Recensione Ratchet & Clank: Size Matters per PS2

La tardiva conversione della nuova avventura del “duo dei gadget” è tra noi

Recensione Ratchet & Clank: Size Matters per PS2
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    Dopo quattro fortunati episodi per PlayStation 2 e una rapida quanto azzeccata incursione su PlayStation Portable e PlayStation 3, ecco finalmente di ritorno Ratchet & Clank su PS2. Stavolta però non si tratta di un nuovo capitolo delle avventure dei due scavezzacollo spaziali, quanto del porting del titolo per PSP uscito l’anno scorso, Size Matters.

    Gli eredi del Coyote Rosso

    La serie di Ratchet & Clank, insieme a quella di Jak & Dexter, ha ormai da anni raccolto l’eredità di Crash Bandicoot nel cuore degli appassionati dei platform game colorati e spiritosi. La formula di gioco, basata sulla giusta commistione di tipici elementi esplorativi da platform 3D con quella di uno sparatutto “buffo” ed esagerato, ha sempre portato i suoi frutti e fatto guadagnare a questo franchise un discreto nugolo di fan perfino nella terra del Sol Levante, dove difficilmente giochi occidentali di questo genere trovano spazio, tra un Mario e un Sonic ‘qualunque’.
    Size Matters non fa eccezione: salutato da pubblico e critica in maniera decisamente positiva all’atto della sua uscita, è riuscito a portare tutta l’azione e la carica di simpatia della saga sullo schermo di una console portatile senza perdere niente nel passaggio.


    Ma cosa succede nel momento in cui si prende lo stesso gioco e lo si riporta sulla “sorella maggiore” della PSP? Scopriamolo insieme.

    Due personaggi in cerca di...guai!

    Come molti di voi sapranno, le peripezie di cui sono protagonisti Ratchet e il suo fedele amico Clank hanno luogo in un bizzarro universo dove si viaggia fra un pianeta e l’altro con estrema semplicità. Ratchet è un affabile avventuriero appartenente alla razza dei Lombax, specie di felini umanoidi particolarmente dotati per la meccanica e l’uso della tecnologia. Clank invece è un saggio robottino che, a dispetto delle apparenze, nasconde un vero e proprio arsenale di utili gadget dentro di sé. Dal momento in cui si imbattono l’uno nell’altro all’inizio del primo episodio della serie, rimangono invischiati in una miriade di guai dai quali escono sempre per il rotto della cuffia e combinando le proprie abilità.
    Ratchet unisce alla agilità e alla forza l’abilità nell’utilizzo di ritrovati tecnologici, mentre Clank sfrutta la sua natura robotica per cavare sé e il suo amico d’impaccio in più di una situazione.
    All’inizio di questa nuova avventura, ritroviamo i nostri eroi in un raro momento di relax su di un pianeta che è solitamente meta balneare per turisti. Naturalmente la pace non durerà a lungo: l’elemento di disturbo stavolta è rappresentato dalla piccola Luna, una strana ragazzina che prega Ratchet di farsi fotografare in azione per corredare di immagini emozionanti la sua ricerca scolastica. Neanche il tempo di finire i compiti per casa che la ragazzina viene rapita da una navicella spaziale, mentre i nostri eroi rinvengono uno strano artefatto di tecnologia aliena. Nonostante lo scetticismo di Ratchet, Clank è convinto si tratti di tecnologia appartenente alla leggendaria razza dei Technomiti...

    Ritorno dall’altra dimensione

    Size Matters non si distacca dalla collaudata formula di gioco a cui questa serie ci ha abituato, e la versione PlayStation 2 è una fin troppo fedele conversione di quella PSP da questo punto di vista. I nostri eroi vivranno avventure su dieci diversi pianeti, ognuno caratterizzato da creature più o meno ostili e da diverse quest da portare a termine. Questa volta però, è innegabile notare come la giocabilità sia meno bilanciata nei suoi elementi fondamentali che nei precedenti capitoli. Si tratta generalmente di farsi strada lungo i vari livelli risolvendo semplici enigmi, partecipando a bizzarri sottogiochi e soprattutto menando le mani. Dal punto di vista esplorativo il gioco è piuttosto povero di sfide: se capita di perdersi è solo colpa della pessima realizzazione grafica di alcuni livelli, poiché i quadri sono in verità ben poco vasti. Anche l’elemento platform è decisamente sacrificato in favore dei combattimenti: difficilmente qualche salto o l’utilizzo del Clank-jetpack vi daranno problemi. Problemi invece che sicuramente arriveranno al momento di incrociare le armi con i molteplici mostriciattoli di cui ogni pianeta pullula. Se non affrontati con le giuste strategie e armi infatti, questi tendono ad essere particolarmente fastidiosi, soprattutto per colpa di una rilevazione delle collisioni a dir poco approssimativa. Che si spari con un’arma da fuoco o si menino fendenti con la chiave inglese, si ha spesso l’impressione di colpire a caso, impressione confermata quando, utilizzando il “lanciabot” nei panni di Clank, non riusciamo a direzionare con precisione la traiettoria degli automi. I combattimenti si rivelano così, semplicemente, più frustranti che divertenti, ed essendo gli elementi puzzle presenti spesso in contemporanea ad essi, il dover ripetere molte volte ampie porzioni di quadri per colpa di un singolo mostriciattolo di troppo, richiede ampie dosi di pazienza e perseveranza.

    Buffe ma letali

    Caratteristica distintiva della serie è da sempre il vasto armamentario a disposizione di Ratchet: oltre alla fida mega-chiave inglese, il nostro Lombax preferito acquisirà, poco alla volta, armi e strumenti sempre più bizzarri da poter utilizzare. In realtà l’utilità di alcune di queste è molto opinabile, o limitata a certi contesti, mentre altre le userete molto spesso.
    Si va da particolari versioni di fucili al plasma e cannoni a ben più originali armi a base di sciami di vespe o mini eserciti robotici.
    Tutti questi dispositivi bellici dispongono di munizioni molto contate, ma delle quali potrete facilmente rifornirvi distruggendo le casse sparse in giro per i livelli o acquistandole presso comodi “distributori” situati in ogni livello. Ogni arma guadagna, con l’utilizzo, “punti esperienza” come i personaggi di un GdR: ad ogni aumento di livello naturalmente corrispondono un aumento della potenza di fuoco e del numero di munizioni “in canna”.
    Gli assurdi strumenti dei quali ci si può avvalere possono invece essere utilizzati senza preoccupazioni di sorta, ma sono assolutamente contest-sensitive (il rampino o il fucile innaffiatore ad esempio hanno utilità solo in precisi momenti e non hanno utilizzi in fondo troppo creativi).
    Una di questi è il fucile miniaturizzatore: il titolo “Size Matters” deriva in gran parte dalla necessità di far rimpicciolire Ratchet -o far diventare gigantesco Clank- per poter superare determinati ostacoli o affrontare taluni nemici.
    L’azione di gioco è spesso intervallata da ampie sezioni in cui il gameplay cambia (ad esempio quando si comanda il solo Clank in livelli in cui la risoluzione dei puzzle diventa preminente) o prendiamo parte a sottogiochi più o meno riusciti.

    Varietà nell’approssimazione

    La varietà è così ampiamente assicurata e l’interesse è sicuramente mantenuto vivo in questo modo, ma purtroppo queste sfide si susseguono senza soluzione di continuità spaesando a volte il giocatore che si ritrova da un momento all’altro a “rimbalzare” tra una sezione platform, un puzzle e una corsa su un hoverboard.
    Una cosa che infatti si riesce a digerire poco mente si gioca è il dover avanzare per i vari livelli senza in realtà avere la minima idea di dove andare o cosa cercare in particolare: si combatte un gruppo di nemici, si salta, si corre, si trova la soluzione ad un semplice enigma et voilà, eccoci alla fine del livello, ricompensati con un nuovo oggetto e un indizio che ci spedisce su un nuovo pianeta. L’innata simpatia dei siparietti comici dei protagonisti è svilita da una trama piuttosto blanda, e da personaggi di contorno che interagiscono con noi senza che in realtà ne abbiano motivo.
    In sostanza il gioco fila via liscio, una volta compreso l’andazzo, per tutta la sua (breve) durata, distribuendo equamente momenti divertenti e frustranti. Quello che delude davvero in realtà è l’approssimazione con cui sono realizzati tutti gli elementi su cui si fonde il gameplay: dalle già citate collisioni, ai controlli non sempre perfetti in alcune sezioni di gioco, fino ad arrivare al problema forse più grave: la gestione della telecamera. Il fatto che sia sempre accentrabile oltre che direzionabile è un’ottima cosa, ma un buon gioco dovrebbe offrire una visuale sempre ottimale senza che sia il giocatore a dover continuamente riposizionarla. Soprattutto in sezioni in cui l’azione è già abbastanza concitata di suo, e serve quasi più destrezza per controllare la telecamera che per sparare o saltare, nel contempo.
    Vale la pena, infine, parlare delle modalità multiplayer: sono diverse, sia cooperative che competitive, e contribuiscono non poco alla rigiocabilità del titolo. Purtroppo però l’esperienza risulta molto meno appagante che su PSP, a causa di diverse limitazioni. Innanzitutto, si può giocare, naturalmente, solo in locale, e il numero di giocatori è limitato a soli due (quando nell’originale erano quattro), che si ritrovano inoltre a giocare su di un sacrificato split screen. Davvero un peccato.

    Quando troppo stretching fa male

    Su PSP, Size Matters all’epoca della sua prima uscita ha suscitato grandi consensi, soprattutto per la sua grafica colorata e luminosa, piena di effetti luminosi e particellari. Logica vorrebbe che trasponendola su una console più potente, essa possa solo migliorare. Con nostro grande rammarico invece, non possiamo che arrenderci nuovamente di fronte all’approssimazione con cui è stata realizzata questa conversione. La splendida definizione che i poligoni vantavano nella versione portatile si è persa completamente nella trasposizione su uno schermo più grande. E’ un po’ come se un’immagine ben definita a 800x600 venisse visualizzata ad una risoluzione più alta: sgrana. I programmatori quindi non solo non hanno saputo rendere giustizia all’originale, ma neanche alla console su cui il gioco doveva ora girare. Size Matters è graficamente molto più scarno dei suoi predecessori, e in verità in alcuni quadri sembra quasi un gioco dell’ultima generazione PSOne più che dell’ultima generazione PlayStation 2.
    Sul fronte sonoro il gioco si difende bene, ma senza infamia e senza lodi particolari. I dialoghi sono doppiati in italiano da attori professionisti, e sono ben sincronizzati coi filmati (realizzati con lo stesso motore grafico del gioco). Gli effetti sonori sono discreti ma non particolarmente originali: vista la bizzarria di alcune trovate e armi, ci si potrebbe aspettare più fantasia sotto questo punto di vista. Le musiche, allo stesso modo, accompagnano bene l’azione ma sono piuttosto “spente” e poco incisive.
    Sostanzialmente buono l’adattamento in italiano del gioco, se escludiamo l’inconcepibile traduzione “ribaltata” del titolo.

    Ratchet & Clank: Size Matters Ratchet & Clank: Size MattersVersione Analizzata PlayStation 2Size Matters non è un cattivo gioco, ma è comunque un passo falso, un atto non dovuto e forse superfluo. Farlo uscire dopo così tanto tempo rispetto all’originale PSP, senza oltretutto migliorarlo in alcunché ma anzi senza neanche “risistemare” quantomeno quegli elementi che hanno sofferto particolarmente nel passaggio (in primis la grafica), si è dimostrata una mossa avventata. Oseremmo quasi dire poco rispettosa dei fan della serie che ancora non avevano potuto godere della versione portatile. Restano tutte le trovate divertenti e i mille gadget a mantenere il tutto a galla, ma questo vuol dire semplicemente campare di rendita. Avremmo aspettato ancora, e volentieri, anche altri mesi pur di vedere questo gioco presentarsi davanti ai nostri occhi in una veste degna dei fasti del passato e senza fastidiosi problemi di camera e bilanciamento della difficoltà. Così com’è, resta un titolo godibile, ma al di sotto degli standard della serie e della console.

    6

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