Sea of Solitude Recensione: il sonno della ragione genera mostri

Sotto l'etichetta EA Originals, arriva una nuova avventura narrativa che ci mette di fronte alle conseguenze della solitudine.

Sea of Solitude 4K
Recensione: Multi
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Nel mare di produzioni che cercano di inquadrare, in modo più o meno lucido, le emozioni, le sofferenze e le patologie dell'essere umano, Sea of Solitude non rischia certo di soffrire di solitudine. Prodotti come Hellblade e Gris, in cui l'interazione è una compagna inscindibile della narrazione, si affiancano ad opere più asciutte quali That Dragon, Cancer e To The Moon, dove invece le esigenze della trama prevalgono sull'anima più strettamente ludica. Dal canto suo, l'ultimo lavoro dello studio Jo-Mei Games, realizzato sotto l'ala protettrice dell'etichetta EA Originals, cerca di bilanciare al meglio delle sue possibilità sia il gameplay sia il racconto, e mescola questi due elementi in un adventure piuttosto lineare, dove il giocatore non viene trascinato in modo passivo lungo lo svolgersi degli eventi, ed anzi è chiamato ad interagire con l'ambiente di gioco, risolvendo semplicissimi puzzle ambientali e superando alcune fasi platform.

    A differenza dei suoi congeneri più riusciti, che fanno leva sull'impatto emozionale della vicenda e su una cornice artistica estasiante, Sea of Solitude si barcamena però tra le onde del manierismo, e a tratti affoga sfortunatamente nella banalità. Per quanto sia animata da buone intenzioni, interessata com'è a raccontare una storia di dolore, perdita e consapevolezza di sé, l'art director e scrittrice Cornelia Geppert non riesce a lasciare il segno, e si limita purtroppo ricamare un corredo di cliché.

    I mostri interiori

    Quella di Sea of Solitude è la storia del viaggio interiore di Kay, una ragazzina che d'improvviso, con poca memoria di ciò che le è accaduto, si risveglia su una barchetta in mezzo ad un mare lercio ed oscuro, scoprendo di possedere le sembianze di un mostro dagli occhi vermigli.

    Seguendo una creaturina luminescente e sorridente, che sembrerebbe la sua unica scintilla di salvezza, la protagonista comincia il proprio percorso all'interno di un mondo in continuo mutamento, sommerso dalle acque e popolato da bestie orripilanti, pronte a divorarla non appena resta troppo tempo a mollo tra i flutti. Senza sapere, quantomeno nei primi minuti, qual è lo scopo del suo cammino, Kay scoprirà che le mostruosità che le danno la caccia conoscono perfettamente i suoi pensieri, le sue paure e le sue colpe.

    Con la voglia di inscenare un racconto di stampo simbolico, dove la bestialità esteriore è raffigurazione dello stato d'animo interiore, Sea of Solitude gioca già dopo pochi frangenti a carte scoperte, svelando sin da subito la chiave interpretativa del suo messaggio.

    In questo modo, l'opera lascia poco margine all'immaginazione del giocatore, che viene condotto per mano attraverso la decriptazione delle sue metafore. Una simile esplicitazione dei contenuti non rappresenta necessariamente una colpa da imputare agli autori: il problema, semmai, risiede nel fatto che più Sea of Solitude svela i segreti della sua trama, e più a fondo annega nello stereotipo, inscenando situazioni relazionali, dinamiche familiari e problematiche psicologiche in modo troppo tipificato e scolastico.

    I tentativi di Kay di rimettere insieme i tasselli della sua coscienza e della sua famiglia non sono infatti sorretti da uno script all'altezza, caratterizzato da dialoghi elementari (ma dignitosamente sottotitolati in italiano), poco incisivi e rimarchevoli, incapaci in sostanza di puntare dritto al cuore di chi gioca.

    Il ventaglio di emozioni di Sea of Solitude perde insomma di incisività già dopo i primi capitoli, quando l'utente un po' più "navigato" riuscirà senza troppi sforzi ad intuire preventivamente quali altre minacce Kay sarà costretta ad affrontare e verso quali risvolti narrativi andrà incontro. Disgraziatamente, non c'è neppure un solido art design a far da contraltare alle incertezze del plot: buona parte dell'esperienza si svolge tra i canali di una città dall'architettura poco ispirata, i mostri non brillano certo per originalità e la componente tecnica ricorda quella di un gioco di vecchia generazione. Fortuna che non mancano, all'inizio ed alla fine dell'avventura, alcuni guizzi artistici che risollevano in parte le sorti della produzione: si tratta di un paio di momenti sufficientemente evocativi, in grado di destare sincera curiosità nei nostri occhi, inducendoci così a sperare invano che questi picchi di creatività si presentino, se non con costanza, almeno ad intervalli regolari. Ed invece Sea of Solitude resta un gioco in bilico tra rispettabili ambizioni e debolezza visiva, tra rari singhiozzi di sincera partecipazione e frequenti banalità narrative.

    Acque contaminate

    Contrariamente a quello che ci si potrebbe aspettare, la barchetta di legno sulla quale viaggia Kay non incarna il fulcro del gameplay: è piuttosto un punto di approdo sicuro, il mezzo con cui dovremo spostarci da un luogo all'altro seguendo il ritmo della storyline.

    Dal momento che le acque sono infestate da pericoli mortali, se ci troveremo in alto mare, non potremo mettere piede tra le onde nemmeno per un secondo, mentre quando saremo nelle vicinanze di un porto, di un molo o tra le strade di una cittadina allagata, avremo l'opportunità di nuotare brevemente da un appiglio all'altro prima che una bestia dalle zanne puntute ci raggiunga e ci divori.

    Dovremo quindi tenere sott'occhio i suoi spostamenti e scegliere il tempismo giusto con il quale tuffarci: il senso di pericolo è però volutamente assente, poiché la ripartenza dopo un game over è sempre ad un passo dalla trappola mortale. Così facendo Sea of Solitude scaccia lo spettro della frustrazione, permettendo al giocatore di prestare attenzione alla storia senza troppi grattacapi.

    È poi impossibile persino perdere l'orientamento: oltre ad essere di dimensioni contenute, le varie mappe mostrano un sentiero sempre ben evidente, ed in caso di ipotetico smarrimento basterà lanciare una sorta di razzo segnalatore che ci indicherà la via da percorrere. Nelle fasi in cui muoversi sulla terraferma, Sea of Solitude alterna sequenze prettamente esplorative ad altre in cui bisognerà liberare dalla corruzione alcune sfere luminose; in certe istanze ci toccherà poi collegare tra loro alcuni raggi di luce, da puntare contro un mostro che ci blocca la strada. Come avrete capito, si tratta di un gameplay ridotto all'osso, funzionale quanto basta per lasciar posto allo svolgimento della trama senza essere predominante. Tuttavia, se si esclude qualche porzione da platform game, nell'insieme l'avventura rema in avanti con un po' di fatica e di noia, tentando solo raramente di variare la progressione mettendoci contro nemici impossibili da combattere eppure facilissimi da evitare.

    Le tre ore necessarie al completamento potrebbero infine aumentare lievemente qualora ci attardassimo nel recupero di messaggi in bottiglia sparsi nelle aree di gioco, oppure indugiassimo nel ritrovamento dei gabbiani ai quali far spiccare il volo.

    A causa di un corredo estetico tutt'altro che mozzafiato, eccezion fatta per un paio di scorci ben confezionati, appare evidente come il mondo di Sea of Solitude non sia un posto in cui ci fermeremo volentieri ad ammirare il panorama o ad analizzare ogni singolo dettaglio lungo il cammino.

    Sea of Solitude Sea of SolitudeVersione Analizzata PlayStation 4 ProModesta parabola sulla presa di coscienza delle proprie responsabilità e sul valore della comprensione, il viaggio emotivo di Jo-Mei Games si mantiene a malapena a galla in un mare di ambizioni difficili da concretizzare appieno. Sea of Solitude pecca a tratti di superficialità ed ingenuità, naufragando a causa di una direzione artistica un po' svogliata e di una sceneggiatura che fa leva su tanti, troppi stereotipi. Nella brevità dell'esperienza si distinguono comunque alcuni frangenti più indovinati, inquietanti ed oscuri, che riescono a dar forza alle tematiche e al messaggio portante dell'opera. Ciononostante, al netto di questi sporadici momenti, Sea of Solitude non ha saputo convincerci come avremmo voluto.

    5.8

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