Remothered Tormented Fathers Recensione: il volto della paura

Dopo un esordio convincente su PC, l'italianissimo horror di Chris Darril porta il suo carico di orrore, tensione e adrenalina anche su PS4 e Xbox One.

recensione Remothered Tormented Fathers Recensione: il volto della paura
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Remothered, il primo progetto di Darril Arts e Stormind Games, nato dallo sforzo creativo del catanese Chris Darril, ha già dimostrato di che pasta è fatto a tutti gli utenti PC che, in fase di Early Access o dopo la release, hanno scelto di concedergli piena fiducia. Il suo episodio d'apertura, Tormented Fathers, prima parte di una futura trilogia, non ha infatti faticato a farsi largo tra i videogiochi made in Italy che contano, forte di riferimenti ludici di una certa caratura - Clock Tower e Rule of Rose su tutti - e di una messinscena che nulla ha da invidiare ai migliori film di paura del passato. Con dei trascorsi così rosei era normale attendere con una certa trepidazione le conversioni del titolo per console casalinghe, il cui stato di work in progress era per altro già abbondantemente noto a tutta la community. Ora che le versioni PlayStation 4 e Xbox One hanno finalmente raggiunto gli store digitali, i patiti dell'horror possessori dei rispettivi hardware non hanno davvero altre scusanti per evitare questo terrificante appuntamento tricolore. Salvo non sapere ancora di cosa si tratti con esattezza: in tal caso, come al solito, possiamo darvi una mano.

    Come il gatto con il topo

    Quando Rosemary Reed, la protagonista di Remothered, mette piede per la prima volta nella villa del notaio Richard Felton, accolta con cauto garbo da Gloria, l'infermiera dell'anziano signore, appare subito chiaro che qualcosa in quel contesto non quadri. Fuori è pieno giorno, eppure la casa ha un aspetto a dir poco spettrale, colpa delle tapparelle categoricamente abbassate - Felton è malato e sembra non gradire la luce esterna - e di un silenzio quasi innaturale. Se Rosemary è riuscita infine a incontrare il padrone di casa, solitamente restio alle visite, è solo perché si è finta medico dell'Istituto Santa Margherita, ove l'uomo era ricoverato in precedenza. Varcato l'ingresso del suo studio, Felton non può certo dirsi il ritratto della salute, con quel volto così emaciato e delle occhiaie fin troppo marcate. Nonostante tutto, sulle prime, non lesina cordialità nei confronti della sua visitatrice. Cambia tutto quando la ragazza inizia a insistere con le domande su Celeste, la figlia dell'uomo scomparsa tempo addietro in circostanze misteriose. Quando poi Gloria irrompe nella stanza asserendo che dalla clinica nessuno conosca alcuna "dottoressa Reed", il vecchio muta definitivamente il suo atteggiamento, allontanando in malo modo l'ormai indesiderata ospite. Ma Rosemary è una donna testarda, pertanto decide di attendere il calar della notte affinché Gloria si congedi dall'assistito, Felton vada a dormire e sia dunque più facile infiltrarsi nella magione per poi indagare sull'accaduto con maggiore tranquillità. Inutile dire che non andrà proprio così. Salendo le scale fino alla camera padronale, dalla quale si propagano le note distorte di una vecchia canzone, Rosemary scoprirà qualcosa di agghiacciante. Nel letto del vegliardo giace infatti un cadavere femminile, attorno al quale Felton si aggira mezzo nudo, brandendo un falcetto da giardinaggio e grugnendo frasi deliranti. Non c'è tempo da perdere: bisogna fuggire. Ma quando Rosemary torna al portone d'ingresso, scopre che esso è inaspettatamente serrato.

    Da qui Tormented Fathers va a seguire da vicino le gesta disperate della povera malcapitata, costretta non solo a sgattaiolare fra i livelli dell'edificio con tutta la cautela possibile, procedendo in punta di piedi e acquattandosi al minimo allarme, ma anche a farsi strada lungo un dedalo di verità opache e disumane atrocità. Ambiguità, ossessioni e violenza sono solo alcuni elementi del mix narrativo offerto dalla produzione, che vanta una sceneggiatura coerente e mai scontata, capace di giocare di continuo con le aspettative dello spettatore e forte di un paio di plot twist davvero niente male.

    Anche dal punto di vista della messa in scena "orrorifica" Darril e il suo team sono riusciti nell'arduo compito di non inciampare in troppi cliché di genere senza nascondere, nel contempo, l'immensa ammirazione nei confronti dell'horror cinematografico del secolo scorso, che rivive non solo nella scrittura, ma anche nella regia e nel montaggio alla base delle ottime cut scene di raccordo tra le varie fasi di gameplay.
    Le quali, in egual misura, si rifanno a una serie di meccaniche vecchio stampo, miscuglio di esplorazione, stealth e -ovviamente- survival game. Nell'oscurità quasi totale dell'ambientazione, aiutato soltanto dal possesso di una torcia, il giocatore -nei panni di Rosemary- deve risolvere gli enigmi a interazione che si susseguono lungo la trama senza farsi sentire né vedere da un Felton psicopatico, perennemente intento a vagare tra i piani con la sua letale lama a mezzaluna. Gli escamotage per rallentare il nostro "stalker" comunque non mancano di certo. La sua dimora è difatti cosparsa di oggetti che possono essere usati nei modi più svariati, ad esempio per rallentare l'avanzata del nemico, oppure per produrre rumore e depistarlo, perfino per stordirlo nel malaugurato caso in cui riuscisse a catturarci - ma attenti a come sfruttarli: si tratta infatti di strumenti monouso, salvo averli "potenziati" a tempo debito.

    Per il resto, nella più dura e pura delle tradizioni survival, Remothered lascia il videogiocatore alla mercé dei propri sensi, privandolo di qualsivoglia mappa per orientarsi tra le stanze, così come anche dell'autosave, laddove per salvare i progressi è necessario recarsi presso pochi e determinati punti d'interesse - una cosa molto old school, che però intensifica il senso di tensione come pochi altri stratagemmi sono in grado di fare. In tutto questo l'udito la fa da padrone, e in tal senso Tormented Fathers sfoggia un lavoro di sound design piuttosto complesso, giacché per intuire dove Felton si trovi in ogni istante diventa subito necessario fare attenzione a ogni minimo scricchiolio del pavimento, al cigolio delle porte e, soprattutto, alla direzione da cui provengono le continue imprecazioni dell'antagonista, più o meno ovattate a seconda della vicinanza con l'avatar. Va detto che l'audio posizionale non è sempre leggibile alla perfezione, e che una fruizione in cuffia - o tramite un impianto surround adeguato - sia senz'altro la condizione migliore per godersi l'esperienza al cento per cento.

    Quel che convince meno di Remothered, ad ogni modo, è il sostanziale squilibrio della progressione. Se è vero che la prima parte del racconto è molto efficace e valorizza pienamente il fare da "stealth survival" su cui l'opera intende appoggiarsi, nella seconda assistiamo invece a un'accelerata generale che parzialmente tradisce quanto di buono era stato costruito dagli sviluppatori poco prima. Non è tanto l'avanzamento narrativo a subirne le conseguenze, quanto piuttosto il sistema di gioco, ora costretto a qualche QTE fuori luogo e a un trial & error inspiegabilmente esasperato, che mal si presta, per altro, a un sistema di collisioni e d'interazione con gli hot spot tutt'altro che inappuntabili. Un neo abbastanza evidente in una produzione che, al di là di tutto, riesce a centrare gran parte degli obiettivi preposti, uno su tutti quello di creare un'ansia pressoché costante in chi gioca senza -quasi- mai ricorrere a jump scare o altri facili mezzucci. Per un prodotto che fa dell'inquietudine la propria cifra, è senza dubbio un bel traguardo.

    Remothered: Tormented Fathers Remothered: Tormented FathersVersione Analizzata Playstation 4Se fino a qui non avete letto particolari considerazioni sull’edizione console di Remothered: Tormented Fathers - noi abbiamo provato la versione PS4 - è perché questa, in effetti, non aggiunge né toglie nulla a quanto di buono il titolo aveva da offrire su computer. Il che non può che considerarsi un bene, in quanto il primogenito di Darril Arts e Stormind Games riesce a confermare anche in questa veste il suo status di horror videoludico da non perdere, ansiogeno al punto giusto e capace di suscitare un certo interesse nei confronti dei prossimi capitoli del trittico, nella speranza che questi non si facciano attendere eccessivamente.

    7.8

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