Recensione Red Dead Revolver per PS2

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Recensione Red Dead Revolver per PS2
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Disponibile per
  • PS2
  • Xbox
  • Fin dai tramonti grafici
    stilisticamente perfetti, sfumati del colore polveroso dei vecchi film, fin
    dalle note solitarie e vibranti di un Folk, anticipatore d'altri tempi, fin dal
    rumore di tenebra dei tamburi dei grossi calibri, e dell'esecuzione perfetta di
    una freccia scoccata nel buio, e ancora fin dall'attesa tremante in cui la mano
    più salda e veloce deciderà le sorti dell'ennesimo duello, Red Dead Revolver si
    dimostra, innegabilmente, di un'originalità ludica sprezzante, mediata da una
    ricchezza inimmaginabile di situazioni sonore, grafiche e meccaniche, sul
    sentiero di un'ambientazione mai prima d'ora sfruttata e mai dopo adesso tanto
    rivalutata. Dalle mani sapienti di Rockstar Games prende vita l'idea di un
    selvaggio West interattivo, per certi versi ancora abbozzata, nella
    caratterizzazione cittadina della sola Brimstone, città di frontiera, ma
    coerente in ogni dettaglio con i sogni generazionali d'indiani e pistoleri
    macchiati di solitudine, di diligenze e treni da assaltare, di ranch immersi nel
    verde mugghiare dei tori, di onore e vendetta, di sguardi (e mezzogiorni) di
    fuoco da sotto le tese largheggianti dei cappelli sporchi. Il viaggio attraverso
    le terre dell'Ovest comincia con l'ardore giovanile di un figlio, sotto i cui
    occhi si compie il massacro impunito della famiglia, per mano di un generale che
    pagherà, al momento, l'atrocità commessa con la perdita d'un braccio, mediata
    dallo stesso protagonista in gesto disperato, grazie ad una pistola ardente che
    gli varrà il nomignolo di Red Hand, a causa dell'ustione sulla mano destra. Il
    giovane Red si muoverà dunque, tappa per tappa, alla ricerca della sua vendetta
    lungo un percorso le cui linee guida sono definite durante i primi momenti di
    gioco e mai variate nel corso dell'avventura, ma la cui freschezza e varietà
    tematica tengono alto l'interesse ed il divertimento in ogni istante. Red Dead
    Revolver è, in definitiva, uno sparatutto in terza persona, in cui l'attenzione
    del giocatore è calamitata verso il numero dei proiettili nel cinturone e la
    cura delle proprie armi, verso i colpi precisi alla testa degli avversari e la
    prontezza di riflessi. Vista l'ambientazione, le armi di Red consistono di
    vecchie pistole sei colpi e fucili dal cane mobile, esclusa qualche arma da
    lancio come coltelli o, raramente, dinamite. Il sovrappiù di nemici che si è
    costretti ad affrontare impone necessariamente che si debba far bene attenzione
    al numero di colpi rimasti in canna (dati i tempi di ricarica), e sia necessario
    fare il miglior uso possibile di ogni bossolo, mirando alla testa dei Banditos
    di strada in modo da freddarli senza pietà in un lampo d'aria che annuncia al
    giocatore la loro morte, mentre, cadendo, ci lanciano le ultime minacce
    strozzate dalla polvere e dal sangue. Certo, se non fosse per l'”occhio di
    lince”, un'apposita modalità che permette di rallentare il tempo non tanto per
    scansare i proiettili quanto per individuare e agganciare le varie parti del
    corpo di un bersaglio, al fine di scaricare con velocità inesprimibile quanti
    più colpi possibile sul malcapitato, la struttura portante del gioco sembrerebbe
    piuttosto collaudata e ben poco originale. E' necessario poco tempo, tuttavia,
    per accorgersi che il sistema di gioco è studiato in favore del protagonista, in
    modo che le armi più precise siano più propense a colpire nei punti giusti,
    cosicché, nella foga polverosa dello scontro, sia la scena globale di cui il
    giocatore debba godere, la sua rapidità e coesione, la sua fotogenia. E'
    l'anima cinematografica del Western, difficile da riprodurre al di fuori delle
    pellicole, di fronte alla quale persino al letteratura s'era arrestata, e che
    in Red Dead Revolver è costruita a dovere e vive nelle mani stesse del
    videogiocatore, oltre che negli effetti grafici, sonori e nei dialoghi. Ed a
    completare il quadro basilare e canonico delle terre selvagge, i duelli
    all'ultimo sangue, con la pistola nella fondina, in cui chi estrae più veloce
    può dirsi vincitore. Il sistema è d'una semplicità estrema, e consiste in due
    rapidi tocchi per impugnare ed estrarre, prima che - ancora una volta - il tempo
    si dilati e ci sia data la possibilità di cercare i punti migliori da colpire.
    La precisione estrema con il quale ci vengono proposti gli scontri è talmente
    apprezzabile, di fronte alle figure intere degli avversari, che spesso verremo a
    chiederci quando sarà possibile effettuare il prossimo duello, e ancora più
    volte grideremo di rabbia quando, spiazzati dalla velocità dell'avversario,
    sapremo ancor prima dei colpi esplosi chi l'avrà vinta.
    Ed ecco:
    con le conoscenze di base possiamo avviarci, passo passo, prima attraverso
    villaggi abbandonati e cadenti, cercando riparo dietro i carri merci mentre
    fucilieri d'occasione cercano di farci fuori dall'alto, poi verso la civiltà,
    difendendo il treno per Brimstone dall'assalto di banditi a cavallo, già
    intravedendo una continua variazione su tema del gameplay principe che finirà
    per soddisfarci appieno. E' proprio nella città, e durante i primi incarichi
    che lo sceriffo del luogo ci propone, che si perde l'occasione
    dell'approfondimento ludico e, di conseguenza, la “laudem” che avrebbe spezzato
    definitivamente la concorrenza annuale. Si può imputare, senza dubbio, una poca
    profondità e varietà dei luoghi cittadini esplorabili, sebbene non manchino gli
    intramontabili (l'emporio, il sarto, il saloon), e una totale assenza di
    interattività, sia con i personaggi (che ci propongono frasi d'occasione il cui
    unico pregio è il doppiaggio) che con gli oggetti. Infine, prima di addentrarsi
    nei meandri storici della nostra dannazione familiare e proseguire alla cerca
    del Generale Diego, i personaggi che saremo chiamati a combattere esulano fin
    troppo dal comune western inoltrandosi sulle strade di un semi-fantastico
    leggermente fuor di luogo. Ma è cosa di poco conto, in fondo: da Brimstone parte
    l'avventura vera e propria, correlata di interventi esterni autonomi degni di
    lode e memoria. Oltre a Red conosceremo una serie di personaggi secondari, coi
    quali saremo chiamati ad affrontare singole missioni, tutte ben integrate nella
    storia e con il loro personale carattere. Jack Swift, un damerino inglese dalle
    doppie pistole, Annie Stokes, una proprietaria che dovrà salvare il proprio
    Ranch dall'assalto intimidatorio del governatore, Shadow Wolf (malamente
    tradotto Lupo Che Ringhia), cugino di Red che dovrà salvarlo dalla prigionia
    accidentale, persino Diego in persona durante l'assalto ad un ponte conteso fra
    nordisti e sudisti, ed un soldato che dovrà scortare una diligenza all'interno
    di riserve indiane. E', insomma, un tripudio di situazioni e architetture
    diverse e ben organizzate, che mescolano le diverse scuole cinematografiche (la
    prima, dell'epopea indiana, la seconda, dei conflitti armati e degli assalti ai
    forti, e l'ultima dei pistoleri solitari) e ricreano con maestria le locazioni
    tipiche di un'epoca intera di Western. Sarà un piacere, dunque, completare il
    gioco al 100% (raggiungibile con meno fatica rispetto ai canoni di Rockstar), al
    fine di sbloccare tutte le locazioni per i duelli in Multiplayer, così da non
    dimenticare mai con quanta precisione sia stata trasportata la varietà cromatica
    che contraddistingue le terre selvagge, attraverso canyon e città fantasma,
    miniere e forti armati, fino alla residenza sontuosa del governatore. Il tutto,
    illuminato da sapienti giochi di luce, con sovraesposizioni che caratterizzano
    al meglio la soleggiata natura delle lande dei Gringos. E, sebbene la stessa
    cura non sia riconoscibile nella modellazione dei personaggi, il risultato
    grafico finale, opportunamente condito di distorsioni, blur, bagliori accecanti,
    è indiscutibilmente elevato ed adeguato all'azione, costantemente, per chi ha
    l'occasione, impallinato sui 60 Frame per Secondo, senza rallentamento di
    sorta. E, infine, non si può non rimanere estasiati di fronte a tanta meraviglia
    sonora. Il concerto di archi e chitarre lugubri che si para di fronte al
    giocatore è impedibile. In ogni momento, la colonna portante riesce a dispensare
    le giuste emozioni. Il gioco di musiche a cui si assiste in Red Dead Revolver è
    una costate citazione dalle produzioni cinematografiche più famose (per chi
    abbia la costanza d'esplorare il periodo Pre Sergio Leone), finché non si
    incappa, nei momenti tranquilli della città, nella musica indimenticabile di “Lo
    Chiamavano Trinità” ed è impossibile non lasciarsi scappare un sorriso. In più,
    le campionature dei proiettili, dei colpi a mani nude e delle voci, offre una
    concertazione indimenticabile e dona uno spessore notevole ai protagonisti.
    Infine, dopo ventisette tappe, Red Dead Revolver si conclude. Con serenità, come
    molti western, senza rimandi a seguiti. Con una coerenza eccellente, proiettati
    verso un Ending Theme di tutto rispetto. Del resto, Red afferma, semplicemente:
    “Non è mai stata una questione di soldi”. Ed a noi piace crederlo fino in fondo.
    E piace ricordarlo mentre ci è data la possibilità di affrontare alcuni livelli
    di gioco sotto nuova luce nella modalità “cacciatore di taglie”, e mentre invece
    cerchiamo di ottenere buoni risultati (di Precisione, Velocità, Colpi Subiti e
    Combo Effettuate) per sbloccare quanti più elementi possibili, spesso arene e
    personaggi, da poter utilizzare nella modalità multiplayer, ben realizzata e
    varia abbastanza da offrire qualche pomeriggio di divertimento. E ancora, fino
    ai tramonti inevitabili del divertimento, quando abbandoneremo Red Dead Revolver
    sugli scaffali dei bei ricordi senza mai dimenticarlo, per il coraggio, il
    carattere, ed il mondo da sogno che ha saputo riprodurre.

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