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Recensione Rocket League

Due squadre di macchinine radiocomandate, due porte, un campo (o meglio, una gigantesca arena) ed ovviamente una sfera di notevoli dimensioni: ecco gli elementi alla base di questo divertente titolo arcade.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Rocket League
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Supersonic Acrobatic Rocket-Powered Battle-Cars uscì nell'ormai lontano 2008, su PlayStation 3. E aveva gli stessi, identici lineamenti di Rocket League. In pratica si giocava una partita di calcio controllando rapidissime auto radiocomandate, che schizzavano da ogni parte nel tentativo di sbattere contro un immenso pallone ed infilarlo nella rete avversaria. Supersonic Acrobatic Rocket-Powered Battle-Cars, tuttavia, non ha mai sfondato. Forse perché anche le idee, per sopravvivere e risaltare, hanno bisogno del giusto contesto. La situazione non proprio rosea in cui Ps3 versava sette anni fa, ed una generazione che voleva meravigliarci solo ed esclusivamente con il suo piglio cinematografico e narrativo - nell'urgenza di mostrarsi tematicamente e artisticamente "matura" - lasciarono nell'ombra il progetto di Psyonix Studios, etichettato come "un arcade fuori tempo massimo", un giochetto di macchine e calcio. Oggi, dopo che la rivoluzione indie ci ha fatto riscoprire il valore di un gameplay diretto e genuino, fiaccati dall'ondata interminabile di remake e sequel-fotocopia, e soprattutto molto più abituati a giocare in rete, ci siamo accorti tutti quanti di avere un disperato bisogno di un giochetto di macchine e calcio.
Rocket League è uno di quei titoli che sembrano usciti dai tempi di Vigilante 8, quando i videogiochi potevano permettersi di essere assurdi, bizzarri, e fieramente "di nicchia". È anche grazie agli strumenti di condivisione abilmente sfruttati dal team che oggi, proprio quella nicchia che ha riscoperto il piacere di un arcade schietto e immediato, riversa in rete quintali di filmati, di gol estrosi, di prodezze aree: sostenendo così il senso di appartenenza ad una comunità viva, attiva, e ancora capace di divertirsi. Una sensazione che solo un titolo esplicitamente dedicato al Multiplayer poteva promuovere, rinfrescando non solo l'asfittica line-up estiva, ma anche le speranze di poter costruire una community più aperta alla sperimentazione, più spensierata e meno aggressiva.

Gol in derapata

Rocket League, si diceva, poggia sulla medesima struttura ludica del "primo" capitolo: due squadre di macchinine radiocomandate, due porte, un campo (o forse sarebbe meglio parlare di arena) ed ovviamente una sfera di notevoli dimensioni. Obiettivo? Battere il team avversario come in una normale partita di calcio, spedendo il pallone nella rete. Una delle meccaniche cardine del gameplay è legata alla presenza del turbo, ricaricabile raccogliendo power-up sul campo, utile sia per far mangiare la polvere ai nostri avversari che per distruggerli letteralmente, piazzando colpi ben assestati alle loro carrozzerie. C'è anche una sorta di doppio salto, direzionabile con la levetta analogica di destra, fondamentale per effettuare colpi ad effetto o pallonetti ai danni dei giocatori della squadra avversaria. Sono questi gli unici due elementi da padroneggiare, assieme forse alla derapata che permette di chiudere le curve più in fretta possibile e tornare verso il pallone anche quando questo schizza lontano dalla traiettoria che ci aspettavamo. Il sistema di controllo è scheletrico, basilare, e grazie alla possibilità di bloccare la visuale sulla sfera e tornare a quella "libera" alla pressione di un tasto, seguire l'azione è davvero molto facile.
Entrare in partita è questione di attimi (affrontate i pochi minuti di Tutorial e sarete a posto), di seguito dovrete imparare come trasformarvi in dei bomber su ruote. Nonostante manchino improbabili power-up e ostacoli ambientali, la pletora di strategie da adottare in campo è vastissima, e per uscire vittoriosi dall'arena sono necessarie prontezza di riflessi e spirito d'iniziativa. Dopo qualche partita di riscaldamento capiterà anche a voi di realizzare calcolatissime carambole, oppure di guidare in verticale sui muri che circondano il campo pronti a lanciarvi all'ultimo momento di fronte alla porta, per negare un gol alla squadra avversaria. Quello che potrebbe apparentemente sembrare un titolo calcistico caotico e fondato interamente sull'elemento fortuna, si rivela insomma un prodotto che premia tanto l'attacco quanto la difesa, e incentiva il gioco di squadra (anche un pizzico di fortuna non guasta, chiaramente). Tanto che proprio in queste ore è arrivato l'annuncio ufficiale che Rocket League sarà inserito nel circuito eSport di ESL. Un risultato non da poco, per un prodotto che esattamente nell'essenzialità delle sue meccaniche ritrova la malleabilità ed il bilanciamento che non molti titoli multiplayer possono vantare.

Il sistema di progressione legato all'accumulo di punti esperienza, del resto, serve solo a sbloccare livre, gomme, sticker e antenne per personalizzare la propria vettura, incentivando i giocatori a disputare un'amichevole dopo l'altra, ma rifiutandosi categoricamente di interferire con il gameplay. Parlando di quantità, bisogna ammettere che Rocket League si presenta ai nastri di partenza facendo il minimo indispensabile. Non ci stiamo lamentando tanto delle modalità: le opzioni, in questo caso, spaziano dalle clinici match 1vs1 alle caotiche "risse" 4vs4, dandoci la possibilità di disputare sfide amichevoli o classificate, e addirittura di organizzare un'intera stagione, scegliendo la durata dei Play-Off. Forse, però, un po' di varietà in più in quanto ad arene, almeno per le amichevoli, sarebbe stata auspicabile. Il team si fa perdonare annunciando un supporto continuativo che prevede la pubblicazione di nuovi contenuti, ma anche inserendo la possibilità di giocare online in Split-Screen, apprezzata come non mai in un prodotto del genere. Il titolo sviluppato dai ragazzi di Psyonix può inoltre fregiarsi di un notevole dettaglio grafico, grazie alle "prodezze" dell'ormai stranoto Unreal Engine 3. Nonostante qualche texture fatichi inevitabilmente a caricarsi in tempo (difetto ormai congenito del motore di Epic), ottimi riscontri si registrano sia per gli effetti particellari di esplosioni e scie delle automobili, sia per quanto riguarda i semplici fili d'erba dei campi da calcio. Il tutto, fortunatamente, a 60 fotogrammi al secondo realmente granitici.

Rocket League Zitte zitte, le avanguardie dell'Arcade si sono rinfilate in un mercato che sembrava averle espunte una volta per tutte. Geometry Wars 3, i titoli di Devolver Digital (da Lufthrausers a Not a Hero, passando per OlliOlli 2), e adesso questo Rocket League, che riporta in vita un concept che più “anni '90” non si può. Onore al team di sviluppo Psyonix Studios, che dopo un esordio non proprio incoraggiante ha avuto la tenacia di insistere: oggi, Rocket League è la dimostrazione lampante che c'è ancora posto per prodotti essenziali, interamente focalizzati su un'idea vincente e stramba, con un gameplay risolutamente semplice e per questo quasi “universale”. Anche se viene da chiedersi quanto del successo del titolo dipenda dalla sua inclusione nella Instant Game Collection del PlayStation Plus, pare chiaro che la community di videogiocatori debba imparare a superare le apparenze, valorizzare i prodotti a basso budget e riscoprire il valore di un divertimento schietto e disimpegnato. Proprio grazie ad un approccio che evita ogni complicazione, le partite di Rocket League risultano bilanciate e sempre stimolanti: infarcite di situazioni assurde, di gol epici, di azioni da esultanza. Provatelo e fatelo provare: se nel corso dei prossimi mesi l'offerta di modalità e arene dovesse rimpolparsi come speriamo, di Rocket League si sentirà parlare per un bel po'.

8

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