Rainbow Six Siege: Wamai e Kali, provati i due nuovi operatori dell'anno 4

Si chiude il quarto anno di Rainbow Six Siege con una stagione decisamente migliore rispetto ai precedenti contenuti aggiuntivi dello sparatutto Ubisoft.

recensione Rainbow Six Siege: Wamai e Kali, provati i due nuovi operatori dell'anno 4
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  • PS4
  • Xbox One
  • Il quarto anno di Rainbow Six Siege si conclude in bellezza. Il titolo firmato dai ragazzi di Ubisoft Montreal si sta avvicinando al cosiddetto "giro di boa", almeno per ciò che concerne il suo ciclo vitale. Stando a quanto affermano da qualche tempo gli sviluppatori, infatti, l'attività della squadra Rainbow durerà almeno dieci anni, prima del congedo. Intanto, il fervore creativo dello studio canadese non accenna ad arrestarsi.

    Anzi, col passare delle stagioni si è addirittura fatto più intenso. L'ultima fatica del team (su Everyeye.it trovate tutte le novità di Shifting Tides), dopo aver fatto speculare la community per un po' e il consueto periodo di test nel TS ha finalmente debuttato nei server live. I possessori del Pass si stanno già godendo da qualche giorno i due nuovi innesti. Noi, ovviamente, dopo l'anteprima di qualche settimana fa ci siamo fiondati a provare la stagione che ci accompagnerà fino al prossimo Marzo e che porta con sé una gran quantità di cambiamenti e aggiustamenti all'esperienza di gioco, di cui vi abbiamo già parlato. Vediamo quindi come se la sono cavata sul campo gli ultimi arrivi della squadra Rainbow.

    Wakanda Power

    Il keniota Wamai è l'operatore di difesa per questa ultima stagione del Quarto Anno. Il nuovo operatore di difesa è stato pensato per essere un anchor, nonostante la sua costituzione e la capacità di movimento siano nella media: 2 velocità, 2 corazza. Gli anchor, in effetti, sono tradizionalmente pesanti e dotati di scarsa mobilità, proprio per rendere al meglio nel loro ruolo di stopper del breach avversario.

    Inoltre, il keniota è il secondo difensore - dopo Jager - a poter contare su un fucile d'assalto: un AUG A2 su cui, purtroppo, pesa l'assenza dell'AOCG. L'utilissimo mirino, infatti, lo ritroviamo solamente nella dotazione di IQ, che può sfruttare la stessa, maneggevole arma.
    Come seconda scelta, invece, Wamai può contare su una mitraglietta MP5K, già vista nelle mani del buon Mute. Quest'ultima risulta ovviamente più utile nelle mappe con siti che favoriscono scontri a fuoco a corto raggio. Forse sarà scontato per chi è già esperto di Rainbow Six Siege ma, saper scegliere bene la propria arma e comprenderne l'efficacia in relazione alle location in cui ci si trova ad operare, è il primo passo per una buona prestazione.
    Tornando a Wamai, l'operatore keniota mette a disposizione del team l'ultimo ritrovato del reparto R&D della squadra: un gadget adesivo, in grado di aderire a qualunque superficie. Il sistema Mag-net crea un'area dominata da un potente campo magnetico in grado di attrarre, intrappolare e deviare proiettili e granate. Una volta che un proiettile, un gadget o una granata nemica entrano nel campo di forza creato dal sistema, questi vengono stoppati e ridirezionati nella direzione della trappola.

    Come vi abbiamo già ricordato nel corso della nostra prova, il Mag-net segue la stessa produzione ciclica delle mine Gu di Lesion. La trappola di Wamai viene dunque generata nel corso del tempo, sino a raggiungere il numero massimo di cinque gadget a ogni round. Inoltre, Wamai rappresenta l'alternativa perfetta a Jager. Al contrario dell'ADS in dotazione all'operatore tedesco, però, il nuovo smart gadget non si limita a distrugge le utility avversarie: le blocca ma non ne impedisce l'attivazione. Ciò significa che l'incauto attaccante può trovarsi a cadere nella sua stessa trappola, svelando la propria posizione ed esponendosi alla risposta rapida dei difensori.

    Abbiamo passato diverse ore in compagnia di Wamai e possiamo dire che il keniota - se usato con intelligenza - può non solo entrare di diritto nel meta corrente (cosa che molti operatori del quarto anno non possono vantare) ma giocarsi anche più di una carta nella futura scena competitiva. Il gadget risulta estremamente utile e versatile: dato che può essere lanciato e aderisce a ogni superficie, è possibile modulare la propria strategia difensiva anche in corsa, senza doversi esporre troppo.

    Super-Kali-fragilistichespiralidoso

    Kali, l'operatrice d'attacco, ci ha in qualche modo conquistati. La particolarità della combattente indiana sta tutta, ovviamente, nella sua dotazione: un fucile da cecchino CSRX-300 modificato e a colpo singolo, ricarica manuale e due mirini regolabili. I proiettili ad alto potenziale sono in grado di mandare in frantumi con un singolo colpo le barricate in legno e creare un gran bel foro nelle pareti distruttibili.

    Il fucile risulta ovviamente d'impaccio nel combattimento a corto raggio o negli angusti meandri delle location ma è molto efficace se l'operatrice riesce a mantenersi alla giusta distanza dall'azione. In questo senso, dovete pensare a Kali come a "un'utility aggiunta" per la squadra: può creare nuove linee di tiro e, soprattutto, disabilitare i gadget dei difensori con il suo dardo esplosivo LV-EL. Quest'ultimo può, con una leggera esplosione, distruggere ogni gadget nemico entro un determinato raggio d'azione. Il dardo funziona anche sulle pareti rinforzate, in cui si conficca prima di esplodere. Il muro non viene distrutto ma le utility installate sì. Immaginate la soddisfazione di bloccare sul nascere il "Bandit trick" in combinazione con il compagno di squadra che usa Thermite.

    Nonostante la cadenza di fuoco quasi inesistente, il fucile di Kali è altamente letale. Un singolo proiettile che centra l'avversario lo atterra immediatamente. Certo, messa alle strette Kali può sfoderare una C75 Auto, discretamente efficace a cortissimo raggio, dalla cadenza di fuoco molto eletava ma difficile da domare. Difficilmente Kali soppianterà gli operatori già presenti nel meta. Nonostante questo, l'operatrice indiana ci ha davvero divertiti. Da provare, assolutamente.

    Otto volante

    L'ultimo contenuto di peso a raggiungere i server, come sapete, è il rework di Parco Divertimenti. Prosegue, dunque, la missione del team di sviluppo di rendere finalmente competitive le mappe con più anzianità di servizio. Parco Divertimenti è forse la mappa più rimaneggiata, tra quelle che hanno subito il rework sino a questo momento.

    La squadra di restauratori è intervenuta nella location, introdotta con Blood Orchid, seguendo tre direttive principali. L'illuminazione, ad esempio, è stata completamente rivista; resa più reale e coerente con l'ambiente di gioco. Eliminate le zone più scure, ora la navigazione nella mappa risulta decisamente più semplice, leggibile e di immediata comprensione, tanto per gli attaccanti quanto per i difensori.

    La mappa, poi, è stata rivista anche per quanto concerne le dimensioni: metratura più contenuta e aree principali totalmente stravolte, per far convergere l'azione verso il centro. La casa infestata è sparita, così come la zona centrale - quella dei treni - in favore della zona chiamata Castello Cinese, caratterizzata principalmente da cabinati e ambienti abbandonati in pieno stile orientale. Gli interni della location, insomma, sono stati ridotti e riplasmati in maniera razionale ed equilibrata. Il rework di Parco Divertimenti, a nostro avviso, può dirsi pienamente riuscito: finalmente divertente da giocare, non vediamo l'ora di vederla nel competitivo.

    Rainbow Six Siege Rainbow Six SiegeVersione Analizzata MultiWamai, Kali e Parco Divertimenti inaugurano l'ultimo update del quarto anno di Rainbow Six Siege. Il keniota e l'indiana sono due operatori decisamente interessanti. Wamai, in particolare, a nostro avviso, può ambire a un posto nel meta di gioco, possibile sostituto di Jager. Per Kali, invece, la questione risulta un po' più difficile. Il suo loadout, di certo, non la aiuta. Nonostante l'indubbia difficoltà che maneggiare un fucile da cecchino porta con sé, l'operatrice rimane comunque davvero divertente da provare e permette ai giocatori di approfondire uno stile di gioco profondamente diverso rispetto a quando visto sino a questo momento. Ottimo, infine, il lavoro di ristrutturazione svolto su Parco Divertimenti. I ragazzi di Montreal ormai sono degli artisti in materia. La metratura della mappa è stata - in maniera molto intelligente - rivista al ribasso, mentre gli interni sono stati razionalizzati e riequilibrati. Shifting Tides, insomma, conclude in bellezza un intenso quarto anno. Rainbow Six Siege non poteva iniziare nel migliore dei modi il percorso che lo porterà a spegnere le sue prime cinque candeline.

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