Sakuna Of Rice and Ruin Recensione: Giappone antico, demoni e campi di riso

Tra azione frenetica da action-platform 2D e coltivazione del riso, Sakuna Of Rice and Ruin ci accompagna in un Giappone antico e popolato di divinità.

recensione Sakuna Of Rice and Ruin Recensione: Giappone antico, demoni e campi di riso
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  • Pc
  • PS4
  • Switch
  • Nel mese di giugno, i visitatori del Giappone che si recano a Osaka hanno modo di assistere al Festival di Otaue, durante il quale viene celebrato l'avvio della piantagione del riso. L'antico Santuario di Sumiyoshi Taisha si adorna a festa, mentre l'acqua colma le risaie circostanti e i partecipanti si dedicano alla semina in abiti tradizionali. Tra danze e canti, i sacerdoti eseguono un rituale di purificazione dei semi, mentre aratri di legno trainati da buoi arano i campi. Una suggestiva rievocazione, che celebra il ruolo speciale rivestito dalla coltivazione del riso nella cultura nipponica.

    Nel riproporre in chiave romantica parte di questo immaginario, Nal e Koichi - anima del team giapponese indipendente Edelweiss - hanno plasmato Sakuna: Of Rice and Ruin. Dopo un processo di sviluppo durato oltre cinque anni, l'autunno del 2020 ha visto il progetto raggiungere la piena maturazione, per approdare su PC, PlayStation 4 e Nintendo Switch grazie ai publisher XSEED Games e Marvelous. Proponendo una formula alquanto originale, la produzione crea un'interessante commistione tra action-platformer e simulatore agricolo, per un'avventura dal sapore nipponico non esente da difetti, ma a suo modo suggestiva e intrigante.

    Divinità decadute

    Esistono strade che assomigliano ad appuntamenti col destino. Una sensazione incredibilmente concreta quando la via in questione è un ponte evanescente in grado di apparire e svanire a proprio piacimento, secondo regole che ignorano la razionalità e il fluire del tempo. Se poi il passaggio è una tradizionale struttura giapponese che si erge su di un mare di nuvole, collegando il mondo dei mortali alla capitale di un dominio celeste popolato di divinità, allora la percezione si farà certezza. Ed è proprio su di un simile percorso che prende il via la narrazione di Sakuna: Of Rice and Ruin.

    La nostra protagonista è la principessa Sakuna, nobile di alto rango figlia di una divinità del raccolto e di un dio della guerra. Orfana dei genitori, è affiancata da Tama, spirito guardiano che dopo averne servito il padre cerca ora di crescere la giovane come una sua degna erede. Ma Sakuna è una divinità pigra e capricciosa, oziosa e viziata, che si culla negli agi della capitale senza curarsi dei propri doveri. A segnare una svolta nella sua mondana esistenza sarà l'incontro con un gruppo di esseri umani, che in fuga da guerra e miseria si ritroveranno ad attraversare il ponte che conduce oltre il regno dei mortali. Da questo contatto si originerà un caotico incidente e il conseguente esilio di Sakuna dalla città celeste.

    Lady Kamuhitsuki, sovrana degli dei, comanderà infatti alla protagonista di dirigersi alla volta dell'isola di Hinoe, un misterioso luogo che si colloca al confine tra i due mondi. Infestato da creature demoniache, l'atollo è stato un tempo la dimora dei genitori di Sakuna, ma ora le divinità non vi hanno più alcun controllo. Come prevedibile, sarà dunque compito del giocatore ripristinare l'ordine su Hinoe e annetterla ai domini celestiali. Una missione insidiosa, alla quale si aggiunge l'obbligo per Sakuna di portare con sé anche i cinque esseri umani che hanno varcato il capriccioso ponte fatato. Il passaggio è infatti svanito nuovamente e gli insoliti viaggiatori non hanno modo di fare ritorno a casa.

    Da queste premesse prende il via un racconto di formazione, molto tradizionale nella sua struttura, ma comunque in grado di conquistarsi attenzione, grazie ad una efficace commistione tra umorismo, leggerezza e inaspettate riflessioni sui temi della guerra, della redenzione, del perdono e della religione. Gli esseri umani che si accompagnano a Sakuna hanno alle spalle trascorsi molto differenti, ma accomunati dall'emarginazione e dalla sofferenza. A un uomo di buon cuore che ha abbandonato il sentiero del samurai e a una fervente missionaria, si affiancano un piccolo infante amico degli animali, un ragazzino scontroso e irrequieto e una bambina tanto dolce quanto introversa.

    Il gruppo si tramuterà progressivamente in una famiglia affiatata, seguendo un copione piuttosto semplice da intuire, ma non per questo poco coinvolgente. La componente narrativa di Sakuna: Of Rice and Ruin è infatti decisamente ben costruita, capace di dipingere un corale racconto di formazione, che si concentra tanto su Sakuna quanto sui suoi compagni d'avventura. Tra gli aspetti più riusciti della produzione, l'evoluzione dei rapporti tra i protagonisti si dipana lungo i sentieri di un Giappone lontano, avvolto da miti e conflitti e in cui uomini e divinità influenzano le rispettive esistenze.

    Un anno di duro lavoro

    A scandire la vita sull'isola di Hinoe è il continuo alternarsi tra le due anime della produzione firmata Edelweiss. Assicurarci il controllo dell'atollo e contrastare i demoni che lo popolano, ci vedrà impegnati in sessioni di gioco da puro action-platformer 2D a scorrimento. Parallelamente, la necessità di assicurare la sopravvivenza della nostra piccola comunità ci spingerà a dedicarci alla coltivazione del riso, trasformando l'esperienza in una vera e propria simulazione agricola. A un primo sguardo, il connubio può apparire stravagante, ma in verità la commistione tra generi funziona in maniera efficace, con meccaniche ben amalgamate. La nostra Sakuna, in fondo, è l'erede di una divinità guerriera e di una dea del raccolto e come tale accoglie in sé una naturale predisposizione tanto per il combattimento quanto per l'agricoltura.

    In un rapporto di dipendenza intrigante, portare a termine un raccolto consentirà alla protagonista di accrescere il proprio potere, con incrementi di salute, forza e altri parametri statistici proporzionali alla qualità del lavoro svolto tra i campi. Migliorando le proprie abilità, Sakuna potrà fronteggiare avversari sempre più potenti e procedere così nell'esplorazione di Hinoe. Quest'ultima attività scandirà infine il progredire dell'avanzamento nella trama principale di Sakuna: Of Rice and Ruin.

    Il ritmo col quale dedicarsi ai combattimenti o alla cura del riso non è completamente libero. Nell'indie, il tempo è infatti scandito su più livelli, con un ciclo giorno/notte e con un'alternanza delle stagioni. Alcune attività agricole - come la semina, la mietitura o l'aratura dei campi - possono essere condotte solamente in alcuni periodi dell'anno, mentre il calare del buio ridurrà la visibilità durante l'esplorazione, rendendo al contempo molto più pericolosi i nostri avversari. Le giornate sono brevi e ogni stagione è composta di soli tre giorni: portare a termine un raccolto, pur richiedendo di fatto un intero anno di lavoro, non necessiterà dunque concretamente di troppo tempo.

    A sancire il termine di ogni giornata è il momento della cena, che vede riunirsi a tavola i personaggi principali. I commensali consumeranno ciò che Sakuna si è procurata durante l'esplorazione condotta nei giorni precedenti, con la qualità della cena che andrà a garantirci dei bonus speciali per le 24 ore successive. Ma non solo: il consumo del pasto è anche il momento durante il quale Sakuna e i suoi nuovi amici umani discutono delle proprie credenze e raccontano le storie del passato, donando alla sera un rilievo speciale nell'economia della narrazione.

    Tra demoni e campi di riso

    Nonostante l'impianto originale e l'intrigante correlazione tra i diversi aspetti del titolo, Sakuna: Of Rice and Ruin non è un'opera esente da difetti, che si manifestano nel momento in cui si approfondisce la propria esperienza con le singole componenti del gioco. Sul fronte dell'esplorazione, in particolare, emergono in maniera più marcata i limiti della produzione. Pur alternando foreste, aree fluviali e persino le pendici di un vulcano, le ambientazioni di Hinoe non riescono a risultare particolarmente incisive. Al contrario, superati i primi livelli, ci si trova di fronte a un certo grado di ripetitività, sensazione amplificata anche da una varietà di nemici non particolarmente esaltante. Più stimolante è invece il level design, con l'avanzamento nell'avventura che porta con sé sezioni più vaste e complesse da esplorare.

    Per farsi largo tra i demoni e gli anfratti di Hinoe, Sakuna ha a disposizione

    diversi strumenti. Fra questi spicca il suo "hagoromono", nastro di tessuto infuso di uno speciale potere. Alla necessità, il cimelio di famiglia può estendersi e tramutarsi in un supporto essenziale per la nostra avventura. Il magico artefatto ci consente ad esempio di agganciarci ad elementi dello scenario per avanzare nelle fasi platform, ma anche di aggirare o volteggiare attorno ai nemici durante i combattimenti. All'hagoromono, la giovane divinità affianca poi molteplici strumenti agricoli, che utilizza come armi quando scende in battaglia. A un attacco leggero e un attacco pesante, Sakuna associa numerose abilità speciali, con le quali dar vita a frenetiche combo. Particolari skill e bonus possono infine derivare dall'abbigliamento indossato dalla protagonista. Pur risultando variegato, il combat system di Sakuna: Of Rice and Ruin si dimostra piuttosto impreciso in diversi frangenti, mentre con l'avanzare del tempo il susseguirsi dei raccolti ci renderà decisamente più potenti dei nostri avversari - boss inclusi -, riducendo così il livello di sfida o la necessità di adottare particolari strategie.

    Una dicotomia simile coinvolge anche l'aspetto prettamente simulativo dell'esperienza. Il processo di coltivazione del riso offre una ricostruzione romantica e affascinante di una tradizione lontana, ripercorrendo l'intero ciclo agricolo, dalla semina al raccolto, passando per l'irrigazione, la fabbricazione del fertilizzante o il processo di raffinazione. Un'attività stimolante e soddisfacente, anche grazie al frequente conseguimento di nuove abilità o strumenti, in grado di velocizzare i diversi passaggi e migliorare la qualità del lavoro svolto.

    I parametri da valutare sono potenzialmente moltissimi, tra temperatura dell'acqua, tipologia di concime utilizzato, selezione della qualità dei semi e molto altro. Tuttavia, è necessario sottolineare come per ottenere buoni - ma anche ottimi - risultati non sia in verità necessaria una cura meticolosa di ognuno di questi aspetti. Se da un lato questo favorisce sicuramente l'accessibilità, dall'altra ci è parso francamente un peccato.

    La rilevanza delle imperfezioni citate è amplificata dall'elemento che meno ci ha convinto della produzione: la sua longevità. Le tempistiche richieste per il completamento di Sakuna: Of Rice and Ruin si attestano sulla trentina di ore di gioco, le quali tuttavia non scorrono con il medesimo ritmo. Tra una fase iniziale scandita dal piacere di una continua scoperta e un finale decisamente ben confezionato, si colloca infatti una fase intermedia che - a nostro parere - avrebbe potuto essere maggiormente condensata. Come già accennato, l'avanzamento della trama principale è vincolato ai progressi compiuti nell'esplorazione di Hinoe. Per sbloccare una nuova area, tuttavia, non è sufficiente completare le diverse sezioni platform, ma anche soddisfare specifici obiettivi, legati ad esempio al numero di nemici abbattuti, al ritrovamento di tesori nascosti o alla tipologia di risorse raccolte. L'implementazione di questa meccanica si è sovente tradotta in un backtracking forzato, che oltre a spezzare il ritmo del racconto, si è in taluni casi rivelato anche relativamente frustrante.

    Un originale esperimento

    Al netto dei suoi difetti, Sakuna: Of Rice and Ruin resta ad ogni modo un esperimento interessante e originale, in grado di proporre una mole di contenuti e di meccaniche notevole. Per quanto non sempre implementate al massimo delle proprie potenzialità, queste ultime contribuiscono a rendere la produzione meritevole di attenzione per i giocatori in cerca di un'avventura insolita e dal format peculiare, con personaggi ricchi di carisma e avvolti in intriganti retroscena narrativi.

    Nell'ottica di una produzione indipendente plasmata da due soli autori, Sakuna: Of Rice and Ruin si qualifica come una produzione ambiziosa sotto il profilo contenutistico e della longevità, ma non riesce del tutto a celare la ridotta disponibilità di risorse, che si manifesta soprattutto nella già citata limitatezza nella varietà di nemici e ambientazioni. L'alternarsi delle stagioni negli scenari, l'immaginario tradizionale giapponese e l'accuratezza nella ricostruzione della coltivazione del riso riescono ad ogni modo a offrire apprezzabili soluzioni stilistiche.

    Da evidenziare peraltro la presenza di diverse cutscene narrative caratterizzate da una buona regia, oltre che di un'ampia mole di dialoghi doppiati e sottotitolati in lingua inglese. L'idioma britannico, purtroppo, resta l'unica opzione a disposizione del pubblico occidentale, mentre è assente il supporto all'italiano. Apprezzabile infine anche la colonna sonora, i cui brani rimandano alle atmosfere del Giappone antico, con motivi semplici, ma orecchiabili.

    Sul fronte tecnico, Sakuna: Of Rice and Ruin si presenta - almeno nella versione PlayStation 4 da noi testata - come un'esperienza solida. Nel corso della nostra avventura non ci siamo mai imbattuti in bug o imprevisti tecnici di rilievo. Stabile anche il frame rate, con lievi e sporadici cali che non compromettono la qualità generale della produzione.

    Sakuna: Of Rice and Ruin Sakuna: Of Rice and RuinVersione Analizzata PlayStation 4Sakuna: Of Rice and Ruin è un titolo ricco di personalità, che mescola con ingegno e astuzia gli stilemi di un action-platform 2D a scorrimento e meccaniche simulative legate alla coltivazione tradizionale del riso nel Giappone feudale. Progetto ambizioso per un team indipendente con all'attivo due soli autori, propone al giocatore una notevole mole di contenuti, che tuttavia non sempre trovano il giusto spazio nell'economia generale della produzione. Con una narrazione coinvolgente che alterna toni fiabeschi a tematiche più complesse, Sakuna: Of Rice and Ruin propone un cast di personaggi ottimamente caratterizzati, protagonisti di un percorso corale di crescita e formazione. Una forse eccessiva longevità - che si attesta sulla trentina di ore - penalizza la sezione centrale del racconto, dilatata da frequenti sessioni di backtracking. Un esperimento che si presenta in definitiva come complessivamente solido, ma che avrebbe forse espresso al meglio le proprie potenzialità in un formato più contenuto.

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