Remnant From the Ashes Recensione: le ceneri del male

Gunfire Games, il team che ha riportato in vita la serie Darksiders, presenta Remnant From the Ashes, titolo senza dubbio capace di attirare l'attenzione.

recensione Remnant From the Ashes Recensione: le ceneri del male
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Si dice che basti soltanto un decimo di secondo, il tempo di un batter di ciglia, per farsi una prima impressione di qualcuno. Complimenti al cervello umano per la rapidità, peccato che (sempre a detta degli psicologi) in questo modo si perdono parecchie occasioni di conoscere persone interessanti, e magari perfettamente compatibili con noi. Questo è un po' quello che stava per accadere con Remnant: From the Ashes, nuovo shooter in terza persona sviluppato da Gunfire Games (autori di Darksiders 3) e distribuito da Perfect World Entertainment.

    E già, perché nonostante il primissimo impatto con questo titolo non sia stato proprio dei migliori, siamo stati costretti a ricrederci. Chi è dotato di antenne sufficientemente potenti da captare il brusio ed il chiacchiericcio internettiano sa già che di Remnant si comincia a discutere parecchio, per ragioni molto diverse e, forse, quasi mai per quella giusta: pubblicizzare un prodotto che potrebbe gettare le basi per un futuro molto interessante. Senza voler essere così profetici e sognatori, procediamo con calma, partendo dall'inizio...che non prometteva nulla di buono!

    Dov'è il mio rimborso?

    Una volta creato il nostro personaggio ci si proietta subito dinnanzi un déjà-vu videoludico: dopo un breve tutorial veniamo sconfitti, per poi essere portati in salvo e spogliati del nostro equipaggiamento. Una premessa un po' banale, non c'è che dire. Veniamo a scoprire che una specie aliena, colonizzatrice di galassie è giunta sino alla Terra per conquistarla e che la razza umana si è rifugiata in comunità chiamate Ward: per la precisione, il nostro protagonista è capitato nel Ward 13. Ancora, tutto sa di già visto.

    Una volta completata una semplice missione, il Ward 13 si trasforma nell'Hub centrale di gioco, dal quale possiamo viaggiare per visitare il mondo esterno attraverso il potere di un cristallo; ci vengono fornite delle pozioni ricaricabili ai checkpoint, grazie ai quali potremo decidere di tornare al Ward o proseguire nell'esplorazione, come avviene nella serie Souls. Dopo circa un'ora di gameplay, però, qualcosa comincia a cambiare: ci si inizia a divertire sul serio e a capire, contemporaneamente, che Remnant: From the Ashes è qualcosa di diverso, di più profondo, rispetto ad un semplice titolo doppia A per cui chiedere il rimborso.
    Certo, il titolo si trascina fino alla fine alcuni di quei difetti che spiccano già nelle prime fasi, specialmente sul versante tecnico. La grafica, assieme ai modelli degli NPC ed alle loro animazioni, non sono certo delle migliori, così come l'ottimizzazione per console non pare essere all'altezza visti i cali di framerate e qualche crash sparso qua e là. Sul fronte sonoro le cose non migliorano: il doppiaggio (in italiano) delude, ed i livelli audio schizzano in alto e si attutiscono eccessivamente senza una ragione apparente. La narrativa ed il design troveranno certo una loro evoluzione, ma guardando comunque da lontano la complessità e le atmosfere dei Soulsborn. Non mancano poi diverse difficoltà anche con la struttura online del titolo. E allora? Cosa salvare di quest'opera? La risposta l'avremmo trovata subito dietro l'angolo...

    Carramba

    ...e cioè una complessa ricchezza di contenuto ed una struttura in grado di coniugare intelligentemente generi diversi, assieme ad un livello di sfida alto, unito ad una formula di gameplay decisamente avvincente! Una vera e propria sorpresa! Partiamo dal mix di generi. Come detto il titolo è uno sparatutto in terza persona, che "ruba" alla collaudata struttura soulsiana la barra della stamina ed il combattimento basato sulla schivata, il tutto con la possibilità di alternare alla piacevole attività di "sforacchiamento" dei nemici, attacchi melee (ricordando molto quello che Toadman Interactive cercò di fare col suo Immortal: Unchained).

    Un pilastro del gioco è il sistema di loot dai nemici caduti, alleggerito brillantemente dai ragazzi di Gunfire Games: dimenticate pure titoli come, tanto per fare un esempio, Nioh, in cui è necessario scegliere con parsimonia il bottino da raccogliere, dal momento che in Remnant troverete soltanto ciò che è essenziale a portare avanti il personaggio nella sua evoluzione.

    Altra caratteristica principale sono i mondi (grigi e piatti inizialmente, ma sempre più ispirati man mano che si avanza nell'avventura) con elementi generati proceduralmente. Le mappe sono un lungo rettilineo, e danno soltanto l'illusione di una certa complessità, ciononostante la presenza di armi, armature e punti abilità gratuiti incoraggia particolarmente l'esplorazione certosina.

    Quest'ultima è imposta anche dalla difficoltà del titolo, che richiede la massima cautela nei movimenti: Remnant è un gioco tosto, tostissimo in alcuni punti. Nonostante si possano selezionare tre livelli di difficoltà, già i settaggi di "normale" vi faranno salire il sangue al cervello più di una volta. I boss, con le loro orde di seguaci, si dimostreranno una sfida da non sottovalutare, sfociando talvolta anche nella totale ingiustizia. Questo ci porta al "fattore S", il coefficiente di soddisfazione, che si rivelerà altissimo per aver sconfitto un boss o un qualsiasi nemico. Tutto lo shooting è infine incredibilmente divertente ed appagante, con hitbox deliberatamente ampie e dati sul danno a vista. Perché dunque non condividere tutto questo con un amico, o magari due?

    Tre è il numero perfetto

    La domanda non è posta a caso, dato che Remnant: From the Ashes è un TPS pensato per essere giocato in compagnia, ed in alcuni punti è evidente che la difficoltà è stata calibrata proprio per più giocatori. Non fraintendiamoci: completare il gioco in solitaria non è impossibile, ma avere uno o due compagni di viaggio cambia totalmente l'esperienza.

    Si può giocare con gli amici o con completi sconosciuti: sarà soltanto l'host a proseguire nella campagna, tutti gli altri potranno godere del loot, degli XP, fondamentali per livellare e proseguire nelle zone più ostiche, e della possibilità di giocare a livelli diversi rispetto a quelli generati dalla loro avventura. Peccato per i problemi di matchmaking e per la scarsa implementazione di un menù chiaro e completo per giocare in compagnia. Ma quel che resta è una formula decisamente azzeccata, in cui si può resuscitare il proprio compagno sacrificando i "cuori di drago" (le fiaschette estus del caso) e coprirsi le spalle a vicenda dalle orde nemiche.

    Dal punto di vista dei contenuti Remnant non si lascia mancare assolutamente nulla. Venti ore (rigiocabilissime) in cui incontrerete una gran varietà di boss e miniboss (da mostri lovecraftiani a draghi sputafuoco); decine di armi e di amuleti, accompagnati da una quindicina di set d'armatura impossibili da scovare in una sola run.

    Nel corso del gioco avrete ampia scelta nella personalizzazione del personaggio, scoprendo man mano sempre nuove abilità, o "tratti": una volta sbloccati saranno permanenti e livellabili con 1500 XP o grazie ai "tomi della conoscenza". Il loot sarà costituito perlopiù da ferro di diverse qualità e scarti da utilizzare per potenziare le armi, a cui potrete legare anche delle "mod": attacchi particolari e bonus rigenerativi. A tutto questo aggiungete diversi personaggi e mercanti, con altrettante linee di dialogo ed otterrete un pacchetto corposo e succulento, degno di un titolo tripla A.

    Remnant From the Ashes Remnant From the AshesVersione Analizzata PlayStation 4Remnant: From the Ashes non è quello che sembra. Dopo un impatto inziale deludente il titolo sboccia, mostrandosi in tutte le sue qualità. L'opera di Gunfire Games non è un soulslike, non è uno shooter-looter in terza persona, non è un titolo multiplayer e nemmeno da giocare in solitaria. Remnant è un mix molto interessante di idee e di generi, flagellato da numerosi difetti dal punto di vista del comparto tecnico ma solido nel gameplay, divertente e ricchissimo di contenuti. Dopo aver provato il gioco non possiamo assolutamente smettere di pensare a cosa potrebbe accadere con un sequel con un budget migliore. Senza voler essere troppo profetici, però, restiamo al presente: Remant: From the Ashes è un gioco assolutamente da provare.

    8

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