccolo alleato iper tecnologico può esser piazzato oppure scagliato direttamente con il Lanciaparassiti verso un drone del nemico, il quale verrà hackerato permettendo così al difensore di assumerne totalmente il controllo. La fase di raccolta di informazioni diviene dunque doppiamente fondamentale: anzitutto per gli attaccanti, che dovranno stare attenti in fase di "droning", ed in secondo luogo per i difensori che potranno contare su un modo inedito di controllare i movimenti del team avversario.

    Nel polveroso deserto, un miraggio

    Outback, la ventunesima mappa del titolo, sembra un arrugginito miraggio spuntato dalle riarse sabbie del deserto rosso australiano per fare un dispetto a Madre Natura. L'avamposto abbandonato in tutta fretta rappresenta in modo potente lo stacco tra il selvaggio nulla e la civiltà; un'ultima possibilità per rifocillarsi e prepararsi ad affrontare il desolato mondo circostante. L'efficacia e la pulizia visiva sono rese in maniera impeccabile, grazie al consueto lavoro certosino dei designer, capaci di rendere l'ambientazione unica nel suo affascinante decadentismo. Il cumulo di lamiere bruciate della stazione di servizio è un budello di metallo arrugginito in cui è raccolto un ammasso di peculiarità umane.

    C'è una sala lavanderia, un mini market, una stanza per le feste con tanto di toro meccanico; c'è un enorme squalo appeso al soffitto e un'officina ricolma di attrezzi e fuoristrada pimpati in attesa di essere revisionati. I tre ambienti principali in cui si suddivide la mappa sono immediatamente leggibili, grazie al diverso colore con cui gli sviluppatori hanno dipinto le pareti: questo particolare permette insomma ai giocatori di orientarsi meglio. Le anguste stanze hanno anche pochissimi punti di transizione e simile dettaglio induce necessariamente i due team a cercare vie alternative sfruttando l'ampia distruttibilità degli ambienti.

    Rainbow Six Siege Rainbow Six SiegeVersione Analizzata MultiForse è ancora troppo presto per capire se effettivamente l'Anno 4 di Rainbow Six Siege potrà essere ricordato come quello della piena maturità della produzione. Di sicuro però possiamo già essere contenti per la nuova tornata di contenuti che ci aspetta in questo ricco 2019, a partire proprio dalla stagione australiana Burnt Horizon, che si pone come un'ottima aggiunta all'offerta ludica, che si arricchisce quindi di interessanti novità. Lo shooter tattico di casa Ubisoft è indubbiamente cresciuto, cambiando totalmente volto, e questo l'abbiamo detto più volte: se le nostre parole non vi bastano, i quarantacinque milioni di utenti sono lì a testimoniarlo. Tra questi spiccano moltissimi italiani che a maggio potranno partecipare ad un appuntamento imperdibile per il nostro Paese: le finali della Pro League, occasione in cui i migliori giocatori al mondo confluiranno per la prima volta a Milano allo scopo di contendersi il titolo di campioni.

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