Ruiner: Recensione del nuovo gioco di Devolver Digital

Ruiner è un viaggio forsennato dentro un immaginario affascinante e magnetico, in un mondo Cyberpunk tutto da scoprire...

Ruiner
Recensione: PlayStation 4
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Il Cyberpunk non è solo un ideale estetico: è la materializzazione di un desiderio. La fascinazione del bit, l'idolatria dell'acciaio freddo, l'invidia di un cuore cablato, sono l'espressione di una pulsione recondita -e quasi erotica- del ventunesimo secolo. È la necessità di perdersi per i vicoli di una megalopoli di vetro antiriflesso, di nullificarsi all'interno di un codice binario, sciogliendo la propria coscienza dentro una delle più grandi e terribili conquiste dell'uomo moderno: la tecnologia. Il futuro. Ruiner è esattamente questo: un viaggio forsennato dentro un immaginario affascinante e magnetico, indissolubilmente legato al mondo videoludico. Un rave di otto ore a base di tecno e ultraviolenza, dove non ci sono pause, ma solo vendetta. Oltre a questo, Ruiner è anche un ottimo brawler; un twin-stick shooter con visuale isometrica, frenetico nei ritmi ed esigente nella difficoltà, dotato di un meraviglioso comparto grafico e accompagnato da una colonna sonora portentosa.
    È anche il titolo d'esordio dei Reikon Games, piccolo studio indie di origine Polacca, che però vanta fra le sue fila anche grandi veterani dell'industria, fra cui ex membri di Techland CDProjekt Red. Il publisher, ovviamente, non poteva che essere Devolver Digital, e solo questo potrebbe bastare a darvi un'idea della qualità del prodotto. Noi ce lo siamo divorati in una sola notte, al buio e con le cuffie rigorosamente a volume massimo, finendo per esserne praticamente assuefatti. All'alba gli indici erano sanguinanti, le sigle "LB" e "RB" incise sui polpastrelli, ma vi garantiamo che sul nostro volto c'era un inequivocabile ghigno di soddisfazione...

    Heaven. Out of Hell.

    Ruiner è il nome di una pistola; una pesante otto-colpi dal fuoco automatico, quella che usa il nostro protagonista. Lo chiamano Puppy, "cucciolo", ma come potete immaginare è un eufemismo. Indossa un giubbotto di pelle e porta una maschera-schermo, dove compaiono frasi sconnesse, volti e figure glitchate, come un test di Rorschach. Non ha un vero nome, e apparentemente neanche un passato, come del resto nessuno a Rengkok City. Nessun frammento di memoria, nessuna casa, soltanto una frase: "KILL BOSS". Il prologo dura una ventina di minuti, nei quali ci facciamo largo a suon di sprangate dentro un complesso industriale hi-tech. Sangue e bossoli ovunque, e poi il buio. Hard reset, lo chiamano. Ci risvegliamo nei sobborghi di una metropoli fatiscente, è il 2091.

    Metallo, neon e tubature ovunque. E poi lei, semplicemente, "HER". Una giovane hacker che ci parla direttamente nel cervello, tramite frasi a schiaffo e qualche emoticon che a malapena comprendiamo. Ci spiega che hanno preso il controllo delle nostre azioni, hanno bypassato il nostro libero arbitrio, volevano farci ammazzare il boss di HEAVEN. Neanche riusciamo a parlare, ma in compenso abbiamo un braccio bionico che non sembra niente male. Un vecchio sta armeggiando con il nostro cervello. Adesso siamo a posto, dice. Usciamo in strada e ci facciamo largo fra uno sciame di punk, spostati e puttane; non è chiaro
    cosa ci aspetta, ma di sicuro ha a che fare con una vendetta.
    La trama di Ruiner è così: semplice, diretta e senza troppi fronzoli. Qualcuno da uccidere, e forse qualcun altro da salvare. È un incedere frastornato, disturbato, tempestato da flash e glitch che appaiono in sovrimpressione, come a volerci ricordarci che qualcosa non va. Non c'è tempo per farsi troppe domande, bisogna eseguire. Gli obiettivi ci vengono dati uno dopo l'altro, senza discriminazioni morali. Eppure, nonostante ci sia ben poco da analizzare, il titolo dei Reikon Games riesce a mettere in piedi un'atmosfera eccellente, che inietta nel giocatore una sensazione di devozione alla causa, uno scopo, fino a fargli accettare il suo status di pedina. "You've been played". L'idea che tutto sia futile, perfino il pensiero del protagonista, è restituita in maniera perfetta; Puppy non parla, al massimo fa si con la testa, oppure alza le spalle in segno di quasi-dissenso. Ma tanto non cambierebbe nulla, il destino è come sempre immobile. L'avventura è in ogni caso ricca di dialoghi facoltativi, perlopiù semplicemente descrittivi, ma che riescono comunque ad aggiungere qualcosa in più alla trama; un dettaglio, un personaggio strambo, una profezia, tutto contribuisce a ricreare l'incrollabile immaginario cyberpunk a cui siamo tanto affezionati. L'aria da distopia futuristico-decadente non sarà certo una novità, ciononostante, Ruiner, con il suo stile brutale e sprezzante, riesce ad essere immersivo e credibile come pochi altri titoli, e se consideriamo che si tratta di un twin-stick shooter non è cosa da poco.

    We Were Never Been Friends

    Il gameplay di Ruiner è immediato, veloce, violento e, cosa più importante, dannatamente appagante. Lo svolgimento, in termini di struttura, è semplice: c'è un prologo e tre maxi livelli, tutti con setting differente, e tutti composti da numerosi piccoli stage. Si avanza, si uccidono orde infinite di nemici, e infine si riceve una valutazione che va da F fino a S+. Ci sono più una ventina di armi da distanza (dalla semplice pistola alle railgun, passando per i lanciafiamme), ognuna dotata di un feeling completamente differente, e anche sette armi da mischia, compresi quattro tipi di katana e una mazza chiodata in fiamme.

    Oltre ad un armamentario ben variegato, a rendere più intensi gli scontri ci pensano anche otto skill uniche che si sbloccano con l'avanzare della campagna, ed ognuna di queste può essere migliorata, spendendo appositi punti abilità. Padroneggiare il dash, ovvero il teletrasporto a corto raggio, si rivela indispensabile per sopravvivere, e se sceglieremo di investire in questa abilità potremo anche programmare lunghi spostamenti tattici con l'ausilio di un bullet time (tasto R3). Queste sono solo le basi, ovviamente, perché in Ruiner c'è molto di più: ad esempio, esiste uno scudo direzionale, che può deflettere sia i colpi d'arma da fuoco che il corpo a corpo, oppure la possibilità di "hackerare" un nemico, costringendolo ad attaccare i suoi compagni. Alcune di queste abilità, va detto, sono più utili di altre, come l'impulso stordente, che diventa pressoché indispensabile per avere un po' di crowd control, e che a volte risulta pure un po' troppo vantaggioso, al punto che potreste non avrete neanche bisogno di sperimentare altro.

    L'interesse è comunque costante dall'inizio alla fine, così come lo è il livello di difficoltà e, nonostante qualche piccolo sbilanciamento, dobbiamo dire che gli sviluppatori hanno fatto un buon lavoro in termini di profondità delle dinamiche di gioco, soprattutto se consideriamo anche la notevole varietà dei nemici, corazzati e non, che infestano i livelli. Dalle semplici guardie del corpo in completo da sera ai cyborg teleporta; tutti hanno armi o pattern diversi, e non appena vi abituerete a loro aumenteranno di numero. Ci sono ovviamente anche i boss di fine livello, tutti dotati di abilità speciali, e sempre preceduti da mini-boss. Oltre al semplice "schiva e spara" fra le fabbriche, gli sviluppatori hanno inserito una piccola città, davvero curatissima, che funge da hub, dove riposarsi fra una missione e l'altra, chiacchierare in giro e addirittura scoprire qualche segreto extra. La difficoltà generale, come vi abbiamo già anticipato, è tarata verso l'alto, e se siete poco avvezzi al genere vi consigliamo di cominciare con quella più bassa. Ad ogni modo la campagna dura in media dalle sei alle otto ore, ma può durarne tranquillamente dodici a livello difficile, che poi è quello consigliato dagli sviluppatori.

    Disco Inferno

    Se Ruiner non avesse avuto questa qualità grafica, difficilmente avrebbe avuto lo stesso fascino. Per fortuna il problema non si pone. L'impatto visivo, infatti, è sicuramente uno dei punti di forza del titolo assemblato dai Reikon Games, e gli garantisce un carisma unico. Lo stile è pulito, ricchissimo di dettagli e di effetti particellari, e le animazioni sono tutte fluidissime e piacevoli da guardare. Menzione d'onore per il sangue sulle superfici, che è davvero curatissimo, e questo è un bene, visto che ne vedrete scorrere a fiumi. Alcuni elementi, poi (come ad esempio il protagonista), sono realizzati con una tecnica che assomiglia al cel-shading, ma più leggero, e le luci dell'Unreal Engine 4 conferiscono all'opera un appeal assai realistico e accattivante, nonostante siano presenti numerose stilizzazioni. Meno riuscite, ma comunque gradite, sono le cutscenes: ce ne sono molte, e sono fatte con l'engine di gioco, ma in alcuni casi (soprattutto quando ci sono delle inquadrature ravvicinate), mostrano tutti i limiti della produzione. Forse si potevano sfruttare maggiormente gli artwork 2D, a nostro avviso davvero superbi, e peraltro realizzati con uno stile che strizza l'occhio a quello dell'AKIRA del maestro Katsuhiro Otomo. E scusate se è poco.

    Per finire, giungiamo al comparto sonoro, ovvero l'altra grande qualità di Ruiner. In questo particolare caso, oseremmo dire che non si tratta solo di una OST, ma di una componente che da forma all'intera opera: una condizione "sine qua non", come per il celebre Hotline Miami. Partendo proprio da quest'ultimo esempio, diciamo subito che non si tratta della stessa tipologia di composizione musicale e neanche del genere (poiché che al posto della synthwave anni '80 qui troviamo sonorità più spiccatamente tecno), bensì è una questione di funzione. I combattimenti, veloci e furiosi, si fondono perfettamente con le sonorità industrial della colonna sonora, con le sue atmosfere cupe e i suoi rumori lancinanti, e permettono un grado di immedesimazione quasi ipnotico. Ci sono pezzi di Zamilska, Memotone, Sidewalks & Skeletons, e il risultato è una playlist di altissima qualità, di certo azzeccatissima. Non c'è un solo secondo di silenzio; dall'inizio alla fine si è sovrastati, quasi storditi o in trance, finché non si diventa un tutt'uno con il protagonista. In due parole: un'esperienza da provare. Anche se non vi piace la musica elettronica. Fidatevi.

    Ruiner RuinerVersione Analizzata PlayStation 4Ruiner è un altro centro pieno per Devolver, e soprattutto un grande esordio per i giovani Reikon Games: un brawler frenetico, brutale e appagante, che riesce a fondere una buona profondità di gameplay con un carattere ed uno stile davvero degni di nota. Dentro non c’è solo il meglio dell’estetica cyberpunk, confezionata magnificamente con un ottimo comparto grafico, ma anche una colonna sonora di prima scelta, incredibilmente potente ed azzeccata. Il prezzo, d’altra parte, ci sembra piuttosto appropriato: 19.90€ sono ampiamente ripagati da un titolo che vi garantirà almeno otto ore di gioco intenso, e ciò senza contare la rigiocabilità, gli extra e le difficoltà elevate. Perciò, se il genere vi interessa e il livello di sfida non vi spaventa, vi consigliamo caldamente di farci un pensiero. A meno che non siate emofobici, quello potrebbe essere un problema...

    8

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