Remnant 2 Recensione: il sequel perfetto? No, ma è migliorato tanto!

Abbiamo giocato a Remnant 2, sequel dello sparatutto che migliora ogni singolo aspetto del suo predecessore: la nostra recensione della versione PC.

Remnant 2: enorme e potente
Recensione: PC
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Disponibile per
  • Pc
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Remnant From the Ashes è stata una di quelle sorprese inaspettate: uno sparatutto in terza persona che, pur con le sue spigolosità, è riuscito a conquistare i videogiocatori grazie a un livello di sfida appagante e a un elevato grado di rigiocabilità, legato alla presenza di elementi procedurali. Dopo aver sfornato una hit del genere, era davvero improbabile che Gunfire Games rinunciasse a un sequel, atteso con ardore dagli appassionati per ovvie ragioni: la maggiore esperienza del team e un budget più importante. Saranno bastati questi due elementi a rendere Remnant 2 un degno successore? Senza mezzi termini, sì.

    Un sequel diretto

    Remnant 2 è un sequel diretto del primo capitolo, con cui condivide persino specifiche location. Sono trascorsi ormai alcuni anni dalla conclusione delle vicende al centro di From the Ashes ed il Ward ed il Ward 13, base operativa in cui risiedono gli ultimi sopravvissuti alla piaga dei Root, è ormai ben avviato, nonché trasferito all'esterno del claustrofobico bunker sotterraneo.

    Proprio come nel suo predecessore, a vestire i panni del protagonista è un giovane sopravvissuto che, in compagnia di un'amica, vaga alla ricerca di un rifugio sicuro in cui poter vivere serenamente. Si scoprirà ben presto che questo personaggio, creato attraverso un editor che offre pochissime opzioni, non è altro che il prescelto, colui che deve porre fine una volta per tutte alla diffusione del Root, che dopo aver infestato la Terra si sta insinuando in altri mondi.

    A fornirci i mezzi per combattere questa corruzione sarà proprio il comandante Ford, che ci condurrà fino al portale verso le altre dimensioni. In realtà l'anziano uomo non è la sola vecchia conoscenza che si aggira per il Ward 13, dove ritroveremo tanti volti noti come Wallace o Whisperers, il mercante che non può proferire parola a causa di una grave ferita subita, proveniente da uno dei DLC del primo Remnant.

    Pur coinvolgendo personaggi interessanti e luoghi suggestivi, però, l'intreccio narrativo di Remnant 2 non è poi così elettrizzante. Nella sua banalità, la trama si limita a svolgere il ruolo di pretesto per inviarci a destra e a manca a macellare orde di creature e diventare sempre più forti. Per fortuna, c'è ben altro oltre la storia.

    Creare build in libertà

    La scarsa rilevanza della narrazione in Remnant 2 viene abbondantemente compensata dalla cura riposta nel gameplay, che è la componente principale dell'opera Gunfire Games. Sin dal breve tutorial è immediatamente chiaro che l'obiettivo dello studio non è quello di stravolgere quanto fatto nel primo capitolo,

    bensì di limarne i difetti e migliorare la già consolidata formula con piccole e gradite aggiunte. Di base, ci troviamo quindi di fronte a uno sparatutto in terza persona del tutto privo di coperture in cui la maggior parte dei nemici ha comportamenti molto aggressivi e tende a fiondarsi verso il giocatore. L'unico modo per difendersi davvero è l'utilizzo sapiente della capriola, che permette di fuggire dalle creature ostili o di sfruttare i pochi frame d'invincibilità per farla franca. A rendere il titolo diverso dalla massa di shooter è anche, e forse soprattutto, la gestione della riserva di munizioni. Qui non si hanno fiumi di piombo da riversare sui bersagli, ma una quantità limitata di scorte che va oculatamente utilizzata per non restare a secco nel momento del bisogno. Proprio per questo, occorre alternare l'arma primaria, quella secondaria e lo strumento di morte corpo a corpo per far sì che non si sprechino troppe risorse nell'eliminazione dei bersagli più deboli. Abbiamo trovato molto soddisfacente anche il gunplay: vi assicuriamo che Remnant 2 riesce a essere ostico persino alla prima delle sue quattro difficoltà, ma sa come premiare l'abilità del giocatore. Ne è un chiaro esempio l'elevato moltiplicatore del danno critico, che permette di eliminare con estrema facilità i nemici con un colpo preciso.

    Pur essendo un titolo arduo da approcciare, però, Remnant 2 non sfocia mai nella frustrazione (ricordiamo che qui non vi sono penalità alla morte) e ciò è possibile anche grazie ad un sistema di progressione e di costruzione della build che incarna il fiore all'occhiello di questo shooter. La selezione iniziale della classe non rappresenta in alcun modo un vincolo e nel corso dell'avventura potremo sbizzarrirci non solo a sbloccare tutte le altre (ve ne sono persino alcune extra non disponibili sin da subito), ma anche a fonderle. Dal momento che ogni classe è una sorta di oggetto da equipaggiare nella schermata nell'inventario, vi verrà data la possibilità di acquistare altri elementi e ibridare due classi diverse.

    Potremmo ad esempio usare il medico e fonderlo al domatore, nuovo archetipo di Remnant 2 che permette di avere al fianco un amico a quattro zampe che non solo attacca i nemici, ma è anche in grado di rianimare chi finisce al tappeto. Una simile combinazione è ottima per chi gioca in solitaria e deve quindi affrontare un'avventura più tosta. Le possibilità offerte sono davvero tante ed è un piacere provarne quante più possibile. E non è finita qui, perché le classi sono solo una piccola parte di una build, visto che il gioco mette a disposizione un numero sorprendente di anelli, amuleti, reliquie e mod (le abilità attive e passive dell'arma) i cui effetti possono stravolgere il gameplay, incitando il giocatore ad avere un approccio sempre diverso allo scontro.

    È davvero un gioco infinito?

    È probabile che chi sta leggendo questa recensione voglia saperne di più sulle recenti dichiarazioni degli sviluppatori, che sostengono siano richieste più di 400 ore per poter vedere tutto ciò che Remnant 2 ha da offrire. Per comprendere meglio le parole degli esponenti del team occorre spiegare com'è strutturata la campagna, che segue un iter preciso ma possiede numerosi elementi casuali. In Remnant 2 ci sono cinque mondi e la struttura di una partita è la seguente: la seconda e la quinta area sono sempre le stesse, invece la prima, la terza e la quarta si affrontano in ordine casuale.

    La co-op Proprio come il suo predecessore, Remnant 2 gode del pieno supporto alla modalità cooperativa per un massimo di tre giocatori, senza però la possibilità di invitare utenti su piattaforme diverse tramite cross-play. Giocando in compagnia, l'esperienza di gioco subisce un importante calo della difficoltà, soprattutto ai livelli di sfida più bassi. Il modo migliore per godersi lo shooter è forse quello di terminare la storia da soli e poi dedicarsi a ulteriori campagne o avventure (mini-campagne che si svolgono su una sola mappa) al fianco di altri utenti, magari incrementando la difficoltà per rendere l'esperienza più soddisfacente.

    Questo significa che qualcuno potrebbe iniziare la sua avventura nell'inquietante mondo che si rifà alle produzioni FromSoftware (più nello specifico a Yharnam ed Anor Londo) e altri hanno invece la possibilità di muovere i primi passi nella pericolosa foresta di Yaesha o sulla superficie del pianeta N'Erud, popolato da robot e parassiti alieni. Il motivo per cui abbiamo parlato di "mondi" e non di "biomi" è semplice: ciascuna delle zone in questione è caratterizzata da sottoaree con un'estetica, nemici e altri elementi completamente differenti tra di loro. Basti pensare che Losomn è caratterizzato sia da una cittadina in stile vittoriano, le cui strade sono popolate da cittadini impazziti, sia da uno sfarzoso castello in cui si aggirano creature simili ad angeli dalle ali che ricordano quelle di Inarius/Tyrael da Diablo. Ciascuna area è composta da una serie di zone pre-costruite che vengono assemblate in maniera casuale, e che trasmettono quindi agli avventurieri la sensazione di trovarsi in una mappa sempre nuova.

    Oltre a proporre scorciatoie e ‘falò' - che consentono il viaggio rapido senza limitazioni -, le ambientazioni sono caratterizzate anche da una sfilza di elementi unici, che variano da percorsi segreti a NPC, passando per enigmi da risolvere. Sfruttando la possibilità di saltare dalle sporgenze, novità in termini di gameplay che ha permesso di inserire timide sezioni di platforming, abbiamo notato un particolare dello scenario che, sulle prime, non ce la contava giusta: ci siamo quindi tuffati nel vuoto per poi ritrovarci su una piattaforma prima invisibile, che ci ha spianato la strada verso una stanza nascosta il cui boss ha lasciato come bottino un'arma corpo a corpo unica.

    Situazioni come questa in Remnant 2 sono all'ordine del giorno, ed è davvero difficile proseguire verso l'obiettivo prestabilito senza farsi trasportare dalla voglia di scoprire cosa si nasconde in ogni angolo. A tal proposito, gli sviluppatori hanno implementato una nuova mappa 3D (e relativa mini-mappa nell'angolo dell'HUD) che rende l'esplorazione molto più semplice e favorisce la navigazione nelle aree distribuite su più livelli. Abbiamo apprezzato tantissimo questa feature, sebbene vi siano ancora ampi margini di miglioramento, soprattutto per quelle mappe che hanno più di tre strati e che risultano complesse da esplorare anche con l'ausilio di un modello tridimensionale.

    Che tiriate dritto o seguiate vie alternative, nel corso dell'avventura vi imbatterete anche in un notevole numero di nemici. Ogni ambientazione ha il suo ventaglio di boss e è improbabile che in un paio di partite possiate vederli tutti e, di conseguenza, che riusciate a fabbricare tutte le mod e le armi con i loro drop. A stupire non è solo la quantità, ma in molti casi anche la qualità: non mancano i boss che sono spugne per proiettili, ma vi è spazio anche per scontri che richiedono l'uso del cervello o che impongono di sfruttare meccaniche particolari. Un esempio perfetto sono i Cubi del Labirinto, che schizzano all'impazzata in percorsi strettissimi, e che obbligano a muoversi con precisione chirurgica per scoprire come sopravvivere al loro perenne rotolamento.

    Tornando al discorso iniziale, abbiamo ricominciato più volte la campagna, e anche osservato i video di altri utenti per cogliere le differenze con le nostre partite, e ne siamo rimasti sinceramente spiazzati. Certo, le mappe tendono a somigliarsi tutte, ma le situazioni proposte sono così tante che abbiamo più volte assistito a momenti che, pur avendo esplorato in maniera certosina ogni area, non erano presenti in alcun modo durante il nostro vagabondare.

    Questo significa che dovremo davvero giocare 400 ore per vedere tutto? Beh, riteniamo che tale numero sia un po' gonfiato ed è probabile che gli sviluppatori facciano riferimento anche a piccole variabili che possono presentarsi molto raramente. La risposta quindi è semplice: la verità sta nel mezzo. A prescindere dai numeri, Remnant 2 resta comunque un'avventura molto longeva e ben diversificata.

    Quando l'Unreal Engine 5 non basta

    I difetti più evidenti della produzione firmata Gunfire Games emergono quando si passa al comparto tecnico e a quello artistico. Ci troviamo purtroppo a dover confermare quanto testimoniato anche da altri utenti che hanno avuto accesso all'Early Access: Remnant 2 è un titolo che, pur sfoggiando l'Unreal Engine 5, non solo non riesce a garantire una grafica del tutto estasiante, ma pecca anche in ottimizzazione.

    Persino sacrificando la risoluzione e abbassando il dettaglio, l'opera fatica a mantenere un framerate stabile e l'unico modo per sistemare davvero le cose è chiamare in causa il DLSS di Nvidia, tecnologia con cui la situazione prende tutta un'altra piega.

    A non averci convinto totalmente è anche la direzione artistica, per via di importanti oscillazioni qualitative sia per quello che riguarda le ambientazioni sia per ciò che concerne i nemici. Se da una parte siamo rimasti sorpresi da aree come Losomn (pesantemente ispirata alle creazioni di Miyazaki) e Yaesha, non ci hanno catturato allo stesso modo le restanti zone esplorabili. Lo stesso discorso vale per l'estetica dei boss che, benché siano ammirabili sul piano delle meccaniche ludiche, nella maggior parte dei casi propongono un design alquanto anonimo.

    Fra gli altri appunti che, con un po' di puntigliosità, desideriamo sottolineare in negativo troviamo la parlantina eccessiva del protagonista, che al momento dell'ingaggio di ogni singolo nemico e quando termina un conflitto a fuoco non perde mai l'occasione di ripetere le stesse frasi. Non meno irritante è il sistema di navigazione tra i menu che, anche utilizzando un controller, continua a obbligare il giocatore a fare uso del cursore, il quale tende ad agganciare automaticamente i tasti e rende macchinose quelle operazioni che dovrebbero invece risultare banali ed immediate.

    Remnant 2 Remnant 2Versione Analizzata PCCon Remnant 2 gli sviluppatori non hanno trovato ancora la formula perfetta, ma hanno sicuramente compiuto dei bei passi in avanti. Al netto di una direzione artistica altalenante e alcuni difetti di natura tecnica, questo sparatutto con elementi procedurali offre un livello di rigiocabilità che solo pochissimi esponenti del genere possono vantare, al punto da riuscire a stupire anche dopo svariate partite completate. Se amate le grandi sfide, specialmente in co-op, fatelo vostro.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: Intel i7-10700
    • RAM: 32 GB
    • GPU: Nvidia GeForce RTX 2080 Super
    8.2

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