Recensione Runaway

Leggi la nostra recensione e le opinioni della redazione sul videogioco Runaway - 1486

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  • Introduzione

    Tre, dicano sia il numero perfetto, ma questo non è numereye(quindi non dovete preoccuparvi, non avete aperto un trattato sulla numerologia) ma Pceye, il numero infatti si riferisce solamente alla quantità di titoli realizzati dai Péndulo Studios, riferimento non casuale perché proprio al loro terzo lavoro è dedicata questa recensione.
    Ma per sapere dove siamo diretti, è necessario conoscere da dove siamo arrivati. Pèndulo Studios è un team di sviluppo spagnolo, dedito esclusivamente (per nostra fortuna c'è ancora qualcuno) alle avventure grafiche. La prima apparizione dei Pendulo avviene nel lontano 1994 con “Igor: operazione Uikokahonia”, lavoro non eccezionale ma che ha gettato le basi per un solido futuro nel campo delle avventure grafiche, infatti nel '97 i Péndulo hanno presentato l'ottimo “Hollywood Monsters”, titolo che li ha portati meritatamente alla ribalta degli appassionati di questo genere.
    Ed ora, nel 2003, possiamo finalmente mettere le mani sul loro ultimo progetto. “Runaway: a road adventure” è una avventura grafica piuttosto classica e lineare (riferito al gameplay, non alla storia e l'intreccio), ma realizzata con estrema cura e passione.

    Inizia l'avventura

    In questo genere, uno dei fattori più importanti per la creazione di un buon titolo risiede nella trama ed, i Pendulo studios hanno pienamente centrato questo obbiettivo.
    Vi ritroverete ad impersonare un anonimo neolaureato di nome Brian, che sta lasciando la sua New York, per trasferirsi all'università di Berkley. Ma l'inizio del suo dottorato dovrà attendere, a casua dell'incontro... o meglio, scontro con un avvenente ragazza, che gettatasi in strada finisce per essere investita proprio dal nostro alter ego digitale.
    Portata all'ospedale più vicino, assisterete ad un curioso dialogo fra i due, dove Gina (la ragazza investita) chiede l'aiuto di Brian, infatti sembra che sia inseguita da due pericolosi malviventi al soldo dei Salvetti, una famiglia mafiosa particolarmente interessata al crocifisso che il “padre” di Gina le ha dato prima di essere ucciso. Brian è abbastanza confuso, ma non se la sente di abbandonare la ragazza, deciderà quindi di aiutarla... ed è qui che comincia la nostra avventura.
    Da questo punto in poi, ci troveremo risucchiati in un vortice di eventi, verremo catapultati da una parte all'altra degli Stati Uniti in un emozionante coast to coast, ricco di insidie e trabocchetti, ma costellato anche di nuovi amici, che saranno fondamentali per il prosieguo della missione.
    L'avventura è naturalmente vista dagli occhi di Brian, che accompagnerà i cambi di locazione con un riassunto dei fatti che collegano le varie locazioni e alcune sue riflessioni, il tutto sempre riferendosi direttamente al giocatore, riuscendo cosi ad aumentare il coinvolgimento del giocatore con la storia.

    Tecnica e suono

    Runaway si distingue per l'ottima grafica, molto bello il design dei personaggi, dallo stile “cartoonesco”, da sottolineare anche la caratterizzazione e l'animazione di questi ultimi. I fondali prerenderizzatti sono ricavati da ottimi disegni che denotano uno stile particolareggiato e curato, gradevoli anche le varie animazioni dei fondali. Non dello stesso livello i filmati di intermezzo (inoltre l'immagine risulta un po' sfuocata) ma comunque piacevoli, ricordano la visione di un cartone animato.

    Molto valido anche il potenziale del reparto sonoro, infatti il titolo può contare su un ampio parlato, realizzato con un doppiaggio molto espressivo, ottime le musiche, sia le basi musicali più semplici che ci accompagnano durante il gioco e i filmati, sia la canzoni all'apertura e alla chiusura del gioco composta proprio per l'uscita di questo gioco. Ma come alludevamo prima, se il potenziale è buono, non si può dire altrettanto della realizzazione tecnica di questo comparto, infatti durante il parlato si possono avvertire fastidiosi frusci di sottofondo.

    Gameplay

    Analizziamo ora il gameplay di questo titolo, senza troppi giri di parole dobbiamo constatare che ci ha un po' deluso: avremmo sicuramente preferito un'impostazione meno classica. I Pèndulo sono rimasti fedeli alla tipica giocabilita di questo genere, senza innovazioni o trovate degne di note, sinceramente un po' poco per un titolo uscito nel 2003. Un altro limite di questo titolo è da ricercarsi nei dialoghi, che sono scritti bene ed sono anche utili, ma completamente lineari.
    Non vorremmo comunque sembrare troppo categorici, gli sviluppatori conosco bene il genere e quindi sono riusciti a ricreare un sistema di gioco più che riuscito, ad esempio all'interno del titolo si trovano ben 300 oggetti selezionabili (alcuni immediatamente identificabili, altri che invece dovrete faticare non poco a individuare), altro interessante espediente risulta quello di dover riesaminare più volte alcuni oggetti, in fasi diverse del gioco, per scoprirne nuovi usi a seconda dell'occorrenza.
    L'avventura è suddivisa in 6 capitoli(di cui segnalo il terzo, veramente ben riuscito), che spaziano da ambientazioni urbane ad altre completamente desertiche. Ogni capitolo è una storia a se ed una volta finito non è possibile visitare di nuove le locazioni abbandonate(semplificando non poco l'esperienza di gioco per i neofiti)

    Conclusioni

    Se cercate una classica avventura grafica l'avete trovata: Runaway; a road adventure è per voi un acquisto obbligato, i Pendulo, come avrete capito, non avranno portato innovazioni nella meccanica di gioco, ma hanno sviluppato a livelli veramente alti il classico schema delle avventure punta e clicca. Ottimo per gli esperti ed un po' nostalgici (che ormai devono accontentarsi di pochi titoli all'anno) del genere, ma anche un buon punto di partenza per principianti (grazie a una difficoltà degli enigmi non troppo elevata e ben calibrata). Ci preme sottolineare ancora una volta l'ottima storia, ricca di momenti intensi, ma miscelati sapientemente ad altri più rilassati e divertenti, il tutto condito da una realizzazione tecnica di prim'ordine, dove i pochi difetti non minano l'elevata qualità globale.
    Sinceramente pensavamo che con il loro terzo lavoro i Péndulo studios potessero creare un gioco perfetto, ma probabilmente in Spagna non conoscono quel detto, poco male. Visto come ci hanno abituati, non resta che aspettare la loro quarta produzione, per gustare cosi un altro successivo salto di qualità di questa software house.

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