Resident Evil 3 Recensione: fuga da Nemesis tra le strade di Raccoon City

Dopo il grande successo di Resident Evil 2, Capcom torna sui nostri schermi con RE3 Remake: siete pronti per il ritorno di Nemesis?

Resident Evil 3 Remake 4K 60fps
Recensione: PlayStation 4 Pro
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Il ritorno di Resident Evil 3 è un sogno che si avvera per i patiti della serie, che per lungo tempo hanno sperato di udire, ancora una volta, il rabbioso urlo di Nemesis. Se ai nostalgici dell'era PS1 aggiungiamo chi non ha mai giocato al capitolo originale, la spasmodica attesa per l'arrivo del remake appare più che giustificata. Piacevolmente impressionati dalla prova in quel di Londra e dall'ultimo incontro preliminare, ci siamo tuffati nell'esperienza completa con vivo entusiasmo, desiderosi di testare la bontà del lavoro svolto da Capcom e M2. Ebbene, a differenza del suo predecessore, il "nuovo" Resident Evil 3 è una sostanziale reinterpretazione del titolo classico, con tutto ciò che ne consegue. Quando si imbocca un sentiero del genere, infatti, c'è sempre il rischio che le scelte produttive finiscano col deludere le aspettative degli appassionati, mancando di valorizzare appieno il materiale di riferimento. Un campo minato che purtroppo il team di Capcom non ha affrontato nel migliore dei modi, tanto da rendere la fuga disperata di Jill Valentine meno brillante del previsto.

    La caduta di Raccoon City e la fuga di Jill Valentine

    L'implacabile avanzata del Virus-T sta trasformando la tranquilla cittadina di Raccoon City in un inferno brulicante di non-morti, mostrando il vero volto del terrore a quei pochi sopravvissuti che - spauriti e stremati - si affannano per raggiungere una salvezza impossibile.

    Tutt'altro che preparati a una simile evenienza, gli agenti dell'R.P.D. e dell'Umbrella Countermeasure Service tentano di ritardare la fine di una battaglia già persa, mentre forze oscure sfruttano la situazione per testare gli abomini creati dalla casa farmaceutica. Nell'occhio di questo ciclone di morte, una Jill Valentine segnata dagli eventi di Villa Spencer prepara la sua fuga in fretta e furia, facendo appello a quel po' di forza che le è rimasta per ragionare con lucidità. Senza scendere nel dettaglio, lo scoppiettante prologo di Resident Evil 3 è decisamente più a fuoco dell'originale, grazie a una messa in scena di grande impatto che tratteggia con efficacia il dramma che si sta consumando a Raccoon City. Dopo aver incontrato Carlos, la protagonista accetta di tornare in strada per riattivare la metro, nella speranza di salvare se stessa e i propri concittadini.

    Un obiettivo che rappresenta il primo passo di un'ordalia dal ritmo incalzante, che in parte abbandona la connotazione survival horror del secondo capitolo per votarsi a una formula decisamente più action, seppur con qualche inciampo. Prima di concentrarci sui personaggi "in carne e ossa", ci sembra giusto spendere due parole su un'altra grande protagonista della vicenda: la stessa Raccoon City.

    Complice la presenza di file e documenti di vario genere, ciascuna ambientazione aggiunge tasselli a un mosaico narrativo ben più ricco rispetto a quello originale, al netto di qualche importante omissione. Nel remake manca ad esempio una delle location più iconiche del gioco, sostituita da una sezione "di passaggio" che non mancherà di lasciare un po' d'amaro in bocca ai fan della serie.

    Sappiate però che alcune aree di gioco potrebbero sorprendervi sia in termini di level design che di narrazione ambientale, quest'ultima modellata per rafforzare un nodo chiave nella lore di Resident Evil: l'intera Raccon City non è altro che un'immensa copertura per nascondere le attività dell'Umbrella. Pur mancando del pathos che rendeva memorabili alcune delle sequenze di Resident Evil 2, la trama del terzo capitolo è stata riadattata per risultare un po' più credibile rispetto a quella del ‘99, alternando ad esempio le motivazioni che, durante la campagna, spingono alcuni personaggi ad agire in un determinato modo.

    La nuova caratterizzazione dei personaggi

    Tornando a Jill e Carlos, entrambi sono stati caratterizzati strizzando volontariamente l'occhio ai B-movie degli anni '90 e ciò si evince anche dall'evoluzione del loro rapporto. Non si tratta, ovviamente, di un vero difetto, dal momento che l'utilizzo di cliché presi in presto da un certo filone di film d'azione fa parte del DNA della serie.

    Coraggiosa ed esperta combattente, la Valentine è tutto fuorché una donzella bisognosa d'aiuto, mentre Oliveira - pur mantenendo la tradizionale sfacciataggine - si comporta finalmente come un individuo conscio di trovarsi nel bel mezzo di un disastro. Se da un lato siamo rimasti soddisfatti dai nuovi Mikhail, Nicholai e Tyrell, i cui tratti caratteriali emergono sin da subito, lo stesso non possiamo dire di molti altri "volti noti": tra apparizioni a dir poco fugaci e spesso anche insoddisfacenti, crediamo che questi comprimari avrebbero potuto essere sfruttati decisamente meglio, e magari ottenere uno screen time un po' più generoso. Inoltre, di per sé il nuovo intreccio non è malvagio, ma si limita a raccontare la fuga di Jill senza particolari guizzi creativi o approfondimenti degni di nota.

    Un incubo a occhi aperti... da affrontare a muso duro

    Il più grande problema di Resident Evil 3 Remake consiste nella sua longevità: per concludere la nostra prima run a difficoltà Standard abbiamo impiegato poco più di cinque ore. Nel conteggio peraltro includiamo la totalità degli armadietti e delle serrature da aprire col grimaldello. Prima di terminare la nostra prova abbiamo finito Resident Evil 3 anche a difficoltà Estrema e Incubo, con l'obiettivo di verificare la rigiocabilità di un titolo che si dimostra capace di offrire ben più di uno stimolo ai completisti incalliti.

    Il gioco oltre la prima runResident Evil 3 zoppica non poco sul fronte contenutistico, ma sarebbe inopportuno non includere l'offerta "secondaria" all'interno della nostra disamina. La breve durata dell'esperienza invoglia a tornare per le strade di Raccoon City a difficoltà più alta, ovviamente partendo da una serie di presupposti. Concludere il gioco a difficoltà Estrema ad esempio garantisce il guadagno di un buon numero di punti, da utilizzare in un apposito negozio in-game per sbloccare costumi alternativi e armamenti formidabili. Questi sono utilizzabili sin da subito e in qualsiasi run, e sanno rendere piacevole e divertente la ripetizione delle sezioni più ardue. Superare le Sfide previste da Resident Evil 3 consente di ottenere altri punti per comprare armi speciali e strumenti utili, il che potrebbe spingere i temerari a optare per la run a difficoltà Incubo. Cimentarsi in una simile impresa significa dosare alla perfezione i proiettili, imparare a sfruttare al meglio le schivate e aspettarsi di trovare oggetti e nemici in posti diversi. Oltre a essere più coriacee del normale, le mostruosità saranno in grado di eliminare Jill con estrema facilità, per non parlare di Nemesis, ancor più veloce, letale e reattivo del solito. Ultimare anche questa corsa, inoltre, consente di sbloccare l'insana modalità Inferno, capace di mettere a dura prova anche i giocatori provetti. Sorvolando sulla galleria dei modellini e delle concept art, citiamo ovviamente il multiplayer asimmetrico 4v1, su Everyeye.it trovate la recensione di Resident Evil Resistance.

    In ogni caso, complice l'assenza del New Game Plus e della doppia avventura, la mole contenutistica di Resident Evil 3 si conferma nettamente inferiore rispetto a quella del predecessore, nonostante l'aggiunta di Resident Evil: Resistance tenti di pareggiare i conti.
    Tornando a noi, il titolo di Capcom e M2 differisce non poco dall'indagine di Leon e Claire, e non solo sul fronte del combat system. Il ritmo del gioco è decisamente più incalzante ma, di contro, l'ampiezza media degli scenari risulta considerevolmente ridotta. Oltretutto, la gamma degli enigmi e ridotta all'osso e le opportunità di backtracking - tratto caratteristico di Resident Evil 2 - si contano sulle dita di una mano.
    A questo proposito, non abbiamo gradito la scelta di impedire ai giocatori di tornare nelle zone iniziali per completare l'esplorazione, specialmente considerando quanto sia difficile dedicarsi a questa attività durante gli assalti del Nemesis. Una volta ottenuti gli strumenti necessari è comunque possibile attardarsi per setacciare al meglio ogni anfratto dell'area cittadina, un compito facilitato da una mappa di gioco che segna con chiarezza lo "stato" del saccheggio (una sezione rossa indica un'area con qualche segreto ancora da scoprire).

    Purtroppo però, tra i veloci spostamenti e le sezioni con Carlos, Resident Evil 3 offre un'esperienza movimentata ma anche più lineare, incapace di instaurare quel clima di tensione palpabile tipico del secondo capitolo. In altre parole, non saremo più invogliati a evitare i nemici più letali per risolvere gli enigmi in una determinata macro area, ed anzi saremo stimolati ad affrontarli maggiormente a viso aperto.

    A differenza dei coraggiosi ma inesperti protagonisti di RE2, Jill e Carlos sono due combattenti addestrati, il che si riflette anche sulle loro possibilità offensive. L'agente S.T.A.R.S. è in grado di eseguire un passo veloce per allontanarsi dai nemici: se attuato col giusto tempismo, lo scatto si trasformerà in una schivata perfetta, permettendoci di raggiungere una posizione di vantaggio e attivare, per brevi istanti, un rallentatore grazie al quale mirare al bersaglio con maggior precisione. Oltre a essere decisamente calzante coi toni dell'esperienza, tale meccanica funziona alla perfezione ma bisogna esercitarsi a sufficienza prima di poterla sfruttare con disinvoltura.

    Dopotutto ogni opponente ha il suo moveset e i suoi "tempi d'attacco", il che - soprattutto nel caso di Nemesis - potrebbe complicare i nostri tentativi di schivata. Nel caso di Carlos, invece, agire prima di subire l'attacco gli permette di sferrare un pugno devastante, capace di danneggiare e allontanare l'avversario. Tra l'ottimo feeling delle armi e un'effettistica di prim'ordine, il sistema di shooting del secondo capitolo è stato riadattato per allinearsi alla virata action di Resident Evil 3, e con notevoli risultati.

    Nel corso del suo viaggio nell'orrore, Jill prende parte a una miriade di scontri a fuoco dai ritmi serrati, sostenuti da un sistema di puntamento solido, che permette di modificare a piacimento la sensibilità del mirino. Grazie a un gore system di grande effetto, leggere i punti di impatto dei proiettili sui corpi degli avversari risulta molto facile: un feedback visivo che concede di ridurre al minimo lo sperpero di munizioni. Le pistole, i fucili e il resto dell'arsenale, possono essere potenziati con appositi "kit di modifica", reperibili sia all'interno degli scenari, sia raccogliendo le casse che cadono a Nemesis quando viene stordito.

    Estendere i caricatori, aggiungere mirini e quant'altro, potrebbe portare alcune armi a occupare più spazio all'interno dell'inventario, che comunque è possibile ampliare recuperando i borselli sparsi per le ambientazioni.

    Detto questo, gli zombie che popolano il centro cittadino non sono che la prima specie in un roster da incubo con mostruosità di ben altra caratura. A tal proposito, se a livello Standard il numero di cure e munizioni si conferma a dir poco sovrabbondante, la difficoltà Estrema impone una gestione intelligente dell'inventario, in modo da riuscire a fronteggiare le BOW più coriacee con gli armamenti adatti. Giusto per fare un esempio, gli Hunter Beta riescono a eliminare i nostri eroi anche con un unico attacco mirato e, in aggiunta, si muovono con un'agilità impressionante. Per tale motivo, raggiungerne il punto debole non è propriamente una passeggiata, e questo discorso riguarda molte altre creature presenti nel gioco. Al netto della (dolorosa) assenza del Grave Digger, le tante bestie da abbattere sapranno certamente soddisfare i palati dei veterani della serie, soprattutto ai più alti livelli di sfida.

    Faccia a faccia con Nemesis

    La qualità del restauro di Nemesis non avrebbe potuto che essere un punto chiave della nostra disamina, visto il suo ruolo di primo piano all'interno dell'esperienza. Sul fronte del design, almeno per quanto concerne la sua forma classica, sarebbe stato difficile chiedere di meglio: diatribe sulla presenza del naso a parte, il Tyrant si dimostra capace di incutere un timore istantaneo e asfissiante, complice una modellazione certosina che non lascia alcun dettaglio al caso. La gigantesca vena pulsante coperta dal rivestimento pettorale, i denti allungati, e i lembi di carne strappata - segno che la simbiosi tra la bioarma e il parassita Ne-Alpha non sia avvenuta placidamente - sono solo alcune delle idee più riuscite alla base del suo nuovo aspetto, capace di incutere timore e affascinare al tempo stesso.

    A rendere ancor più snervante questo inarrestabile abominio, troviamo una sonorizzazione semplicemente perfetta, che si spinge ben oltre le sue urla rabbiose o l'iconica "S.T.A.R.S.". Il rumore prodotto dal suo processo di rigenerazione è in grado di far gelare il sangue nelle vene, per non parlare del suo respiro affannoso e dei tonfi sordi prodotti dai suoi scatti furiosi.

    Assodata l'efficacia delle cutscene che lo vedono protagonista, passiamo ora alla personalità ludica del mostro che, soprattutto a difficoltà Incubo, emerge in tutto il suo macabro splendore. Sebbene usi anche le armi in specifiche sezioni più "guidate", ad averci realmente colpito sono le abilità di base del Tyrant, che superano quelle di Mr. X in ogni senso possibile.

    L'orrido essere può scattare a velocità smisurata, e tendere agguati a Jill scendendo dai palazzi o sfruttando i suoi stessi tentacoli, di cui si serve anche per agguantare la protagonista. Credere di averlo messo fuori gioco per poi trovarselo di fronte dopo una manciata di secondi è sorprendente, ma vederlo immobile, mentre studia Jill dall'esterno del locale in cui la donna si è rifugiata, è agghiacciante.

    Tutti elogi che purtroppo facciamo con l'amaro in bocca, al pensiero di ciò che avrebbe potuto essere e che invece non è stato. Senza entrare nel dettaglio, il Nemesis "tradizionale" - e cioè quello che inseguiva la povera Valentine fino alla fine dell'avventura originale - è effettivamente presente solo nella prima metà del gioco. Vista l'incredibile qualità del lavoro svolto per riportarlo in vita, crediamo che la sua forma classica avrebbe meritato uno screen time ben più consistente, nonché un level design mirato a sfruttarne le incredibili capacità orrorifiche per più tempo e nel migliore dei modi. Per quanto concerne le boss fight non ci sbottoneremo più di tanto, e vi basti sapere che la loro qualità è purtroppo altalenante. Alcune sono indubbiamente più spettacolari, mentre altre si sono rivelate fin troppo simili tra loro, il che ancora una volta rappresenta un vero peccato.

    Il volto della paura

    Resident Evil 3 è l'ennesimo gioiello grafico in RE Engine, che non ha nulla da invidiare ad altre produzioni blasonate in uscita nel 2020. Su PS4 Pro il titolo di Capcom e M2 gira a 60 fps fissi, al netto di qualche minima fluttuazione che in nessun modo è in grado di inficiare la godibilità dell'azione. Spostandoci sulla risoluzione, il gioco raggiunge la soglia dei 1620p upscalati a 4K, proprio come nel caso di Resident Evil 2, ma la qualità dell'immagine resta di alto livello. Le texture di alcuni muri e di altri elementi secondari mostrano un livello di dettaglio non sempre stellare, ma l'ottimo sistema di illuminazione contribuisce a limare queste oscillazioni e a donare un look realistico a oggetti e personaggi.

    Il disastro di Raccoon City, in altre parole, non è mai stato così credibile, tra incendi, non morti in ogni dove e le strade gremite di veicoli fuori uso e sopravvissuti spauriti. Il resto delle ambientazioni presenta il medesimo livello di cura, al punto tale da rendere quasi palpabili gli orrori che si sono consumati nelle stanze a soqquadro o nei distretti in rovina. Per completezza, lo sporadico aliasing che si manifesta su alcune superfici non riesce ad adombrare una direzione artistica attenta e ispirata, che è in grado di rivaleggiare con quella del predecessore.

    Tanto avvenente quanto dettagliata, la Jill interpretata da Sasha Zotova è una protagonista "viva" ed espressiva, al pari dei comprimari. La stanchezza di Mikhail e la durezza di Nicholai emergono sin dalle prime scene, anche grazie allo splendido lavoro svolto dal team nella realizzazione dei volti.

    I protagonisti sono stati animati con attenzione e lo stesso possiamo dire delle tante creature che infestano la cittadina, sebbene il frame rate degli zombie in lontananza sia stato dimezzato. Chiudiamo il discorso sulla presentazione visiva col solito plauso alla resa degli effetti, dalle esplosioni, fino agli elementi gore come schizzi di sangue e viscere. Per quanto concerne il versante audio, l'ottima opera di sonorizzazione non si è fermata solo a Nemesis, tra i rumori di fondo della cittadina al collasso, gli spari delle bocche da fuoco e i rantoli di zombie e mostri. La buona colonna sonora si compone di tracce inedite e pezzi classici reinterpretati, che accompagnano le vicende narrate e i momenti più concitati con efficacia. Sorvolando sul missaggio audio non perfetto, il doppiaggio italiano è più che discreto, sebbene le interpretazioni degli attori non siano sempre in parte.

    Resident Evil 3 Remake Resident Evil 3 RemakeVersione Analizzata PlayStation 4 ProQuella offerta da Resident Evil 3 è senza dubbio un’esperienza godibile, che grazie al RE Engine mette in scena la fuga di Jill Valentine come mai prima d’ora. L’opera di Capcom e M2 però non può considerarsi la perfetta reinterpretazione del grande classico del ’99, e non bisogna neanche scomodare la sua breve durata per rendersene conto. A causa di una struttura decisamente lineare, tra diversi scenari poco esplorabili e la quasi totale assenza di enigmi, la tensione legata alle fasi di backtracking, tanto apprezzate nel rifacimento del secondo capitolo, è scomparsa per lasciare posto all’azione senza compromessi. Affrontare le creature che si aggirano per Raccoon City mantiene comunque il suo macabro fascino, complice un sistema di shooting d’altro profilo e l’introduzione delle schivate, che una volta padroneggiate funzionano in modo impeccabile. Pur essendo più coeso e solido dell’originale, l’intreccio narrativo ha dedicato uno spazio risicato a diversi volti noti, che di certo avrebbero meritato maggiore attenzione. Le scelte che più abbiamo faticato a comprendere sono tuttavia quelle legate al ruolo di Nemesis, che solo per una parte dell’avventura è in grado di agire come l’implacabile inseguitore di vent’anni fa. Pertanto, nonostante sia un titolo d'indubbio spessore, questo remake di Resident Evil 3 avrebbe potuto raggiungere un livello qualitativo certamente più elevato.

    7.8

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