Shadow of Kurgansk Recensione

Shadow of Kurgansk è l'ennesimo survival in prima persona con elementi horror che non aggiunge nulla a quanto siamo già abituati a vedere.

recensione Shadow of Kurgansk
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Disponibile per
  • Pc
  • Fino a qualche tempo fa i survival game spuntavano a un ritmo vertiginoso. Nel tentativo di accaparrarsi una fetta della ricca torta ed evidentemente spinti dal generale favore del pubblico, developer e publisher si sono gettati nell'agone intravedendo interessanti possibilità lucrative. Come spesso accade, la corsa all'oro ha saturato velocemente il mercato creando delle barriere all'entrata che ora impediscono ai moltissimi concorrenti di trovare il loro posto al sole. Una sorta di "selezione del più adatto", per citare Darwin, che si abbatte senza pietà su chi non ha la forza di evolversi proponendo qualcosa che sappia davvero arricchire il genere, settando possibilmente nuovi standard. L'asticella della qualità si alza sempre più, così come le aspettative dei sempre esigenti consumatori. Ecco. Shadow of Kurgansk non ce la fa a saltare l'ostacolo. Il titolo firmato da Yadon Studio non si distingue dalla massa, non riesce a proporre nulla di realmente innovativo e quel poco che ci mostra, purtroppo, appare sbilenco e raffazzonato rispetto a quanto siamo ormai abituati al giorno d'oggi.

    Come stai? Eh, dai, sopravvivo.

    Come ogni survival game (o aspirante tale) che si rispetti, anche Shadow of Kurgansk tralascia del tutto l'aspetto narrativo per gettarci, senza grandi preamboli, immediatamente in medias res. Il nostro sconosciuto alter ego sembra essere un sopravvissuto a qualche imprecisato disastro (in lontananza, è possibile osservare la carcassa fumante di un velivolo, quindi pensiamo subito ad un incidente). Risvegliatosi di colpo, il nostro povero sventurato si trova a dover lottare per la propria vita in un ambiente ostile denominato "The Zone" traboccante di anomalie, minacce umane e creature spiritate uscite da chissà quale apocalisse infernale, mosse dall'unico desiderio di farlo fuori.

    Il nostro compito è chiaro: ovviamente sopravvivere il più a lungo possibile seguendo per filo e per segno i canonici dettami del genere survival. Persi, senza punti di riferimento e, soprattutto, senza alcun mezzo di sostentamento iniziamo a darci delle priorità partendo dalle basi: trovare cibo, acqua e qualsiasi cosa possa esser usata come arma. Il titolo ci viene immediatamente in soccorso, consigliandoci di raccogliere bastoni e sassi con cui fabbricare un'ascia di fortuna. Ciò ci consente di tagliare alberi per avere legname con cui accendere un fuoco di fortuna, uccidere gli animali per la carne e difenderci dalle minacce. Insomma, i primi passi che muoviamo nelle desolate lande di Shadow of Kurgansk ci propongono un canovaccio già ampiamente visto. L'avventura non si discosta dal sentiero battuto nemmeno per ciò che concerne il sistema di crafting: i progetti, presenti nell'apposita sezione, permettono di creare gli oggetti non appena entreremo in possesso dei relativi materiali. Come di consueto, non tutti i progetti sono immediatamente accessibili. Molti possono essere sbloccati salendo di livello oppure, ancora, scoperti esplorando la mappa di gioco o portando a temine le varie missioni. Bisogna, inoltre, prestare molta attenzione alla capienza dell'inventario: riempirsi eccessivamente la saccoccia di oggetti sovraccaricherà il personaggio rendendolo non solo lento nei movimenti, ma aumentando anche il dispendio di energia costringendoci ad attingere molto spesso dalle provviste alimentari. Sino a qui nulla di particolarmente innovativo. Il team di sviluppo ha introdotto anche il parametro relativo all'equilibrio psichico del personaggio, il quale subisce variazioni importanti nel caso in cui ci si avventuri nelle zone pervase da anomalie. Il parametro, ad ogni modo, appare appena abbozzato e non rappresenta un'aggiunta di peso all'esperienza ludica, la quale si attesta su standard qualitativi davvero mediocri. Infatti, al netto di una discreta varietà di armi e oggetti fabbricabili che vanno dalla semplice ascia di fortuna alle classiche bocche da fuoco, il combat system e le fasi di esplorazione non riescono a reggere il confronto con qualsiasi altro concorrente.

    Zombie incappucciati e altre amenità

    Le due mappe esplorabili sono molto ristrette ed esauriscono in fretta tutto quello che hanno da offrire, lasciandoci in balìa della ripetitività. I parametri vitali del protagonista si degradano troppo velocemente e in modo anomalo, portando il giocatore a ripetere meccanicamente sempre le medesime azioni per tenerlo in vita, ovvero trovare materiali con cui costruire un rifugio sicuro. Il titolo, in tutta sincerità, non offre molti altri incentivi per andare avanti e riesce a tenere impegnato il giocatore giusto per qualche "giorno". Il tempo di gioco viene, infatti, calcolato in giornate; al termine delle ventiquattro ore digitali il personaggio avanza automaticamente di livello. Ciò permette, ovviamente, di potenziare il nostro anonimo sopravvissuto; il problema è che, all'aumentare delle statistiche, i nemici si presentano esponenzialmente più forti sino a diventare quasi invincibili. La dinamica è semplice: più giorni trascorriamo nella landa desolata, meno possibilità avremo di salvare la pelle, date le condizioni ambientali sempre più proibitive. Il ragionamento, in potenza, fila. Se solo funzionasse a dovere. A complicare le cose, oltre alla necessità di trovare (o costruire) continuamente un rifugio, ci pensa un combat system in prima persona davvero impreciso e claudicante sul fronte della gestione delle collisioni. Dobbiamo evidenziare, purtroppo, anche molte mancanze riguardo al sistema che coordina il tempo e il luogo di respawn dei nemici. Capita, infatti, che dopo aver liberato il campo da ogni minaccia e aver abbassato la guardia per riprenderci dalle ferite siamo stati improvvisamente aggrediti alle spalle da mostri vivi e vegeti, spuntati da chissà dove. A causa di queste "piccole" sviste progettuali si muore spesso e volentieri senza alcuna giustificazione. Insomma, il giocatore si trova ben presto investito da sensazioni poco confortanti, come frustrazione e noia, che potrebbero portarlo ben presto ad abbandonare il titolo senza troppi rimpianti. A chiudere questo quadro sconsolante ci pensa, infine, un comparto tecnico sottotono e funestato non solo da evidenti carenze nel design ma anche da bug, glitch sparsi e una gestione della fisica irrealistica. Nonostante la proposta di Yadon Studio viri verso la scelta (sempre "catchy") del cell shading, la realizzazione lascia a desiderare. Le mappe di gioco sono davvero striminzite e caratterizzate da asset ripetuti e poco ispirati. L'aspetto dei sedicenti "zombie", poi, è praticamente identico dall'inizio alla fine: cappuccio di felpa sempre calato sulla fronte, al pari di un qualsiasi adolescente in crisi esistenziale.

    Shadow of Kurgansk Shadow of KurganskVersione Analizzata PCI tempi cambiano in fretta e la fetta di mercato relativa ai survival game si fa ogni giorno sempre più affollata. Forse cercando di cavalcare l'onda lunga della popolarità di tale genere, i ragazzi di Yadon Studio hanno tentato l'impresa impossibile gettando prematuramente nella tonnara la loro creatura. E hanno fallito miseramente. Shadow of Kurgansk ha il sapore insipido di una minestrina riscaldata, fatta con gli avanzi lasciati da altri. In molti punti la produzione appare raffazzonata e funestata da un comparto tecnico sottotono nonché da evidenti carenze nel design e nei contenuti. Due mappe minuscole e un gameplay ripetitivo sino alla noia completano un quadro davvero desolante. Come se non bastasse, lo stesso team di sviluppo pare non averci mai creduto, tanto che il titolo risulta abbandonato a sé stesso sin dal suo arrivo in Early Access su Steam. Se possiamo darvi un consiglio spassionato, guardate altrove. Lo store Valve trabocca di survival game degni di questo nome.

    CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

    • CPU: AMD A6
    • RAM: 16 GB
    • GPU: GTX 1060 Turbo 6GB
    4.5

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