Remothered Tormented Fathers: Recensione di un survival horror tutto italiano

Da un autore italiano, giunge finalmente su PC Remothered: Tormented Fathers, un survival horror che si ispira ai classici di genere come Clock Tower

recensione Remothered Tormented Fathers: Recensione di un survival horror tutto italiano
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Remothered: Tormented Fathers è una collezione di ricordi, un album di famiglia che il catanese Chris Darril ha costruito nel corso degli anni. Dalle soluzioni estetiche e narrative emergono le passioni dell'autore: il suo interesse per il cinema e i videogiochi horror, la nostalgia per alcuni meccanismi ludici via via sempre più rari e la voglia di dare vita ad un racconto profondo e sfaccettato, senza scomodare i cliché dell'orrore e le tematiche più logore. Remothered ha il sapore di un "Clock Tower" e di un "Silent Hill", di un "Rule of Rose" e, pensando a produzioni un po' più recenti, un po' di "The Evil Within". L'anima dell'opera di Darril Arts e Stomind Games, tuttavia, è composta anche da frammenti di grandi classici del cinema di genere: uno su tutti "Rosemary's Baby" di Roman Polanski, ripreso anche dal nome della protagonista, Rosemary Reed. Quest'ultima, tra l'altro, ci ha chiaramente ricordato il volto di una giovane Jodie Foster, come ai tempi de "Il Silenzio degli Innocenti".
    Nonostante Remothered sia in buona parte un mosaico di suggestioni, ricordi e sentimenti, Darril non ha rinunciato a seguire la sua personale visione, costruendo un organico di tutto rispetto in cui ha trovato posto anche la celebre compositrice Nobuko Toda (Metal Gear Solid, Kingdom Hearts), la quale, affiancata dal nostrano Luca Balboni, si è occupata dell'ottima colonna sonora. Il gioco che ci siamo trovati per le mani è quindi un concentrato di passione nostalgica e d'ambizione: un titolo che, come vedremo, sfoggia le sue qualità registiche e di scrittura, sposa una struttura quasi "fuori tempo" traducendola in un qualcosa di funzionante e godibile, ma fa anche qualche passo falso, soprattutto nell'ultima parte.

    Tormento

    Rosemary Reed nasconde un bel po' di segreti, ha il vizio del fumo (ma non solo quello) ed una determinazione d'acciaio. Pur di scoprire la sorte della giovane Celeste Felton, scomparsa qualche tempo prima dalla casa di famiglia, si finge un dottore dell'Istituto Santa Margherita in visita per accertarsi delle condizioni di Richard Felton, padre della ragazza e vittima di un misterioso morbo.

    Accolta nella dimora dei Felton dalla gentile Gloria, l'infermiera che si prende cura di Richard, Rosemary si trova faccia a faccia con il padre di Celeste. Il teatrino non dura molto: la "dottoressa" Reed svela subito i suoi reali obiettivi, e a quel punto il dapprima mite signor Felton rivela il suo lato più "oscuro", va in escandescenze e caccia con violenza l'ospite indesiderato senza risparmiare minacce ed improperi. Rosemary non si dà per vinta: si apposta poco fuori la villa e nottetempo trova un modo per entrare.
    Si intrufola al piano terra e comincia a raccogliere indizi su Celeste e sulla tragica storia della famiglia Felton, che sembra essere legata a quella misteriosa sparizione. Durante la notte, però, la silenziosa magione si trasforma in un luogo di terrore e tormento. Un grammofono inizia a riprodurre vecchie canzoni che risuonano per i saloni della casa. I balbettii dell'anziano signor Felton accompagnano la musica, mentre una cacofonia di lugubri scricchiolii - amplificati dalla crescente sensazione d'ansia - segue ogni cauto passo della protagonista. Era piuttosto evidente che la malattia e la perdita della figlia avessero provato quell'uomo, ma Rosemary si accorge che l'oscurità in grembo al dottor Felton è ancora più atroce. Egli vaga per i corridoi della sua dimora come un pazzo senza requie, è seminudo e brandisce sgraziatamente un falcetto da giardinaggio. Non esita a sfogare la sua sadica follia omicida sulla protagonista, che è costretta a fuggire e a nascondersi, giacché ogni uscita della casa è bloccata.
    La prima, lunga sequenza di Remothered: Tormented Fathers è un omaggio agli horror come Clock Tower o Resident Evil: ci sono enigmi da risolvere recuperando oggetti particolari sparsi per la mappa, mentre un determinato signor Felton dà la caccia al nostro personaggio. Non è possibile abbattere il vegliardo - seppur arzillo - antagonista, ma solo distrarlo con l'uso di diversivi (che all'occorrenza possono essere utilizzati anche per colpirlo e rallentarlo) oppure ferirlo con delle armi di fortuna, qualora dovesse avvicinarsi troppo e provare ad uccidere la protagonista.
    La struttura ludica del gioco è piuttosto semplice quanto funzionante: la strategia migliore è evitare del tutto chi ci dà la caccia, sfruttando la conformazione della casa, che presenta anche delle scorciatoie sbloccabili con il progresso nella storia, e i vari nascondigli messi a disposizione in diversi punti della mappa. È importante fare attenzione anche ai suoni provocati dai passi e dai folli deliri di Felton, per capire dove si trova e dove si sta muovendo. Ciò è possibile grazie alla presenza di un ottimo audio posizionale, che solo di rado non ha funzionato a dovere, ingannando la nostra percezione.

    Parlando di inganni, ci è sembrato piuttosto semplice prenderci gioco del nostro inseguitore, alle volte confondendolo seguendo percorsi contorti, in altri casi con manovre molto elementari. Più che un vero problema dell'intelligenza artificiale (che comunque non ci ha dato l'impressione di essere molto furba), abbiamo identificato questa semplicità come la scelta di non calcare troppo la mano ed evitare il sopraggiungere della frustrazione. Dopotutto la ricerca degli oggetti e la risoluzione dei mai troppo complicati enigmi tiene il giocatore costantemente impegnato, e avrebbe quindi avuto poco senso programmare un mastino iperattivo sempre alle sue calcagna. Il livello di sfida è perciò abbastanza indulgente, ma Remothered non rinuncia ad un sistema di salvataggio vecchio stampo, che per effettuare un save game ci costringe a raggiungere uno dei metronomi sparsi per la casa. Una bella notizia per chi crede che il terrore vada accompagnato anche dalla paura di perdere i propri progressi di gioco. Eppure un gameplay così "disadorno" e semplificato, arriva in alcuni punti quasi a toccare la corda dolente della ripetitività.
    Fortuna che la prima parte, l'unica in cui queste meccaniche vengono sfruttate appieno, è ricca di eventi che smuovono le acque e ci suggeriscono di cambiare il nostro modo di approcciarci alle situazioni. Non abbiamo apprezzato particolarmente la scelta di nascondere la soluzione di un enigma dietro un'interazione, visto che ci è sembrata una forzatura poco logica e non molto di classe. In tutti gli altri casi, però, gli imprevisti che si sono verificati mentre tentavamo di fuggire dalla magione hanno arricchito la varietà dell'esperienza.

    Se nel primo frangente il bilanciamento non crolla mai, e Remothered riesce ad essere un survival horror ansiogeno e allo stesso tempo dotato di una trama avvincente, con l'avvicinarsi alla conclusione assistiamo ad una mutazione ludica e narrativa che intacca l'armonia. La seconda parte è anche quella in cui l'autore decide di prendere le redini in maniera più decisa, fin quasi a limitare l'azione del giocatore. Assistiamo a filmati più lunghi e frequenti, sempre molto gradevoli da vedere: i movimenti della camera sembrano infatti gestiti da un regista d'esperienza, che sceglie sempre la giusta inquadratura.
    Anche il montaggio serrato contribuisce a caricare d'atmosfera le scene d'intermezzo, le quali dimostrano con lampante chiarezza le forti ispirazioni cinematografiche del progetto. E l'influenza della celluloide non si limita esclusivamente alle cutscene, persino la telecamera ravvicinata - che accresce il potenziale ansiogeno - e le scelte artistiche, come quelle nel sistema d'illuminazione e di una scena un po' "impastata" (con cui è stata nascosta anche qualche spigolosità), ci restituiscono un'immagine sempre d'impatto e dal sapore filmico.

    Qual è quindi il problema delle battute finali dell'avventura? Di sicuro il completo abbandono di dinamiche ludiche più ariose e stratificate: si passa infatti da un'infrastruttura da survival horror orientato fortemente allo stealth, ad un'impostazione molto più lineare, in cui trovano posto degli intrusivi quick time event. Basta questo passo falso per privare Remothered del cocktail orrorifico che invece era stato in grado di distillare nelle prime ore di gioco.
    Duole dirlo, perché la brutalità di alcune scene suggerirebbe la volontà di accrescere il ritmo e la tensione, invece queste scelte un po' infelici fanno l'esatto opposto: trasformano la progressione in un continuo trial&error - che è in netto contrasto con le idee dei survival horror - e decostruiscono pian piano tutta l'atmosfera splendidamente creata fino a poco prima. A tutto ciò è accompagnata un'accelerazione narrativa forse un po' troppo vistosa, ma che comunque non compromette il buon livello di scrittura generale. Remothered narra una storia intrigante, stracolma di sottotesti e riferimenti. Approfondisce le turbe psicologiche di ognuno dei personaggi e prova anche ad ingannarci giocando con l'identità di Rosemary. Dei dubbi insinuatisi nella nostra mente avrebbero necessitato di più tempo prima d'esser svelati, ma la trama, in Tormented Fathers, non cade nell'errore dell'eccessivo didascalismo o in quello di utilizzare un maldestro deus ex machina per spiegare alcuni eventi.

    Remothered: Tormented Fathers Remothered: Tormented FathersVersione Analizzata PCRemothered: Tormented Fathers è solo il primo episodio di una trilogia, ma la base di partenza costruita da Darril Arts e Stormind Games è più che buona. L’idea di riprendere in mano un gameplay figlio dell’età d’oro dei survival horror e riproporlo in chiave un po’ più moderna ha dato i suoi frutti, soprattutto perché intorno gli è stata costruita una buona atmosfera, formata da ottime sequenze filmate ed azzeccate scelte estetiche e narrative. Remothered, tuttavia, non mantiene purtroppo la sua organicità fino in fondo, e si compone di una - breve - parte finale assolutamente non al livello di quella d’esordio. Tuttavia, se gli autori saranno in grado di ripetere quanto di buono fatto in quest’occasione e di migliorarsi, la libreria di giochi dell’orrore potrebbe arricchirsi di una tripletta made in Italy davvero niente male.

    7.8

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