Serial Cleaners Recensione: il ritorno dei ripulitori della mala

Mr. Bob è tornato, questa volta con una sua crew: andiamo a ripulire i misfatti della mafia durante gli anni novanta con Serial Cleaners!

Serial Cleaners Recensione: il ritorno dei ripulitori della mala
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  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Mr. Bob è tornato, e questa volta non è da solo. Il viaggio nel decadentismo pulp degli anni '70 avvenuto con Serial Cleaner (a tale proposito, vi rimandiamo alla recensione di Serial Cleaner) trova un seguito in un nuovo titolo firmato Draw Distance e chiamato al plurale: Serial Cleaners. Il progetto questa volta conta sul supporto di 505 Games e vuole espandere sensibilmente la ricetta ludica legata alle losche attività alla base dell'esperienza. Ebbene, ci siamo tuffati nelle pulizie di intere scene del crimine con sincero interesse, per apprezzare le nuove soluzioni adottate dal team di sviluppo e adesso siamo pronti a parlarvene.

    Una crew variegata

    New York City, Capodanno 1999. Bob "il Ripulitore" torna a casa dopo una serata di lavoro e incontra il suo team in una rimpatriata di fine anno: abbiamo Hal "Psycho", un folle incapace di comunicare ma sempre pronto a smembrare cadaveri con la sua fedelissima motosega; Lati è l'artista del gruppo, una giovane afroamericana le cui capacità atletiche spiccano rispetto al resto della crew; Erin "V1p3r", infine, è una hacker specializzata nel creare diversivi che parla quasi esclusivamente con neologismi.

    A distanza di trent'anni dalle sue precedenti avventure, Bob è quasi lo stesso. La sua Ford Squire c'è ancora, i folti baffi da porno attore non mancano - ed è spuntato anche il pizzetto! - e la voglia di ripulire scene del crimine da prove scottanti e cadaveri non ha mai smesso di motivarlo. Lo spirito cinico e freddo può incutere timore, ma è pur sempre Capodanno e c'è tempo per scaldarsi. Se Serial Cleaner si focalizzava principalmente sull'azione, il progetto "al plurale" matura sul fronte narrativo, concedendoci del tempo prezioso per conoscere i colleghi di Mr. Bob e cosa li ha portati insieme a festeggiare l'alba del nuovo millennio. Mentre fuori dallo chalet a New York City i cittadini si preparano a lanciare fuochi d'artificio e urlare a squarciagola carichi di speranza per il balzo al Duemila, il gruppo di ripulitori fa un tuffo nel passato e ricorda, con più o meno piacere, i primi lavori completati assieme: qualcuno è diventato un Cleaner dopo essere stato incastrato, altri invece volevano imitare Bob e attirare la sua attenzione. Il risultato finale? Una compagine affiatata e pronta a tutto pur di portare a termine il lavoro.

    Sebbene il proseguire della storia possa sembrare ripetitivo nella formula scelta da Draw Distance, Serial Cleaners riesce adeguatamente nell'intento di sorprendere il giocatore e cullarlo in un'atmosfera più noir che pulp, complice il piacevolissimo sottofondo musicale jazz e la rappresentazione estetica della movimentata e grottesca vita urbana nelle scene underground. La narrazione non è caratterizzata da particolare freschezza o unicità, sia ben chiaro ma l'atmosfera generale è più grintosa e intrigante se paragonata al primo capitolo.

    La direzione artistica è ciò che eleva Serial Cleaners: le sanguinose scene tra parcheggi a due piani, abitazioni e sale arcade, vedono l'aggiunta di dettagli su schermo specifici per ogni personaggio. Ad esempio, utilizzare la motosega con Hal fa scuotere la visuale e aggiunge testi che rappresentano il pensiero dello psicopatico; o ancora, le dinamiche di hacking con Viper ci fanno entrare in una dimensione viola-verde tra stringhe di codice e gergo leet. Questi elementi non solo riempiono di carattere le missioni, ma contribuiscono a evidenziare la varietà di personaggi giocabili e il loro approccio alla pulizia.

    Il salto al 3D, tra pro e contro

    Nel passaggio dall'estetica 2D stilizzata al 3D risulta evidente la presenza di un numero ridotto di poligoni e animazioni, assieme a texture non ben definite e, in certi casi, di modelli posizionati con imprecisione durante le fasi narrative. Se in quest'ultimo caso il lavoro compiuto dagli sviluppatori risulta poco preciso, l'impatto visivo si è rivelato molto caratteristico e attrae proprio nella sua imperfezione. L'impianto grafico messo in piedi dal team polacco ci ha affascinati ripetutamente sia durante le cutscene, tra primi piani dei personaggi e l'illustrazione dei paesaggi, sia durante il gameplay, dove giochi di luce e modelli tridimensionali animano scenari gradevoli a vedersi.

    Ciò detto, il passaggio dalle due alle tre dimensioni è andato a influire in modo evidente sul gameplay. Draw Distance infatti è riuscita a confezionare un'esperienza più basata sulla fisica, le cui dinamiche stealth sono favorite dalla visuale isometrica, che risulta pienamente adatta alla comprensione del livello. È un peccato che la telecamera non si possa muovere a proprio piacimento per vedere le stanze da più lati, specialmente poiché toglie al giocatore - specie agli amanti del genere - la possibilità di studiare l'ambiente al fine di sfruttarlo a dovere per portare a termine la missione. Serial Cleaners purtroppo offre un gameplay non molto profondo, limitato alle poche dinamiche evidenziate su schermo (comunque in maggior numero rispetto a Serial Cleaner), variabili a seconda del Ripulitore utilizzato.

    Per farvi qualche esempio, Viper può sgattaiolare nei condotti dell'aria per muoversi tra le stanze senza farsi scoprire; Lati con i suoi graffiti può distrarre la polizia presente sulla scena del crimine; o ancora, Hal può fare svenire gli agenti mutilando un cadavere davanti ai loro occhi. Purtroppo il titolo è privo di una modalità arcade con libera selezione degli stage e non prevede che il giocatore cambi approccio tattico sulla base del Ripulitore scelto, proprio perché i livelli sono pensati per specifici protagonisti. In altre parole, non aspettatevi che la produzione offra degli altri contenuti oltre la storyline principale.

    Il "senso del ripulitore" rimane una dinamica chiave già presente nel primo capitolo: grazie a essa sarà possibile ottenere una panoramica completa del livello, dalle strisce di sangue alle prove da raccogliere, passando per gli oggetti attivabili al fine di distrarre le pattuglie. La sua utilità è evidente: nei momenti di confusione o nella fase iniziale può aiutare il giocatore, mentre nel pieno dell'azione serve a comprendere il raggio di azione e delle guardie. Ciononostante, non risulta essenziale al fine di completare rapidamente la missione.

    L'IA rende tutto troppo facile

    Le abilità uniche sono legate a livelli peraltro piccoli e in realtà abbastanza lineari: ciò gioca a sfavore dell'esperienza ludica, che comunque resta piacevole, ed è un peccato dato il potenziale della ricetta ludica. Il problema più grave è costituito dall'intelligenza artificiale: Serial Cleaners è molto meccanico e ogni livello si riassume nella sequenza "entra silenziosamente, pulisci il sangue, rimuovi corpi e prove, fuggi", semplificata ulteriormente da pattuglie di polizia che non si accorgono minimamente di aspirapolveri in funzione e condotti dell'aria aperti con avvitatori a batteria. O ancora, nel caso in cui un poliziotto ci scopra è possibile stordirlo chiudendogli una porta o una sbarra in faccia: col giusto tempismo egli si ritroverà a terra, altrimenti inseguirà il Ripulitore percorrendo la strada più lunga.

    Focus sulla narrazione

    Il "senso del ripulitore"

    La semplicità del pacchetto ludico è sì adatta ai neofiti del genere, che potrebbero particolarmente apprezzare Serial Cleaners, ma al contempo rende inutile la pianificazione meticolosa dell'azione a cui tengono gli appassionati. L'avanzamento negli stage si riduce al cronometrare il percorso sfruttando il momento giusto per camminare - o anche correre - alle spalle delle guardie. Il risultato finale è un modello stealth in cui l'approccio trial and error rischia di essere preponderante, con livelli che si possono completare in fretta e furia una volta inquadrato lo scenario e scoperte le gravi falle dell'IA. In altre parole, resta un po' d'amaro in bocca per la riuscita solo parziale di questa esperienza criminale, che con alcuni accorgimenti in più avrebbe potuto mettere a segno un colpo ben più importante.

    Serial Cleaners Serial CleanersVersione Analizzata PCSerial Cleaners purtroppo non colpisce come il predecessore: le avventure di Mr. Bob e la sua compagnia di Ripulitori attraggono maggiormente il giocatore con una storia profonda e dalle diramazioni narrative da scoprire, il tutto con un piacevole accompagnamento jazz e una resa estetica peculiare ma dall'efficacia altalenante. Il gameplay semplice e arcade è l’ideale per chi vuole approcciarsi agli stealth e inquadrare meglio il genere, ed è soddisfacente nell’insieme. L’intelligenza artificiale è il tallone d’Achille dell’intera esperienza e le sue lacune non hanno permesso al potenziale dell'offerta ludica di esprimersi pienamente. Se a ciò aggiungiamo la mancanza di rigiocabilità, le criticità del prodotto si fanno ancor più evidenti.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: AMD Ryzen 5 5600X
    • RAM: 16GB
    • GPU: NVIDIA GeForce RTX 3070
    6.8

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