Recensione Sega Superstar Tennis

Sonic, Nights ed Ulala ci insegnano il tennis

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Disponibile per
  • PS2
  • DS
  • Xbox 360
  • Wii
  • PS3
  • Alla ricerca del prestigio perduto

    C’è stato un tempo in cui il mondo del videogioco era diviso in due. Da una parte c’era Nintendo, dall’altra Sega. Un dualismo che ha forgiato un’intera generazione di videogiocatori che ha visto crescere rivalità e che ha visto nascere, a suon di grandi classici del videogioco, una serie interminabile di mascotte e di personaggi.
    Non siamo certo qui per fare una lezione di storia, ma sappiamo bene quale sia il finale di questa favola. Sega ha da tempo ceduto lo scettro, rinunciando allo sviluppo di nuovi hardware, a due concorrenti di tutto rispetto, Sony e Microsoft. Ma il ricordo, indelebile, di tanti characters memorabili (e di qualcuno un po’ più dimenticabile) è rimasto. Prova ne sia il recente inserimento, a furor di popolo vien da dire, di Sonic nel rooster di personaggi del prossimo episodio di Super Smash Brothers, o la partecipazione inaspettata (su titolo programmato questa volta da Sega) dei due acerrimi rivali del mondo del videogioco alle Olimpiadi di Pechino.
    Difficile però capire il perché della decisione di sviluppare un gioco di tennis che veda come protagonista tutte (meglio, alcune delle) mascotte di casa Sega. Risposta tardiva a Mario Tennis (la cui ultima incarnazione è giunta nei negozi nel Novembre 2004) o desiderio di autocitazione?
    Poco importa, visto che lo zoccolo duro degli utenti Sega è più che felice di darsi battaglia sui verdi campi da tennis vestendo i panni dei personaggi che hanno fatto la storia del marchio giapponese.

    I soliti volti (ig)noti

    Chi si aspettava una cornucopia traboccante di colorati personaggi, rimarrà probabilmente molto deluso. Il rooster iniziale può contare sulla presenza (irrunciabile) di otto personalità di spicco del mondo del videogioco: Sonic, Aiai (da Super Monkey Ball), Nights, Ulala (da Space Channel Five), Beat (da Jet Set Radio), Amigo (da Samba de Amigo), Tails e Dr. Robotnik. Purtroppo non si può dire lo stesso per gli altri otto atleti pronti a scendere in campo: con l’unica eccezione di Gillius (direttamente da Golden Axe) e di Alex Kidd, i personaggi sbloccabili sembrano essere stati scelti perché il modello tridimensionale ricalca quasi pedissequamente quello dei characters disponibili fin dall’inizio. Abbiamo così Shadow che è la copia carbone di Sonic, Reala che altri non è che la versione “adulta” di Nights, Meemee che “scimmiotta” al femminile Aiai, e così via. Una piccola, grande delusione, se pensiamo all’infità di personaggi che Sega avrebbe potuto schierare (voci non ufficiali vogliono che Ryo Hazuki da Shen Mue sia stato tagliato all’ultimo momento per non meglio precisate “limitazioni tecniche”).
    Logico quindi che l’attenzione sia tutta spostata sui numerosi campi da gioco, tutti ispirati ad una vecchia gloria Sega e accompagnati da versioni remixate delle relative colonne sonore. Il desiderio di concentrarsi sugli scenari (e le rispettive fonti di riferimento), piuttosto che sui personaggi, appare ancora più evidente se si pensa che, oltre alla possibilità di affrontare una partita singola od un torneo, il gioco non offre alcuna modalità carriera, piuttosto propone un’inedita opzione “Superstar”, vero cuore pulsante del titolo.
    In questa modalità, il giocatore si trova costretto ad attraversare dei veri e propri “pianeti” (almeno, così li chiama il gioco), ciascuno ispirato ad uno dei videogiochi del passato di Sega. In ogni pianeta, numerose sfide da affrontare, per sbloccare nuovi campi, nuovi brani della colonna sonora e i restanti otto personaggi della rosa. Se è vero che tante delle sfide sono canonici incontri di tennis (e ci mancherebbe altro) in singolo, in doppio, o in gironi ad eliminazione diretta, sono però più di 100 i minigiochi che popolano la modalità “Superstar”. Vera e propria ventata di aria fresca, questi giochi adattano il gameplay di una classica simulazione di tennis a quello del rispettivo titolo “ispiratore”. Così ci si trova a spingere, ribattendo le palle da tennis, le sfere di Super Monkey Ball sotto gli archi, o ad uccidere gli zombie di House of the Death a colpi di racchetta. Certo, alcuni giochi funzionano meglio di altri, e se è vero che giocare a Puyo Puyo o a Chu Chu Rocket (indimenticato precursore del gioco online su console) con racchetta e palline è divertentissimo, lo stesso non si può dire per i poco ispirati adattamenti di Space Ace o di Jet Set Radio. Alcuni scenari, poi, non offrono minigiochi dedicati, ma solo tornei di tennis, come per il campo ispirato ad Out Run, dando l’impressione di una modalità realizzata con fretta, senza dedicare la dovuta attenzione al classico Sega di riferimento.

    Le regole del gioco

    Ma se il cuore del gioco sono i numerosi minigiochi, cosa resta della simulazione tennistica? Spiace dire che, nonostante le blasonate credenziali di Sumo Digital (responsabili degli adattamenti su console della serie di Virtua Tennis), l’esperienza è faragginosa e ben lontana dalla perfezione. Se Nintendo, nel realizzare la serie di sportivi dedicata alle proprie mascotte, si è sempre divertita a stravolgere le regole del gioco, realizzando versioni scanzonate e poco simulate della disciplina sportiva scelta, Sega ha deciso di rimanere sostanzialmente fedele a quello che è il regolamento del tennis. L’unica eccezione sono dei super colpi che è possibile effettuare una volta che il proprio alter ego ha effettuato un numero sufficiente di scambi, riempiendo la stella posta ai suoi piedi. Alla pressione di uno dei tasti dorsali, il personaggio si “trasfigura” (per esempio Sonic si trasforma nella sua versione Super Sayan, con tanto di comparsa delle gemme del Chaos), effettuando per brevi periodi di tempo colpi speciali e coreografici. Purtroppo pochi di questi poteri hanno effetto sull’avversario (sia esso reale o virtuale) e quelli che riescono a mettere in difficoltà l’altro tennista sbilanciano fin troppo il gameplay.
    Inspiegabilmente non si è deciso di attingere al patrimonio ereditato dalla versione “adulta” del tennis Sega (quel Virtua Tennis che ancora è considerato uno dei migliori titoli del genere), ma di riscrivere quasi da zero l’approccio tennistico. Così sono soltanto due i tasti utilizzati nel gioco, rispettivamente per il colpo semplice e quello effettato. È ancora possibile realizzare un pallonetto o una palla smorzata, ma solo premendo nella giusta sequenza i due tasti base. Una scelta inspiegabile, che rende poco intuitivo e penalizzante lo schema di controllo, soprattutto considerando che i controller delle nostre console hanno a disposizione ben più di due pulsanti.
    Non colpire col giusto tempismo la palla non provoca, come in Virtua Tennis, una risposta poco precisa, bensì il mancare completamente (ed in maniera poco realistica) il colpo. A questo si deve aggiungere la spiacevole sensazione che i personaggi, più che camminare o correre sui campi, pattinino letteralmente sull’erba. Se questo può essere vero per Nights (che vola ad una spanna da terra) e per i due characters tratti da Jet Set Radio (che i pattini ai piedi li hanno davvero), la sensazione restituita è spiacevole e completamente irrealistica.
    Ciònonostante, l’esperienza di gioco riesce ad appassionare, soprattutto se affrontata insieme ad un amico, sia in locale che grazie alle numerose opzioni online (è possibile perfino assistere ai match dei migliori giocatori del titolo). Il multiplayer è particolarmente corposo, soprattutto se si considera che quasi tutti i minigiochi proposti possono essere affrontati assieme ad un altro giocatore.

    Gli attrezzi del tennista

    Tecnicamente, il titolo Sega vive di luci ed ombre. Pur non facendo gridare al miracolo, i modelli poligonali dei protagonisti sono più che dignitosi, colorati e sufficientemente dettagliati. Nonostante la discutibile scelta di realizzare Gillius (il nano guerriero di Golden Axe) completamente privo di texture, veder correre le mascotte Sega sui campi è uno spettacolo gradevole. Molto buona la realizzazione dei campi, affolati di piccoli cameo di personaggi minori (alcuni dei quali avremmo voluto vedere impugnare la racchetta). Certo, in piena “terza generazione”, vedere il modello tridimensionale degli zombies di House of the Dead ripetuto all’infinito fa storcere la bocca, ma in definitiva il colpo d’occhio finale è estremamente piacevole e non delude le aspettative.
    Purtroppo, e nonostante alcuni scenari (come quello ispirato a Virtua Cop) siano addirittura privi di texture decenti e scarsamente affollati, non sono infrequenti vistosi cali di frame rate, soprattutto durante le partite in doppio. Quasi che quattro personaggi su schermo fossero “troppo” per il motore grafico.

    Come detto, la colonna sonora è un vero omaggio a tutti i nostalgici di casa Sega. Le tracce che la compongono sono numerosissime, tutte ugualmente ispirate ed assolutamente adatte ad un titolo che è, a tutti gli effetti, la celebrazione di un marchio. Poco ispirati ed eccessivamente ripetitivi gli effetti sonori. Alcune frasi, recitate dai protagonisti, sono talmente fastidiose e ripetitive che spesso ci si pente di aver realizzato un punto, sentendole recitare per l’ennesima volta.

    Sega Superstar Tennis Sega Superstar TennisVersione Analizzata Xbox 360È difficile esprimere un giudizio su Sega Super Star Tennis. Come titolo tennistico, il gioco raggiunge a malapena la sufficienza, dotato com’è di un gameplay che è solo l’ombra del sontuoso “arcade simulato” che risponde al nome di Virtua Tennis. Come omaggio alla vecchia guardia Sega, il gioco è riuscito solo a metà: pochi i personaggi giocabili, molti dei quali quasi fuori posto; ispiratissimi invece gli scenari e il relativo accompagnamento sonoro. Si salva invece la modalità multiplayer, forte di un online particolarmente ricco e curato e di una miriade di minigiochi, capaci di dare una ventata di freschezza col loro approccio tennistico ai gameplay storici di casa Sega. Il consiglio è quello di provare il gioco prima di un eventuale acquisto. C’è del buono in Sega Super Star Tennis, ma potrebbe non essere abbastanza per giocatori smaliziati ed abituati a gameplay più solidi (come il già citato Virtua Tennis) o più immediati e divertenti (come quelli proposti dagli “sportivi” Nintendo).

    6.5

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