Recensione Resident Evil Revelations 2 - Episodio 3

Tra fogne, laboratori e mattatoi il titolo Capcom si avvia verso la fine.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Resident Evil Revelations 2 - Episodio 3
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
Lorenzo Morlunghi Lorenzo Morlunghi gioca ormai da oltre 20 anni a quasi tutto e adora parlare di videogiochi e farci video sopra, soprattutto per ridere. Nel tempo libero guarda anche film e legge qualche fumetto, ascoltando per lo più musica elettronica. Lo trovate su Facebook.

Convinta della sua strana distribuzione episodica, prosegue a grandi passi l'avventura di Resident Evil Revelations 2: dopo il giro di boa della scorsa settimana iniziamo quindi ad avvicinarci al tanto atteso epilogo, con un’avventura caratterizzata dall’alternanza di momenti più o meno convincenti. Dopo un’introduzione sottotono e una seconda puntata che ha risollevato le speranze per il nuovo titolo di Capcom, ci eravamo lasciati con un interrogativo su quale sarebbe stata la tendenza di questa terza missione, che avrebbe con ogni probabilità definito la direzione generale del gioco. Tra fogne e mattatoi ci siamo fatti coraggio e siamo tornati nell’orrore, decisi più che mai a scoprire il mistero che si nasconde dietro l’isola.

C’È CHI ATTACCA...

La terza avventura di Claire e Moira assume, in questo terzo episodio di Resident Evil Revelations 2, un sapore quasi mitologico, facendo un richiamo alla leggenda di Prometeo, che diventa il fulcro attorno a cui ruota buona parte delle loro peripezie. Per poter proseguire attraverso un passaggio obbligatorio sarà infatti necessario recuperare un fegato (diviso in due parti), che andrà inserito in una statua dotata di apposita cavità nel ventre. Chiaramente tale obiettivo ci costringerà ad attraversare due pericolose aree che alterneranno momenti di combattimento frontale a sezioni stealth, nonché enigmi di vario tipo più o meno riusciti.
Inizialmente ci addentreremo quindi nei laboratori, dove scopriremo il lato più esplorativo della storia di Claire, con alcuni enigmi davvero intriganti (anche se non sempre di facile comprensione). In queste fasi la comparsa saltuaria di avversari, abbondantemente “annunciati” dai soliti rumori ambientali, risulta prevedibile e non riesce mai a generare la giusta tensione.
Se gli uffici non si sono rivelati particolarmente interessanti dal punto di vista dell'azione, con scontri che, invece di incutere timore, hanno solo infastidito le nostre ricerche, una nota di merito va assegnata al mattatoio, che nella sua truculenza si è rivelato ben caratterizzato, nella forma e nel ritmo. Complice anche la piacevole sensazione di deja-vu con alcuni degli ambienti recentemente già incontrati in The Evil WIthin, dobbiamo ammettere che combattere completamente immersi nel sangue ha aggiunto un tocco drammatico che neppure le sparatorie più movimentate sono riuscite a smorzare completamente.
L’impellenza del combattimento in momenti che razionalmente implicherebbero una non troppo codarda fuga diventa un elemento portante nel segmento di Claire e Moira, che non ci ha fatto risparmiare l’utilizzo di preziose munizioni, per fortuna facilmente accumulabili tra uno scontro e l’altro. La frenesia aumenta ulteriormente nell’ultima parte, quando un ansiogeno timer ci richiama all’ordine imponendoci delle scelte non rapide, per far fronte a una situazione di emergenza su cui sorvoleremo per evitare di rovinarvi la sorpresa.

Prima della fine, poi, è il tempo di un breve intermezzo nelle fogne, quasi sempre d’obbligo quando si parla di Resident Evil. In questo caso, purtroppo, emerge la natura strettamente action del titolo (almeno in questo versante della storia) quasi nuclearizzando i buoni propositi in termini di atmosfera e ansia. Nemici che nuotano rapidamente sott’acqua lasciando una scia che ricorda alla lontana quella degli squali assassini dovrebbero incutere timore nel giocatore, mentre all’atto pratico si rivelano un mero intralcio da eliminare il prima possibile e con ogni bocca di fuoco a disposizione.
Per quanto riguarda il finale ci limitiamo a segnalare una boss fight piuttosto interessante, che richiama gli scontri tradizionali della serie, che prevedono un’attenta analisi dell’arena alla ricerca di elementi che, in qualche modo, possano aiutarci nell’impegnativo combattimento. Sicuramente la creatura che affronterete sarà in grado di darvi del filo da torcere e non deluderà i giocatori desiderosi di una sfida all’ultimo sangue. Peccato solo che tali ritmi non siano mantenuti in maniera costante lungo tutta l’avventura, sia per motivi strutturali, sia per l’incapacità del titolo di tenere una direttrice che sia coerente con sé stessa.

...E C’È CHI SCAPPA

Di tutt’altra pasta la nuova storia di Barry e Natalia, maggiormente indirizzata verso un taglio survival e stealth, che accentui l’ambivalenza del rapporto tra l’adulto autosufficiente e la bambina bisognosa d’aiuto. Se dovessimo già dichiarare quale delle due trame esce vittoriosa dallo scontro diretto, già vi anticipiamo che questa vince a man bassa in virtù della varietà di situazioni che propone rispetto all’altra.
A differenza di Moira, che non è altro che un peso morto sulle spalle della povera Claire, Natalia dimostra di volersi dare da fare per aiutare il suo salvatore e ciò si traduce in un lungo livello bipartito in cui costantemente si dovrà passare da un personaggio all’altro per farsi strada tra orde di non morti affamati. Mentre Barry rimarrà con i piedi a bagno nei liquami dell’isola, la bambina sarà impegnata a girare manopole e a schivare gli attacchi nemici, con un reciproco supporto strutturato su due piani differenti che ci ha coinvolti senza annoiarci mai.
Nonostante le cose siano abbastanza semplici da gestire per via dell'abbondante munizionamento, l'avanzamento più decisamente “bipartito” è una piacevole trovata che riesce a render merito all'idea di inserire due protagonisti. Ritornano anche alcuni elementi già visti negli episodi precedenti, nella fattispecie i nemici invisibili, che potrete individuare sempre grazie all’aiuto di Natalia, e le sezioni stealth, che, se effettuate nel modo giusto, vi faranno risparmiare parecchio tempo (e munizioni).
Nella ultima parte dell’avventura (più corta rispetto a quella di Claire) la discrezione va mantenuta anche nell'affrontare con un intricato enigma che ci vedrà costretti a riattivare un generatore utilizzando una serie di nastri da carico in movimento. Cercare di ingegnarsi per attraversare un cantiere edile ormai in disuso e disorganizzato fino all’inverosimile è stato piacevole e ci siamo sentiti davvero soddisfatti nel riuscire a raggiungere il nostro obiettivo.

Chiaramente il tutto è supportato da alcuni scontri a fuoco che alle volte possono anche essere risolti senza sprecare un colpo, semplicemente approfittando della stupidità dei nemici che esporranno il fianco in maniera fin troppo indulgente. È assai probabile che, selezionando una delle difficoltà più alte, tali accortezze assumeranno un’importanza maggiore, impedendo al giocatore di sparare in ogni direzione senza pensare alle conseguenze.
Anche in questo caso non manca la boss fight, divisa in due parti, ma male caratterizzata. Legata a un tipo di mostri generici già affrontati in forme diverse negli altri capitoli della saga, non riesce a coinvolgere per struttura e tensione. Pur non trovandoci di fronte al capitolo finale avremmo gradito una conclusione più forte, in linea con quella dell’altro filone che, almeno sotto questo punto di vista, esce vincitore. Come nell’altro scontro, comunque, gli amanti dell’azione pura non rimarranno delusi, trovando un combattimento che li costringerà a sprecare parecchie munizioni sui corpi ormai martoriati dal terribile parassita Uroboros.

Resident Evil Revelations 2 Cogliendoci alla sprovvista, Capcom pubblica un episodio con due linee narrative estremamente diversificate tra loro: globalmente Resident Evil Revelations 2 sembra andare nella direzione giusta, offrendo due punti di vista molto diversi e quasi complementari. L’avventura di Claire è più frenetica, quasi caotica e nervosa, mentre quella di Barry è ragionata e, oggettivamente, meglio realizzata anche dal punto di vista del gameplay, che ha il pregio di imporre, forse definitivamente, un’impostazione precisa al gioco. Se con il secondo episodio avevamo rimesso tutto nelle mani del terzo, anche in questo caso (ma forse dovevamo aspettarcelo) dobbiamo attendere il quarto (e ultimo) capitolo, su cui poggia la dura responsabilità di porre la parola “fine” a un’opera che, nel suo strutturarsi a episodi, è andata incontro a una frammentarietà a tratti eccessiva. Nella speranza di ottenere una chiave di lettura definitiva vi rimandiamo alla recensione dell’ultimo capitolo nel corso della prossima settimana, con l’invito, nel frattempo, a farvi un bel bagno nel sangue del mattatoio. Fosse mai che solo quello degli scontri a fuoco non fosse sufficiente...

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