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RiME: Recensione della versione per Nintendo Switch

A qualche mese di distanza dall'uscita su PS4, Xbox One e PC, RiME di Tequila Works arriva anche su Nintendo Switch.

Versione analizzata: Nintendo Switch
recensione RiME: Recensione della versione per Nintendo Switch
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Ci sono voluti ben tre anni prima che RIME, la poesia videoludica ad opera dello studio Tequila Works, giungesse a compimento: un periodo di sviluppo piuttosto travagliato che, fortunatamente, non ha sottratto al progetto neppure un briciolo della sua ispirazione originaria. Come già abbondantemente sostenuto nella nostra recensione, RIME è un'allegoria digitale mascherata da adventure game, una riflessione sull'accettazione del dolore, un racconto sognante ed evocativo, figlio della stessa, soave magia che permea i capolavori di Fumito Ueda. È ben noto che, in prodotti dotati di simili ambizioni comunicative, più del gameplay vero e proprio a contare è soprattutto il corredo audiovisivo, sorretto interamente dalle meraviglie di una direzione artistica incantevole. E mentre il gioiello del team madrileno ha già provveduto ad allietare gli utenti di PlayStation 4, Xbox One e PC, ora tocca anche ai possessori di Nintendo Switch lasciarsi ammaliare da questo dolce viaggio di formazione. Sulla console ibrida della Grande N, tuttavia, la bellezza di RIME ci è parsa leggermente affievolita.

Piccola Poesia Portatile

Un mare in tempesta, una spiaggia soleggiata, un ragazzo senza nome sopravvissuto alle intemperie delle onde. E poi un orizzonte lontano, un paesaggio rarefatto, una volpe che, con il suo guaiolare, sembra indicarci il cammino da seguire. Inizia così l'avventura di RIME, mettendo subito in mostra tutto l'ermetico simbolismo che sorregge la componente ludica e narrativa. Sarà quindi l'esplorazione dell'isola uno dei cardini fondamentali dell'esperienza, imprescindibile per apprezzare a fondo l'immaginario che sorregge l'intera opera, nella quale, ovviamente, si nascondono le linee guida di una trama implicita, che si mostra a sprazzi irregolari attraverso pittogrammi, immagini oniriche e visioni intangibili.

E mentre ci lasciamo avvolgere da panorami stellati, antiche architetture corrose dal tempo, da esili figure evanescenti e da docili animaletti, ci ritroveremo, di tanto in tanto, a riflettere sulla risoluzione di qualche semplice enigma ambientale: ogni puzzle sarà sempre perfettamente amalgamato con la composizione scenografica, con la natura multiforme e mutevole dell'isolotto. Dalla perfetta omogeneità ludo-visiva si intuisce come Tequila Works abbia modellato il suo RIME con una notevole cura per i dettagli, in cui ogni singolo aspetto si incastra a dovere con tutto ciò che lo circonda. La qualità dell'opera, pertanto, anche sull'hardware di Nintendo Switch, rimane inalterata , frutto di un meticoloso lavoro di level design: ma se accantoniamo l'anima strettamente "interattiva" e ci concentriamo su quella prettamente tecnica, iniziano purtroppo ad intravedersi le prime note di colore parzialmente stonate su un quadro videoludico altrimenti delizioso. In un titolo che fa leva sulla potenza della sua arte e sull'accompagnamento sonoro, alcune - leggere ma fastidiose - increspature rischiano infatti di inficiare il coinvolgimento emotivo e sensoriale di cui RIME si fa indubbiamente promotore. Con la console saldamente inserita nella dock station, il gioco mette in evidenza i limiti di questa edizione: pur volendo trascurare un pop-in chiaramente avvertibile e qualche texture un po' troppo slavata, permane la presenza di oscillazioni davvero molto frequenti, che si manifestano in particolar modo durante le sequenze più "scriptate", come il crollo di ponti tremolanti o l'apertura di nuove aree esplorabili.

In certi casi i singhiozzi si fanno quasi invasivi, tanto da limitare persino il fluido spostamento della visuale ed i corretti movimenti del protagonista. Alcuni cali di frame rate indebolivano, com'è noto, anche il comparto grafico dell'edizione PS4, ma su Switch abbiamo notato inciampi molto più invasivi, che si riproponevano ad intervalli regolari ed addirittura prevedibili.
Nel momento in cui si spalancano le porte di zone più ampie, o nelle rare cutscene, ad esempio, i fotogrammi arrancano in modo assai palese, ed il gusto per la scoperta di un nuovo anfratto, di uno scorcio mozzafiato, o di un piccolo miracolo architettonico finisce inevitabilmente per svanire. I primi minuti di gioco sono quindi piuttosto destabilizzanti e -a dirla tutta - anche alquanto irritanti: notare come una cornice estetica così tanto ispirata non venga adeguatamente valorizzata ha, d'altronde, il sapore amaro dell'occasione gettata alle ortiche.
Fortuna che, con il passare delle ore, la fiabesca atmosfera di RIME soppianta tutti gli ostacoli tecnici di questo port per Switch: è proprio la natura ibrida della console a permetterci di salvare il gioco sull'orlo del precipizio, poco prima che il titolo piombi in un abisso di delusione. In modalità portatile, i difetti grafici (come un aliasing predominante e un field of view abbastanza polveroso) assumono fortunatamente una dimensione più "microscopica" e meno appariscente.

Nel piccolo schermo di Switch, RIME può essere fruito con maggiore piacevolezza, adattandosi con sorprendente efficacia ai ritmi del gioco in mobilità. Anche il frame rate, che pure zoppica di tanto in tanto, non contamina in modo così evidente la progressione come sul maxi schermo delle nostre TV: il prezzo da pagare è però una risoluzione indubbiamente inferiore, un livello di dettaglio meno pulito e, in generale, una palette cromatica più spenta, che smorza l'effetto dei delicati toni pastello con cui è dipinta la pacifica isoletta.
Di fronte ad un lavoro di ottimizzazione indubbiamente deludente, insomma, a dar risalto alle potenzialità della console Nintendo ci pensa l'oculato sfruttamento dell'HD Rumble: quando si ergono dal nulla antiche colonne o si completano alcuni puzzle basati sui giochi di prospettiva, del resto, i joycon iniziano a vibrare con vigore, trasmettendo alle mani una forte sensazione di partecipazione. La versione Switch di RIME ha così la possibilità di riscattarsi almeno in parte, portando a compimento il suo valore "sinestetico" e coinvolgendo quindi occhi, orecchie e tatto.

RIME Provate ad immaginare un cantore intento a declamare la propria poesia: tuttavia, invece di leggerla tutta d’un fiato, rispettandone la prosodia e la musicalità, d’un tratto inizia a balbettare ad intervalli irregolari, interrompendo il flusso di “rime”, appesantendo la leggerezza del verso. Su Nintendo Switch, RIME è un dunque componimento imperfetto, caratterizzato da un comparto visivo incapace di rendere onore alle qualità dell’art design. Resta - è vero - un’opera intensa, enigmatica e fascinosa, che si adatta ottimamente alla portabilità della console e beneficia piacevolmente dell’HD Rumble. Ma, nel complesso, una resa grafica inferiore alle aspettative e tanti (troppi) cali di frame rate impoveriscono la portata emotiva di un gioco che, in virtù del suo estro artistico, avrebbe sicuramente meritato un trattamento migliore.

5.5

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