Return to Moria Recensione: Il Signore degli Anelli è ancora debole

Ci siamo avventurati nelle oscure miniere di The Lord of the Rings Return to Moria, il nuovo survival game cooperativo basato su Il Signore degli Anelli.

Return to Moria Recensione: Il Signore degli Anelli è ancora debole
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  • Ancora scottati dalla delusione rappresentata dal gioco dedicato a Gollum (a tal proposito, vi suggeriamo di dare un'occhiata alla recensione di The Lord of the Rings Gollum), abbiamo provato approfonditamente un altro titolo ispirato ai racconti di Tolkien. Stiamo ovviamente parlando di The Lord of the Rings Return to Moria, un survival game cooperativo che chiama l'utenza a vestire i panni dei nani e a recarsi nelle profondità di Khazad-dûm, l'antico luogo conosciuto anche come Moria. Attirati dal canto dei barbuti minatori, ci siamo immersi in questo viaggio nelle profondità della terra e ora possiamo finalmente parlarvene.

    Benvenuti nella Quarta Era

    Le vicende di The Lord of the Rings Return to Moria si svolgono in un momento successivo alla distruzione dell'Unico Anello di Sauron nell'incandescente lava del Monte Fato. Siamo infatti nella Quarta Era, quando una nostra vecchia conoscenza chiamerà a rapporto tutti i nani presso le Montagne Nebbiose con l'obiettivo di partire alla conquista di Moria. Il personaggio in questione non è che Re Gimli, interpretato ancora una volta da John Rhys-Davies, medesimo attore che ha prestato voce e volto all'iconico personaggio nella trilogia cinematografica di Peter Jackson.

    Il nostro nano, creato attraverso un editor con poche opzioni per personalizzare viso, fisico e acconciatura (tratti che potranno essere modificati in qualsiasi momento), sarà in prima fila durante la spedizione. Purtroppo però si ritroverà intrappolato in questo luogo oscuro mentre tutti i suoi compagni riusciranno a tornare in superficie.

    Impegnati in una lenta discesa nelle viscere di Moria, dovremo trovare un modo per spezzare una maledizione e sbloccare una via di fuga.

    Il tutto avverrà in maniera guidata tramite una quest primaria, pensata per introdurre man mano meccaniche di gioco sempre più complesse in ambienti più intricati dal punto di vista del level design. Tra un bioma e l'altro ci sarà sempre una sorta di blocco che vi costringerà ad accumulare materiali molto rari per poter riparare strutture o attivare macchinari utili a proseguire nella discesa. Return of Moria contiene elementi procedurali, che però non modificano la struttura della mappa e neanche le sue zone principali. Sono la disposizione di alcuni oggetti e la conformazione di piccole aree a cambiare di volta in volta, e ne abbiamo avuto conferma avviando più partite, in cui abbiamo raggiunto i luoghi d'interesse primario seguendo sempre lo stesso iter.

    The Lord of the Rings Return to Moria è un classico survival game con visuale in terza persona in cui i protagonisti possono liberamente esplorare scenari più o meno ampi al fine di raccattare materiali sempre più pregiati con cui forgiare armi, armature e strumenti utili per scendere più in profondità. Per via delle fonti d'ispirazione, i vari setting sono quasi tutti molto evocativi, soprattutto quelli che pescano dall'immaginario legato ai nani, agli elfi e agli orchi. Sono invece meno riuscite le aree minerarie, troppo claustrofobiche e ripetitive dal punto di vista estetico.

    Moria non si tocca

    Il titolo differisce da produzioni come Minecraft, Valheim o Enshrouded (avete già letto la nostra anteprima di Enshrouded?) perché offre mappe interamente al chiuso e non prevede alcun tipo di terraforming. Per intenderci, nel gioco di Free Range Games non si può imbracciare il piccone e iniziare a scavare dove si vuole, poiché i livelli hanno una struttura ben definita e al giocatore viene concessa la possibilità di distruggere solo determinate pareti e specifci elementi.

    A dirla tutta, il sistema di gathering - ossia la meccanica relativa alla raccolta della risorse - non ci è parso brillante e le collisioni del piccone con le rocce e i minerali tendono ad essere imprecise: capita che lo strumento da raccolta non colpisca la superficie di turno o che alcune parti delle pareti restino sospese nel vuoto. Non fa gridare al miracolo nemmeno la gestione della stamina - che si consuma subito - sebbene sia possibile aggirare l'inconveniente con... il canto: dopo qualche picconata, c'è una buona percentuale di probabilità che il nostro nano inizi a canticchiare qualcosa, entrando in una sorta di stato di buff durante il quale accumula risorse senza affaticarsi.

    Parlando invece delle restanti meccaniche legate alla componente survival, siamo di fronte ad un prodotto piuttosto conservativo e che, a differenza di altri recenti congeneri, non cede a semplificazioni. Gli status alterati legati a fame, sonno, luce, temperatura e altri parametri si sono rivelati piuttosto ingombranti nell'economia di gioco, costringendoci più volte a percorrere lunghi tratti per tornare fino all'accampamento e rimettere in sesto il nostro nano.

    Non è ben chiaro il motivo, ma le ricette per il crafting delle migliori armi e armature si sbloccano in modi un po' inusuali, ad esempio riparando statue rotte disposte randomicamente. Per ogni restauro si ottiene un frammento di progetto, quindi bisogna necessariamente darsi a un'esplorazione a tratti tediosa per completarlo. Per sbloccare la balestra, ad esempio, abbiamo dovuto faticare parecchio e non è stato affatto piacevole correre furiosamente per grotte su grotte fino a ritrovare l'ultimo nano di pietra da rimettere in sesto.

    I limiti del base building

    Per quel che riguarda le costruzioni, occorre fare una distinzione tra quelle all'interno delle basi e quelle all'esterno. In The Lord of the Rings Return to Moria gli sviluppatori hanno dato ai giocatori la possibilità di posizionare passerelle di legno in qualsiasi scenario, così da creare a piacimento piattaforme su cui arrampicarsi.

    Abbiamo apprezzato moltissimo questa meccanica, poiché è grazie ad essa che abbiamo aggirato aree ricoperte dal veleno, schivato gli attacchi di terrificanti mostri marini e ottenuto passaggi per scendere rapidamente da altezze che altrimenti sarebbero state mortali.

    La realizzazione delle basi (è possibile viaggiare rapidamente tra l'una e l'altra) è invece meno entusiasmante. Nelle prime ore di gioco, ci si dedica prevalentemente alla costruzione di tutti quegli strumenti che servono a cucinare, lavorare i metalli e fabbricare attrezzatura. Solo dopo un po' di tempo si acquisisce la conoscenza necessaria a erigere strutture più complesse e con materiali di vario genere, oltre ad una serie di elementi prettamente cosmetici per esporre ad esempio le armi e le armature come solo i nani sanno fare.

    Al netto della presenza di un buon numero di oggetti costruibili e di un sistema ‘realistico' che impedisce di creare piattaforme volanti senza un sostegno, risulta poco gradevole dedicarsi a questa componente del gioco per via della scarsa libertà concessa in fase di posizionamento dei vari oggetti. Collocare muri, mobili e altri elementi con precisione è talvolta impossibile, complici gli effetti di un sistema di aggancio automatico alle strutture nei dintorni.

    Orchi, orchi ovunque

    Il più grosso problema di The Lord of the Rings Return to Moria, però, è il combattimento.

    Pur essendo un survival game in cui il focus è sulla raccolta di risorse e sul crafting, la presenza dei nemici è ingente e, alla fine della fiera, si trascorre più tempo ad impugnare una lama che a fare qualsiasi altra cosa. Il fatto è che il combat system del titolo firmato Free Range Games è molto semplice e non è adatto a scontri ripetuti: tutto ruota intorno alla pressione singola o prolungata dello stesso tasto per realizzare basilari combo di attacchi o eseguire un colpo caricato. Le animazioni sono molto rigide e le collisioni non sono perfette, senza contare che i nemici, prevalentemente orchi e goblin, si agitano come scimmie in giro per lo scenario, spesso incastrandosi con la roccia o disturbando la leggibilità dell'azione. Come se non bastasse, capita di frequente che le creature ostili si aggirino in gruppo e bisogna quindi vedersela con molti avversari contemporaneamente. Per farvi comprendere quanto siano invadenti i mob, vi basti sapere che abbiamo incontrato alcune difficoltà persino nel tentativo di piazzare qualche torcia o parete per abbellire la nostra base, poiché in quelle poche decine di secondi c'era sempre qualcuno che arrivava ad importunarci. Nella peggiore delle ipotesi, poi, vi sono anche gli assalti alle basi e le orde: nel primo caso si tratta di gruppi di nemici che prendono di mira uno degli accampamenti del giocatore e provano a raderlo al suolo.

    Nel secondo invece parliamo di decine e decine di mostri con meno HP di quelli standard, che appaiono dal nulla e aggrediscono l'utente, a prescindere dalla sua posizione sulla mappa. Potete quindi intuire che è impossibile anche solo pensare di fare due passi senza aspettarsi di lottare. A non favorire il giocatore ci pensano poi le fragilissime armature e le armi la cui resistenza non è poi così elevata: è quindi sufficiente fare qualche parata in più o subire un paio di colpi per ritrovarsi completamente privi di difese e, in casi peggiori, anche senza possibilità di attaccare.

    A tal proposito, avrebbe giovato un sistema di progressione del personaggio, che invece diventa più forte solo ed esclusivamente grazie all'equipaggiamento. Si tratta questo di un fastidio considerevole. Nelle fasi avanzate dell'avventura può innescarsi un loop infinito di morti per via del fatto che l'equipaggiamento migliore è sul cadavere. Alla rinascita si parte per andare a recuperarlo, ma senza gli strumenti necessari per sopravvivere agli assalti dei nemici.

    Questa problematica emerge soprattutto quando si gioca da soli, poiché il titolo è chiaramente pensato per il multiplayer e non vi è alcuna modifica al livello di sfida per chi decide di avventurarsi in solitaria nelle miniere. Si tratta di un vero peccato, perché non vi è un sistema di matchmaking e l'unico e solo modo per giocare con altri utenti è quello di conoscere l'ID univoco della loro partita: in sostanza, se non avete amici con cui godervi il titolo non avrete alcun mezzo per aggirare il problema.

    Speriamo che in futuro questo problema possa essere arginato tramite l'inserimento di un browser dei server, così che gli utenti possano comodamente decidere di unirsi a un match e moltiplicare anche il divertimento. Dopotutto con qualche ascia in più - e magari anche una balestra - gli scontri diventano più accessibili e l'esperienza risulta nel complesso più gestibile.

    Grafica e problemi tecnici

    Ad essere solo sufficiente è anche il comparto tecnico di The Lord of the Rings Return to Moria, che non riesce a stupire il giocatore tanto per la qualità grafica quanto per la direzione artistica. I modelli dei nani sono piuttosto dettagliati, così come quelli di alcune ambientazioni elfiche e naniche che abbiamo trovato molto suggestive, ma tutto il resto lascia abbastanza a desiderare.

    Ad averci deluso maggiormente sono i nemici dal design poco ispirato (boss inclusi), poiché con una licenza del genere sarebbe stato lecito aspettarsi qualche sorpresa in più in tal senso. Segnaliamo inoltre che il gioco, pur essendo installato su SSD, ha iniziato ad avere tempi di caricamento piuttosto lunghi nelle fasi avanzate. Non stiamo parlando del primo avvio ma dell'attesa legata ai viaggi rapidi o ai respawn dopo le dipartite.

    Al momento non abbiamo informazioni in merito ad una patch del day one, ma speriamo che a breve gli sviluppatori pubblichino un aggiornamento per sistemare questa problematica e correggere anche piccoli bug che di tanto in tanto si palesano, pur non influendo in maniera netta sull'esperienza di gioco.

    Per chi volesse giocare con un controller, dobbiamo infine sottolineare come il supporto al pad sia lontano dalla perfezione. Sebbene si riesca tranquillamente a combattere e ad esplorare, quando si passa ai menu l'utilizzo del controller diventa più macchinoso.

    The Lord of the Rings Return to Moria The Lord of the Rings Return to MoriaVersione Analizzata PCThe Lord of the Rings Return to Moria non riesce purtroppo a tenere testa ai mostri sacri del genere survival. Al netto dell’eccessiva presenza di combattimenti, di un sistema di costruzione non troppo azzeccato e di un comparto tecnico non all’ultimo grido, il gioco Free Range Games riesce nell’intento di immergere i giocatori nel magico mondo del Signore degli Anelli e garantire loro qualche ora di divertimento, soprattutto se in compagnia di un gruppo di amici.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: i7-10700
    • RAM: 32GB
    • GPU: Nvidia GeForce RTX 2080 Super
    6.5

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