Recensione Rainbow Six: Vegas

Il team Rainbow questa volta gioca d’azzardo!

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Disponibile per
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • Psp
  • Premessa

    Se si potesse indicare una città come simbolo di vizi e peccati del popolo occidentale questa non potrebbe essere altro che Las Vegas, crogiuolo e culla ideale per uomini d’affari privi di scrupoli (e spesso, di morale) oltre che di anime perse in cerca di fortuna, rapite da infernali marchingegni capaci di rovinare la vita di un uomo nel giro di una serata. Il contesto internazionale odierno, minato dalla pressante minaccia terroristica, deve aver suggerito ai programmatori della fortunata serie Rainbow Six (ricordiamolo, per chi non lo sapesse, che è ispirata all’omonimo libro di Tom Clancy) la famosa città statunitense come obiettivo ideale nell’ottica distorta e malvagia di alcuni gruppi armati, proponendola come vero e proprio teatro di guerra a seguito di un attacco devastante.
    Tale ricostruzione videoludica (sottolineiamolo, sempre frutto della fantasia e della libertà d’espressione) ha suscitato non poche polemiche in seno all’amministrazione della seducente metropoli dispersa nel deserto del Nevada, riuscendo a scatenare le ire del proprio sindaco, il signor Oscar B. Goodman, che tramite un esposto ufficiale pubblicato anche nel “Las Vegas Review Journal” ha paventato il ritiro del prodotto (all’epoca non ancora in commercio) ed il possibile danno all’immagine di una città così fortemente incentrata sul turismo.
    Scansando queste polemiche che lasciano il tempo che trovano, addentriamoci nelle linee di codice che compongono l’ultima opera di casa Ubisoft (sezione Montreal), analizzandone gli aspetti che più interessano la comunità di appassionati.
    Tutto comincia, come già riferito, a seguito di un devastante attentato terroristico che squassa i ritmi frenetici della città americana - in realtà la prima missione è ambientata in Messico, ma si tratta di un lungo tutorial - con esplosioni provenienti dal lussuoso hotel-casinò Calypso, che gettano nel caos e nel terrore la popolazione autoctona, l’enorme massa di turisti e soprattutto le autorità locali, impreparate ad affrontare un simile attacco (sicuramente il frutto della discordia che ha generato tanto malumore nel sindaco Goodman, che non ha perso tempo a sottolineare le seguenti parole : “La nostra città è una delle più sicure al mondo”). La minaccia da parte del gruppo armato di far esplodere un ordigno dalle potenzialità catastrofiche e la presa di numerosi ostaggi (tra i quali un esimio esponente della NATO ) è la chiave d’introduzione per il team Rainbow, l’unico, sceltissimo reparto di forze speciali ( che fa il verso agli S.W.A.T. di Los Angeles, ma rappresenta “l’elite dell’elite”) in grado di disinnescare il pericolo, ovviamente capeggiato da voi (il carismatico Logan Keller ).
    Nonostante il plot narrativo sia piuttosto banale e poco originale nel contenuto (la classica “scusa” per gettarci nella mischia, insomma), il prodotto Ubisoft ci cala nella parte del protagonista molto più che nelle serie passate, grazie a situazioni di patos alternate a momenti di pura adrenalina e all’ambientazione inedita e mai scontata (come ci si potrebbe aspettare) per un FPS strategico come Rainbow Six.

    Grafica e tecnica

    Soffermandoci sul lato squisitamente tecnico, l’ultima creazione della software house francese presenta una duplice “personalità”, in riferimento all’impostazione grafica decisamente contrastante tra la modalità single player (la campagna, per intenderci ) e quella multiplayer: se la prima si distingue per mole di poligoni (che equivalgono a dettagli), effetti speciali e textures di qualità (non sempre, comunque), la seconda mostra ambientazioni piuttosto spoglie e generalmente una cura per i particolari poco soddisfacente (non mancano le eccezioni, dove alcuni scorci risultano più che gradevoli ); ciò che accomuna le due facce della medaglia è il buonissimo motore fisico e lo splendido audio, che merita una trattazione a parte.
    La scelta di impostare il gioco su questo doppio binario (come accadde in Ghost Recon: Advanced Warfighter, ultimo capitolo della celebre serie di casa Ubisoft) non mina assolutamente la bontà del prodotto nel suo complesso, ma visti i recenti risultati ottenuti da titoli del calibro di Gears of War e Call of Duty 3, che presentano un livello grafico delle mappe multiplayer molto vicino - se non uguale - a quello della campagna, era auspicabile almeno un piccolo sforzo in più da parte degli sviluppatori.
    Tornando a disquisire sull’aspetto “cosmetico” della modalità single player, possiamo sottolineare che il famigerato Unreal Engine è stato sfruttato a dovere, riuscendo ad immergere il giocatore in una Las Vegas inedita e sconvolta senza troppe difficoltà.
    Ottimamente realizzati gli effetti particellari, con fumi ed esplosioni degni della next-gen ( sebbene non raggiungano i picchi d’eccellenza esplorati da Call of Duty 3) ; stesso discorso dicasi per la quantità e la qualità degli oggetti presenti su schermo ( mossi tra l’altro da un ottimo motore fisico ) , che compongono affascinanti strutture architettoniche ispirate dall’opulenta e sfarzosa edilizia della città simbolo del lusso.
    L’illuminazione è abbastanza particolare e punta molto sul fattore realismo, donando all’intero prodotto un’impronta decisamente personale : sfocature ed effetti di dissolvenza (il motion blur viene sapientemente utilizzato in alcune circostanze, ad esempio quando si viene feriti fino al completo ripristino delle forze) sono onnipresenti, ma è una scelta non tanto stilistica quanto guidata dalla necessità di gestire la poliedrica illuminazione dei casinò e degli alberghi di Las Vegas.
    L’audio è semplicemente favoloso: da sempre fiore all’occhiello per la serie, in quest’ultima incarnazione ha raggiunto qualità ed immersività senza pari; il “timbro” delle diverse armi che compongono il vasto arsenale a disposizione è realistico e calibrato alla perfezione, infondendo
    al giocatore la giusta sensazione di potenza.
    Gli effetti sonori ambientali hanno goduto dello stesso, certosino, trattamento; chiunque possieda un impianto dolby digital 5.1 può persino regolare le proprie casse acustiche utilizzando una fonte audio fissa proveniente dal gioco ( provate a girare intorno ad un elicottero pronto al decollo e apprezzerete la bontà dell’audio posizionale).
    L’ultima nota positiva riferibile a questo aspetto è il doppiaggio che, come da tradizione Ubisoft, è completamente in italiano e di buon livello, grazie all’ingaggio di professionisti.

    Gameplay

    Rainbow Six: Vegas si pone ai vertici della categoria “FPS” non solo in virtù della collaudatissima giocabilità (sebbene sia cambiata nel corso degli anni, introducendo aspetti più “arcade”), ma anche grazie all’inserimento di alcune novità che favoriscono la drammaticità e la spettacolarizzazione degli scontri a fuoco.
    In primis, la possibilità di cercare riparo dietro ai vari elementi presenti sullo scenario (premendo il grilletto sinistro) proprio come accade in Gears of War ( punta di diamante dell’intera line-up di Xbox360), con l’unica differenza che nel titolo Ubisoft avviene un cambio di visuale, dalla prima alla terza persona; questa scelta farà discutere una buona parte degli appassionati, ma è giusto e doveroso sottolineare che l’implementazione di questa feature è assolutamente pregevole, giovando soprattutto al tatticismo oltre che al mero aspetto cinematografico dell’azione.
    Il gioco di squadra è divenuto molto più profondo ed efficace, grazie alla possibilità di impartire nuovi ordini ai propri compagni e all’utilizzo di gadget tecnologici presi in prestito dal cugino “Sprinter Cell”, altro prodotto targato Tom Clancy: le irruzioni nei locali sono molto più realistiche e riuscire ad eliminare i propri obiettivi senza danneggiare gli ostaggi (ove presenti) è più gratificante e galvanizzante che in passato.
    Ciliegina sulla torta sono i commenti dei colleghi sul campo di battaglia, che in base alle nostre azioni reagiranno con frasi sibilline (ad esempio dopo un maldestro tentativo di irruzione) e dallo spiccato senso di cameratismo.
    L’arsenale a disposizione di Logan Keller e compagni è vastissimo ed in grado di soddisfare i gusti di ogni guerrafondaio virtuale ed amante delle armi da fuoco, spaziando dalle classiche pistole ( c’è anche la mitica “Desert Eagle”) ai fucili d’assalto, di precisione e machineguns più noti (P90, MP5, PSG1, FAMAS etc.) fino a sofisticatissime armi tutte da provare e customizzare (l’intero arsenale è potenziabile e modificabile grazie all’inserimento di alcuni upgrade come silenziatori e varie tipologie di mirini, dal reflex a quello laser ).
    L’intelligenza artificiale, settata a livello realistico, oltre ad essere una seria minaccia per la propria incolumità, si distingue per alcuni comportamenti strategici piuttosto raffinati (coperture, accerchiamenti, lancio di granate disturbanti come le fumogene o le flashbang), sebbene in talune circostanze i “ tangos” tendano ad esporsi troppo facendosi colpire senza reagire come sarebbe auspicabile in un prodotto next-gen di questo livello.
    Le animazioni sono molto fluide e realistiche, in particolare quelle dei compagni, che reagiscono con prontezza ed efficienza ai nostri ordini; l’implementazione del ragdoll è praticamente perfetta, con corpi che si accasciano sugli oggetti (come sedie o tavoli) in maniera realistica e naturale.
    Un difetto piuttosto accentuato è facilmente riscontrabile nella compenetrazione poligonale, che purtroppo non è presente solo tra armi e corpo (in questo caso si nota soprattutto imbracciando grossi fucili d’assalto), ma anche tra gli arti stessi, con esiti piuttosto imbarazzanti quando si trova riparo dietro ad un barricata (osservare gomiti e gambe).
    Si tratta di dettagli insignificanti ai fini del gameplay ma che potevano e dovevano essere evitati in una produzione di questa portata.
    Il framerate, settato a 30 fps, risulta stabile nella quasi totalità delle situazioni, ma in quelle più caotiche può subire bruschi e repentini cali lasciando spaesato il giocatore.
    La longevità si attesta su livelli molto buoni per quanto concerne la campagna single player (distribuita su una ventina di missioni), che tra l’altro può essere rigiocata anche nella modalità “caccia ai terroristi”, dove abbiamo un certo limite di tempo per ripulire l’intera mappa dai nemici.
    Naturalmente prendendo in considerazione le possibilità offerte dalle partite con gli amici (vs o coop) non c’è nessun freno che pone dei limiti alla durata del gioco, che anzi, diventa più divertente proporzionalmente all’aumento dell’esperienza acquisita sul campo di battaglia.

    Multiplayer, che passione

    Il cuore pulsante dell’ultima fatica Ubisoft è sicuramente il multiplayer via Xbox Live 7vs7 (sono disponibili anche il system link e lo schermo condiviso), che grazie ad alcune , riuscitissime innovazioni, pone il primo capitolo di Rainbow Six next-gen come miglior FPS giocabile in rete sulla bianca console di casa Microsoft.
    Uno degli aspetti che ha ricevuto maggior cura da parte degli sviluppatori è quello relativo alla personalizzazione del proprio alter-ego virtuale; per la prima volta, grazie alla Live Cam, sarà possibile infatti associare i propri lineamenti somatici al personaggio sotto controllo, che potremo inoltre dotare di arsenale e vestiario personalizzabile sin nel minimo dettaglio ( scelte che influenzano non solo l’aspetto estetico, ma anche le capacità di combattimento).
    Scudo protettivo e tenuta antisommossa al completo ovviamente renderanno i nostri movimenti molto più lenti ed impacciati rispetto ad un vestiario composto da semplice mimetica e giubbotto antiproiettile (la scelta influenza anche sulla resistenza al danno).
    Il tatticismo ed il gioco di squadra sono aspetti fondamentali per portare a termine la missione assegnata, qualunque essa sia: le 7 mappe disponibili presentano una grande varietà di percorsi alternativi per raggiungere un determinato obiettivo (che può essere una valigetta da catturare o una bomba da difendere, ad esempio) e giocando contro team affiatati ed organizzati meglio del vostro difficilmente riuscirete ad ottenere la vittoria, soprattutto se non si affronta il “problema” con il giusto spirito, altrimenti si rischia di cadere nella frustrazione ed essere spazzati via senza riuscire a sparare nemmeno un colpo.
    Questo fattore, aggiunto alla possibilità di gestire le proprie azioni con l’ausilio di un’infinità di gadget tecnologici ed armi personalizzate , rende Rainbow Six : Vegas uno dei migliori giochi da clan i circolazione.


    Rainbow Six: Vegas Rainbow Six: VegasVersione Analizzata Xbox 360L’ultima fatica della software house francese ( in realtà il titolo è stato sviluppato dalla sezione “Montreal” , in Canada) centra il bersaglio dopo aver deluso, in parte, i propri fan con il capitolo Lockdown. Le capacità di calcolo della prima console next-gen immessa sul mercato hanno influito non solo sul comparto tecnico (all’avanguardia per quasi tutto ciò che concerne la modalità single player, la multi sotto questo profilo lascia un po’ perplessi), ma anche nelle routine di intelligenza artificiale e nel buon motore fisico che contraddistingue tutto il gioco. I ritocchi e le correzioni importanti inserite nel gameplay (gioco di squadra approfondito, terza persona quando ci si protegge, customizzazione praticamente illimitata e gadget sofisticati) hanno reso l’esperienza di gioco molto più coinvolgente (e divertente!) che in passato, riuscendo a trovare il giusto compromesso in grado di accontentare i palati raffinati dei giocatori più esperti (qualcuno, comunque, rimarrà sicuramente deluso per certe scelte) e quelli occasionali. Profondo, longevo ed entusiasmante, Rainbow Six Vegas è un acquisto consigliato per tutti gli amanti di FPS d’azione dove gioco di squadra ed intelligenza tattica hanno la meglio sui propositi “garibaldini” (anche se non mancano momenti adrenalinici ed agguerrite sparatorie ).

    8

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