Resident Evil 4 VR Recensione: l'horror di Capcom su Oculus Quest 2

In esclusiva per Oculus Quest 2, la nuova edizione del gioco horror di Capcom cambia in maniera significativa l'esperienza.

Resident Evil 4 VR Recensione: l'horror di Capcom su Oculus Quest 2
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  • Considerato - e non a torto - uno dei migliori capitoli della saga horror a marchio Capcom, gli striscianti orrori di Resident Evil 4 si apprestano a manifestarsi per l'ennesima volta sotto un'altra forma, a ben 16 anni dall'esordio del titolo. L'organismo "ospitante" è in questo caso Oculus Quest 2, il visore standalone di Facebook (qui potete trovare la nostra recensione di Oculus Quest 2) su cui esordisce in esclusiva l'edizione VR dell'avventura di Leon. L'operazione di conversione è stata affidata al team Armature Studio, che ha svolto un lavoro nient'affatto semplice: da una parte occorreva conservare quanto più simile possibile il carattere dell'esperienza originale, per non snaturare un caposaldo della serie, mentre dall'altra era necessario svecchiarne alcune dinamiche per adattarle alla fruizione in realtà virtuale. L'aggiornamento ludico e tecnico più dirsi soddisfacente: Resident Evil 4 VR è una riedizione rispettosa, discretamente accurata e piacevole da sperimentare, a patto però di avvicinarla con la consapevolezza di trovarsi dinanzi a una produzione non certo equiparabile agli standard tecnici dei giochi VR di ultima generazione (cercate un grande capolavoro in VR? Leggete la nostra recensione di Half-Life Alyx).

    La solita, vecchia, grande storia, ma in realtà virtuale

    Come da programma, nulla è cambiato sul fronte narrativo: l'incipit ci porta in un villaggio spagnolo, dove Leon Kennedy è stato inviato per salvare Ashley, la figlia del presidente degli Stati Uniti.

    Qui il protagonista si troverà dinanzi a una piaga serpeggiante, che sembra far capo a un misterioso culto (se volete rinfrescarvi la memoria, vi rimandiamo al nostro speciale sulla trama della serie Resident Evil): bizzarra e trottante, in un ottimo equilibrio tra azione e tensione, la vicenda di Resident Evil 4 conserva il suo esuberante smalto anche dopo molti anni. In questa edizione VR le scene d'intermezzo sono rimaste invariate, e vengono mostrate all'interno del visore tramite uno schermo posto di fronte ai nostri occhi, come se ci trovassimo in una rappresentazione in realtà virtuale di una sala cinematografica. Al termine delle cutscene la telecamera passa di nuovo in prima persona, permettendoci di muoverci liberamente in uno scenario rurale dal fascino intramontabile, polveroso e selvaggio, oggi come nel 2005. Data la palese arretratezza grafica (stiamo pur sempre parlando di un gioco di tre generazioni fa), si potrebbe incappare nell'errore di etichettare come "pigro" l'operato di Armature. In realtà il restauro attuato dallo studio non è affatto elementare: Resident Evil 4 VR è una ricostruzione abbastanza corposa, con ambienti riadattati in scala per adeguarsi alle esigenze dell'esplorazione in prima persona e con migliaia di texture sensibilmente migliorate.

    L'esigenza di interagire attivamente con lo scenario ha imposto al team di ricalibrare l'esperienza complessiva, mutando di conseguenza anche le risposte dell'ambientazione alle nostre sollecitazioni. Ora alcune porte possono essere aperte agendo sul pomello, così come le leve vanno tirate manualmente con i controlli Oculus Touch, e sulle stesse note è stata rivista sia l'interazione con gli enigmi, da risolvere attivamente attraverso l'uso delle mani, sia la dinamica del salvataggio, che ci richiede di pigiare con le dita sui tasti della macchina da scrivere, per imprimere il nostro nome su carta.

    Benché il colpo d'occhio non sia paragonabile a quello delle opere VR più moderne, con tutto ciò che ne consegue in termini di coinvolgimento e senso di presenza, è comunque indubbio che Armature non abbia svolto un semplice compito di routine. Grazie a una nuova gestione dell'audio, capace di farci percepire i suoni da ogni lato, lo studio ha anche tentato con successo di massimizzare l'immersività dell'esperienza, adattandola ai canoni della realtà virtuale.

    Chiudendo un occhio dinanzi a una cornice grafica non proprio esaltante, con una modellazione sicuramente obsoleta e animazioni figlie di un tempo ormai lontano, Resident Evil 4 in VR si dimostra una reinterpretazione alquanto coinvolgente, oltre che abbastanza "fresca" da incuriosire anche chi ha già vissuto l'avventura di Leon in formato tradizionale. Dispiace infine per l'assenza della traduzione in italiano: un potenziale disincentivo agli occhi di chi non mastica pienamente la lingua inglese.

    Massacrare infetti in VR

    Malgrado le asperità sul fronte grafico e i limiti di un'interazione ambientale non troppo sviluppata, le fasi action di Resident Evil 4 VR beneficiano di un'intensità e di una mobilità inedite. Anzitutto abbiamo la possibilità di scegliere tra l'opzione che permette il movimento libero di Leon durante le sparatorie, e un'altra che invece impedisce al personaggio di spostarsi lateralmente quando mira con l'arma in dotazione, così da rievocare almeno in parte quella staticità claustrofobica che apparteneva al titolo del 2005.

    Optando per la totale libertà d'azione, Resident Evil 4 cambia volto, e non solo per l'uso della prima persona, ma anche perché le sparatorie acquistano un ritmo ovviamente differente, con una rinnovata gestione degli spazi. È un cambiamento significativo, che dà un piglio più adrenalinico alle sequenze di shooting, meno ansiogene e tese, ma di contro ben più trascinanti. L'immersione passa anche attraverso la possibilità di afferrare le armi direttamente dal corpo digitalizzato del protagonista, poste sulla cintola, sulla spalla o all'altezza del petto: nulla ci vieterà di scegliere un'opzione meno interattiva, usando la tipica ruota delle armi, ma ovviamente si tratta di una soluzione che inficia il grado di coinvolgimento. Anche la lettura della scena nel corso delle battaglie assume una forma diversa: per sapere quanti munizioni ci restano nel caricatore, ad esempio, dovremo dare un'occhiata all'orologio da polso di Leon, che segnala anche la salute residua del nostro alter ego. Quando saremo a corto di pallottole, dovremo effettuare una ricarica manualmente, con un'azione che varia a seconda dello strumento imbracciato: tutti dettagli che concorrono a cambiare in maniera tangibile l'approccio alle sparatorie e l'andamento degli scontri.

    Di tanto in tanto, sia nelle cinematiche che nelle sequenze in-game (ad esempio quando verremo afferrati da un infetto), dovremo poi completare correttamente un QTE, scuotendo a tempo i controller. L'anima ludica di Resident Evil 4 resta dunque la medesima, ma a mutare è il dinamismo del gameplay. C'è da dire che non tutto funziona come dovrebbe durante le battaglie: il feedback dei colpi non risulta sempre efficace e i duelli corpo a corpo col coltello non trasmettono la giusta fisicità, con la lama che a tratti (anzi, abbastanza spesso) affonda nel vuoto.

    Simili spigoli, uniti ai limiti tecnici della produzione, non permettono a Resident Evil VR di raggiungere un grado di immersività pienamente appagante. Al netto di queste incertezze, però, il port di Armature rende giustizia all'atmosfera del titolo originale, e riesce tutto sommato a sfumare i pur palesi limiti di un prodotto datato 2005 e convertito in VR sedici anni dopo.

    Merito anche - e soprattutto - del buon numero di opzioni legate alla personalizzazione dell'esperienza, che permettono di adattare il gameplay alle proprie esigenze: al movimento libero con la levetta analogica si affianca quello con il teletrasporto, è consentito giocare sia in piedi che seduti (impostando l'altezza), potremo regolare la rotazione della visuale e attivare tutta una serie di altri dettagli pensati per ridurre al minimo il rischio di motion sickness. Il quantitativo di settaggi è insomma notevole, e contribuisce a definire l'entità di un'operazione non certo rinunciataria, che riesuma un classico con rispetto e dedizione.

    Resident Evil 4 VR Resident Evil 4 VRVersione Analizzata PCAdattare un’opera come Resident Evil 4 alle logiche della realtà virtuale non dev’essere stata un’impresa facile. Armature riesce nell’intento, pur con qualche inevitabile compromesso dettato dall’età del prodotto e dai limiti strutturali del gioco. La conversione dà una nuova dimensione all’avventura di Leon, ne modifica i ritmi e la insaporisce con un gusto inedito, nonostante gli anni trascorsi dall’uscita e le numerose riedizioni che si sono susseguite nelle varie generazioni di console. I vincoli grafici e un’interattività non all’avanguardia riducono il senso di presenza, ma sono quantomeno bilanciati da un buon numero di opzioni che permette di personalizzare a dovere l’esperienza. Insomma, l’orrore di Capcom cambia volto, ma resta comunque ancora accattivante, mostrando una sorprendente resistenza allo scorrere del tempo, al passaggio generazionale, all’evolversi delle tecnologie.

    7.8

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