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Reigns Her Majesty Recensione: un regno a portata di smartphone

Torna il simulatore di vita dei sovrani: Reigns Her Majesty ci mette nei panni di una regina pronta a guidare il suo regno con saggezza e arguzia.

Versione analizzata: Android Games
recensione Reigns Her Majesty Recensione: un regno a portata di smartphone
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Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

C'è un fascino indescrivibile che proviene dalla vita delle cosiddette "teste coronate": l'aura di regalità, i privilegi della nobiltà, l'ammirazione del popolo, il lusso, lo sfarzo, il potere...
Ma sono in molti a dimenticare che il ruolo di un sovrano è costellato anche di doveri, sacrifici, responsabilità umane, politiche e morali. Aveva provato a ricordarcelo lo studio inglese Nerial ormai tre anni fa con il suo Reigns, un'avventura testuale per sistemi mobile tanto semplice quanto geniale che "simulava" il periodo di sovranità di un re, mettendolo dinanzi a bivi che influenzavano radicalmente le sorti del reame. Ora il publisher Devolver Digital riprende la medesima formula del primo capitolo e muta il sesso del protagonista: Reigns: Her Majesty ci mette - per l'appunto - nei panni di una regina, chiamata ancora una volta a manovrare le fila di un impero con un semplice "swipe" in stile Tinder. Ma se le regole del gioco sono le stesse del passato, i problemi da affrontare saranno tutti nuovi. E, come da tradizione, intelligentemente spassosi.

Quando eravamo re

Tanto tempo fa, nella terra fatata degli smartphone, viveva felice Reigns, un'applicazione talmente intuitiva da lasciare quasi interdetti. L'idea alla base consisteva "semplicemente" nell'accogliere a corte una serie di personaggi riprodotti su alcune carte, che sfilavano dinanzi a noi ponendoci dubbi, perplessità e problematiche di diversa natura, appartenenti alla sfera religiosa, economica, sociale e militare. Le opzioni per compiere le nostre scelte erano soltanto due: trascinando il dito a destra o a sinistra potevamo così prendere la decisione finale, attraverso un sistema bipartito che - al netto della sua elementarità - riuscì a dimostrarsi incredibilmente profondo e funzionale. Reigns, in poche parole, si rivelò in grado di rappresentare con lucida competenza le innumerevoli complessità della vita, declinate nell'ottica delle responsabilità di un regnante. Eppure, l'insieme veniva veicolato senza nessun tipo di retorica né inutili questioni amletiche: Reigns era invece caratterizzato da un saporitissimo umorismo nero, in cui ogni evento, situazione o suddito si portava in dote un carico di leggerezza e surrealismo. Il guizzo di genio consisteva proprio nell'aver saputo riprodurre con freschezza ed ironia quelli che sono i compromessi con cui bisogna scendere a patti pur di governare nel modo giusto. Una virtù che torna del tutto immutata - ed anzi, persino affinata - in Reigns: Her Majesty.

Il mio regno per uno swipe

La nostra regina, negli anni, avrà nomi sempre diversi, ma manterrà lo stesso identico caratterino: sfrontata, un po' snob, pronta a fornire risposte taglienti ed alle volte anche piuttosto avanguardistiche. Come nello scorso capitolo, occorrerà però prestare molta attenzione alle "inclinazioni" della sovrana: la punizione per un regno troppo ricco, religioso e bellicoso condurrà sempre e soltanto alla morte.

L'estremizzazione delle posizioni ci porterà in poco tempo tra le braccia del game over, con una nuova erede al trono pronta ad insidiarsi subito dopo la dipartita della precedente. In sostanza, sarà necessario dosare attentamente i nostri favori ad ognuno dei personaggi che si inchineranno al nostro cospetto, stando ben accorti a non svuotare o riempire fino all'eccesso ciascuno dei parametri posti nella parte alta dello schermo. Le icone incarnano ovviamente le colonne portanti dell'impero: La Chiesa, Il Popolo, L'Esercito ed Il Tesoro. Bilanciare questi quattro pilastri non sarà così immediato come può sembrare di primo acchito, e non mancheranno le volte in cui - senza neanche accorgercene - finiremo decapitati dalla ghigliottina o bruciate al rogo, pur nella convinzione di aver agito con "saggezza". Affinché il regno si mantenga sempre in equilibrio, spesso ci ritroveremo a dover deliberare alcuni editti regali che non obbediscono alle leggi della nostra etica personale. Dopo ripetuti fallimenti, d'altronde, impareremo a comprendere che il bene e male camminano a braccetto, percorrendo una scala in cui la moralità possiede diverse sfumature. Ci aiuta a comprenderlo una sceneggiatura che, con solo pochissime frasi, delinea magnificamente non solo tutte le necessità e gli obblighi di una regina, ma anche la personalità dei numerosi membri del cast. Sono tutti personaggi tanto buffi quanto concreti: dal Vescovo oscurantista al Re un po' svampito, dal Medico di corte pazzoide alla Barbara Selvaggia, passando per affascinanti esploratori esotici. Grottesco e pungente, con qualche virata verso il macabro, lo script - nonostante la ripetitività di alcuni siparietti - conserva inalterata la sua verve anche dopo alcune ore di gioco. O dopo tantissime nuove incoronazioni, se preferite.

La regina è morta. Lunga vita alla regina

Ma Reigns: Her Majesty non si limita a riprodurre pedissequamente la struttura ludica del predecessore: il team Nerial ha apportato qualche leggera modifica alla costituzione reale, così da rendere un po' più varia e profonda l'esperienza. Anzitutto, la regina - nel corso del suo regno - può ricevere in dono alcuni oggetti che, accuratamente riposti nell'inventario, andranno utilizzati al momento giusto per salvarsi da una conversazione spinosa ed anche per adempiere alcuni obiettivi che il titolo ci propone.

Sebbene lo scopo principale sia quello di far sedere una regina sul trono il più a lungo possibile, Her Majesty ci offre anche una caterva di traguardi da raggiungere, che ci spronerà a tentare soluzioni sempre diverse pur di completare gli incarichi opzionali: per farlo, però, dovremo tenere in considerazione i diversi periodi dell'anno. Entra qui in ballo la seconda novità della produzione, ossia l'influsso dei segni zodiacali. Dopo la dipartita di ogni sovrana, infatti, la successiva nascerà sotto una particolare influenza astrale, con avvenimenti specifici che si susseguiranno solo durante un determinato periodo astrologico: una meccanica che tenta di donare all'avanzamento una maggiore dose di varietà. È innegabile, del resto, che anche Her Majesty cada, a lungo andare, nel baratro della ridondanza: prima di scoprire nuove carte o nuovi percorsi decisionali, infatti, non saranno rare le istanza in cui incapperemo sempre nelle medesime linee di dialogo o nelle tragiche morti. Le tessere da sbloccare sono numerose, così come i bizzarri modi di passare a miglior vita, ma il metodo per svelarli non sarà così immediato, e vi costringerà insomma a commettere ad oltranza gli stessi errori. La pazienza, in ogni caso, è una delle tante virtù di una buona sovrana.

Reigns: Her Majesty Reigns: Her Majesty è un gioco brillante: la volontà di “semplificare” le infinite sfaccettature della vita (conservandone comunque la complessità concettuale) solo con uno swipe tra due diverse opzioni è un’idea davvero sorprendente. Ma non lo sarebbe altrettanto, se alle spalle non avesse una sceneggiatura che viaggia in bilico tra l’assurdo ed il magnetico. Her Majesty è una calamita, un titolo davvero assuefacente che si destreggia abilmente nei ritmi “mordi e fuggi” del mercato mobile. Resta ferito, è vero, dagli strali sia di una ripetitività che non fa sconti, sia di una meccanica di gameplay molto simile a quella del titolo d’esordio, pur al netto di piccole ma efficaci aggiunte. A prescindere dai limiti ludici, questo sequel mantiene invariata la carica di innovazione del primo Reigns: ogni nuova era nei panni di una regina sarà quindi ricca sì di problemi, ma anche di tanto, scanzonato divertimento. L’importante è che vi ricordiate che, prima o poi, inevitabilmente, dovrete morire.

8

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