Recensione Return to Castle Wolfenstein: Tides of War

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Buono il cibo per i cani!

Dopo la sua prima apparizione su piattaforma pc
windows, Return to Castle Wolfenstein, esordisce con più di un anno di ritardo
anche per il mercato console ed in particolare anche su xbox, con una buona dose
di novità orientate fondamentalmente al multiplayer ed il nuovo suffisso “tides
of war” a differenziarne il nome dalla versione originaria. Pubblicato e
prodotto da Activision, rtcw è stato sviluppato da Nerve Software, che reduce
dell’esperienza della programmazione della curata sezione multiplayer nella
versione pc, ha saputo arricchire il titolo di numerose aggiunte nei confronti
della versione originale sviluppata da Gray Matter Studios sotto supervisione di
Id Software. Molto legato alla propria eredità, rtcw riporta sui nostri schermi
il più classico ed essenziale gameplay da first person shooter, resta dunque da
verificare se in un panorama di offerte così diversificate ciò può far ancora
piacere e soprattutto se il valore aggiunto da Nerve Software può elevare questo
titolo al pari delle produzioni più recenti.

Di
americhen!

Nel nono secolo dopo Cristo il
principe sassone Heinrich, dopo essere stato convinto da alcuni antichi testi
che il suo popolo fosse la discendenza di Thule, una razza di pura coscienza,
riuscì a trovare il modo di assoggettare ad i propri voleri il loro antico
potere. Alla guida di uno sterminato esercito di non morti, Heinrich diede
inizio al suo cammino di conquista seminando terrore e distruzione, ma ci fu un
misterioso e potente monaco che riuscì ad opporsi e a mettere fine all’assurda
sete di conquista del mostruoso principe. La battaglia fu estenuante, ma alla
fine il monaco, venuto chissà dove, confinò Heinrich nelle profondità della
terra e consapevole della sua incapacità di distruggerlo, appose un sigillo al
suolo che ricopriva la temporanea tomba del sassone, sigillo che proibiva a
qualunque essere umano di profanare quel luogo. Undici secoli più tardi quegli
stessi luoghi videro l’ascesa del fascismo e con essa un rinnovato interesse per
l’occulto. Sotto la guida di Hitler, l’imperativo era il dominio incontrastato
dell’intero pianeta e mentre i suoi ufficiali si impegnavano sul campo per
garantire la supremazia fascista, Heinrich Himmler, a capo delle SS iniziò un
lungo studio riguardo la storia del proprio avo, cercando in tutti i modi di
cogliere i segreti del suo immenso potere. Col proseguire delle sue ricerche e
delle traduzioni di antiche trascrizioni, Himmler giunse alla conclusione che
l’antico principe poteva essere risvegliato dal suo sepolcro e così il
misterioso potere che permetteva di controllare eserciti di non morti sarebbe
stato nelle mani del fascismo. Contemporaneamente i rapporti della statunitense
OSA (Office of Secrete Actions) riportavano la scoperta da parte di Himmler del
sepolcro dell’antico principe ed un intensificarsi delle operazioni della
divisione paranormale delle SS in Egitto, era giunto il momento di entrare in
azione.

Con un nome del genere, la vita non ti sorride di certo

Nei panni del capitano dell'esercito statunitense B.J. Blazkowicz
saremo impegnati nel tentativo di scongiurare la minaccia nazista, attraverso
numerose missioni dall'Egitto alla Germania che ci vedranno affrontare dai
semplici soldati, ai ben più terrificanti risultati delle sperimentazioni di
Heinrich Himmler. Le gesta del nostro protagonista verranno ripercorse nella
modalità campagna e nei confronti della versione originale, questa può vantare
la considerevole aggiunta di sette mappe inedite che fanno da prologo alla
storia (portando il totale a trenta). Avremo dunque modo di intraprendere per la
prima volta gli sviluppi che hanno portato il capitano B.J. ad essere parte
dell'OSA e ad incontrare l'alleato Agent One durante l'inseguimento di Helga
Von Bueler in Egitto, la dove invece la versione pc aveva inizio con il nostro
alleato già catturato ed ucciso dai nazisti all'interno del castello
Wolfenstein. L’interfaccia è stata completamente rivista nei confronti della
versione originale ed ora è più snella, ma forse meno funzionale soprattutto per
la decisione di sostituire all’indicatore numerico dello stato di salute, una
croce in basso a sinistra dello schermo che via via che si ricevono colpi, va
“svuotandosi”. Il sistema di controllo è invece ben studiato, è possibile
configurarlo secondo dei modelli reimpostati, ma non si faticherà a trovare il
più congeniale per se stessi, purtroppo però, nonostante sia possibile
attribuire differenti valori di sensibilità per i due assi riguardanti la
mira/vista, la risposta sempre lineare dello stick rende difficoltoso mirare,
soprattutto se si rendono necessari brevi e precisi spostamenti. Per rimediare è
stata data la possibilità di utilizzare un sistema di mira automatico, che
sposta il mirino sul bersaglio più vicino, analogamente alla funzione “snap” dei
programmi cad, ma sarebbe stato senz’altro più opportuno adoperare un minimo di
accelerazione su entrambi gli assi, come già adottato dalle migliori produzioni
di questo genere su console, soprattutto dal momento che l’utilizzo della mira
automatica, impedisce nel più categorico dei modi di colpire i nemici nei punti
più deboli, come la testa, dal momento che non fa altro che bloccare il mirino
sul corpo dei poveri bersagli. Durante il nostro peregrinare per le varie
fortezze naziste, saremo aiutati da un notevole arsenale comprendente molte armi
coerenti col periodo storico corrente e altre di chiara ispirazione
fantascientifica, tra tutte queste troviamo anche la gradita aggiunta per quanto
riguarda questa conversione, del classico e letale fucile a pompa. Ma non
dovremo solamente fare affidamento al nostro arsenale, infatti per avere la
meglio sarà necessario fare un uso ragionato anche degli item sparsi nei vari
stage; si va da un inedito crocifisso santificato capace di incenerire
all’istante intere orde di non morti; al dispositivo EPM ,che genera
interferenze elettromagnetiche in grado di mettere temporaneamente fuori
combattimento tutti quei nemici non umani, il cui funzionamento è basato
sull’energia elettrico od energia x ed in particolare dalle scariche elettriche
di questi ultimi sarà possibile proteggersi attraverso lo scudo x. A tutti
questi inoltre vanno aggiunti item più canonici, come un‘utilissimo binocolo e
delle sporadiche bottiglie di vino utilizzabili a propria discrezione per
ripristinare la salute, oltre alle classiche razioni alimentari (rispetto
all’originale per DOS sono state per fortune tolti i cibi per animali),
munizioni e protezioni aggiuntive come elmetti e giubbotti anti proiettili.
Mantenendo la tradizione dello storico titolo originale, lungo tutti gli stage
sono nascosti numerosi segreti, che possono essere rappresentati quanto da
munizioni aggiuntive, che da item speciali o da tesori rubati dai Nazisti
durante le loro razzie; il numero di segreti rinvenuti e di tesori recuperati
sarà inoltre riassunto a fine stage in un resoconto nel quale verrà attribuito
un punteggio e nel quale può essere verificato se qualcosa è stata mancata o
meno, proprio come nel vecchio e glorioso Wolfenstein 3d.

Sono io
il laureato, lo faccio io il medico!!!

Come accennato
nell’introduzione, nel processo di conversione che ha interessato RTCW, è stata
posta una particolare attenzione verso le possibilità multigiocatore, cercando
di offrire modalità innovative nei confronti delle produzioni concorrenti. La
modalità campagna è percorribile interamente al fianco di un secondo giocatore
tramite split screen, novità che giova certamente ad un titolo come questo, ma
la realizzazione tecnica del motore grafico mostra il fianco quando si tratta di
gestire due schermi di gioco ed in più tale modalità non è purtroppo fruibile in
system link. Ma le possibilità di gioco multiplayer non sono fortunatamente
limitate alla campagna in cooperativo, Nerve Software ha infatti saputo far
tesoro della propria esperienza con la versione pc ed ha incluso un’ampia gamma
di modalità multigiocatore riservate al system link ed xbox Live. Tali modalità
sono strutturate secondo il gioco in team e più precisamente avremo il team
degli Alleati ed il team dell’Asse per un totale massimo di sedici giocatori,
che potranno sfidarsi in tredici ampie mappe, alla quali vanno aggiunte quante
nell’immediato futuro saranno rese disponibili per il download (nel momento in
cui scriviamo dovrebbe essere disponibile la prima mappa aggiuntiva). Ogni
giocatore all’interno del proprio team ha la possibilità di assumere uno dei
ruoli previsti; Soldato, rappresentante la fanteria standard sia per gli Alleati
che per l’Asse e gli unici aventi la possibilità di trasportare pesanti armi a
due mani come il lanciamissili panzerfaust; Geniere, esperto in demolizioni ed
unico personaggio in grado di utilizzare esplosivi per distruggere oggetti ed
ostacoli, così come unico in grado di riparare o di sabotare le postazioni di
artiglieria fissa; Medico, personaggio di supporto, in grado di curare i
compagni feriti e di riportare in vita quelli uccisi, oltre che capace di
rilasciare pacchi medici e di rigenerare la propria salute col tempo ed infine
il Tenente; unico in grado di rifornire i compagni con munizioni, in possesso
del binocolo e di fumogeni con i quali richiamare bombardamenti aerei. Nasce
dunque la necessità di cooperare e se a questo si aggiunge che nelle mappe
multiplayer non è presente alcun tipo di power up e che l'unico modo di
reperirli è quello di ricorrere al medico o al tenente, si può concludere che un
serio coordinamento ed un uso intelligente del comunicator, sono mezzi
indispensabili per auspicare alla vittoria. Le modalità nelle quali si può
competere in questi serrati giochi di squadra includono; Obbiettivo, modalità di
gioco predefinita, che prevede il completamento di uno o più obbiettivi da parte
di entrambi i team, dei quali risulterà vincitore il primo ad averli portati
tutti a termine; A Tempo, molto simile alla modalità predefinita, ma con la
particolarità che dopo ogni round le squadre si alternano e l’obbiettivo diventa
quello di battere il tempo fatto registrare dalla squadra precedentemente in
gioco; Punto di controllo, modalità a tempo che pone i due team di fronte alla
necessità di controllare il maggior numero di punti di controllo, contrassegnati
con delle bandiere in determinati punti nello stage, prima dello scadere del
tempo ed Eliminazione, che costituisce il classico deathmatch a squadre, nel
quale è fondamentale l’impiego del medico di squadra. Infine a quest’ampia gamma
di possibilità va aggiunto il consueto Optimatch ed un notevole numero di
parametri che è possibile configurare a piacimento in modo da rendere
l’esperienza Live il più piacevole ed equilibrata possibile, come la possibilità
di abilitare o meno il fuoco amico, regolare il numero di vite a disposizione,
limitare la partita ad i propri amici, abilitare una sorta di sistema di
votazione, creare automaticamente le squadre in modo che siano bilanciate e
tutta una serie di opzioni atte a garantire il minimo ritardo possibile nella
risposta della rete.

Non vedo...

Nonostante, come già esposto poche righe sopra, sia
stata adoperata molta cura riguardo l’esperienza multigiocatore, pochissime
risorse sono state purtroppo spese nel cercare di adeguare l’aspetto visivo di
RTCW agli standard attuali. Sono stati aggiunti nuovi item, una nuova arma e
nuovi classi di nemici, ma oltre a questa aggiunta opera di modellazione e
disegno, l’unico aspetto che è stato ritoccato dal punto di vista tecnico,
riguarda la gestione delle ombre dinamiche davvero degne di nota, soprattutto
durante le cut-scene realizzate col motore del gioco, nelle quali è chiaramente
visibile un ottimo self shadow e una gestione delle ombre di ogni personaggio
realizzata con sapienza. Per quanto riguarda tutti gli altri aspetti visivi,
ogni cosa è esattamente come appariva più di un anno fa nella versione pc, anzi
questa versione per console paga addirittura nei confronti dell’originale un
minore dettaglio per quanto concerne le texture che ricoprono i personaggi e
nella bassa varietà delle stesse. Il motore alla base di RTCW è una versione
aggiornata di quello che muoveva nel lontano novantanove quake 3 arena e di
questo ne eredita le texture di grandi dimensioni che simulano una sorta di
finto bump mapping, dei buoni effetti di illuminazione in shading (anche se
l’aspetto generale è sempre molto buio, paradossalmente anche nei pochi stage
luminosi) e l’utilizzo di superfici “curve” scalabili dipendentemente dalla
distanza di visualizzazione, ma allo stesso tempo sono del tutto assenti i più
attuali artefici grafici e nonostante la proverbiale leggerezza di tale motore,
il frame rate è relativamente basso ed è oltretutto afflitto da visibili e
frequenti cali tanto nella modalità in singolo, quanto in cooperativa dove si
toccano picchi di fluidità davvero bassi. L’interazione con lo scenario è
limitato alla sola possibilità di rompere a calci o a colpi d’arma da fuoco
alcune botti, tende, quadri e poco altro ancora, le quali produrranno quasi
tutte lo stesso poco gradevole effetto di “sbriciolamento”, tende incluse. La
fisica che domina l’intero impianto grafico è davvero semplice e richiama alla
memoria titoli molto vecchi, vedremo i pochi oggetti in movimento rispettare
delle semplici routine di keypoint reimpostati, anziché muoversi secondo le più
fondamentali leggi fisiche, i corpi in caduta appaiono oltremodo “stani” nel
modo di raggiungere il suolo e le stesse animazioni dei soldati in fase di
morte, portano spesso ad evidenti compenetrazioni con lo scenario, oltre che ad
episodi buffi di persone morte in cima ad una scalinata e che restano sospese
dal primo gradino in cima verso il vuoto. L’intelligenza artificiale che guida i
soldati, quanto le aberrazioni prodotte da Himmler, è alquanto semplice e
porterà i poveri bersagli a cercare raramente riparo ed a comportarsi come dei
feroci folli ad armi spianate durante tutto il resto del tempo, venendoci
incontro anche quando voltiamo un angolo o abbiamo appena lanciato una granata.
Gli unici momenti in cui i soldati nemici sono capaci di stupire, sono in quelle
rare occasioni in cui sanno rivoltare un tavolo per utilizzarlo come riparo o
riescono a rimandarci indietro la nostra granata letteralmente calciandocela
contro, ma l’impressione è che si tratti più di eventi pianificati e previsti
per quelle specifiche fasi di gioco, che di inaspettati picchi di intelligenza
da parte di un sistema artificiale che sembra voler, anche in questo campo,
rimanere fedele al proprio vecchio progenitore.

Tu sapere cosa noi fare?
Noi fare luiScoppare!...

No purtroppo nulla a che
vedere con la mitica battuta del generale americano in “pompieri”, ma un
semplice modo per sintetizzare la poca varietà che affligge il comparto audio in
RTCW. Spari, bossoli che cadono, proiettili contro le pareti, esplosioni, tutti
eventi riprodotti in maniera adeguata senza mai brillare però in varietà,
soprattutto per quanto concerne le voci dei soldati tedeschi, tra le altre cose
rigorosamente in inglese, come tutto il gioco (manca anche di sottotitoli).
L’utilizzo del dolby digital codificato negli ormai canonici 5.1 canali, ha
conferito però al tutto una dimensione in più e grazie a questo pregiato
ritrovato tecnico, è facilmente comprensibile da quale parte provengono i colpi
del nemico o stia sopraggiungendo qualche non morto. Anche l’atmosfera di guerra
con colpi provenienti da tutte le direzioni, od il letale silenzio delle
catacombe è ben riprodotto e sa rendere al meglio proprio grazie alla decodifica
multi canale, rendendo questo l’aspetto forse più curato per quanto riguarda il
comparto audio. Infine le musiche sono senz’altro di buona qualità e sanno
accompagnare, variando in maniera dinamica, le fasi più esplorative, quanto
quelle più rivolte verso la battaglia, ma come gli effetti sonori, peccano molto
in varietà finendo per rischiare di stufare molto presto, come in particolare la
musica che fa da “tema” al gioco, che si ripete davvero troppe volte nel corso
dell’intera campagna.

Si ma io volevo il cibo per i
cani!

In definitiva fa piacere avere la possibilità di
disporre su xbox un così importante classico del genere, ancora di più se
abbiamo la possibilità di apprezzarne la cura e le numerose aggiunte riguardante
il multiplayer. RTCW è senza ombra di dubbio un titolo fortemente legato al suo
passato precedessore (tra le altre cose incluso nel gioco e sbloccabile a fine
campagna) e non si vergogna di proporre un gameplay veramente essenziale,
affiancato oltretutto da una realizzazione tecnica che soprattutto in questo
periodo, non brilla di certo per impatto visivo. In un panorama dominato da
first person shooter sempre più complessi ed interattivi, RTCW riporta il genere
alle sue origini, ma lo fa con un occhio al multiplayer dando la possibilità di
organizzare al meglio, tramite le sue numerose opzioni di ottimizzazione,
furiose e tattiche battaglie on line. Resta però il rammarico per un aspetto
tecnico così incredibilmente al di sotto delle capacità della console sulla
quale gira, soprattutto per un frame rate instabile addirittura in singolo.
Dunque l’unica cosa che resta da fare è chiedersi se una semplicità così
anacronistica faccia per noi, oppure se da un fps pretendiamo qualcosa di più.
All’acquirente la scelta.

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