Recensione Resident Evil Deadly Silence

La paura non è mai stata così tangibile!

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  • DS
  • Deadly Silence

    A dieci anni di distanza dalla pubblicazione su PlayStation del primo capitolo della saga “Resident Evil”, fa il suo esordio per DS un porting di quello stesso episodio, che - come Capcom ha sottolineato - ha inaugurato il genere “survival horror”. Un porting dunque, o meglio ancora un remake, considerando che in questa versione portatile - ribattezzata non a caso “Deadly Silence”, in omaggio al nome della piccola console di casa Nintendo - il gioco è stato arricchito con una nuova modalità Rinascita, che offre elementi che sfruttano il touch screen ed il microfono, al fine di rendere l’esperienza videoludica ancor più coinvolgente. E terrificante.

    July, 1998 - Raccoon City

    La trama non ha subito modifiche, e piace pensare che, infondo, sia meglio così.
    Luglio 1998. La squadra Alpha è mandata nei boschi di Raccoon City alla ricerca dei compagni del Bravo Team, scomparsi nel nulla. I giornali titolano di macabri ritrovamenti in quella zona: le vittime sono state sbranate. Per questo gli uomini e le donne migliori della S.T.A.R.S. (Special Tactics And Rescue Squad) sono diretti sul posto per investigare. La squadra atterra vicino ai rottami dell’elicottero del Bravo Team; l’ equipaggiamento è ancora lì, ma di loro nessuna traccia, ad eccezione di una mano che impugna una pistola, ritrovata tra l’erba da un membro della squadra. Costui però non riuscirà a dare l’allarme, perchè qualcosa spuntato dalla vegetazione lo aggredirà tra urla strazianti. I compagni accorrono in suo soccorso, ma c’è ben poco da fare, a parte fuggire da quello che - a prima vista - sembra un cane rabbioso. Bisogna tornare all’elicottero, chiamare rinforzi, magari tornare quando sarà giorno, ma soprattutto scappare. Ma l’elicottero decolla prima che i soldati possano raggiungerlo, e lascia i pochi uomini a terra. A questo punto, la loro unica speranza di sopravvivenza è rifugiarsi nell’immensa magione che s’intravede in lontananza. Ma non sanno che è solo l’inizio. Di un incubo.

    Inside the fear

    Dopo essere stato avvertito che il gioco contiene “scene di violenza esplicita e sangue”, il videogiocatore può scegliere tra due modalità di gioco: Modo Classico - uguale al gioco Resident Evil originale - e Modo Rinascita, creato appositamente per la versione DS. Quale delle due si scelga, per ognuna di esse ci sono due livelli di difficoltà: Normale e Difficile. Nel primo caso si seguono le vicende della protagonista femminile, Jill Valentine: oltre a poter trasportare fino ad otto oggetti, Jill affronterà un numero minore di (mostruosi) nemici, meno resistenti ai suoi colpi; potrà usare il grimaldello per scassinare porte e cassetti, trovando molte più munizioni ed erbe curative rispetto al compagno Chris Redfield. Impersonando quest’ultimo, infatti, le cose si complicano ulteriormente: all’inizio del gioco si è armati solo di coltello e, una volta recuperata un’arma da fuoco, il videogiocatore dovrà usare con parsimonia le munizioni; inoltre, anche se fisicamente più resistente di Jill, Chris può trasportare fino a un massimo di sei oggetti.
    Curioso che non vi sia un livello “Facile”. Forse perché questo è un survival horror, e sopravvivere - si sa - non è mai cosa semplice.
    Quale dei due livelli di difficoltà si affronti, l’obiettivo finale è sempre lo stesso: uscire vivi dalla magione. Per riuscirci, però, si devono risolvere enigmi e affrontare numerosi e terribili nemici. La longevità beneficia di una trama non così complessa da risultare frustrante, e di numerose modalità che offrono spunti perché il gioco possa esser rigiocato, in quanto si registrano sensibili variazioni nello svolgimento della trama a seconda del livello di difficoltà e del personaggio scelto.
    Nella modalità Rinascita sono stati aggiunti nuovi elementi di gioco che sfruttano le caratteristiche del DS. Oltre a dover combattere contro un numero maggiore di zombie, si devono risolvere nuovi enigmi e affrontare nuove situazioni, introdotte appositamente per usare lo stilo ed il microfono. Ad esempio, quando Jill deve rianimare un compagno assalito da un enorme serpente, praticandogli la respirazione bocca a bocca, il videogiocatore deve soffiare nel microfono avendo cura di non essere troppo irruente per non danneggiargli i polmoni, già compromessi. Alcuni nuovi enigmi devono essere risolti usando il touch-screen, anche se il suo impiego a volte appare forzato, ed altre solo marginale. Infine - ed è quello che molti si attendevano - in alcuni casi si usa lo stilo, impugnando il coltello, per infilzare zombie, corvi e mastini feroci che a tutti i costi vogliono assaggiare la nostra carne.
    Da ultima è presente una innovativa modalità Gioco con più schede, per giocare wireless collegando fino a quattro console. Non è disponibile il game sharing, per cui è richiesta una cartuccia di gioco per ogni giocatore. In multiplayer ci sono due modalità: Scontro e Cooperativa. Nella prima si gareggia per realizzare il tempo di fuga più breve, o il punteggio più alto sulla base dei nemici uccisi; nella seconda si collabora per fuggire dalla magione, avendo un unico indicatore di vita condiviso da tutti i partecipanti. Purtroppo gli altri giocatori sono rappresentati con delle stelline e non con il loro alter ego virtuale, il che dà quasi l’impressione di giocare da soli.

    Un gameplay un po’ datato...

    Il gameplay è quello tipico di un action adventure in terza persona. La giocabilità non è immediata ci vuole un po’ di pratica prima di riuscire a controllare abilmente i movimenti del personaggio. Per questo - specialmente all’inizio - può capitare di confondere i tasti direzionali, facendo spostare Jill o Chris nella direzione errata. In pratica il gameplay è identico a quello del primo Resident Evil e risulta quindi piuttosto “datato”: i movimenti sono limitati e prima di indirizzare il personaggio in una direzione occorre farlo ruotare su sé stesso (Character relative). Non esiste una scala di velocità di movimento (si può solo camminare o correre); non si può mirare ad una parte specifica del corpo di un nemico, per cui è del tutto casuale riuscire ad uccidere uno zombie con tre o quattro colpi al torace, piuttosto che con uno solo che gli faccia esplodere la testa. Le azioni in gioco sono standardizzate: con i pulsanti principali si attacca, si aprono porte, mentre in combinazione con i dorsali si impugnano le armi; con start infine si accede all’inventario.
    Nella modalità Rinascita - come detto - si utilizzano anche il touch-screen ed il microfono. L’impiego dello schermo digitale è sicuramente la novità più rilevante della modalità Rinascita, anche se lo si usa sporadicamente per risolvere alcuni enigmi o ammazzare qualche nemico col coltello. Nel primo caso l’esperienza di gioco non risulta migliorata: si avrà a che fare con lancette di orologi da girare o con combinazioni di tasti da premere et similia, tutte cose fattibili con il normale sistema di controllo. Nel secondo invece, aprendo una porta, dall’altra parte si possono trovare degli zombie che vanno affrontati in un combattimento con coltello: la visuale passa in prima persona e l’arma è equipaggiata automaticamente. Se si tocca lo schermo inferiore si infilza rapidamente il nemico, senza infliggergli un danno rilevante; se invece si fa scorrere lo stilo si eseguono dei fendenti molto più efficaci. Anche in questo caso occorre acquisire una certa dimestichezza, perché il touch-screen risulta poco sensibile.
    Sullo schermo superiore è sempre presente la mappa e al suo interno è indicata la posizione attuale. La mappa è fondamentale perché, ai fini dell’evoluzione della storia, è importante visitare tutte le stanze della magione. Sono mostrati inoltre l’arma impugnata e le restanti munizioni. Il colore dello schermo, infine, indica lo stato di salute: più si fa rosso, peggio sta il personaggio.
    Sullo schermo inferiore sono presenti la videata di gioco principale ed i menu.
    Bisogna sempre tenere sott’occhio l’elettrocardiogramma che indica le condizioni di salute: di tanto si trovano kit di pronto soccorso ed erbe medicinali che, combinate assieme, hanno differenti proprietà curative. È indispensabile esaminare con cura gli ambienti per non lasciarsi sfuggire indizi chiave e per raccogliere utili oggetti. In particolare bisogna valutare con attenzione se l’oggetto trovato sia realmente necessario ai fini dell'economia di sopravvivenza: si rischia infatti di occupare spazio prezioso nell’inventario e di non poter raccogliere un altro oggetto fondamentale. È bene, dunque, lasciare almeno uno slot libero.
    Un aspetto fondamentale del gioco, sia ai fini della giocabilità che per il punteggio finale, sono i salvataggi. Non si può salvare la partita in qualsiasi momento, ma occorre trovare dei nastri d’inchiostro da usare con le macchine da scrivere sparse in punti diversi. Anche i nastri vanno usati con giudizio, perché possono essere sfruttati una sola volta. Meno salvataggi si effettueranno, più alto sarà il punteggio alla fine del gioco. Ciò non toglie che, di tanto in tanto, dopo aver risolto numerosi enigmi ed essere andati parecchio avanti nella storia, salvare sia una pratica indispensabile: altrimenti - se uccisi - si rischia di dover ricominciare tutto da capo.

    Grafica e Tecnica

    La realizzazione grafica è praticamente identica a quella della versione per PlayStation. RE si avvale di scenari prerenderizzati misti a modelli poligonali in movimento. Nonostante il Nintendo DS sia tecnicamente superiore alla prima console Sony, al gioco non sono state apportate migliorie grafiche di rilievo: la struttura poligonale dei personaggi è molto semplice, così come le texture che appaiono molto sgranate nelle inquadrature più ravvicinate. Non avrebbe senso pensare che si sarebbero potuti aggiungere maggiori dettagli, considerando che questo è un porting integrale del primo RE, ma almeno nei combattimenti in prima persona, aggiunti appositamente per la nuova modalità Rinascita, si sarebbe potuto curare di più, ad esempio, la struttura poligonale dell’arto che impugna il coltello (braccio e avambraccio appaiono quasi staccati) e le texture degli zombie. Inoltre si sarebbe dovuto realizzare in maniera più credibile il sangue - il leit motiv di questo gioco -, che invece schizza come una pioggia di pixel. Il livello di dettaglio, dunque, è nel complesso insoddisfacente.
    Degni di nota sono invece gli ambienti, realizzati prevalentemente in stile neogotico e vittoriano; le luci fioche ed i colori smorti trasmettono un senso di inquietudine e di oppressione. Gli scenari sono statici e fissati con inquadrature dal fondo o dall’alto, ricercate per conferire al gioco un aspetto cinematografico. Spesso però, date la non elevata definizione dello schermo LCD e le sue dimensioni, proprio queste visuali preimpostate rendono difficile individuare gli indizi più piccoli che luccicano in lontananza.
    Naturalmente sono state inserite le sequenze in FMV (full motion video) presenti nel titolo originale; alcune sono realizzate con attori veri, altre in computer grafica. Nonostante patiscano un livello di compressione troppo elevato - specie quelli in cg - che li rende poco definiti, questi filmati “girano” abbastanza bene su DS.
    Un altro aspetto positivo è che i tempi di caricamento, presenti in maniera massiccia nella versione per PlayStation, sono brevissimi, praticamente inesistenti; per cui, ogni qual volta si passa da una stanza all’altra non si è costretti a sorbirsi la tipica animazione della porta che si apre, potendo tranquillamente saltarla.
    Le musiche sono in tema e realizzate prevalentemente con archi; i ritmi cantilenanti e in crescendo contribuiscono ad aumentare la tensione e a rendere l’esperienza di gioco più coinvolgente. Gli effetti sonori sono vari e ben realizzati: lamenti, urla e ululati si trovano a loro agio sui piccoli altoparlanti del DS, la cui eccellente separazione stereofonica può aiutare ad individuare la posizione di un nemico nei paragi.

    Resident Evil Deadly Silence Resident Evil Deadly SilenceVersione Analizzata Nintendo DSResident Evil Deadly Silence non è solo un porting del titolo originale pubblicato dieci anni fa per PlayStation, ma piuttosto - in modalità Rinascita - un remake. Nonostante non abbia beneficiato di un restyling grafico - che il DS avrebbe potuto supportare -, questa nuova modalità (molto simile a quella già vista per Game Cube) introduce elementi di gioco che sfruttano le potenzialità della piccola console. La possibilità di giocare in multiplayer assicura a questo titolo ulteriore longevità ed i nuovi enigmi introdotti appassioneranno sia i vecchi che i futuri fan della saga horror più famosa di sempre. Purtroppo la giocabilità troppo “datata” di questo titolo contrasta con la libertà d’azione e le innovative soluzioni di gioco che ci si è abituati a vedere sui doppi schermi di casa Nintendo. Di sicuro, però, se questo titolo avrà il successo che meriterebbe, non è escluso che Capcom realizzi appositamente un nuovo capitolo di RE per DS, così da sfruttare appieno le sue caratteristiche e garantire maggior interazione.

    7.5

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