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Redout Lightspeed Edition: Recensione della versione PlayStation 4

Dopo aver esordito su PC, Redout, il frenetico racing game futuristico tutto italiano, sfreccia su PS4 e Xbox One con la Lightspeed Edition.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Redout Lightspeed Edition: Recensione della versione PlayStation 4
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One

Dopo aver esordito lo scorso anno su Steam, RedOut atterra anche su console. Il racing game nato negli uffici torinesi dei talentuosi 34BigThings è pronto a fare la conoscenza anche dei gamer da salotto, sfrecciando sia su Playstation 4 che su Xbox One. Dopo l'ottimo lavoro svolto con la versione PC, il gruppo di sviluppatori italiani avrà saputo adattare la propria creatura agli spazi concessi dalle macchine Sony e Microsoft?
RedOut appartiene ad un genere ritenuto clinicamente morto fino a poco tempo fa, ma che - complice l'uscita di Fast RMX per Switch e di Wipeout Omega Collection per PS4 - sembra aver riacceso l'interesse del pubblico. Stiamo parlando di quella variazione sul tema del racing arcade a base di astronavi, sparate oltre il muro del suono, lungo percorsi dai colori lisergici e stracolmi di salti, giri della morte e pernacchie rivolte alla memoria di Sir Isaac Newton, che tante gioie ha saputo regalare agli amanti della velocità armati di joypad durante gli anni '90. Avendo come punti di riferimento i due capisaldi del genere, vale a dire il Wipeout di cui sopra e il caro vecchio F-Zero del quale Nintendo ha colpevolmente perso la memoria, la produzione dello studio indie con la sede affacciata sulla Mole Antonelliana non si limita e seguire pedissequamente l'esempio di chi l'ha preceduta, ma anzi dichiara una propria identità ludica, sebbene con qualche occhiolino indirizzato verso le due serie citate in precedenza.

Se i richiami a Wipeout sono principalmente di matrice estetica, passando dai menù per arrivare alla livrea delle aeronavi, il modello di guida ricorda principalmente F-Zero per la leggerezza con cui le navicelle urtano, sbandano e si schiantano nel muro che delimita una curva alla fine di un rettilineo. Detto questo, RedOut si regge su solide gambe: il driving system elaborato da 34BigThings sa essere tecnico e appagante, se il giocatore è disposto a concedergli il tempo necessario per essere padroneggiato a dovere. Il sistema di controllo fa largamente uso di entrambi gli stick analogici: quello di sinistra è ovviamente deputato alla funzione di sterzo, mentre l'analogico di destra è chiamato a compiere azioni simili a quelle di una cloche. Spostando lo stick verso destra o sinistra, l'astronave si inclinerà nella direzione scelta, rendendo così più facile accompagnare le varie curve; muovendolo lungo l'asse verticale, invece, l'astronave risponderà modificando la propria inclinazione, azione utile ad evitare che la carena gratti contro rampe e giri della morte.
Le abilità tecniche dei giocatori non sono l'unica cosa in grado di determinare l'esito di una gara: le astronavi di RedOut nascondono più di una tigre nel motore, a partire dai diversi power-up. Ne esistono di due tipi: quelli passivi, in grado di modificare parametri come l'aderenza alla pista o la resistenza della scocca, e quelli attivi, elementi atti all'offesa degli avversari - anche se chi vi scrive ha letteralmente abusato del power-up per riparare l'astronave dagli urti.

Sì, gli urti. Com'è tradizione del genere, anche le vetture di hanno un indicatore del turbo e uno per la salute: mentre il primo si ricarica col tempo oltre che passando su determinati indicatori, il secondo va gestito con parsimonia, visto che una guida spericolata esporrà i giocatori a maggiori danni e, soprattutto, rallenterà i tempi di recupero dell'energia; nel caso in cui la barra dovesse toccare lo zero - o la nave finisca fuori pista in seguito ad un salto - bisognerà aspettare un paio di fondamentali secondi per il respawn, vedendosi catapultare in un nanosecondo dal gruppo di testa a quello dei corridori della domenica.
RedOut offre ai giocatori, oltre che al prevedibile Arcade Mode, anche una modalità carriera. È forse questo il punto in cui si nota la mancanza di esperienza - e di forza lavoro - di 34BigThings. Si parte scegliendo una delle astronavi di classe 1 messe a disposizione del giocatore, ognuna con i suoi punti di forza e i suoi inevitabili punti deboli, e si inizia a bruciare gas propano a velocità supersoniche. Il problema della modalità carriera, oltre ad una generale confusione nel proporre i vari eventi, è la mancanza di un reale senso di progressione. Ogni evento comporta, oltre alla medaglia d'ordinanza, anche un premio in denaro. Questi soldi sono fondamentali per acquistare potenziamenti e soprattutto le astronavi delle classi superiori, una volta raggiunto il livello d'esperienza necessario. Purtroppo, gli sponsor che popolano il mondo di RedOut sono fin troppo larghi di manica: pur non arrivando sul podio, il giocatore vedrà il suo conto in banca crescere dopo ogni gara; in tal modo, anche i meno abili potranno arrivare ad acquistare navi e power-up, senza essere invogliati più di tanto a migliorarsi. Ciò non vi tragga in inganno: RedOut è divertentissimo da giocare e pieno di attività da svolgere (anche se la carriera insiste particolarmente sui time trial): corse standard, gare senza power-up, giri ad eliminazione e senza respawn, ed ancora vere e proprie modalità endurance con tutti e cinque i percorsi delle varie zone da percorrere. RedOut sarà pure un titolo indipendente, ma come offerta ludica non ha nulla da invidiare a titoli più blasonati e dai valori di produzione decisamente più elevati.
Particolarmente ispirata e vero fiore all'occhiello di questa produzione made in Italy risulta essere, inoltre, la veste grafica. Il gruppo torinese ha scelto una strada personalissima, staccandosi da qualsiasi possibile riferimento. È vero che le navi ricordano, per forma e dimensioni, quelle di Wipeout, ma il resto è tutto nuovo e scintillante. In un ambiente disegnato tramite l'utilizzo di pochi poligoni e una palette cromatica declinata sui toni del neon, i giocatori affronteranno sfide oltre i 1000 km/h in sette possibili ambientazioni, ognuna suddivisa in diversi tracciati.

Tra le distese sabbiose del Cairo e i ghiacciai perenni, dal cratere di un vulcano attivo passando per un mondo di pura geometria euclidea, c'è spazio anche per un po' di amor patrio: alcune corse verranno affrontate in una rivisitazione sui generis dell'Abruzzo, regione boschiva sede di alcuni dei percorsi dal maggior tasso tecnico. L'impatto visivo di RedOut è strabiliante: piste impegnative accompagnate da luci e colori, ambientazioni che si fondono alla perfezione con i tracciati, direzione artistica ispiratissima nel suo essere fedele al più grande adagio del design moderno che risponde al motto "less is more". Certo, qui e lì il framerate balla un po' su PS4 Standard, cosa che per un gioco di corse può risultare fastidiosa, così come qualcuno potrà storcere il naso davanti all'assenza dei 60fps. Magari sacrificare qualche effetto di luce o un po' di profondità di campo sarebbe stato utile, visto che quasi mai l'occhio andrà a posarsi sui dettagli della scenografia, data la natura di racing game super-frenetico di cui RedOut si fa orgoglioso esemplare.
Ad aumentare il grado di coinvolgimento emotivo e fisico (credeteci, nell'affrontare gli eventi delle classi superiori tutti i vostri muscoli si tenderanno per la concentrazione) concorre anche la buona colonna sonora che, rimanendo sempre sui temi dell'elettronica, accompagna ottimamente l'azione a schermo, senza mai risultare invadente o assente.
In questa riedizione per console, RedOut porta con sé anche la modalità online. I server, al momento della recensione, sono risultati sì aperti, ma meno frequentati del Centro Alcolisti Anonimi di Dublino durante la festa di San Patrizio. Ci riserviamo di tornare ad affrontare l'argomento quando le stanze si saranno riempite di giocatori.

Redout RedOut si riconferma, ad un anno di distanza, un ottimo prodotto. Non crea nulla di nuovo e non va a modificare profondamente il genere di appartenenza, ma allo stesso tempo mostra con sicurezza e disinvoltura la propria identità. Consapevoli dell’ottimo sistema di guida e coadiuvati da una direzione artistica decisamente ispirata, gli italianissimi 34BigThings compiono il grande salto e passano al mercato console, proponendo il proprio titolo ad un prezzo giusto (39,99€) per quella che è l’offerta ludica. Nel valutare lo stesso titolo un anno fa, in occasione dell’uscita per PC, siamo stati ben felici di premiare lo sforzo dei ragazzi di Torino. In questa riedizione per console il voto è leggermente più basso, ma nulla di stravolgente: una piccola tirata d’orecchie per quel framerate che proprio non vuole saperne di calmarsi. Per il resto, se siete alla ricerca di un titolo che vi faccia riscoprire un genere mai abbastanza celebrato, RedOut farà sicuramente al caso vostro.

8.8

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