Resident Evil 7 Recensione: il survival horror di Capcom torna alle origini

Dopo una lunga attesa, Resident Evil VII Biohazard arriva su PC, Xbox One e PlayStation 4: un nuovo inizio per la serie horror di Capcom.

Resident Evil 7 Biohazard
Recensione: PlayStation 4
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Resident Evil 7 è pervaso da un male antico. Strisciante, subdolo, rimasto in agguato per due decenni: mutato come un'infezione oscena - ribollendo in una pozza di sangue nero - è pronto finalmente ad emergere nella stessa forma in cui l'abbiamo incontrato la prima volta.
    Questo nuovo Biohazard, che porta anche in occidente il titolo originale della serie targata Capcom, non è solo un "vero" Resident Evil, ma è anche uno dei capitoli più tradizionali di sempre.
    C'è una prospettiva nuova, è vero, incarnata da quella visuale in prima persona ritenuta ormai scelta imprescindibile per l'horror videoludico: ma c'è anche una struttura antica, classica, che riallaccia il settimo episodio con la trilogia originale. Dimenticandosi delle movimentate avventure spagnole di Leon, dei muscoli ipertrofici di Chris, di quel miscuglio senza identità che ha chiuso per sempre la seconda trilogia, Resident Evil 7 torna insomma dove tutto è iniziato: in una casa corrotta da segreti indicibili, depravata dell'orrore di un morbo feroce. Dentro c'è esattamente quello che avevamo bisogno di trovarci: i nastri per salvare la partita, le serrature coi simboli degli animali, le casse con cui gestire l'inventario. Persino le porte da aprire lentamente, che il gioco ci sbatte in faccia grazie alla nuova inquadratura. Tornate per incarnare l'ansia costante dell'ignoto, per nascondere quello che ci aspetta nella stanza successiva: svelandolo poco a poco, come fosse una tortura, mentre i cardini rugginosi urlano il loro lamento straziante.
    Eccolo qui, insomma, il Resident Evil che volevamo: preziosa rilettura di un canone che ancora oggi può dire la sua, mix perfetto di azione e sgomento, di orrore e proiettili. Nuovo inizio per una saga che in un tempo remoto ha fatto la storia dei videogame, e ha tutta l'intenzione di tornare a farla.

    I segreti della Bayou

    Seguendo le tracce della moglie Mia, scomparsa per anni e creduta morta, il nuovo protagonista Ethan si addentra nei meandri acquitrinosi di una palude fetida. Sfidando l'umidità invadente del Bayou, gli sciami di mosche che ronzano sulle acque stagnanti, la vegetazione soffocante; con la segreta speranza di poter riabbracciare la sua compagna. In mezzo a questo pantano lurido si staglia però una presenza inquietante, carica di oscuri presagi: è quella dell'enorme casa dei Baker, insalubre, perversa, marchiata per sempre da un atroce squallore esistenziale. Nelle sue stanze si consumano orrori indicibili, i riti maledetti di una famiglia malata.

    Folli difficoltà

    Una volta terminata l'avventura in modalità Normale (ribattezzata "Casa degli Orrori") si sbloccherà l'opzione Manicomio: un incubo in cui per sperare di uscire salvi dagli scontri con i boss bisognerà fare economia di proiettili e risorse, schivando i micomorfi che si insidiano nei corridoi della casa e cercando di minimizzare l'esposizione ai rischi. Rigiocare l'avventura, al di là del livello di difficoltà, è seriamente consigliato: non tanto per scoprire gli esiti di una importante scelta morale che dovremo compiere a metà del gioco (che purtroppo non influenza il finale), quanto per recuperare i vari collectible e qualche segreto che ci siamo lasciati sfuggire. Arrivati al secondo playthrough in dotazione avremo anche un'arma speciale, ribattezzata con il nome di un celebre personaggio della saga.

    Resident Evil 7 comincia così, mettendo di fronte al giocatore immaginari e situazioni che sembrano uscite da un horror cinematografico. Ci sono i bifolchi deviati di "Non Aprite Quella Porta", le viscere in bella vista, una violenza disturbante ed esplicita, e oscenità che sembrano quelle del tremendo Outlast. Poco a poco, tuttavia, si comincerà ad intuire che dietro alla truce follia dei Baker c'è qualcosa di più: lo spettro di un'infezione sconosciuta, di un morbo micotico che induce mutazioni tremende e schifose deformità, legato ad una strana forma di indottrinamento mentale.
    Il racconto resta comunque molto sottotraccia, lasciando che il giocatore si confronti prima con la follia dei Baker, e solo dopo con importanti rivelazioni che riportano anche questo settimo capitolo all'interno della continuity della saga. Le trovate per ricondurre la trama nel solco tracciato anni fa, e spiegare così come il destino dei Baker si intrecci con quello delle devastanti armi batteriologiche citate nel titolo, sono a tratti ardite ma in linea di massima efficaci, e sebbene alcuni punti del racconto rimangano oscuri (consegnati quindi alle speculazioni dei fan), il cerchio narrativo di Resident Evil 7 si chiude in maniera convincente. Aprendo al contempo alla possibilità di un nuovo inizio, grazie all'emergere di un paio di nomi che hanno lasciato cicatrici indelebili nel cuore dei fan.
    Dispiace soltanto che alcune rivelazioni molto importanti siano state "nascoste" all'interno dei documenti sparsi per le aree di gioco, lasciando che siano solo i giocatori più attenti e curiosi a fare le giuste connessioni.

    Una soluzione che ribadisce l'attaccamento alla formula classica, ma che oggi non è convincente come vent'anni fa. Anche la caratterizzazione molto evanescente di Ethan suscita qualche dubbio: il protagonista non si vede mai in faccia, ed è impossibile che si trasformi quindi in un personaggio riconoscibile come lo sono stati Leon e compagni. Una scelta pensata per aumentare l'immedesimazione, ma che colloca Ethan ai margini dell'iconografia di Resident Evil.
    Si tratta in ogni caso di problemi di second'ordine, perché l'incedere degli eventi resta sempre trascinante, il ritmo calcolatissimo, fra sequenze ansiogene negli squallidi seminterrati della casa e scontri più intensi con creature deformi e bestiali. Quella di Resident Evil 7 è una storia di follia e ossessioni, il lungo resoconto di una tortura fisica e mentale, il delirio allucinato di un contagio che non lascia scampo. Tutto quello, insomma, di cui c'è bisogno in un Biohazard.

    Welcome back

    Resident Evil 7, avrete capito, è Resident Evil. Il cambio di inquadratura, che ha generato sgomento tra i fan più conservativi, fa infatti il paio con il ritorno di tutti gli elementi che hanno reso grande la prima trilogia. Inizialmente sembra quasi che il titolo abbia deciso di trasformarsi in un horror puro: giocato praticamente senza armi, nel buio, l'incipit rappresenta il momento più destabilizzante, quello in cui la paura si trasforma in angoscia e terrore. L'attacco funziona, ma c'era bisogno di altro.

    Un motore da incubo

    Resident Evil 7 è il primo titolo ad utilizzare il RE engine, motore proprietario di Capcom che dovrebbe rappresentare il fondamento su cui costruire un (radioso) futuro per la serie. L'engine ci è sembrato leggero e malleabile, e nonostante la qualità del dettaglio non possa rivaleggiare con quella di altre produzioni recenti, i risultati complessivi sono più che buoni. Le texture e shader non sono sempre impeccabili (ed anzi in qualche caso si registrano notevoli cadute di stile), e un po' di aliasing sporca qua e là la pulizia dell'immagine; tuttavia i modelli poligonali dei personaggi e delle ambientazioni, sono buoni e credibili, complici le animazioni ben curate e le terrificanti espressioni facciali. Il RE engine punta insomma quasi tutto sull'atmosfera, riuscendo a per altro a costruire ambienti desolanti, opprimenti, guastati dalle turpi fantasie dei folli che li abitano. L'illuminazione è ben concepita, con un particolare focus sui giochi di luce e d'ombra, eccellenti per far sì che le claustrofobiche stanze della villa suscitino una profonda sensazione di insicurezza e disagio.
    Il titolo gira a 60 fps, sostanzialmente senza intoppi. Su Ps4 Pro il gioco supporta una risoluzione 4K upscalata (probabilmente da 1800p) e l'HDR.

    Ecco perché è un piacere ritrovare, subito dopo, le pistole coi proiettili contati, l'inventario da gestire meticolosamente, le erbe verdi con cui distillare soluzioni mediche. Quella operata da Capcom, si capirà di lì a breve, è di fatto una metodica operazione di ammodernamento di tutte le meccaniche di gioco stampate nella nostra memoria, il recupero integrale di ciò che ha rappresentato l'origine del Survival Horror.
    Molto spesso Resident Evil 7 opera piccoli ritocchi pensati per attualizzare soluzioni antiche, rendendole finalmente coerenti con un immaginario più immersivo e coerente.
    Sulle porte sprangate della casa dei Baker non si trovano, per esempio, i simboli stilizzati degli animali che tutti ricordiamo, ma le carcasse imbullettate di viscide serpi, di corvi con le ali spezzate, di scorpioni seccati al sole malato della palude.
    Altre volte il titolo gioca con l'orizzonte di attesa dei fan, ad esempio modellando la planimetria dell'androne centrale della casa in modo che ricordi quella, indimenticabile, della villa ai margini di Racoon City (citata anche da The Evil Within). Resident Evil 7 è insomma un titolo rispettoso della propria eredità, ma capace di rileggerla e attualizzarla in maniera esemplare.
    L'ansia che riesce ad iniettare sotto la pelle del giocatore, il timore costante della morte improvvisa e violenta, passa anche dal munizionamento esiguo, dalla necessità di far spazio - all'interno dello zaino - alle armi così come agli oggetti necessari per risolvere gli enigmi. Tornare in un'area sicura a depositare nella cassa le risorse appena raccolte, oppure a recuperare gli elementi necessari per venire a capo di un intricato rompicapo, è un'impellenza che vi porterà poco a poco a conoscere a menadito la struttura della casa dei Baker e delle sue pertinenze, cercando nel frattempo aree segrete in cui sono nascoste armi opzionali e steroidi per potenziare la salute massima.
    Tutto è davvero al posto giusto, in Resident Evil 7: il nuovo sistema di crafting (che utilizza fluidi chimici per permettervi di costruire medicamenti o proiettili), gli enigmi piacevoli anche se non troppo intricati, il feeling delle armi da fuoco, la complessità e la varietà degli ambienti. Persino le boss fight sono da antologia: impegnative e feroci, capaci di farvi palpitare e di mettervi addosso uno spietato senso di mortifera urgenza.

    Dopo anni di stagnazione creativa, insomma, Capcom è tornata a fare quello che tutti le chiedevamo di fare, superando di diverse lunghezze persino l'ottimo Revelations. Buona è anche la durata, che vi terrà impegnati per undici ore abbondanti (anche se il contatore del tempo di gioco non terrà conto di quello "perso" coi numerosi Game Over). Poco dopo la metà dell'avventura, per altro, un deciso colpo di scena vi porterà lontano dalla casa dei Baker, alla scoperta di nuovi ambienti. Conducendovi poi verso una parte finale in cui - come da tradizione - aumenta il passo dell'azione, senza però che la natura del gioco venga travisata dalla malsana idea di inseguire a tutti costi i ritmi di uno shooter.

    Orrori in cassetta

    Quella di Ethan non è l'unica storia che Resident Evil 7 decide di raccontare. Nel corso del gioco è infatti possibile recuperare alcune VHS sui cui nastri sono registrate le disavventure di altri sciagurati ospiti della famiglia Baker. Questi flashback interattivi, opzionali ma integralmente giocabili nei panni del malcapitato di turno, decidono di prendersi di tanto in tanto qualche libertà, risultando in sequenze molto concentrate su aspetti particolari del gameplay. Troviamo così sezioni stealth, una scena integralmente focalizzata sulla risoluzione di enigmi, ed una fase invece traboccante di scontri a fuoco. Si tratta di un modo intelligente di giocare con le linee temporali, che permette di dare un rapido sguardo alla sorte iniqua di chiunque abbia suo malgrado scoperto gli orrori della palude.

    L'unico vero rammarico resta legato alla presenza di pochissime tipologie di nemici: ad infestare i corridoi e le sale della casa dei Baker, i pontili che si allungano sulla palude e le ultime due aree (che vi lasciamo il piacere di scoprire), troviamo solamente i nauseanti micomorfi, creature composte dalle fibrose propaggini di funghi cancerosi. Escono dai loro nidi di spore, avanzano risoluti con il loro strascico di rumori perversi, quasi come fossero ossessionati dalla presenza di Ethan. Sono però lontani i tempi dei cani putrefatti, dei corvi impazziti, dei licker e degli hunter squamosi: ci toccherà aspettare un nuovo capitolo, probabilmente, per imbatterci in qualche altra schifosa aberrazione. Non si tratta di un problema troppo evidente, soprattutto nella prima metà del gioco, perché a tormentare il protagonista troviamo i membri della famiglia Baker, che si rivelano nemesi ostinate e onnipresenti. Gli attrezzi improbabili del capofamiglia, gli insetti infestanti di Marguerite, le trappole e gli enigmi del figlio Lucas, scandiscono in maniera impeccabile l'avanzamento, rendendo l'incubo di Resident Evil 7 (anche in VR) ancora più malato e imputridito. Un viaggio infernale, destabilizzante esposizione delle bassezze umane, completissima collezione dei temi e dei modi dell'orrore videoludico. Mescolando l'intimità dell'inquadratura in prima persona, il dosato backtracking e la gestione dell'inventario tipica dei Survival, le declinazioni della follia con le macchinazioni di spietate corporazioni tentacolari, Resident Evil 7 riesce insomma in un'impresa che tutti credevano impossibile: si rinnova senza snaturarsi, cammina in avanti mentre si volta a recuperare il suo passato glorioso. E insomma risorge come gli zombie che ci aveva fatto conoscere vent'anni fa: redivivo capolavoro, deciso a rappresentare l'horror più iconico, significativo e degenere.

    Resident Evil 7 Biohazard Resident Evil 7 BiohazardVersione Analizzata PlayStation 4Resident Evil aveva bisogno di ripartire. Uno stacco netto rispetto alle sue declinazioni più recenti, anche se questo voleva dire cambiare tutto: personaggi, nomi, ambientazioni e atmosfere. Rinnegando persino la visuale in terza persona, che a certi fan sembrava imprescindibile per conservare il carattere della serie. Non lo era. Resident Evil 7 recupera le conquiste dei migliori horror di matrice indipendente, da Outlast ad Amnesia, ma non sconfessa la sua tradizione più antica, mutuando l'impianto della prima trilogia. Ne esce un'avventura più intima, a tratti angosciante e spaventosa: soprattutto viscerale, capace di avvolgere il giocatore grazie all'inquadratura così “personale”, di terrorizzarlo in maniera subdola e inaspettata. Al contempo tutti i tratti distintivi che hanno reso celebre Biohazard ai tempi della prima PlayStation sono di nuovo al loro posto, esattamente come li ricordavamo. Resident Evil 7 aggiorna insomma una formula antica ma sempre efficace, e lo fa con un rigore ed un coraggio inaspettati. È più di un ritorno: è un nuovo inizio. L'alba di un orrore che speriamo non abbia fine.

    9

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