Recensione Rayman Legends

La melanzana di Ubisoft arriva anche su console Next-Gen

Rayman Legends
Videorecensione
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • PSVita
  • Wii U
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Si sa che questi primi mesi di vita delle console Next-Gen non sono proprio il massimo, in quanto a numero e qualità delle uscite. Più di una software house ha quindi pensato di stuzzicare i giocatori che hanno già compiuto il salto generazionale, riproponendo in versione riveduta e corretta i titoli di punta della propria line-up, usciti qualche mese fa su Xbox 360 e PlayStation 3.
Square-Enix ha aperto le danze con Tomb Raider: Definitive Edition, e adesso tocca ad Ubisoft con il suo Rayman Legends.
Rispetto all'avventura di Lara bisogna lodare considerevolmente la politica adottata dal publisher francese, che propone il suo titolo ad un prezzo non certo esoso. La differenza non troppo accentuata con il costo della versione “old-gen”, insomma, sembra tener conto del fatto che le differenze fra le due edizioni sono davvero microscopiche. Con la stessa consapevolezza bisogna analizzare questa “seconda release”, che si dedica solo ed esclusivamente a chi non ha avuto il piacere di giocare precedentemente il platform targato Ubisoft. Se lo scorso agosto non vi siete fatti convincere dal ritorno della melanzana di Michael Ancel, insomma, potreste cedere adesso: troverete, indipendentemente dalla piattaforma di destinazione, uno dei più creativi esponenti del genere. Un titolo riuscitissimo, con carattere, valorizzato da un level design meraviglioso e da uno stile artistico sempre sopra le righe.

Un mondo meraviglioso

Rayman Legends ci catapulta, quasi senza preamboli narrativi, in uno strano medioevo in cui coesistono draghi sputafuoco e giganteschi esseri robotici, manieri infestati di trappole e scoppiettanti feste messicane. E' difficile descrivere le emozioni dell'incontro con lo stravagante mondo costruito dagli eclettici artisti di Ubisoft: è come una divertita meraviglia, in cui l'ammirazione per la pienezza del tratto lascia il posto ad un entusiasmo quasi infantile per il look di improbabili creature e per le trovate inattese del level design.
Uno dei pilastri che sostiene la produzione, del resto, è proprio lo stile sempre energico con cui sono caratterizzati gli stage, gli sfondi, i boss: tutto merito di una ricerca artistica coraggiosissima, ma anche di quel poderoso strumento che è l'Ubi-Art Framework.
Nei lunghi anni di sviluppo di Rayman Origins l'ottimizzazione del tool ha richiesto impegno e dedizione, ma il team sembra aver raccolto i frutti del duro lavoro: l'Ubi-Art è in grado di creare quadri di gioco che sembrano disegni in movimento, animando di fatto le creazioni bidimensionali degli artisti e garantendo alla produzione un colpo d'occhio unico.
La versione Next-Gen, per altro, ha permesso al team di sviluppo di utilizzare texture non compresse, e soprattutto sui televisori ad ampia diagonale questo dettaglio si riflette in una maggiore nitidezza dei colori e dei dettagli. Le differenze spiccatamente grafiche finiscono qui, dal momento che anche sugli hardware di vecchia generazione il gioco girava a 1080p nativi e 60 frame al secondo: forse si può mettere in conto una consistente riduzione dei tempi di caricamento, ma nel complesso l'edizione Ps4 e Xbox One non si distanzia troppo da quella old-gen.

Inesauribile

Oltre all'engine, questo capitolo recupera in toto anche il gameplay del predecessore. Rayman salta, plana delicatamente, mena cazzotti a terra e in aria, ma soprattutto corre. Schiacciare il trigger destro mette il protagonista sull'attenti, e lo fa schizzare come un razzo: così si allungano le traiettorie dei salti, si eseguono colpi rotanti, e addirittura ci si trova a correre sui muri e persino a testa in giù. Chi ha giocato Rayman Origins sa bene che questo della corsa era un elemento distintivo della produzione, che andava ad influenzare in maniera consistente il gameplay. E per fortuna in Rayman Legends le cose non sono cambiate.
Anche in questo secondo capitolo della “rinascita della melanzana”, insomma, troviamo lo stesso amore per la velocità ed il ritmo, declinato attraverso una quantità di livelli letteralmente stratosferica.
Ad onor del vero, tuttavia, il gioco parte un po' in sordina. I primi due mondi contengono stage introduttivi, che servono per prender confidenza con la fisica di gioco. "Teens nei Guai" è piuttosto sottotono, con stage dai ritmi abbastanza traballanti e senza trovate interessanti.
Anche i livelli ventosi di "Toad Story" riescono solo raramente a raggiungere la qualità dei migliori stage di Rayman Origins, e nella prima ora di gioco c'è insomma un po' di incertezza.
Per fortuna il titolo propone una progressione non lineare, basata sull'accumulo dei Teen recuperati nei livelli. Quasi subito si sbloccano quindi i vari quadri di gioco (ogni stage è rappresentato da una tela in una galleria d'arte), e si comincia a dare un'occhiata ai livelli più avanzati.
Ed è qui che accade la magia. C'è un momento preciso, mentre si gioca a Rayman Legends, in cui ci si accorge di essere irrimediabilmente innamorati della produzione Ubisoft, al punto di non potersi staccare dal pad. E' forse quando si scoprono i livelli tetri di "20.000 Lum sotto i mari", tutti giocati sull'opposizione fra luce ed ombra, con effetti visivi semplicemente splendidi. O magari quando si ritrovano gli stage "culinari" di "Fiesta de los Muertos": se già il primo Little Big Planet aveva recuperato l'immaginario della santeria e del voodoo centroamericano, Rayman lo colora con sonorità da mariachi e col gusto tutto messicano per i festeggiamenti. Ne escono degli stage indimenticabili, in cui le piattaforme si trasformano in churros, i passaggi sono scavati dentro ad enormi cocomeri, ed un esercito di Luchadores sembra intenzionato a punzecchiare il nostro eroe.
Sicuramente è sempre il colpo d'occhio che veicola per primo gli entusiasmi: Rayman Legends è un titolo inesauribile, da questo punto di vista, che riesce a far convivere immaginari diversissimi, e soprattutto iconografie rarissime nel mondo del platform.

Eppure di tanto in tanto appare qualche reminiscenza dei livelli acquatici di Donkey Kong Country, o i cromatismi accesi ed esagerati di certi livelli di Yoshi's Island: è in questi momenti che persino i nostalgici si sciolgono, e si lasciano trasportare in un mondo tradizionalista, eterogeneo, nuovo.
Rayman Legends, insomma, propone stage costruiti con una cura maniacale, in cui le doti atletiche del protagonista vengono sfruttate in maniera riuscita e convincente. Quasi ogni livello sembra avere un suo diverso Leitmotive, tanto che anche all'interno dei singoli mondi ci sono stage con elementi diversissimi fra loro.

Extra!

L'edizione Next-Gen di Rayman Legends arriva con una manciata di contenuti extra che citiamo soprattutto per dovere di cronaca, dal momento che ci sembrano in verità abbastanza superflui. Ci sono, su Xbox One e Ps4, una serie di personaggi aggiuntivi ispirati ai personaggi delle saghe Ubisoft: si tratta di nuove skin per gli eroi classici, con i costumi di Sam Fisher, Vaas, Edward Kenway.
La versione per la console Microsoft propone una decina di sfide extra, quella Ps4, invece, permette di attivare un "photo mode" con un tocco sul touchpad: potremo così scattare, dall'angolazione che preferiamo, delle foto da condividere con la funzionalità Share della console.

Musica, Maestro!

Se la difficoltà per completare i livelli è sempre smussata dal fatto che manchi sostanzialmente il game over e che gli stage siano suddivisi in vari checkpoint, per portare a termine Rayman Legends si dovrà sudare parecchio. Per sbloccare i quadri avanzati servono i Teen, che sono ben nascosti nei livelli e nelle stanze segrete. Anche queste rappresentano altre trovate eccezionali: a metà fra prove d'abilità e piccoli puzzle, condiscono opportunamente la progressione.
Ed il crescendo di Rayman Legends non finisce qui: gli scontri con i Boss sono ispiratissimi, memorabili, ben strutturati, ed il combattimento con l'enorme "Luchador" o quello tutto "piattaformico" con un drago meccanico verranno ricordati come alcuni fra i migliori momenti del platform moderno.
Ma forse è con gli stage musicali che Ubisoft si è superata. Alla fine di ogni mondo c'è un livello da correre tutto d'un fiato, saltando e picchiando a tempo di musica. Tutti gli elementi in movimento e la posizione degli ostacoli sono coordinati con la colonna sonora, e l'emozione di concludere con un "perfect run" questi livelli è incredibile. Vi basti sapere, insomma, che in Rayman Legends c'è uno stage "composto" su Woo Hoo (da Kill Bill) ed uno che propone una versione Mariachi di Eye of the Tiger (con tanto di guitarròn e vuvuzela).
Proprio l'elemento ritmico viene fuori di prepotenza nelle fasi avanzate del gioco. Mentre ci si avvicina a sbloccare l'incredibile mondo finale "Living Dead Party" spuntano come funghi variazioni dei livelli già affrontati, che vanno completate in meno di un minuto. Più che veri e propri stage, si tratta di meccanismi ad orologeria, percorsi calcolati al millimetro, che si avvicinano molto alle bellissime prove di level design che hanno reso Rayman Fiesta Run uno degli auto-runner più riusciti sul mercato iOs.

E insomma è proprio grazie a questi livelli che Legends rivendica un carattere tutto suo, allontanandosi dai capisaldi del genere per percorrere (rapidissimamente) nuove strade. Ma in questa nuova avventura non mancano stage più concentrati sull'esplorazione ("La Misteriosa Isola Gonfiabile"), su trappole e ingranaggi machiavellici ("Labirintissimo"), ed in generale la gamma di situazioni esplorata dai designer è davvero inestinguibile.
Le ore passate in compagnia di Rayman, quindi, si moltiplicano in fretta, e la caccia ai Teen diventa ben presto compulsiva. Fra l'altro la struttura pensata da Ubisoft è così leggera e adatta a saziare le voglie di qualsiasi tipo di utente, che ognuno troverà il modo spendere ore ed ore in compagnia di Legends. Fra momenti di sincera nostalgia platformica, reminiscenze dell'epoca a 16 Bit, e le tinte acquerello di un look eccezionale, l'ultima creazione di Michel Ancel resterà nei cuori di chiunque voglia affacciarsi sull'incredibile mondo di Rayman.

Rayman Legends La versione "next-gen" di Rayyman Legends non è una riedizione, un remake pensato per tirare fuori il meglio dai nuovi hardware Sony e Microsoft. Si tratta, più semplicemente, dello stesso titolo uscito sei mesi fa, che oggi può essere giocato su altre due console. Se non avete ancora avuto il piacere di scoprire il nuovo corso del platform Ubisoft, il consiglio è oggi quello di allora: fatelo vostro senza remore. Scoprirete un universo onirico, un immaginario sfaccettato e multicolore, disegnato con un amore per i dettagli che pare impensabile, ma soprattutto così attento a valorizzare il nuovo, definendo un microcosmo ricolmo di strane creature, detriti, morti che festeggiano. E resterete innamorati del design degli stage che si interfaccia in maniera perfetta con le molte abilità motorie del protagonista, sia quando si prende tempi più rilassati e chiede di esplorare ogni anfratto, sia quando invece spinge il giocatore ad una corsa disperatissima. E' proprio nell'ossessione per il ritmo (dei salti, dei pugni, delle planate) che Rayman Legends riscopre le radici del platform, supera i suoi colleghi (anche quelli più blasonati) e si dimostra un vero e proprio capolavoro. Sballottati da un livello all'altro, non si finisce più di meravigliarsi per le nuove trovate del level design, o per la meticolosità con cui sono ricombinate quelle vecchie. Rayman Legends è, per il “genere più antico del mondo”, un punto d'approdo e una conquista.

9

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