Redout 2 Recensione: corse spaziali a gravità zero

Un racing game a gravità zero di ottima fattura, difficile da padroneggiare e migliorato sensibilmente nella tecnica e nella formula rispetto al passato.

Redout 2 Recensione: corse spaziali a gravità zero
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Ai tempi del suo approdo sul mercato, il primo Redout fu una sorta di fulmine a ciel sereno. Era un videogioco indipendente che tentava in qualche modo di tenere in vita un genere, quello dei racing zero-G, che il mercato mainstream sembrava aver dimenticato. Davanti a una Nintendo refrattaria all'idea di sviluppare un nuovo capitolo di F-Zero e a una Sony ormai orfana di Wipeout, i torinesi 34BigThings si lanciarono in un'impresa quasi insensata, portando in dote al mercato un corsistico antigravitazionale per infilarsi in una nicchia microscopica e sperare di dare nuove speranze al genere.

    Redout andò bene ma nemmeno il rilancio della Wipeout Omega Collection su PlayStation 4 riuscì in qualche modo a rilanciare questa tipologia di titoli. 34BigThings, però, non si è demoralizzata e ha continuato a lavorare per migliorare Redout fino ad oggi, giorno in cui ha ufficialmente pubblicato il grande seguito del gioco. Redout 2 è un passo avanti incredibile per il team e per il franchise, un netto miglioramento su tutti i fronti. Ma andiamo per gradi.

    Una formula rivista

    A guardarlo da lontano, Redout 2 potrebbe tranquillamente sembrare la più classica delle seconde iterazioni dei giochi di corse: qualche veicolo nuovo, alcune piste extra e una bella passata di polishing a rinfrescare tutto. Non è così. Se è vero che la serie non ha mai nascosto le sue nobili ispirazioni a Wipeout, risultando per certi versi una sorta di erede spirituale, Redout 2 cambia direzione e si avventura su una strada nuova.

    La formula ha subito pesanti revisioni e si è definitivamente affrancata dalle sue radici da combat racing. Per prima cosa sono state rimosse le armi per colpire gli avversari in gara, in modo da smarcare il titolo dalla sua vena arcade e abbracciare pienamente la natura corsistica. L'abilità di guida del pilota è ora il perno centrale dell'esperienza. È una scelta molto forte, che rischia di estromettere tutta una parte di pubblico in cerca di un'esperienza casual, e che di riflesso parla alla fanbase più hardcore per dargli in pasto un titolo capace di sfidarne riflessi e capacità. Sembra un cambiamento da poco, ma non lo è. È una chiara inversione di tendenza, alla ricerca di un'identità forte capace di distaccare Redout 2 anche da possibili nuove iterazioni dei titoli a cui si ispira dichiaratamente. Cambiano anche la quantità e l'organizzazione dei contenuti, finalmente raggruppati all'interno di una modalità carriera piena zeppa di eventi sempre più difficili, proposti con criterio e giustificati dalla possibilità di ottenere grandi ricompense ogni volta che se ne completa uno.

    Di fatto Redout 2 è una vera e propria maturazione del concept originale, capace di staccare la creatura di 34BigThings da quell'immagine un po' troppo citazionista del passato per farla reggere sulle proprie gambe. Il prezzo da pagare è una barriera d'accesso difficile e punitiva ma una volta che si comincia a prendere confidenza coi controlli non si può che innamorarsi delle complessità del gameplay del gioco.

    Al netto di questo, però, va sottolineato il grande sforzo fatto dal team per quanto riguarda la godibilità dell'esperienza. Non solo ci sono tantissimi livelli di difficoltà selezionabili ma è stato fatto un lavoro notevole per quanto riguarda gli aiuti di guida. È infatti possibile selezionare uno dei tanti preset disponibili o crearsene uno totalmente personalizzato, andando così a regolare quando e quanto gli aiuti entreranno in azione e rendere la nave più facilmente governabile, sia che ci si trovi "a terra", sia che ci si trovi in volo.

    Un futuro credibile

    È evidente come questo secondo Redout abbia beneficiato di un budget maggiore rispetto al titolo d'esordio, col team che sembra aver investito sapientemente sugli elementi cruciali dell'esperienza. Il gioco non è solo migliorato enormemente per quanto riguarda la sua resa tecnica ma beneficia anche di una direzione artistica finalmente libera dai limiti tecnici del primo capitolo.

    Redout 2 esplode in una miriade di luci, colori, riflessi e particellari in ogni singolo frame, in piste dai layout semplicemente folli e nel frattempo riesce anche ad andare oltre le corse, raccontando un futuro remoto credibile e ben caratterizzato. Il fatto che gli sviluppatori si siano concentrati in maniera evidente su qualcosa di così "estraneo" al cuore del gameplay come il worldbuilding è davvero apprezzabile, perché hanno tratteggiato un universo narrativo che fa da cornice alle folli corse su circuito che si snodano tra città e paesaggi naturali mozzafiato. Non si sta parlando solamente degli splendidi ambienti in cui sono calati i circuiti, che porteranno i piloti dalle pendici del monte Fuji fino a scrutare il vuoto al centro di un buco nero, ma anche della loro storia geografica e politica.

    Potrebbe sembrare una cosa da nulla, ma venire accolti in ciascuna delle nuove location da una cutscene che ne racconta la storia contribuisce a calare i giocatori ancor più a fondo nelle corse di Redout 2. Si parla di chicche, che però spesso riescono ad allungare non di poco la vita di titoli nel genere. L'unica sezione che non ha potuto godere di un revamp grafico e artistico è quella dell'HUD, decisamente più elegante in passato rispetto a quello inserito in questo secondo capitolo.

    Velocità disumane

    Al netto di tutto quello di cui si è parlato finora arriviamo però al nocciolo del discorso: come si guida in Redout 2? La risposta è che quello di 34BigThings è un videogioco piuttosto arduo, che va ad espandere lo schema dei comandi del

    primo capitolo per approfondirlo. La fisica dei veicoli è ora più completa, al punto che oltre a direzione e posizione orizzontale della nave ora è possibile controllare (sia in volo che a terra) la cabrata del veicolo, in modo da farlo adattare al meglio alle pendenze ripidissime di certe sezioni dei tracciati, si pensi ai giri della morte. Si gioca quindi coi pollici su entrambi gli analogici, in maniera tale da avere più controllo possibile sull'aeronave, badando al contempo al dosaggio di acceleratore e aerofreno, oltre che del turbo. I motori delle aeronavi di Redout 2 sono infatti sovralimentabili in qualsiasi momento con la sola pressione di un tasto, l'unico problema è che questo surriscalda progressivamente il propulsore, che a temperature oltre il limite finirà per consumare la barra della salute del veicolo fino a farlo esplodere. A questo si aggiunge poi l'hyperboost della nave, che fornisce al motore la potenza massima per un breve lasso di tempo, al quale è possibile aggiungere il bonus di velocità dato dal turbo, a patto che si riesca a tenere sotto controllo il surriscaldamento derivante dalla combinazione delle due cose.

    I primi tempi al comando delle aeronavi non sono dei migliori, perché familiarizzare con il loro sistema di controllo è un processo lungo e faticoso che parte necessariamente da una fase di vero e proprio studio, che chiama a lanciarsi in pista per prendere confidenza con le velocità folli a cui ci si muove anche senza upgrade installati. Tornano alla mente le parole di Henri Toivonen, leggendario pilota del mondiale rally, che parlava delle auto del gruppo B come di mostri indiavolati più veloci degli stessi riflessi umani... e stavolta parliamo di bolidi alieni capaci di raggiungere i 2000 km/h. La sensazione, in certi momenti, è quella di essere totalmente in balia della commistione di tracciati fuori di testa e velocità ultrasoniche, "cullati" come si è dalla colonna sonora elettronica del gioco, che spazia tra drum ‘n' bass, psytrance e goa.

    È qui che entra in gioco un fattore chiave, ovvero la memoria muscolare. Imparare a guidare è un conto ma per domare gli oltre 70 tracciati disponibili bisogna impararne a memoria il layout, imprimerlo a forza sui polpastrelli. In tal modo gli automatismi vanno a sopperire alla lentezza del pensiero di fronte a un doppio giro della morte che termina con un salto che - per esser concluso - chiama a correggere tempestivamente la traiettoria in volo. Insomma, Redout 2 è u'esperienze di guida complessa ed è un maestro particolarmente severo ma nel momento in cui si cominciano a vedere i primi miglioramenti le sensazioni che sa regalare sono impagabili.

    Redout 2 Redout 2Versione Analizzata PCRedout 2 è una revisione profonda del concept del primo capitolo, benedetta finalmente da un budget che permette alla folle direzione artistica di liberarsi dai limiti di un tempo per andare a creare un'esperienza a tratti impareggiabile. Nuovi eventi, aeronavi e location, vanno a rinforzare l'identità di un titolo che nasceva come tributo ai maestri del genere come Wipeout e F-Zero ma che oggi ha imboccato una strada tutta sua, una strada orientata verso la pura abilita di guida. Tocca provare e riprovare a lungo per riuscire a interiorizzare al meglio i comandi, le velocità totalmente folli e la complessità del layout dei tracciati ma Redout 2 sa ricompensare i più tenaci con un'esperienza completa e appagante come poche.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: Intel Core i7-9750H
    • RAM: 16gb
    • GPU: Nvidia GeForce RTX 2060
    8.5

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