Recensione Samurai Shodown Anthology

SNK Playmore offre un pratico manuale alla sua saga sui samurai

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Disponibile per
  • Ps2
  • Wii
  • Psp
  • Care, intramontabili e anacronistiche antalogie...

    La Virtual Console, dobbiamo riconoscerlo, è un'invenzione fantastica e terribile al tempo stesso. Da una parte, infatti, ha permesso a tantissimi videogiocatori di recuperare e rigiocare tanti titoli e capolavori del passato. Dall’altra è stata fautrice della crisi economica mondiale di molteplici appassionati e amanti del retrogame. Milioni di Wii Points sono stati sacrificati per il nostalgico piacere di tanti utenti, e non sono certo mancate le riscoperte e le rivalutazioni con il senno di poi.
    Alla luce di quanto visto sulla Virtual Console e a fronte di un digital delivery sempre più in voga, le raccolte di antiche glorie in unico DVD paiono ormai anacronistiche. I vari Namco Museum e simili non avranno ancora vita lunga, nonostante queste compilation, se ben realizzate, possano comunque risultare piacevoli.
    Evidentemente però SNK Playmore, nonostante la sua partecipazione attiva al progetto Virtual Console, deve essere ancora affezionata a queste antologie. Dopo quella dedicata a Metal Slug, infatti, giunge su Wii Samurai Shodow Anthology, che raccoglie al suo interno tutti i capitoli principali del picchiaduro 2D targato SNK.

    Quando Soul Calibur non esisteva ancora

    Dal primo episodio uscito nel lontano 1993, fino all’ultimo pubblicato anche su Ps2 nel 2005, sono in totale sei i Samurai Shodown contenuti in Anthology. Una raccolta quindi completa, che non dimentica nessuno dei principali capitoli della saga che all’epoca del suo esordio seppe sorprendere il mondo videoludico. Se infatti pensate che Soul Calibur abbia innovato il genere dei picchiaduro a incontri fareste meglio a ricredervi. Pur rimanendo nell’ombra del ben più blasonato King Of Fighters, il titolo SNK, ben prima che lo facesse Namco, ha infatti stupito gli amanti dei beat'em up armando ogni lottatore di una particolare arma bianca: katane, bastoni, pugnali, fioretti, artigli, saranno solo una minima parte degli equipaggiamenti d’offesa di cui saranno dotati i membri del roster che, ve ne renderete conto immediatamente, non ospita certo solo samurai o aspiranti tali.
    Pur ricalcando più o meno tutti i topoi del genere, il character design della saga si è sempre difeso piuttosto bene. Chiunque sarà in grado di trovare facilmente il proprio combattente preferito non solo per stile di combattimento, ma anche per caratterizzazione. Non mancano le agili fanciulle, né il classico paladino senza paura, così come il personaggio dall’aspetto orribile o quello tanto forzuto quanto lento. Interessante anche lo scenario dei vari Samurai Shodown: tutti ambientati sul finire del 1700. Le brevi linee di testo che compongono le trame dei vari capitoli non si risparmieranno mai di tirare in ballo demoni o signori del male che sconvolgono questa o quella regione del Giappone feudale.
    Insomma analizzando Samurai Shodown da un punto di vista prettamente artistico, ieri quanto oggi ogni episodio resta un prodotto valido e sicuramente interessante, merito anche di evocative e sufficientemente vivaci arene nel quale si consumano gli scontri.

    Uno scontro difficile

    Tuttavia è solo quando ci si ritrova con le armi in mano che ci si rende conto di quanto Samurai Shodown sia una saga particolare e difficile da capire. Molte volte dire che il videogiocatore deve adattarsi al prodotto è solo un’inutile scusa per celare gravi problemi di design, ma non è questo il caso. La frustrazione generata da una rapida sessione con uno qualsiasi degli episodi è un’eventualità che incontrerete in ogni caso se è la prima volta che vi approcciate alla produzione SNK Playmore. Anni di Street Fighter o Tekken verranno infatti dimenticati in un secondo di fronte all’estremo tatticismo che necessita ogni round. Le armi bianche, infatti, non sono un mero strumento estetico, ma costituiscono la base e la principale fonte vitale di questo picchiaduro. Come facilmente esperibile la spada fa più male di un pugno e questo teorema Samurai Shodown lo incorpora splendidamente. Dei quattro tasti deputati agli attacchi, infatti, due sono dedicati a rapidi quanto deboli calci o pugni, mentre i rimanenti a potenti mosse con l’arma. Per quanto un sistema simile non sia affatto inusuale, più raro è vedersi prosciugare la barra della vita con soli quattro o cinque fendenti andati a segno. Il tutto si traduce nell’estrema necessità di ragionare ogni singola mossa. Il button smashing, nemmeno a dirlo, è inutile, così come lo è buttarsi nello scontro a testa bassa, senza un minimo di strategia, o ignorando completamente il parco mosse del lottatore selezionato.
    Proprio per questa difficoltà di fondo Samurai Shodown è sicuramente sconsigliato sin da ora a chi non sia dotato di particolare abilità con i picchiaduro o con chi non abbia la pazienza di padroneggiare perfettamente ogni tecnica del personaggio scelto. Giocato poco e male, infatti, Anthology è incapace di regalare la benché minima soddisfazione. Solo con il tempo e l’apprendimento giornaliero imparerete ad apprezzare gli innumerevoli segreti del titolo.

    Generazione dopo generazione

    Come se ciò non bastasse bisogna anche tenere conto della barra della rabbia. Più danni subirete infatti, più la riempirete causando danni sempre maggiori all’avversario. Questa caratteristica rende ancor più imprevedibili gli scontri aumentando la necessità di pianificare ogni mossa.
    Bene o male ogni capitolo della saga ripropone le medesime meccaniche e richiede la stessa quantità di impegno e strategia per avere la meglio sugli avversari. Da questo punto di vista si mette in risalto una certa immobilità del brand, nonostante via via vengano inseriti nuovi stili di lotta e, naturalmente, il cast aumenti di proporzioni. Giocare al primo quanto al sesto episodio insomma, non genererà grandi cambiamenti in termini di gameplay, nonostante le scelte da effettuare aumentino sicuramente.
    Da un punto di vista prettamente grafico invece, l’evoluzione è più facilmente individuabile. Capitolo dopo capitolo infatti noterete come la definizione degli sprite e delle arene aumenti a dismisura, così come miglioreranno sensibilmente le animazioni e la complessità dei fondali. Tuttavia, anche il sesto capitolo non raggiungerà mai quei picchi di pixel art che tanto fanno innamorare i videogiocatori più nostalgici, nonostante la serie -soprattutto artisticamente- si difenda anche oggi. Altalenante invece il sonoro: a episodi più ispirati fanno seguito altri dove l’aspetto musicale sembra non aver ricevuto l’attenzione necessaria.
    La longevità questa è sicuramente aiutata dalla difficoltà, citata, necessaria per padroneggiare il gameplay. Al di là di questo, tuttavia la quantità di sbloccabili e i sei Samurai Shodown disponibili garantiranno una buona permanenza del titolo all’interno del vostro Wii.

    Samurai Shodown Anthology Samurai Shodown AnthologyVersione Analizzata Nintendo WiiAnthology è sicuramente un titolo imperdibile per tutti coloro che hanno amato la saga di SNK Playmore. A un buon prezzo, infatti, vi porterete a casa l’intera saga con tutti i capitoli emulati alla perfezione. Naturalmente il prezzo da pagare è la necessità di possedere il Classic Controller. La raccolta è in definitiva consigliata agli amanti dei picchiaduro in due dimensioni: non ha solo un valore puramente storico, ma rende possibile la scoperta di una saga dal gusto molto particolare. Sconsigliato a priori invece a chi non ama il genere o ai videogiocatori dotati di poco tempo o pazienza. La via del samurai è particolarmente ardua, e prima di ottenere dei risultati soddisfacenti dovrete venire a patti con molte sconfitte. Insomma, anche se ormai le antologie di questo genere iniziano a mostrare il peso degli anni, SNK Playmore centra completamente l’obbiettivo proponendo una raccolta imperdibile per i fan e comunque interessante per tutti gli altri. L’unico vero difetto di Samurai Shodow Anthology è appunto quello di non essere adatto a tutti.

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