Raji An Ancient Epic Recensione: avventura e mitologia nell'India antica

Raji: An Ancient Epic porta su console un action adventure ispirato alla mitologia indù e balinese: ecco il resoconto del nostro viaggio nell'India antica.

recensione Raji An Ancient Epic Recensione: avventura e mitologia nell'India antica
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  • Pc
  • Switch
  • Non solo Animal Crossing: New Horizons e Paper Mario: The Origami King: il catalogo 2020 della Casa di Kyoto non manca di lasciare spazio anche a una vasta e variegata selezione di produzioni indipendenti. Nintendo Switch, anzi, continua a confermarsi come un hardware particolarmente indie-friendly, con molti piccoli team che trovano accoglienza sulla console. Tra i nuovi arrivi presentati nel corso dell'Indie World di agosto, figura Raji: An Ancient Epic.

    Pubblicato a sorpresa a termine dell'appuntamento streaming, l'action-adventure rappresenta l'opera prima della software house indiana Nodding Heads. Ispirato alla mitologia indù e balinese, il gioco punta ad avvolgere il pubblico con le antiche atmosfere del Rajasthan medievale, devastato da un conflitto tra divinità e orde demoniache. Dopo oltre tre anni di sviluppo, Raji: An Ancient Epic è infine approdato in esclusiva temporale su Nintendo Switch: un debutto che, con rammarico, non è riuscito a convincerci né sul fronte della narrazione né del gameplay.

    Tra acrobati, demoni e divinità

    Raji è un'artista circense, per la precisione una funambolica acrobata. Alle sue cure è affidato Golu, fratello minore e unico familiare della fanciulla. Oltre che nella vita, il bambino affianca la sorella anche sul lavoro, grazie a un talento naturale per la narrazione e la pratica del teatro delle ombre. In effetti, è proprio durante un'esibizione ad una fiera della tradizione indiana che l'esistenza del giovane duo viene sconvolta. Mentre Golu ammalia il suo pubblico rievocando un mitologico conflitto tra dèi e demoni, un'armata di creature dell'ombra irrompe infatti all'improvviso nel regno degli uomini, pronto a metterlo a ferro e fuoco.

    A guidare le oscure entità è Mahabalasura, lord demoniaco in cerca di vendetta, pronto a sfidare le divinità che lo avevano confinato ormai mille anni addietro. La furia dell'esercito sovrannaturale si scatena sugli esseri umani e in particolare sui bambini malauguratamente presenti sul luogo dell'invasione. I ragazzi, Golu incluso, vengono rapiti dai demoni: inutile è l'intervento di Raji, che si ritroverà ben presto a crollare a terra svenuta.

    Al suo risveglio, l'acrobata apre gli occhi in una vallata misteriosa, dominata da architetture tipiche dell'India antica e avvolta da un'atmosfera solenne e misteriosa. Gli dèi l'hanno risparmiata, scegliendola come propria campionessa nella nuova guerra a Mahabalasura. E la presenza delle divinità è immediatamente percepibile dal giocatore: le vicende di Raji: An Ancient Epic sono infatti narrate per tramite di Durga, dea della guerra, e del dio Vishnu. Mentre una telecamera fissa segue l'incedere di una minuta rappresentazione della protagonista, è l'interagire tra le due figure divine a descriverci il contesto narrativo e l'evolversi degli eventi.

    Il dialogo tra le due divinità segue con costanza il giocatore, palesandosi sia durante fasi esplorative sia in occasione dei combattimenti. Durga e Vishnu sono inoltre i narratori che accompagnano le cut-scene della produzione indie, ricreate su schermo con uno stile 2D efficace e gradevole che richiama il teatro delle ombre. La stessa prospettiva isometrica adottata dalla telecamera in-game, collocata piuttosto distante da Raji, sembra in effetti voler replicare la prospettiva delle divinità piuttosto che quella della ragazza.

    Grande protagonista del racconto è del resto la più ampia tradizione indù e balinese, rappresentata visivamente nel mondo di Raji: An Ancient Epic tramite vistosi e colorati murales. Interagendo con questi ultimi, si attiveranno articolati dialoghi tra Durga e Vishnu, che ci narreranno come fossero ricordi numerosi aspetti dell'universo culturale indiano.

    Purtroppo, il tentativo di introdurre il giocatore in questo affascinante mondo riesce solamente in parte. Le vicende che coinvolgono le divinità citate sono piuttosto complesse e il loro rapido riepilogo finisce spesso per lasciare l'ascoltare perplesso e confuso. Al termine dell'avventura, che richiede poche ore per essere completata, resta sicuramente la curiosità di approfondire la conoscenza dell'immaginario proposto, ma avremmo apprezzato una maggiore efficacia "didattica" da parte del titolo.

    Debole sul fronte narrativo è inoltre il percorso compiuto da Raji, un personaggio dai pensieri piuttosto silenziosi. Il gioco non ci svela molto sul suo passato o sul suo carattere, rendendo piuttosto difficile immedesimarsi o affezionarsi alla ragazza. La ricerca di Golu procede dunque senza particolari picchi emotivi. Privo di svolte sorprendenti o imprevedibili, il racconto dipanatosi in Raji: An Ancient Epic culmina in un finale privo di epicità, dipinto peraltro in maniera alquanto frettolosa.

    Avventurarsi nell'India antica

    L'elemento di maggior pregio proposto della produzione è sicuramente rappresentato dalla ricostruzione di un'India magica e antica, popolata di demoni e divinità. Le architetture che fanno da sfondo al viaggio di Raji, per quanto non ricche di dettagli o caratterizzate da una particolare qualità grafica, riescono infatti a offrire un'intrigante scorcio su di un immaginario carico di potenziale. Le vetrate variopinte di una fortezza medievale, colossali statue di divinità e stagni avvolti dalla notte e popolati di carpe e ninfee compongono a schermo istantanee suggestive.

    Purtroppo, la qualità della direzione artistica si palesa come complessivamente altalenante, con altrettanti scenari caratterizzati da un generale anonimato, che rende più evidente la natura low budget della produzione. A incidere sull'impatto del mondo di gioco, troviamo inoltre cali di frame rate anche significativi, che nel corso della nostra prova su Nintendo Switch ci sono parsi più frequenti e intensi con la console posizionata in modalità docked.

    L'avanzamento nell'action-adventure è estremamente lineare: la strada da

    seguire sarà sempre evidente e non ci si ritroverà mai smarriti nel mondo di gioco. La libera esplorazione delle ambientazioni è comunque possibile in certi frangenti, dove la mappa proporrà dei piccoli bivi a due vie: da un lato un vicolo cieco in cui ottenere, in genere, un potenziamento; dall'altra la strada per proseguire nella missione della nostra elter-ego videoludica. Le deviazioni, a ogni modo, non sono mai estese e il ritorno sul percorso principale si risolverà in breve tempo.

    Nel corso dell'intera avventura, il giocatore non potrà indirizzare liberamente la visuale, dovendo invece fare i conti con una telecamera fissa che segue l'azione in maniera predeterminata. Se in talune occasioni la regia riesce a mettere in luce i pregi delle migliori ambientazioni di Raji: An Ancient Epic, bisogna purtroppo constatare alcune mancanze. Sono diversi i casi in cui i nostri movimenti possono condurre la protagonista fuori dall'inquadratura, mentre la visuale isometrica non sempre si rivela adeguata ad affrontare le fasi platform del gioco, con game over legati a difficoltà nel valutare correttamente distanze e proporzioni. La scelta della telecamera fissa con visuale dall'alto si rivela invece efficace nelle fasi di combattimento, che godono di una buona leggibilità.

    Una formula ludica poco convincente

    Dalla natura action, il combat system proposto dall'indie vede Raji fronteggiare una discreta varietà di demoni a colpi di concatenazioni di rapidi attacchi. Nelle prime fasi dell'avventura la protagonista impugna la Trishula, arma simile a un tridente donatale dalla dea della guerra Durga, e lo Sharanga, l'arco offerto da Vishnu. Entrambi sono caratterizzati da un moveset piuttosto interessante, che include la possibilità di sfruttare le doti circensi della ragazza. Concatenando piroette e balzi acrobatici, Raji può infatti utilizzare le armi per mettere a segno efficaci combo e attacchi ad area.

    Purtroppo, una certa imprecisione nei comandi e un'IA dei nemici non particolarmente brillante spingono ben presto il giocatore ad optare per l'utilizzo delle mosse più immediate, combinate a semplici schivate. Del resto, la componente più acrobatica del combat system andrà progressivamente a perdere di rilevanza con il mutare degli avversari e la comparsa di nuovi strumenti e poteri concessi dagli dèi.

    Pur garantendo, con l'eccezione della fase finale, la piena libertà nella scelta

    dell'arma, di fatto ogni aggiunta all'arsenale di Raji risulterà sempre la miglior opzione per affrontare la sezione di gioco immediatamente successiva. Si riducono così drasticamente le possibilità in termini di varietà nell'approccio ai nemici, la cui minaccia non richiederà pressoché mai di alternare gli strumenti a disposizione o di adottare strategie elaborate. I combattimenti, decisamente numerosi e non evitabili, si risolvono dunque piuttosto rapidamente, senza offrire momenti adrenalinici, in un combat system che non riesce a coinvolgere e intrattenere a sufficienza.

    Raji: An Ancient Epic include inoltre alcune boss fight che, pur offrendo un livello di sfida più elevato, non si rivelano mai davvero memorabili. Al contrario, gli attacchi degli avversari si alternano in maniera monotona, rendendo i confronti poco stimolanti: non aiuta in tal senso la colonna sonora chfe li accompagna, decisamente poco incisiva.

    Se i combattimenti impegneranno Raji per molto tempo durante il suo viaggio, a spezzare il ritmo dell'esperienza troviamo numerose fasi platform. Mai particolarmente complesse o originali, molte di queste si eseguono anzi quasi in automatico, vista la bizzarra impossibilità di precipitare da una piattaforma: compiere un balzo dal suo limite estremo sarà dunque spesso più che sufficiente per procedere. I game over possono incorrere soltanto in caso di salti compiuti in direzioni errate o comunque mal calibrati. C'è purtroppo da dire che l'eventualità è piuttosto frequente: così come per le acrobazie in combattimento, anche in questo caso abbiamo infatti ravvisato diverse imprecisioni nei comandi.

    Chiude il quadro della formula ludica proposta da Raji: An Ancient Epic, la presenza di alcuni puzzle. Questi ultimi si presentano essenzialmente in due varietà: ricomporre correttamente dei mandala ci permetterà di osservare alcune istantanee di vita passata della protagonista e del fratello Golu, mentre riallineare i tronchi di alberi corrotti dal male demoniaco consentirà invece di ripristinare la purezza di un'area del mondo di gioco, aprendo la strada a Raji per proseguire nella sua missione. Disponibili in numero contenuto e di difficoltà pressoché inesistente, gli enigmi non arricchiscono tuttavia in maniera significativa l'esperienza di gioco.

    Raji An Ancient Epic Raji An Ancient EpicVersione Analizzata Nintendo SwitchProposto su Nintendo eShop a €24,99, Raji: An Ancient Epic è un action-adventure che punta a combinare una natura story-driven ad un amalgama ludico composto di combat system dinamico, elementi puzzle e platforming. Purtroppo, nonostante l'indubbio fascino dell'universo e della mitologia dell'India antica, il risultato complessivo è piuttosto deludente. Con una narrazione priva di mordente e un gameplay claudicante, il titolo non riesce a brillare nell'ormai agguerrito e affollato panorama delle produzioni indie. Alcune problematiche di natura tecnica, tra le quali spicca un frame rate incerto, impediscono definitivamente all'intrigante progetto di esprimere il potenziale della sua suggestiva ambientazione.

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